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Concezione del movimento


Con il concetto di movimento, Aristotele non vuole intendere la mera traslazione spaziale ma anche una serie di alterazioni che lui classifica come
- generazione e corruzione: ovvero la nascita e la morte
- alterazione: cambiamento in senso qualitativo di qualcosa
- aumento e diminuzione: cambiamento per quanto riguarda la quantità
- traslazione: spostamento del luogo dell’ente
Le realtà naturali hanno insite in loro la presenza del movimento, a partire dagli esseri viventi più semplici fino a quelli più complessi.
Per Aristotele, la generazione del movimento parte da due concetti, quello della privazione e della forma. Aristotele la definisce la privazione come la mancanza di qualcosa, una qualità o una determinata posizione ad esempio, come quella cosa che lerdsere non ha ma di cui potrebbe teoricamente entrare in possesso.

Ad esempio la traslazione di un essere implica la privazione del luogo di origine della presenza dell’essere stesso. Ciò che rimane e in un certo senso subisce e acquisisce il movimento è definibile come sostanza. La sostanza è soggetta a un cambiamento continuo, costituendo la parte immutabile dell’essere, che altrimenti sarebbe solo un susseguirsi di stati discontinui. Questa concezione è parzialmente contraddittoria per quanto riguarda i processi di generazione e corruzione, poiché manca un soggetto fisso. Aristotele identifica, primo fra i filosofi, proprio nella materia, non tanto nelle sue proprietà fisiche quanto più nella sua funzione, il soggetto del movimento, quale elemento che determina la possibilità stessa del cambiamento.
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