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Il cielo

Il movimento più vicino alla perfezione dell'atto è il movimento circolare dei cieli, che ritorna perennemente su se stesso, ed è spontaneo, non forzato, come quello delle cose che si muovono sotto la spinta di altre. I cieli sono "mobili", cioè si possono muovere (in senso rotatorio): il che significa che in essi c'è una "potenza" di movimento, e quindi una certa materialità. Poiché, tuttavia, il loro moto non è un generarsi e un corrompersi, la loro materia è diversa da quella di quaggiù: è un etere cristallino, incorruttibile, che si distingue, come "quinto elemento", da tutti e quattro gli elementi della natura sublunare. L'etere prende forma di sfere (cioè della più semplice figura solida): all'interno della sfera delle stelle fisse ruotano numerose altre sfere, con moti sempre circolari, ma estremamente complessi, che l'astronomo Tolomeo (II secolo d.C.) determinerà esattamente.
I principi che determinano il moto delle sfere celesti - e cioè che compiono l'ufficio che nelle sostanze generabili ha la forma - sono principi ingenerabili e incorruttibili, quindi eterni e "immobili" anch'essi, sebbene in un senso diverso che l'Atto puro: sono quelle "intelligenze" che muovono i cieli, che tanta fortuna avranno nel pensiero del Medioevo.

Specie del mutamento

Al di sotto del cielo della luna si trovano le sostanze corruttibili, dotate anche di altri tipi di "movimento": e cioè, oltre al movimento locale, la generazione e corruzione, la crescita e diminuzione e il "divenire altro" (mutamento qualitativo): tutte forme del divenire che non si trovano dalla luna in su. Inoltre il movimento locale può assumere qui traiettorie diverse da quelle, circolari, proprie dei cieli. Codeste traiettorie, quando siano spontanee e non impresse da una spinta esterna, tendono sempre a portare il mobile verso il suo luogo naturale. Ogni sostanza corporea, infatti, ha un suo luogo, in cui si dispone rispetto alle altre in un ordine determinato, a seconda della densità degli elementi che la compongono. Nell'ordine troviamo, all'interno dell'etere, la zona del fuoco, poi dell'aria, poi dell'acqua e, infine, al centro, la terra. Ora, quando uno di questi elementi sia allontanato violentemente dal suo luogo naturale (come quando solleviamo una pietra, oppure un fulmine scaglia il fuoco verso la terra), esso tende spontaneamente a ritornarvi. In tutti gli altri casi il moto richiede una spinta continua da parte di altro (ad esempio, dell'aria): appena la spinta cessa, il moto si arresta.
Il movimento locale, nel mondo sotto la luna, ha il proprio fine fuori di sé, e perciò cessa quando il fine sia raggiunto. Ma le sostanze viventi hanno l'"entelechia" cioè, hanno il fine dentro di sé: quindi posseggono pure un tipo di movimento più complesso e perfetto, la vita.

Il principio di siffatto movimento è l'anima.

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