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Un altro sofista, Antifonte, sviluppa l'orientamento per la nuova generazione sofistica. Per lui la legge è superata continuamente dall’evolversi della vita sociale. Né essa è in grado di riconoscere e soddisfare i bisogni degli individui. Ad esempio, se per natura tutti gli uomini sono uguali, Barbari e Greci, per le leggi essi sono, invece, diversi. Di qui il diritto degli individui a seguire la propria natura, i bisogni primari che essa esprime. C’è un aspetto che Antifonte sottolinea particolarmente e che dimostra la superiorità della legge di natura su quella positiva: ed è il fatto che la violazione di una legge naturale determina sicuramente un danno, in quanto le sanzioni della natura sono inevitabili; invece la violazione di una legge positiva comporta un male e un danno, per chi l’ha compiuta, solo nel caso che egli sia stato scoperto. Non vi è più la convinzione che le leggi valgano di per sé e, perciò, debbano essere obbedite. Il loro rispetto è legato solo al timore di essere puniti. Se non vi è nulla da temere, allora si può agire secondo natura.

La legge positiva obbliga inoltre qualcuno a testimoniare in un processo contro altri, anche quando da questi non abbia direttamente ricevuto alcun danno, violando così il principio “naturale” (in realtà un principio tipico della tradizione aristocratica) di danneggiare solo chi ci abbia danneggiato, cioè di “fare del bene agli amici e del male ai nemici”.

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