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Anassimene


Il terzo rappresentante della cosiddetta scuola di Mileto è Anassimene (586-528 a.C.), attivo nella seconda metà del VI secolo a.C. I suoi interessi principali furono la meteorologia, l’astronomia e la ricerca attiva dell’archè, ossia dell’origine dell’universo. Se Talete vede nell’acqua l’elemento da cui si origina la vita, Anassimene osserva che i processi naturali risultano meglio comprensibili ipotizzando la centralità dell’aria. Il ragionamento che dovrebbe supportare questa concezione rappresenta perfettamente il modo di procedere dei fisiologi di Mileto: secondo Anassimene gli elementi fisici si producono a causa di processi di condensazione e rarefazione dell’aria, che costituisce dunque una sorta di sostrato originario. In questo modo Anassimene riporta le differenze qualitative tra i fenomeni di tipo quantitativo. Nella prima testimonianza a lui attribuita leggiamo infatti: «L’aria rarefacendosi diviene fuoco, condensandosi vento, e poi nube, e, se si condensa ancora di più, acqua, poi terra, e poi pietre, e da queste altre cose ancora». Come si vede, siamo di nuovo di fronte a una procedura analogica: anche qui, infatti, dopo aver individuato un rapporto esplicativo nei fenomeni osservabili, questo viene esteso a fenomeni di portata più ampia, che sfuggono alla nostra percezione. La ricerca ionica rappresenta così il primo serio tentativo di stabilire cause naturali (l’acqua, l’aria, l’illimitato) per i fenomeni, annullando o riducendo di molto il ruolo delle divinità tradizionali, alle quali Omero ed Esiodo avevano assegnato il primato nella determinazione degli accadimenti dell’universo.
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