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La pelle è, come sappiamo, il tessuto che riveste il corpo degli animali, e consta di tre strati ben determinati:
— l'epidermide, esterna e superficiale, con cellule resistenti e ricche di cheratina, da cui affiorano i peli ed in cui sboccano le ghiandole sebacee e sudorifere; è uno strato che nella lavorazione delle pelli viene asportato mediante la depilazione-,
— il derma o corion, spesso, resistente, elastico, in cui hanno sede le terminazioni pilifere e le formazioni ghiandolari, e sul quale si disegnano rilievi caratteristici (papille) che conferiscono al cuoio la sua grana', è lo strato utilizzato per la preparazione del cuoio;
— Pipoderma, profondo, ricco di cellule adipose; è lo strato che viene allontanato con la scarnitura.
— La pelle appena tolta dall’animale è detta pelle fresca o verde ed ha caratteri che variano molto da un animale all’altro, secondo la specie, la razza, il sesso, l’età, lo stato di salute, la provenienza, ed anche secondo le parti: ottima è la pelle della schiena (groppa), meno spessa e pregiata quella delle spalle, del collo, dei fianchi.

Le pelli da cuoio e pelletteria si distinguono inoltre, secondo lo spessore, in forti, mezzeforti, deboli, e per tutte si tiene conto dei difetti (lacerazioni, piaghe, cicatrici, marchi, ecc.) e delle alterazioni dovute a parassiti, a malattie, a cattiva conservazione.
— La classificazione delle pelli poste in commercio prima della concia si basa infatti sul metodo adottato per la loro conservazione.
Abbiamo quindi, oltre alle pelli fresche, che non possono però essere oggetto di grandi scambi:
— pelli salate, trattate con cloruro di sodio od immersione in salamoia;
— pelli secche, fatte seccare all'aperto, al riparo dal sole;
— pelli al piklaggio, trattate con sale e acido solforico diluito;
— pelli arsenicate, trattate con soluzione di anidride arseniosa e poi seccate.

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