Video appunto: Lino - Tipologie e Produzione
Il lino è la fibra derivante dal fusto di una pianta annuale, alta fino ad un metro, dal fiore azzurro o bianco, foglie strette e appuntite. La coltura può essere fatta per ottenere la filaccia (varietà da tiglio) o il seme (varietà da olio).
Il lino da tiglio ha uno stelo alto e poco ramificato e si raccoglie quando il seme non è ancora maturo; al contrario, il lino da seme è più basso ed è raccolto quando il seme è del tutto maturo.
Il lino contiene, oltre alla cellulosa, anche lignina, grassi e cere. I filamenti sono lunghi in media 50-60 cm e sono formati da fibre lunghe 2-4 cm, saldate tra loro da sostanze collose. I filati di lino vengono impiegati per tessuti, biancheria da letto, tovaglie, abbigliamento, arredamento, tele. È un migliore conduttore di calore rispetto al cotone.


La lavorazione



1. La raccolta del lino per fibra avviene estirpando le pianticelle, che vengono poi fatte essiccare al sole.
2. Segue la battitura o sgranellatura degli steli per separare le capsule dalle foglie.
3. Con la macerazione si procede a liberare le fibre dalle sostanze collanti. La macerazione può essere naturale, grazie all'esposizione alla rugiada o al sole, oppure per immersione in acqua; quella artificiale, invece, avviene con bagni di acqua calda nei quali vengono inseriti particolari bacilli.
4. Dopo essere stati lavati ed essiccati, gli steli sono sottoposti alla maciullatura, che riduce in piccoli frammenti la parte legnosa che non si è ancora staccata.
5. Con la scotolatura la filaccia è in seguito liberata dai frammenti legnosi.
6. Con la pettinatura, infine, si separano le fibre corte da quelle lunghe.