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Il gas di città o gas illuminante

Questo notissimo gas deve il suo nome al fatto che, prima della diffusione dell’elettricità, era usato per l’illuminazione.
La sua prima utilizzazione in tal senso si ebbe a Londra nel 1813 ed in Italia, a Milano, nel 1832. Dal 1850 agli inizi del ’900 tutti i centri urbani ebbero l’illuminazione pubblica a gas.
Oggi esso è diversamente, ma non meno intensamente, impiegato solo o in miscela con il metano, il butano, il propano, come gas per uso domestico, destinato ad alimentare fornelli e forni, scalda-acqua, stufe, piccole caldaie per impianti di riscaldamento particolare.
— Il gas illuminante è incolore; di odore caratteristico; fortemente tossico, perché contiene dal 5 al 10% di ossido di carbonio (CO) (x), ed è inoltre esplosivo, se combinato con aria e messo a contatto di fiamme libere. Brucia comunque molto bene, con scarsi residui e potere calorifico medio (3.500- 4.000 Cai). Per aumentare tale potere e per diminuirne la tossicità si usa (come s’è già detto) addizionarlo con metano, butano, propano od altri idrocarburi gassosi naturali.

Il gas illuminante non è infatti un prodotto naturale; ma una miscela costituita da:
—il 50% di idrogeno,
— il 35% di idrocarburi vari,
—il 5-10% di ossido di carbonio,
—quantità variabili di altri gas (anidride carbonica, azoto, ecc.),
ed ottenuta dalla distillazione del litantrace a fiamma lunga, sottoposto a temperature dagli 800° ai 1.300°C in grandi storte (camere alte) dalle pareti riscaldate. Successivi riscaldamenti (che liberano i componenti volatili del litantrace) e refrigerazioni di questi ultimi (che si condensano separatamente) liberano catrame, ammoniaca, prodotti solforosi, lasciando che il gas illuminante residuo si depositi nei gasometri: enormi campane di lamiera capovolte su vasche d’acqua. Da qui il gas viene immesso nelle reti di distribuzione a mezzo di tubi di ghisa catramata, forniti di regolatori di pressione, i quali permettono di mantenere questa su valori costanti anche nelle ore di massimo e di minimo consumo.

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