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Crisi petrolifere negli anni settanta del XX secolo


Dall’Ottobre 1973 il mondo occidentale si trova coinvolto nella più grave crisi economica dopo il 1929: era scoppiata la prima crisi petrolifera del 1973. Fra la metà del 1973 e i primi mesi del 1974, il prezzo del petrolio greggio era salito da 3 a 10 dollari al barile. Ciò comportò squilibri nell’economia internazionale. Negli Stati Uniti, il presidente Carter proclamò solennemente che il problema dell’energia doveva essere affrontato «così come si affronta una guerra», invocando un clima di austerità e di spinto risparmio energetico che avrebbe dovuto portare alla riduzione dei consumi. Tuttavia, la sua politica venne bloccata dall’opposizione. Successivamente il Club di Roma pubblicò il rapporto «Oltre l’età dello spreco»: lo studio metteva in evidenza l’importanza dell’uso razionale dell’energia. Parallelamente, si doveva dare priorità anche alla possibilità di fornire i paesi meno sviluppati dell’energia di cui avevano bisogno e far loro adottare un modello di sviluppo basato su tecnologie ad alta efficienza energetica e di risorse energetiche locali, soprattutto rinnovabili. Tale rapporto giungeva quindi a conclusioni meno pessimistiche di quelle dei «Limiti dello sviluppo». Il primo rapporto infatti teneva conto della quantità dell’energia rimasta, mentre il secondo di quanta ne viene consumata. Pur con qualche difficoltà, l’aumento del prezzo del petrolio provocato dalla crisi del 1973-74 venne assorbito dall’economia mondiale nel giro di pochi anni.
Tuttavia, tra il 1979 e il 1980, la seconda crisi petrolifera provocò un nuovo aumento del prezzo del petrolio. Le due crisi avvenute durante gli anni settanta erano scaturite da avvenimenti precedenti: la crisi iraniana del 1946; quella di Suez del 1956; la guerra dei sei giorni del 1967 e la guerra dello Yom-Kippur del 1973. Tali conflitti riguardavano la Siria, l’Egitto e l’Israele.
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