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Combustibili liquidi

Anch’essi hanno caratteri tecnologici specifici, in aggiunta a quelli generali già citati; caratteri che è bene conoscere, soprattutto poiché i combustibili liquidi sono andati sostituendosi gradualmente a quelli solidi, tradizionali, e dominano ormai la nostra industria e la nostra economia.
— procedere lungo le tubazioni ed infine far polverizzare il combustibile per l’accensione;
— il punto di infiammabilità, cioè la temperatura minima a cui il combustibile si accende a contatto della fiamma.
L’accensione, ed anche lo spegnimento sono infatti assai facili nei combustibili liquidi, rendendone l'impiego molto più pratico che quello dei solidi. Inoltre essi hanno un potere calorifico più elevato; sono in genere più puliti e nel complesso più economici: da ciò deriva la loro fortuna.

Il petrolio

Il petrolio era noto in certe regioni (ad esempio nella Persia, ancora attuale sede di importanti giacimenti) fin da epoche antichissime, in quanto talvolta affiorava spontaneamente dalle rocce, incendiandosi e dando origine ai cosiddetti « fuochi eterni », venerati come sacri. A ciò risale anche l’origine del suo nome latino: petroleum (olio di pietra). In Oriente venne usato, per secoli, sia pure in modo rudimentale, per riscaldamento ed illuminazione: ne parla Marco Polo, riferendosi alla zona compresa fra il Mar Nero e il Mar Caspio, che ancora oggi possiede ricchi campi petroliferi.
Era inoltre conosciuto ed usato dagli Inca e da altri popoli dell’America centro-meridionale; ma cominciò ad essere valutato come importante fonte di energia soltanto nella se¬conda metà del XIX secolo.
La perforazione del primo pozzo profondo, compiuta in Pennsylvania (Stati Uniti) nel 1859, ad opera di un certo Drake, avvenne quasi per caso; ma si rivelò fonte di enorme guadagno ed accese così la febbre del petrolio, che contagiò tutta l’America del Nord, e gradualmente tutto il mondo.
— Il petrolio grezzo è una miscela di idrocarburi (so¬lidi, liquidi, gassosi) dovuti alla decomposizione di organismi viventi, animali e vegetali, accumulatisi nei millenni sui fondi marini; travolti da sommovimenti tellurici ed incorporati così fra strati profondi del terreno ed anche dei fondi marini stessi.
Si estrae per mezzo di trivellazioni profonde e si presenta come un liquido denso e viscoso; più o meno grasso; bruno-nerastro (perciò è detto oro nero); con odore sgradevole; più leggero dell’acqua e inso¬in essa.

Durante la combustione lascia pochi residui ed ha altissimo potere calorifico (11.000 Cai).
Inoltre è di trasporto relativamente facile dai luoghi di estrazione (Stati Uniti d’America: Kansas, Oklahoma, Texas, Luisiana, California, ecc.; Canada; Venezuela; Messico; Unione Sovietica: zona del Caspio; Romania; Kuwait, Arabia Saudita, Irak, Indonesia; Libia, Algeria, Egitto; Congo, Senegai, Tanzania, ecc.) a quelli di raffinazione e consumo, mediante petroliere ed oleodotti.
In Italia esistono modesti giacimenti nella pianura padana, accanto a quelli ben più importanti di idro¬carburi gassosi {metano), a Cortemaggiore ed in Sicilia (Gela e Ragusa); importantissima è invece, tanto da detenere il primato europeo, l’industria della raffinazione e quella chimica, legata ai sottoprodotti del petrolio: la petrolchimica. Fra i grandi complessi industriali per la raffinazione ricordiamo l’AGIP (legata al gruppo ENI = Ente Nazionale Idrocarburi), l’ESSO Italiana, la SHELL Italiana, la MOBILOIL, l’API, la PURFINA, ecc.

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