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Il commercio equo e solidale, come il nome suggerisce, è una modalità di scambio di commercio creatasi negl anni 60 e rappresenta anche un movimento politico che favorsce lo sviluppo, sopprattutto umano, dei paesi del Sud del mondo.

La differenza tra il normalissimo commercio e il commercio equo solidale è solamente il motivo per cui lo si fa: infatti, il commercio tradizionale è fatto a uno scopo di profitto (in parole povere contano solo i soldi), mentre il commercio equo e solidale propone uno scambio etico, la cui conseguenza non rappresenta unicamente il profitto, ma anche la creazione di rapporti commerciali tra i Paesi del Sud del mondo e i Paesi sviliuppati, senza fare uso di sfruttamenti (un esempio famoso è la manodopera minorile).

Inoltre, le aziende che lavorano per il commercio equo e solidale si sono dimostrate "degne" per questo merito in quanto, oltre che non usare alcun tipo di sfruttamenti, in quanto i lavoratori sono maggiorenni e non maltrattati, ricevono la paga che meritano e possiedono condizioni dignitose, hanno anche dimostrato di produrre merci mantenendo una costante sostenibilità ambientale.

La maggior parte dei produttori che sono entrati a far parte in questa nuova tipologia di commercio lavorano perlopiù in cooperative, ossia in aziende in cui tutti i lavoratori sono allo stesso livello, sia a livello di lavoro che a compenso.

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