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L’happening


Caratteristica essenziale dell’happening è l’improvvisazione: l’artista “mette in scena” un evento coinvolgendo lo spettatore in un processo di cui nessuna delle due parti in gioco conosce a priori lo sviluppo. Spesso queste azioni si svolgono in luoghi non convenzionali per l’arte, soprattutto in spazi urbani, e prevedono una commistione di discipline diverse: dal teatro alla musica, dalla danza alla poesia. Per il loro carattere effimero, di molti di questi eventi non è sopravvissuta una traccia documentata.
Il primo autore di happening fu l’artista-compositore statunitense John Cage (1912-92), che già nel 1952 aveva organizzato un’azione in cui erano coinvolti un musicista, un ballerino e due pittori (Cy Twombly e Robert Rauschenberg), invitati ad agire in contemporanea imitando, ciascuno nella propria arte, l'azione degli altri partecipanti. Cage realizzò altre opere spiazzanti per il pubblico, come concerti muti o assordanti.

Yard


L’eredità di Cage fu raccolta da un suo allievo, l’americano Allan Kaprow (1927-2006), che sviluppò il principio dell’arte come improvvisazione chiamando il pubblico a interagire con i materiali da lui selezionati e distribuiti casualmente nell’ambiente. Nell’opera Yard, progettata nel 1961, l’artista rovesciò nel cortile di una galleria d’arte newyorkese centinaia di pneumatici usati, stimolando i visitatori ad attraversare lo spazio camminando fra le gomme, sedendosi, sdraiandosi, spostandole a piacimento e facendo assumere loro conformazioni sempre variate. L'ambiente, modificato fino a ricordare vagamente una discarica, spiazzava la percezione del pubblico ma, allo stesso tempo, lo divertiva invitandolo a muoversi e ad agire liberamente anziché osservare l'opera dall’esterno. Secondo Kaprow, gli Environments (“ambienti", nome con cui chiamava queste opere) incorporavano «l’idea di cambiamenti interni durante la loro presentazione» e i normali spettatori divenivano «partecipanti attivi di questi cambiamenti». Questo significava sospendere la tradizionale nozione dell’artista «creatore individuale (il genio)» in favore di un «tentativo collettivo (il gruppo sociale come artista)» e rendere l’opera d’arte «variabile come il tempo».
L’uso dei copertoni conteneva un implicito atteggiamento ironico verso il principio del ready-made, ma soprattutto una risposta alla Pop Art che trasformava in icona l'oggetto quotidiano, il bene di consumo: in Yard - come in altre opere di Kaprow incentrate sul prelievo di scarti e rifiuti del mondo reale - l’artista muove una critica alla società dei consumi, che produce, accumula e spreca prodotti spesso non biodegradabili, come le gomme, in un’epoca segnata dal sorgere della questione ecologica.
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