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Futurismo


Il movimento nasce in Italia ai primi del '900 e coinvolge arte, letteratura, musica, teatro, architettura e politica. Nel 1909 lo scrittore Filippo Tommaso Marinetti pubblica, sul giornale “Le Figaro” di Parigi, il Manifesto del Futurismo, che elenca temi e obiettivi del gruppo: culto del progresso tecnico, della macchina, della velocità, del prodotto industriale, rifiuto del passato e della tradizione accademica. Il nuovo criterio di bellezza è il “dinamismo universale”: bello è tutto ciò che si muove verso il futuro ed il progresso.
La nuova arte totale include pittura, scultura, architettura e persino i rumori (viene inventata una macchina “intonarumori”). Rientra tra le arti futuriste anche la poesia declamata, a “verso libero” (cioè senza rime) e con onomatopee (parole che riproducono il suono).
I fratelli Bragaglia elaborano la fotodinamica, per rappresentare il movimento in fotografia.
I principali esponenti del Futurismo nelle arti figurative sono Boccioni (1882-1916), Balla (1871-1958), Severini (1883-1966), Russolo (1886-1947) e Carrà(1881-1966). Questi artisti accolgono molti elementi del Cubismo, conosciuto durante i loro soggiorni a Parigi.
La sensazione del dinamismo è suggerita mediante la scomposizione e la compenetrazione di una forma in un'altra, attraverso piani curvi e obliqui, vibranti di colori accesi.
Dinamismo di un'automobile, di Luigi Russolo, rende in modo efficace l'effetto visivo di un oggetto in movimento.
Ballerina in blu, di Severini, e Forme uniche della continuità dello spazio, di Boccioni esprimono il movimento nella figura umana. In questa fiducia per il progresso rientra anche l'ingenuo fervore dei futuristi per la guerra, considerata “unica igiene del mondo”, forza capace di cancellare il vecchio per creare il nuovo, esaltata come “azione” contro l'immobilità della pace.
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