Nianna di Nianna
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Futurismo

L’inizio del 1900 è caratterizzato dal diffondersi di molte innovazioni che trovano applicazione nella produzione industriale e che hanno rivoluzionato il tradizionale sistema di vita. Si diffondono l’automobile, l’elettricità, il telefono, si sperimentano i primi voli aerei. Milano è per i futuristi la città industriale per eccellenza, l’immagine del progresso. Nel 1909 lo scrittore Filippo Tommaso Marinetti pubblica a Parigi, sul giornale ‘Le Figaro’, il Manifesto del Futurismo, in cui sono elencati i temi e gli obbiettivi fondamentali del gruppo: il culto del progresso tecnico, della macchina, della velocità, del prodotto industriale; il rifiuto del passato e della tradizione accademica. Per i futuristi il nuovo canone di bellezza è il ‘dinamismo universale’. L’ingenuo fervore dei futuristi per la guerra, vista come una forza distruttiva capace di annullare il mondo vecchio per crearne uno nuovo. La sensazione dinamica è provocata nell’osservatore mediante la scomposizione la compenetrazione delle cose. ‘Tutto si muove, nulla è fermo’ perciò gli oggetti, le forme e gli spazi si incastrano, si sovrappongono, entrano uno nell’altro. Le fabbriche, il treno, le città in costruzione ricorrono spesso nei dipinti futuristi. I principali esponenti sono Boccioni, Balla e Severini. Nella fotografia futurista i fratelli Bragaglia sperimentano la rappresentazione del movimento.

Opere da ricordare:
- La città che sale, Umberto Boccioni.
- Forme uniche nella continuità dello spazio, Umberto Boccioni (statua).
- Dinamismo di un’automobile, Luigi Russolo.

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