Ominide 1489 punti

Cremaster

Americano di San Francisco è invece Matthew Barney (1967), che ha portato la ricerca espressiva della Videoarte a toccare esiti cinematografici. La sua opera più nota è una serie di cinque film, della durata classica di un lungometraggio, destinati al grande schermo per via della trama complessa, delle scenografie sontuose, dei lunghi piani sequenza e della ricchezza di interpreti. Sotto il titolo Cremaster - che richiama il muscolo testicolare, allusione esplicita al motore fisico della sessualità-- si dipana una sorta di saga epica per episodi, realizzati tra il 1994 e il 2002, che si svolge proponendo una simbologia complessa legata ai temi della riproduzione, della nascita, della vita e delle sue metamorfosi.
Il linguaggio di Cremaster è caratterizzato da tagli visionari, ambientazioni surreali e personaggi onirici, che si ispirano alla mitologia classica ma anche all’immaginario del musical, della letteratura horror o delle più recenti pellicole di ispirazione fantasy.
The Loughton Candidate, che costituisce un capitolo centrale della saga, vede Barney regista e interprete di una storia allucinata in cui, nei panni di un satiro moderno - orecchie equine e volto camuso - ma abbigliato come un ballerino da sala in tight bianco, muove gambe e piedi a ritmo di tip tap sullo sfondo di uno scenario irreale e astratto. Ironico e scanzonato, Barney lavora sul tema dell’identità mutevole modificando il proprio corpo con protesi, maschere, costumi, tema già affrontato dagli artisti della Body Art. Allo stesso tempo, traghettando l’arte nella sfera del cinema e giocando con i meccanismi della fascinazione e della spettacolarità che caratterizzano le opere del grande schermo, Barney trasforma la sua figura in quella di una star sul modello hollywoodiano, coronando il sogno di Warhol di fare della celebrità un’arte.
Hai bisogno di aiuto in Educazione Artistica per le Medie?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
×
Registrati via email