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Svalutazione e rivalutazione della moneta


Nella pratica corrente si utilizzano entrambe le definizioni del tasso di cambio e spesso non è facile districarsi tra loro, soprattutto quando si è all'estero. Possiamo tuttavia affermare che quando il cambio è definito nella modalità 'certo per incerto' esso finisce per esprimere il valore della moneta nazionale, proprio perché misura la quantità di valuta estera necessaria ad acquistare la stessa quantità di moneta nazionale. In tal modo, quando la quotazione del cambio aumenta, ciò implica che la moneta nazionale ha più valore, ovvero che c'è stata una rivalutazione. Se per esempio il cambio dell'euro sale da 0,90 a 0,95 dollari, ciò implica che occorrono più dollari per acquistare un curo, e dunque che l'euro vale di più, e che si è perciò rivalutato. Nel caso contrario, ovviamente, ossia quando il valore del cambio scende, si parla di svalutazione: una riduzione del tasso di cambio indica infatti che il valore della moneta nazionale è diminuito, ossia che questa si è svalutata.

Quando invece il tasso di cambio è definito nella modalità 'incerto per certo', esso finisce per esprimere il valore, o il costo, della valuta straniera dato che esso definisce proprio la quantità di moneta nazionale che occorre dare per avere la stessa quantità di valuta estera: in tal caso, se la quotazione aumenta, occorre pagare di più la valuta estera, la quale pertanto costa di più e cioè ha più valore; si ha quindi una svalutazione. Nel caso opposto si verifica invece una rivalutazione.

La conversione da una quotazione 'certo per incerto' a una di tipo opposto è semplice da realizzare, in quanto l'una è l'inverso dell'altra. Per comprendere ciò, si pensi che tra due valute, per esempio dollaro ed euro, deve sempre valere la seguente proporzione:
$ : € = $ : €
ovvero, se indichiamo con e il tasso di cambio 'certo per incerto' (dollaro per un euro) e con x la corrispondente quotazione 'incerto per certo' (euro per un dollaro):
e : 1 - 1 : x
da cui, risolvendo per x, abbiamo: x = 1/e, che rende proprio evidente che le due definizioni alternative del tasso di cambio sono l'una l'opposto dell'altra.

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