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La produzione

Il consumo è la distruzione dell'utilità, mentre la produzione è il processo inverso: produrre è qualunque attività che determini un aumento dell'utilità dei beni. Il valore aggiunto è l'aumento del valore che subisce un bene per effetto dell'attività produttiva, quindi la differenza fra il valore dei prodotti finiti e quello delle materie prime e dei mezzi produttivi usati. A lato di un atto produttivo si sviluppano altre produzioni complementari (nel caso del pane, produzioni di forni, macine, mezzi agricoli, concimi ecc.). L'attività produttiva può realizzarsi in diverse forme:


    - mediante trasformazione fisica della materia (farina, acqua, energia in pane);
    - mediante trasferimenti nello spazio (trasporto dei beni in un posto dove il bene ha maggior utilità);
    - mediante trasferimenti del tempo (conservazione di beni che forniscono un utilità futura maggiore della presente.

L'attività produttiva può aver luogo se l'uomo dispone dei seguenti mezzi:


    - beni naturali (calore, acqua, ecc.)
    - mezzi di produzione a loro volta già forniti (farina, forno, ecc.)
    - applicazione delle facoltà umane (volontà, intelletto, azione, ecc.)

Si possono distinguere quindi i seguenti fattori produttivi:


    - natura (terra, acqua, luce, calore, fauna e flora, ecc)
    - capitale (prodotti di precedenti produzioni come macchine, bestiame, sementi, ecc.)
    - lavoro (applicazione diretta delle facoltà umane della produzione; esse sono fornite dall'uomo)

A volte si considera un quarto fattore, l'organizzazione, che non è necessaria, perché è un aspetto del lavoro.

I beni naturali originari, che non interessano all'uomo sono gratuiti, quindi non hanno valore; quando l'uomo si interessa, li manipola, e ne aumenta l'utilità, essi assumono un valore e un'importanza economica. La terra nuda è gratuita, ma quando l'uomo ha investito dei capitali per disporla ad essere coltivata (disboscamenti, fabbricati, canali, ecc.) non è più gratuita. Al concetto di terra va quindi sostituito quello di fondo o capitale fondiario. Il fondo è la terra nuda più i miglioramenti fondiari. Essendo composto da due elementi, il fondo fornisce un compenso composto, costituito da rendita fondiaria (terra) e interessi sui capitali investiti (miglioramenti): il compenso viene detto Beneficio fondiario (Bf).

La definizione di capitale può essere intesa sotto tre aspetti:


    - per l'economia aziendale e contabilità, è inteso come un fondo di ricchezza esistente in un determinato istante;
    - per gli economisti oggettivisti (che vedono l'economia come scienza delle cose) è capitale qualunque bene materiale prodotto e reimpiegato nella produzione;

      - bene materiale: non sono compresi i servizi;
      - prodotto esclude i beni naturali;
      - reimpiegato: non comprende i beni destinati al consumo.

    - per gli economisti soggettivisti (che vedono la scienza economica come scienza che studia le azioni volontarie dell'uomo) il capitale è il valore attribuito al risparmio immobilizzato in un fatto produttivo. Quindi non è capitale il mezzo di produzione, ma il risparmio investito nel mezzo produttivo.

I capitali, dal punto di vista fisico possono essere suddivisi in:


    - mobili (possono essere trasferiti nello spazio senza alterarne l'efficienza produttiva;
    - immobili (non possono essere trasferiti come i precedenti (i fabbricati).

Possono anche essere suddivisi in:


    - tecnicamente indifferenziato: può essere usato per diversi usi (denaro, cambiali, crediti)
    - tecnicamente differenziato: serve solo per un uso e comprende beni strumentali (attrezzi) e materie prime da trasformare (concimi, sementi)

Dal punto di vista economico possono essere suddivisi in:


    - fissi: vengono impiegati più volte prima di logorarsi (macchine, attrezzi, costruzioni);
    - circolanti: si logorano dopo un solo impiego (materie prime da trasformare).

I capitali circolanti gravano per il loro intero valore (costo) sul ciclo di produzione. Per quelli fissi, bisogna ripartire il loro valore fra tutti i cicli produttivi che ne beneficiano; bisogna anche tener conto che il la durata economica, è minore a quella fisica: le macchine e gli attrezzi, dopo un po' sono soggetto all'obsolescenza e si è obbligati a rinnovarle.

Si chiamano Quote (Q) le spese che vanno fatte annualmente per l'impiego dei capitali fissi; esse sono suddivise in:


    - Quota di deperimento o di reintegrazione: serve ad accumulare la somma necessaria per recuperare il valore del capitale consumato. La quota può essere calcolata con la seguente formula:

    [math]Q =\frac{V-R}{n}[/math]

    dove

    [math]V =[/math]
    valore del capitale nuovo
    [math]R =[/math]
    valore del recupero (calore ricavato dalla vendita del capitale)
    [math]n =[/math]
    durata economica (anni)

    - Quota di manutenzione: spessa media annua per mantenere in efficienza il capitale (oliature, riparazione e sostituzione dei pezzi avariati ecc.) Una buona manutenzione, aumenta la durata del capitale.
    - Quota di assicurazione: spesa annua per garantire il capitale contro eventuali danni. Può essere assicurato a mezzo polizza stipulata con una società assicuratrice, o se non si è assicurati, la quota va considerata lo stesso, perché in un eventuale danno, il proprietario deve essere in grado di sopportare il rischio.

Il proprietario del capitale è detto capitalista; per l'economia, capitalista è colui che cede l'uso del capitale a terzi, ricevendo un compenso chiamato Interesse (I). L'interesse è il prezzo d'uso dei capitali.

Il lavoro può essere:


    - volitivo (lavoro d'impresa);
    - direttivo (lavoro di direzione);
    - esecutivo (lavoro di esecuzione).

Quindi si possono delineare tre figure di lavoratori:


    - imprenditore: colui che coordina i fattori produttivi, vuole e attua la produzione e ne assume i rischi economici;
    - direttore: colui che dirige dal punto di vista tecnico il funzionamento dell'organizzazione produttiva voluta dall'imprenditore, tiene la contabilità e fa un controllo tecnico;
    - esecutore: è colui che esegue materialmente le operazioni necessario per attuare la produzione.

L'imprenditore è colui che fornisce il servizio produttivo dell'organizzazione, mentre il lavoratore quello della produzione. Il compenso dell'imprenditore puro è il tornaconto o profitto.

[math]\pm T = PLV - ( Sv + Q + Imp + Sa + St + I + Bf)[/math]

[math]PLV =[/math]
Produzione Lorda Vendibile;
[math]Sv =[/math]
Spese Varie (Beni e servizi extraziendali)
[math]Q =[/math]
Quote
[math]Imp =[/math]
Imposte
[math]Sa =[/math]
Compenso del lavoro manuale
[math]St =[/math]
Compenso del lavoro intellettuale
[math]I =[/math]
Interessi
[math]Bf =[/math]
Benefici Fondiari


L'imprenditore si assume i rischi dell'impresa. L'imprenditore definito fino ad ora è teorica, ma inesistente: viene definito puro o astratto o teorico. L'imprenditore concreto mette in azienda oltre al fattore organizzativo almeno uno degli altri fattori (lavoro manuale o intellettuale, capitale agrario o fondo) e il suo compenso è il Reddito netto (Rn). L'imprenditore concreto può essere:


    - Imprenditore proprietario:

    [math]Rn = ± T + Bf = PLV - ( Sv + Q + Imp + Sa + St + I )[/math]

    - Imprenditore capitalista:

    [math]Rn = ± T + I = PLV - ( Sv + Q + Imp + Sa + St + Bf )[/math]

    - Imprenditore proprietario lavoratore manuale:

    [math]Rn= ± T + Bf + Sa = PLV - ( Sv + Q + Imp + St + I )[/math]

Il servizio produttivo del lavoro è conferito dai lavoratori. Essi possono essere:


    - lavoratori prevalentemente manuali (esecutori) il cui compenso è il Salario (Sa);
    - lavoratori prevalentemente intellettuali (direttori, amministratori, sorveglianti) il cui compenso è lo Stipendio (St).

Il proprietario, il capitalista, il lavoratore prevalentemente manuale e intellettuale e l'imprenditore costituiscono le "persone economiche".

Dato che le risorse disponibili hanno la caratteristica della limitazione e della scarsità, bisogna scegliere come utilizzarle, quindi decidere quali beni produrre e quali no, e occorre che le risorse siano impiegate con efficienza. Efficienza significa assenza di sprechi: l'efficienza è massima quando non ci sono sprechi. Gli sprechi possono dipendere da:


    - da dispendio di risorse (si impiegano mezzi produttivi in quantità superiore al necessario);
    - da inutilizzazione di risorse ( i fattori produttivi non vengono pienamente utilizzati);
    - da squilibri nell'impiego delle risorse (i fattori sono combinati in maniera inadeguata).

La frontiera di produzione è un diagramma che indica le diverse quantità di due beni che possono essere prodotte utilizzando completamente le risorse disponibili. I punti all'esterno non possono essere raggiunti con le stesse risorse, mentre i punti all'interno, indicano un uso inefficiente delle risorse. Tutti i punti sulla linea di frontiera indicano l'utilizzo efficiente delle risorse sotto l'aspetto tecnico.


Il Codice Civile definisce l'azienda come il complesso dei beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio dell'impresa. Quindi l'azienda è l'insieme dei fattori naturali, del capitale e del lavoro; se si aggiunge anche l'organizzazione si ha l'impresa. L'azienda costituisce l'aspetto fisico-meccanico del fatto produttivo, l'impresa quello economico; Il fine dell'azienda è quello di realizzare una certa quantità di beni servizi, quello dell'impresa è quello di percepire un reddito. Il reddito è la ricchezza che affluisce, con carattere di periodicità a un soggetto economico. Il patrimonio ha un carattere statico, mentre il reddito dinamico.

La legge più importante nel campo della produzione è quella della produttività decrescente. Essa può enunciarsi così: "L'incremento dell'impiego di un solo mezzo di produzione determina, ferme restando altre condizioni, incrementi produttivi via via decrescenti. Oltre certi limiti la produzione non aumenta più e può anzi decrescere". Questa legge è una legge statica, cioè è applicabile a un periodo di tempo in cui non muti la tecnologia produttiva, ossia il metodo di produzione.
Per capire quale sia la più efficiente combinazione dei fattori di produzione, si considera dapprima un solo mezzo produttivo (fertilizzante) si riportano i dati della produttività totale e marginale integrando in costo unitario (Ku) il costo totale delle dosi decrescenti (Kt) e con il profitto che si ottiene detraendo dal Prodotto totale il Costo totale (Kt).
La scelta economica della dose più conveniente di impiego di un mezzo produttivo può in conclusione essere impostata come segue:


    - conviene impiegare il mezzo fino alla dose cui corrisponde il massimo profitto, cioè la massima differenza fra produzione totale e costo totale;
    - conviene impiegare il mezzo produttivo fino alla dose in cui la produzione marginale tende a uguagliare il costo unitario del mezzo impiegato.

È possibile utilizzare combinazioni differenti di fattori della produzione, mantenendo la stessa produzione. Questo principio è detto principio di sostituzione. L'isoquanto, detto anche curva del prodotto costante, è una curva che indica le varie combinazioni fra lavoro e capitale mantenendo la stessa produzione. Il saggio marginale di sostituzione è il quantitativo di fattore y che deve essere immesso per sostituire una minima dose di fattore x, affinché la quantità di bene prodotto resti quella rappresentata dall'isoquanto. Se il saggio marginale di sostituzione sia pari a 2, significa che per sostituire una piccola parte di x, ne occorrono 2 di fattore y. Il punto P sul grafico rappresenta il punto di equilibrio solo se il prezzo che il produttore paga per x sia il doppio di y; se costasse il triplo, l'imprenditore avrebbe convenienza a sostituire y a x con uguale quantità di prodotto, ma con un buon risparmio di denaro. In tali condizioni si verifica che il rapporto tra produttività arginali è pari al rapporto tra i loro prezzi. Il rapporto tra la produttività marginale di un fattore e il suo prezzo costituisce la produttività marginale ponderata. Quindi l'equilibrio del produttore è raggiunto allorché si verifichi il livellamento delle produttività marginali ponderate (cioè pesate in base ai prezzi) dei fattori produttivi. Ciò costituisce il teorema del livellamento delle produttività marginali ponderate.

[math]\begin{array}{cccc}
\textrm{Persona economica} & \textrm{Fattore della produzione conferito} & \textrm{Compenso} & \textrm{Simbolo}\\ \hline
\textrm{Proprietario} & \textrm{Fondo (terra + miglioramenti fondiari)} & \textrm{Beneficio fondiario (rendita + interessi)} & Bf\\
\textrm{Capitalista} & \textrm{Capitale di esercizio} & \textrm{Interesse} & I\\
\textrm{Lavoratore manuale} & \textrm{Lavoro prevalentemente manuale} & \textrm{Salario} & Sa\\
\textrm{Lavoratore intellettuale} & \textrm{Lavoro prevalentemente intellettuale} & \textrm{Stipendio} & St\\
\textrm{Imprenditore} & \textrm{Organizzazione} & \textrm{Tornaconto o profitto} & \pm T
\end{array}[/math]

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