Ascolta
00:00 00:00

Concetti Chiave

  • Il settore privato comprende imprese e famiglie che operano liberamente nel mercato, mentre il settore pubblico è regolato dallo Stato attraverso leggi e politiche fiscali.
  • La politica economica si divide in obiettivi a breve termine, come la massima occupazione, e a lungo termine, come la crescita e la stabilità dei prezzi.
  • Lo sviluppo economico deve considerare anche il benessere e l'equità sociale, evidenziando la necessità di ridurre le disuguaglianze territoriali in Italia.
  • La spesa pubblica si distingue in spese correnti e in conto capitale, con un focus sulla soddisfazione dei bisogni pubblici e sulla redistribuzione della ricchezza.
  • La crisi dello Stato sociale è influenzata da fattori demografici, inefficienza e globalizzazione, richiedendo una revisione del sistema di welfare per garantire equità e sostenibilità.

Settore privato e pubblico

L’attività economica è svolta da:

settore privato (imprese= produttori e famiglie= consumatori). Scelte individuali, libertà di decidere i prezzi. Studiato dall’economia politica;

- settore pubblico (stato e altri enti pubblici). Al di fuori del mercato. Scelte dello stato basate su leggi, coattività dei prelievi della ricchezza. Studiato dall’economia pubblica.
Attività svolte (Musgrave): allocazione (offerta di servizi pubblici tramite produzione pubblica, regolamentazioni e politiche specifiche), redistribuzione, stabilizzazione.

Stato centrale = potere legislativo, giudiziario, esecutivo (ministeri, agenzie pubbliche, imprese a partecipazione pubblica es. ferrovie, enti previdenziali)

Amministrazioni locali (regioni, comuni, asl, cam. commercio…)

1) studia i provvedimenti fiscali e finanziari per l’economia e la società,

2) esamina gli strumenti per intervenire sullo svil. di risorse (es. controllo dei monopoli, produzione di servizi pubblici),

3) analizza le cause del malfunzionamento del mercato per poter intervenire.

Politica economica

La politica economica è l’aspetto normativo dell’economia politica perché ha il compito di guidare l’economia nel senso desiderato (teoria normativa), capendo le basi del fenomeno economico sul quale si interviene (t. positiva).
Obiettivi in campo macroeconomico:

breve termine (massima occupazione= + sist. produttivo, + PIL);

medio-lungo termine (crescita, sviluppo e stabilità dei prezzi= preservare potere d’acquisto; equa distr. ricchezza; pareggio bilancia dei pagamenti; efficienza mercato).

Sviluppo economico e disuguaglianze

Lo sviluppo economico non si misura solo con il PIL, ma anche da benessere, equità sociale…→ problema dell’equa ripartizione del reddito perché disuguaglianze e sviluppo economico sono inversamente proporzionali.

Quindi in Italia si deve riavviare la crescita riducendo gli squilibri territoriali.
Nella microeconomia ci sono:

politiche industriali = per realizzare la produzione a costi competitivi in modo da soddisfare la domanda;

politiche regionali = per la redistribuzione geografica del reddito

politiche antitrust = per combattere accordi tra imprese che limiterebbero la concorrenza.

Politiche macroeconomiche

Nella macroeconomia ci sono:

politiche fiscali = gestione spesa pubblica per trasferimenti ed entrate;

politiche monetarie = strumenti e interventi per controllare moneta, credito e finanza per maggiore stabilità;

politiche commerciali = per intervenire sul commercio internazionale.
Lo Stato, oltre a beni pubblici puri (es. giustizia) e servizi sociali (es. sanità), produce e offre anche beni di pubblica utilità (public utilities= servizi tecnologici, settori di base es. petrolio e istituzioni finanziarie).

L’art. 43 cost. ribadisce la pubblica utilità di certi beni. In questo caso lo Stato ha un ruolo regolatore, cioè controlla le imprese private secondo certe regole.

Art. 118= principio di sussidiarietà.

La gestione pubblica può risultare inefficiente o inefficace per i costi elevati di esecuzione e controllo, ridotta produttività del lavoro, corruzione → riduzione dell’intervento dello Stato.

Inefficienza= scarso utilizzo dei fattori produttivi ≠ Inefficacia= non raggiungimento dell’obiettivo

Il problema dell’individuazione delle tariffe ottimali è molto rilevante.

La soluzione migliore sarebbe la fissazione di una tariffa uguale al costo marginale (Hotelling). Per finanziare la perdita si dovrebbe quindi introdurre una tassa fissa, che non è applicabile.

Si potrebbe anche ricorrere a una tariffa pari al costo medio.

È stata infine proposta una tariffa a due parti.

Privatizzazione e debito pubblico

Privatizzazione= processo iniziato negli anni ’80 volto alla riduzione delle imprese pubbliche.

elevato debito pubblico;

scarsa qualità dei servizi;

sfiducia verso il settore pubbliche;

incapacità (finanziaria e non) delle imprese pubbliche di effettuare investimenti.

Operazioni necessarie per attuare una politica di privatizzazione

modificazione della struttura giuridica dell’impresa pubblica (in genere in S.p.A.);

creazione dell’autorità indipendente (per evitare abusi);

attuazione di politiche di liberalizzazione (per favorire la concorrenza);

realizzazione dell’offerta pubblica di vendita (per offrire la gestione del servizio ad un’impresa privata);

definizione del programma di regolamentazione (per determinare i diritti e gli obblighi delle parti).

In Italia la privatizzazione non è avvenuta correttamente perché si pensava soprattutto ai profitti.

Dubbi vantaggi per i consumatori vs alti profitti per le imprese (es. autostrade).

Si è passato da un monopolio pubblico ad un monopolio privato.

Si sono però ottenuti miglioramenti in alcuni settori (es. telecomunicazioni).

I settori coinvolti nel processo di privatizzazione sono stati tutti quelli in cui era presente lo Stato come energia, idrocarburi, automobili, infrastrutture

Spesa pubblica

I bisogni avvertiti dagli individui si distinguono in privati e pubblici.

I bisogni pubblici sono soddisfatti dallo Stato e dagli altri enti pubblici attraverso beni e servizi e i mezzi erogati per finanziarli costituiscono la spesa pubblica.

La spesa pubblica si può distinguere in:

spese correnti = che consentono il funzionamento dell’attività pubblica nel corso di un esercizio e sono spese ripetitive;

spese in conto capitale = investimenti pubblici diretti (per infrastrutture, opere pubbliche o beni strumentali) e indiretti (contributi per le aziende) che non hanno una regolarità;

oppure può distinguersi in:

spese di produzione = per l’acquisto di risorse e fattori produttivi;

spese di redistribuzione

o di trasferimento = prestazioni sociali dedicate a particolari soggetti per attuare una redistribuzione della ricchezza → Welfare State.

Altre distinzioni:

spese statali = sostenute dallo stato centrale;

spese locali = sostenute dagli enti territoriali.

spese di governo = per i bisogni pubblici;

spese di esercizio = per gestire le entrate.

spese obbligatorie = inderogabili per quanto riguarda ammontare e scadenza (es. pensioni);

spese facoltative = a discrezione della P.A. (es. opere pubbliche);

spese ordinarie = con una certa regolarità in ogni esercizio;

spese straordinarie = per far fronte ad eventi di natura eccezionale (es. guerre, calamità naturali).

Rapporto spesa pubblica e PIL

Il rapporto tra l’ammontare della spesa pubblica (G) e il PIL indica quanto reddito nazionale è gestito dallo Stato. G/PIL= 42% - 43%

Spesa primaria = indica le risorse che lo Stato destina ai servizi fondamentali (es. istruzione) e alle infrastrutture.

L’esplosione dei debiti pubblici si è verificata dopo l’inizio della crisi del 2008. Bisogna quindi trovare un nuovo equilibrio e ridurre le disuguaglianze assicurando una crescita sostenibile. → Redistribuzione


Teorie finanziarie e depressione economica

Le teorie finanziarie (neutrale, sociale, congiunturale, funzionale) sono l’espressione delle diverse scuole di pensiero = contrapposizione liberisti - interventisti.

Recentemente si è verificata una depressione nell’economia a causa di:

-stagnazione iniziata negli anni ’70;

-mutamenti radicali (apertura mercati, liberalizzazioni valutari, capitalizzazione, investimenti, mobilità forza lavoro) negli anni ’90.

Ma si può sfruttare questo cambiamento:

evitando che la depressione diventi sempre più profonda;

attuando provvedimenti innovativi.

L’analisi costi – benefici serve ad assicurare che le risorse disponibili siano investite nel modo più efficiente, in modo da poter decidere se effettuare una spesa oppure no.

Si calcolano i costi monetari (uscite monetarie) e sociali (danni e perdite subite dalla collettività) e i benefici monetari (entrate monetarie) e sociali (vantaggi di cui usufruisce la collettività) derivanti dal programma di spesa.

B.2.1. Lo Stato sociale

Stato sociale

Lo stato sociale (o Welfare State) è caratterizzato da una rilevante presenza pubblica nei settori della protezione sociale, dove i servizi economico-sociali erogati servono a correggere la distribuzione del reddito o i fallimenti di mercato.

La spesa sociale è la parte di spesa pubblica volta a soddisfare i bisogni fondamentali di un Paese, dando attenzione al rapporto tra Stato e Mercato.

Lo stato sociale è giuridicamente riconosciuto nell’art. 3 Cost., nell’art.22 della “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, negli artt. 34 e 35 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

Lo stato sociale si differenzia dallo stato assistenziale perché risponde ai bisogni di tutti i cittadini, aumentando quindi la spesa pubblica in modo costante.

B.2.3.

Crisi dello stato sociale

La crisi dello Stato sociale

La crisi dello Stato sociale è causata da motivi di carattere generale, ovvero la spesa pubblica, e da motivi di carattere più specifico che porta alla crisi fiscale dello Stato, dovuta:

al fattore demografico (invecchiamento popolazione);

all’espansione della spesa sociale (sprechi);

all’inefficienza del settore pubblico;

alla globalizzazione (delocalizzazione → + disoccupazione, - reddito nazionale).


necessità di rivedere il sistema del welfare

Società della fragilità

La società odierna è giudicata la “società della fragilità” e del “rischio”, pertanto bisogna:

bilanciare previdenza e assistenza;

rivedere il patto tra le generazioni (politiche a sostegno delle famiglie e dei giovani.


Bisogno di equità per adattarsi ai cambiamenti socio-economici
Entrate pubbliche= insieme delle risorse che affluiscono allo stato e agli enti pubblici.

fiscale = mezzo di finanziamento per la spesa pubblica;

extrafiscale.

originarie = provengono dal patrimonio dello Stato e dalle imprese pubbliche;

derivate = provengono dai prelievi di ricchezza dei privati.

correnti = per le spese correnti, soprattutto tributi;

in conto capitale = da riscossione crediti, accensione prestiti, pignoramenti.

di diritto privato = dove lo Stato si comporta come un privato;

di diritto pubblico = dove lo Stato esercita il suo potere di supremazia tramite norme di diritto pubblico.

ordinarie = per far fronte alle spese ordinarie (si ripetono regolarmente);

straordinarie = per soddisfare le spese straordinarie (sono saltuarie).

tributarie = dalla riscossione di imposte, tasse e contributi

extratributarie =

da beni dello Stato

da pignoramenti e ammortamenti

da accensione di prestiti.

Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Qual è la differenza principale tra settore privato e settore pubblico?
  2. Il settore privato è composto da imprese e famiglie che operano nel mercato con libertà di scelta, mentre il settore pubblico include lo Stato e altri enti pubblici che operano al di fuori del mercato, basando le loro scelte su leggi e regolamentazioni (come descritto nel testo).

  3. Quali sono gli obiettivi della politica economica nel breve e medio-lungo termine?
  4. Nel breve termine, la politica economica mira a massimizzare l'occupazione e il PIL, mentre nel medio-lungo termine si concentra su crescita, sviluppo, stabilità dei prezzi e redistribuzione equa della ricchezza (come evidenziato nel testo).

  5. Come si definisce lo Stato sociale e quali sono le sue caratteristiche?
  6. Lo Stato sociale, o Welfare State, è caratterizzato da una forte presenza pubblica nella protezione sociale, mirando a correggere la distribuzione del reddito e a soddisfare i bisogni fondamentali di tutti i cittadini, come indicato nel testo.

  7. Quali sono le cause della crisi dello Stato sociale?
  8. La crisi dello Stato sociale è causata da fattori demografici, inefficienza del settore pubblico, espansione della spesa sociale e globalizzazione, che portano a una crisi fiscale dello Stato (come descritto nel testo).

  9. Qual è il rapporto tra spesa pubblica e PIL in Italia?
  10. Il rapporto tra spesa pubblica e PIL in Italia si attesta intorno al 42%-43%, indicando quanto reddito nazionale è gestito dallo Stato, come menzionato nel testo.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community