Video appunto: Macroeconomia (2)

La dimensione macroeconomica



L’attività economica può essere analizzata da un punto di vista microeconomico, che analizza il comportamento dei singoli soggetti e mercati, o da un punto di vista macroeconomico.
La macroeconomia è quella parte della scienza economica che studia il funzionamento del sistema economico nella sua globalità.

L analisi macroeconomica prende in considerazione le grandezze aggregate (consumi complessivi delle
famiglie, il reddito nazionale, il livello di occupazione…) e le relazioni che ci sono tra esse, tralasciando i
comportamenti dei singoli e le variabili che le influenzano.
L’aggregazione è uno degli strumenti fondamentali utilizzati nell’analisi macroeconomica, e consiste nel raggruppare i dati economici all’interno di ampie categorie. Ad esempio la domanda e l’offerta di mercato si calcolano sommando in orizzontale verso destra i dati del settore considerato.
Lo studio degli aggregati macroeconomici consente agli economisti di elaborare modelli utili per lo studio e la comprensione del sistema economico.
Rispetto alla microeconomia, la macroeconomia:
coinvolge soggetti pubblici e non privati
si concentra su problematiche generali
utilizza modelli ricavati dall’aggregazione dei fenomeni economici
è orientato al perseguimento di obiettivi universali di natura economico-sociale (equilibrio generale del sistema, piena occupazione, stabilità monetaria, ec.), e non obiettivi particolari individuali come utilità e profitto

Le ragione dell'intervento pubblico nell'economia



Nei sistemi economici moderni, il soggetto economico pubblico influenza e condiziona pesantemente l’attività economica.
La teoria classica però osteggiava la presenza del soggetto pubblico nell’attività economica.
Per i classici il sistema economico doveva basarsi sull’economa di mercato, nella quale la libera concorrenza
dei soggetti privati svolgeva una funzione auto-regolatrice, garantendo alle imprese di operare al massimo
dell’efficienza produttiva e ai consumatori di ottenere il massimo vantaggio possibile dalle risorse presenti
nel sistema.
Questo sistema economico realizzava la perfetta efficienza allocativa.
Il sistema di mercato puro auspicato dai classici presentava però diverse imperfezioni: Keynes, economista inglese definito il padre della macroeconomia, in seguito alla grande crisi economica del 1929, sostenne che il sistema economico poteva svilupparsi in modo equo soltanto grazie all’aiuto dello Stato, che doveva affiancare gli operatori economici privati, coordinarne le azioni e orientarne le scelte allo scopo di:
sostenere l’occupazione;
favorire gli investimenti;
incentivare il ricorso al credito;
incoraggiare i consumi.

Keynes riteneva che i principi concorrenziali creassero dei fallimenti del mercato, ai quali poteva porre
rimedio solo lo Stato, che doveva intervenire per condizionare il comportamento degli operatori economici, aggiustare i difetti del libero mercato e perseguire gli obiettivi generali.
Per fare ciò occorreva disporre di una visione di insieme dei fenomeni economici, poiché l’intervento statale era diretto ad aiutare il sistema nel suo complesso.
Le principali ragioni dell’intervento pubblico sono quindi:
superare i fallimenti del mercato (=difetti che impediscono il soddisfacimento dei bisogni della popolazione;
sostenere l’economia con interventi di politica economica in modo da evitare crisi, consentire la crescita del sistema e il raggiungimento di ogni altro obbiettivo economico e sociale;
perseguire il benessere generale fornendo un sistema di sicurezza sociale diretto a offrire a tutta la popolazione protezioni dalla miseria, dalla malattia e dall’esclusione sociale.

La politica economica



L’intervento dello stato nell’economia da metà del ‘900 è andato al di là dell’esigenza di superare i limiti derivanti dai fallimenti del mercato. Le teorie di Keynes hanno assegnato allo stato un ruolo centrale per la crescita del sistema economico. Il soggetto pubblico è in grado quindi di influenzare l’economia e di realizzare obiettivi vari.
La politica economica è il complesso degli interventi effettuati dalle autorità pubbliche sul sistema economico in vista del raggiungimento di obiettivi economico-sociali di carattere generale, ma il
presupposto è la conoscenza della situazione nel paese attraverso la contabilità nazionale.

La contabilità economica



La contabilità economica nazionale viene definita come l’insieme dei conti medianti i quali si descrive quantitativamente la situazione del sistema economico in un determinato arco di tempo, solitamente un anno.
Raccoglie e registra quindi i dati economici relativi a un insieme di operatori (imprese, famiglie e istituzioni) che interagiscono per lo svolgimento di alcune funzioni fondamentali (produrre, consumare, accumulare,
redistribuire, ecc.)
Il sistema di contabilità nazionale italiano fa capo all’Istat.
I dati aggregati più importanti sono quelli del prodotto nazionale lordo (PNL), del prodotto interno lordo (PIL) e del reddito nazionale.
L’aggettivo “nazionale” si riferisce a ciò che coinvolge i residenti (cioè le persone iscritte nell’anagrafe in uno dei quasi 8000 comuni italiani e le società con sede legale in Italia), mentre l’aggettivo “interno” viene utilizzato per indicare ciò che avviene all’interno della nazione.
Il Resto del mondo è l’insieme delle unità non residenti che effettuano operazioni con unità istituzionali residenti o che intrattengono altre relazioni economiche con unità residenti.
La contabilità nazionale registra due principali categorie di informazioni:
i flussi: si riferiscono ad azioni e a effetti di eventi che si verificano entro un determinato periodo di tempo e che consistono nella creazione, trasformazione, scambio, trasferimento o scomparsa di valore economico (es: produzione, consumi, redditi, importazioni, ecc)
le consistenze (stock) rappresentano lo stato di attività e passività in un determinato momento. Sono registrate all’inizio e alla fine di ciascun periodo contabile in conti detti conti patrimoniali (es: cassa, banca, debiti, crediti)