Video appunto: Inflazione: storia, cause ed effetti

L'inflazione



A conclusione del presente corso di studio ho deciso di redigere un elaborato sull’argomento che ha maggiormente attratto la mia attenzione, oltre che essere attuale: l’inflazione.
Tale elaborato si compone di tre paragrafi che vanno dalla definizioni del fenomeno, a come si sia evoluto negli anni trenta sino ad oggi per poi concludere indicando quali possano essere le cause da cui esso si origina.

Da premettere che “Inflazione” e “deflazione” sono i termini usati per descrivere due fenomeni economici che hanno effetti negativi sull’economia.
Per inflazione si intende un importante fenomeno economico (spesso negativo) causato da un aumento generalizzato dei prezzi, di beni e di servizi che determina una perdita di potere di acquisto della moneta Esso indica la perdita del potere di acquisto della moneta che si verifica quando la moneta stessa circola in quantità superiore a quella richiesta dai bisogni del mercato. In altre parole, si ha inflazione quando con la stessa quantità di denaro si acquista in un certo tempo una quantità minore di beni rispetto a un tempo precedente, (quindi se oggi siamo al tempo t ci si riferisce al periodo che va da t_1 a t) ed è quindi sinonimo di svalutazione. Per deflazione, invece si intende la situazione opposta, ossia, una diminuzione del livello generale dei prezzi, che genera un incremento del potere d'acquisto della moneta da non confondere con la disinflazione, che descrive semplicemente un rallentamento del tasso di inflazione.
Molto spesso accade che nel mercato siano presenti contemporaneamente sia un aumento generale dei prezzi (inflazione) che una mancanza di crescita dell’economia in termini reali (stagnazione) che da origine al fenomeno cosiddetto di stagflazione.
Tale fenomeno si è verificato per la prima volta in Italia negli anni 60 ed ha letteralmente messo in crisi sia la teoria di Keynes che le successive, che per oltre 30 anni avevano rappresentato una valida spiegazione per l’andamento dei sistemi economici ipotizzando che alti tassi di inflazione portavano a un bassa disoccupazione.
L’infrazione si esprime con il tasso di interesse. Esso indica infatti, in percentuale la variazione del livello generali dei prezzi in un anno.
Con l’introduzione della moneta unica l’inflazione assume un valore non più nazionale ma europeo. I trattati di Maastricht hanno assegnato la funzione di emissione di moneta alla BCE. Sebbene la BCE non emetta materialmente banconote, è stato deciso di considerare come emesso dalla Banca centrale europea l’8% di tutte le banconote in circolazione nell’area dell’euro, in termini di valore. Le banche centrali nazionali immettono in circolazione le banconote per conto della BCE, che percepisce il reddito da signoraggio sulla quota dell’8% in virtù del credito nei confronti delle banche centrali nazionali.
Il reddito da signoraggio è in diminuzione dal 2008, in linea con il calo dei tassi di interesse nell’area dell’euro. Il termine deriva da “signore”, ossia colui che in passato godeva del diritto di battere moneta. Oggi nell’area dell’euro le monete sono coniate dai governi nazionali e le banconote sono emesse dalle banche centrali.
In Italia, l'ente preposto alla misurazione dell'inflazione è l'Istat (Istituto centrale di statistica) che periodicamente controlla il prezzo di un gran numero di beni considerati significativi, e in base a questi calcola il prezzo di un paniere, cioè la spesa di una famiglia media italiana, ovviamente si tratta di beni il cui consumo è diffuso all’interno del sistema economico e che cambia in relazione al momento storico di riferimento. Quattro sono gli indici utilizzati per la misurazione:
- Indice dei prezzi all’ingrosso: riguarda le transazioni commerciali tra venditore ed imprese;
- Indice dei prezzi al consumo: riguarda le transazioni intercorse tra imprese e famiglie;
- Indice del costo della vita: si base sui prezzi del paniere insieme ai consumi di una famiglia tipo;
- Indice ammortizzato dai prezzi al consumo: misura la stabilità dei prezzi nell’intera zona euro.
Diverse sono le cause che provocano l’inflazione a tal proposito si distinguono in :
1. Inflazione da costi: È generata dall’aumentare del costo del lavoro, dall’aumento dei prezzi delle materie prime e da squilibri settoriali E’ influenzata dai criteri di distribuzione del reddito tra profitti e salari. Così, se ad esempio, aumenta il costo del lavoro ma non aumenta la produttività dello stesso, si avrà o un aumento del prezzo dei beni con possibile inflazione, o una contrazione dei profitti
2. Inflazione da domanda: Per Keyness questo tipo d’inflazione sarebbe ravvisabile nell’ambito d’un economia di guerra, dove la domanda massiccia di materiale bellico, provoca un aumento dei prezzi, a fronte d’un offerta non in grado di soddisfare la domanda stessa, anche perché l’offerta non ha la possibilità di sfruttare al meglio le risorse lavorative, in gran parte distolte dalla guerra. Qui consumatori faranno a gara tra di loro per accaparrarsi i pochi beni in circolazione e causeranno così un aumento dei prezzi.
3. L’inflazione da profitti : Questa inflazione sarebbe legata ad un aumento dei salari, gli imprenditori aumenterebbero i prezzi dei beni più di quanto giustificato, in rapporto all’aumentato costo del lavoro, così, l’aumento del prezzo del bene sarebbe superiore all’aumentato costo del lavoro per produrlo; da qui il fenomeno inflativo.
4. L’inflazione da salari Questa inflazione è correlata alla curva di Phillips che in sintesi afferma che: a salari elevati vi sono pochi disoccupati ma con alta inflazione, e a salari bassi l’inverso. Secondo questo economista è sempre possibile espandere la domanda globale, l’occupazione ed il reddito, pagando il prezzo d’una modesta inflazione. Poiché è possibile controllare il tasso d’inflazione tramite una certa diminuzione della domanda, causando un lieve aumento della disoccupazione socialmente tollerabile.
5. Inflazioni da squilibri settoriali: che si verifica a causa della dinamica dei settori industriali avanzati rispetto a quelli tradizionali;
6. Inflazione da fisco: dovuto dall’aumento delle imposte.
7. Inflazione da eccesso di moneta: causata dalle banche che esagerano eccessivamente l’offerta di moneta.
L’inflazione può essere altresì:
Inflazione strisciante: caratterizzato dall'aumento lento e costante dei prezzi ( nella misura del 1% - 3% l'anno).
Inflazione galoppante: caratterizzato da aumenti dei prezzi molto elevati (nell'ordine del 10% - 20% l'anno).
L’inflazione è uno dei fenomeni economici con i quali gli Stati – e soprattutto la popolazione all’interno di essi – devono confrontarsi ogni anno. I tassi di inflazione variano di mese in mese in positivo o in negativo per una serie di fattori. Ciò comporta il verificarsi di vari effetti
• Sui lavoratori : poiché i singoli prezzi non aumentano in modo uniforme causano gravi conseguenze sulla ripartizione del reddito, unico modo per limitare questo disagio è indicizzare i salari ossia aumentandoli in base all’aumento del costo della vita.
• Sui risparmiatori e creditori che vedono perdere il valore dei loro risparmi e crediti a favore dei debitori. Sulle imprese i tassi di interesse crescono e si ottengono finanziamenti a costi più elevati.
• Sulle finanze pubbliche poiché i tassi di interesse crescono in misura più elevata dell’inflazione stessa e l’apparato fiscale non è in grado di ottenere subito entrate per coprire una spesa pubblica gonfiata dall’inflazione stessa
• Sul sistema nazionale perché non é in grado di competere con le proprie esportazioni con il resto del mondo.
La spiegazione più accreditata per l’inflazione è fornita dalla curva di Philips grafico che collega il tasso annuo di variazione dei salari monetari con il tasso di disoccupazione.
Diverse sono oggi le politiche adottate dagli Stati per sopperire a tale fenomeno in particolare: Si cerca di rialzare il tasso di sconto e restringimento delle operazioni di mercato aperto, contenere i consumi inasprendo le imposte, quindi riduzione di investimenti, frenare i costi di produzione ed maggior efficienza nella distribuzione delle risorse nei vari settori.
Purtroppo l’unico elemento attuale è che l’inflazione contemporanea è causata da una serie di fattori non facili da individuare, e al contrario del passato, non ha dato come contropartita aumento dell’occupazione e della produttività.