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Le dottrine economiche

La scienza economica ha come oggetto lo studio dei comportamenti dell’uomo che ha come obiettivo la formazione della ricchezza e, come disciplina autonoma, è nata in concomitanza con le scoperte geografiche e la formazione dei grandi imperi coloniali. I contributi più significativi alla scienza economica sono stati portati da alcune teorie economiche. Le più importanti sono: il mercantilismo, la fisiocrazia, la scuola classica, il marginalismo, il capitalismo, il collettivismo, la teoria keynesiana, l’economia mista.
• Il mercantilismo si è sviluppato tra la fine del XVI e la prima metà del XVIII secolo. Secondo questa teoria, la ricchezza dello stato e è costituita dalla moneta e dai metalli preziosi posseduti. Per questo motivo il mercantilismo può essere considerato la base delle politiche nazionaliste e protezioniste perché la ricchezza poteva essere acquisita solo col commercio estero.
• La fisiocrazia si è sviluppata in Francia nella seconda metà del XVIII secolo. IL massimo esponente è stato François Quesnay. Secondo tale teoria, solo l’agricoltura è in gradi di accrescere la ricchezza di una nazione. Sulla base di questa teoria, i fisiocrati auspicavano la politica commerciale del libero scambio e l’esportazione delle derrate alimentari.
• Per economia classica si intendono tutti quei concetti economici che, a partire dalla Rivoluzione industriale del XVIII secolo hanno costituito le basi del capitalismo nascente. I principali esponenti sono Adam Smith e David Ricardo, secondo i quali il valore di un bene deriva dalla quantità di lavoro necessaria per produrlo. Questa impostazione sarà ripresa più tardi da Karl Marx.
• Il Marginalismo si è sviluppato soprattutto nell’ultimo trentennio del XIX secolo. La teoria si base sul concetto che il valore di un bene è coincidente con la sua utilità; pertanto il rapporto di scambio di un bene è principalmente determinato dalle preferenze dei consumatori, anziché dal lavoro necessario per produrlo.

• Il capitalismo sostiene un sistema economico-sociale in cui i mezzi di produzione appartengono a privati e in cui vige separazione tra la classe dei capitalisti-proprietari e quella dei lavoratori. Il lavoro assume la forma generalizzata di lavoro salariato che si acquista e si vende come forza produttiva o forza-lavoro in base alle ore di lavoro o delle quantità prodotte. Con il capitalismo scompare il lavoro sotto forma indipendente o semi indipendente. Questa tendenza si espande fortemente quando alla teoria mercantilista si aggiunge l’uso delle macchine con risparmio della manodopera.

• La teoria keynesiana nasce dopo la Prima guerra mondiale per opera dell’economista inglese J.M. Keynes. Secondo questa teoria, i consumi, i risparmi, gli investimenti, il reddito e l’offerta monetaria da parte dello Stato sono in un rapporto di reciproca dipendenza. Per questo, lo Stato è tenuto ad assicurare la piena occupazione, ridistribuendo i redditi per aumentare il potere di acquisto dei consumatori.
• L’economia mista, adottata da molti paesi industrializzati come l’Italia, ha elementi in comune con il capitalismo e con il sistema collettivistico e trae anche spunti dalla teoria keynesiana. In essa convivono forme di proprietà privata e pubblica dei mezzi di produzione le quali, a volte, operano in regime di concorrenza oppure in regime di sostituzione se lo Stato ritiene utile mantenere l’esclusiva dell’erogazione di certi servizi o se le imprese private non hanno convenienza a garantire un servizio pubblici
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