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Classificazione dei costi nella contabilità gestionale

Costi nella contabilita’ gestionale

Nel campo della contabilità gestionale il termine costo assume un significato diverso rispetto a quello impiegato nella contabilità generale. Per quando riguarda il costo nella contabilità generale rappresenta l’insieme di processi, tecniche e strumenti con cui vengono raccolti, rappresentati e analizzati i dati relativi ai costi e ai ricavi dell’attività aziendale, al fine di elaborare le informazioni di supporto alle decisioni degli organi direzionali mentre; in contabilità gestionale il costo indica il valore attribuito ai fattori produttivi impiegati per l’ottenimento di un determinato oggetto di costo.
Quest’ultima definizione prevede due aspetti:
1. Il concetto di fattore produttivo impiegato viene rilevato sia in termini quantitativi e sia in valore. La determinazione di fattore produttivo impiegato determina la misurazione e l’utilizzo dello stesso in rapporto con l’oggetto di costo. Per effettuare questa misurazione bisogna riclassificare tutti i costi, applicando un criterio di destinazione e scegliere quindi strumenti o criteri più idonei a misurare l’impiego (costi driver generatori di costi);

2. L’oggetto di costo è l’entità di cui si vuole determinare il costo in termini di valore dei fattori produttivi impiegati e delle attività svolte per ottenerla. L’oggetto di costo può essere un singolo prodotto oppure complesso cioè formato da una serie di componenti. Potrebbe anche trattarsi di un processo o di singole fasi dello stesso.
Gli oggetti di costo vengono scelti dall’impresa in base alle necessità collegate alle scelte aziendali. L’impresa decide di rilevare il costo di ciò che ritiene necessario controllare in quanto ritiene che sia un fattore critico di successo. La scelta aziendale di rilevare o no alcuni dati di costo derivano da una valutazione approfondita del rapporto tra i costi della rilevazione e i benefici dell’utilità dell’informazione.
Rappresentano oggetti di costo della contabilità gestionale:
 I prodotti o linee di prodotti. In questo caso il costo può essere utilizzato per un confronto con il prezzo di vendita di mercato, per verificare se conviene alla produzione oppure, può rappresentare il punto di partenza per la determinazione del prezzo di vendita.
 Processi produttivi o singole fasi degli stessi. La verifica del costo del processo produttivo può essere finalizzata a scelte di make or buy (esternalizzazione), oppure di riprogettazione dello stesso.
 Aree strategiche d’affari. La misurazione dei costi è importante per poter decidere la conduzione strategica e valutarne la competitività. Le aree strategiche d’affari costituiscono un sottoinsieme dell’impresa coincidente con un business specifico. Si tratta di unità con autonomia operativa e con struttura economica propria, se scorporate dall’azienda consente loro di sopravvivere autonomamente.
 Canali distributivi, zone o aree geografiche, sistema clienti. Si tratta di oggetti di costo gestiti dall’imprese di media-grande dimensione, di norma all’interno delle misurazioni del sistema di marketing o del sistema qualità. In questo caso gli oggetti di costo sono complessi e richiedono l’elaborazione di dati attraverso strumenti informatici i data mining (processo di estrazione di dati da banche dati di grandi dimensioni).

A seconda della oggettività della misurazione e della loro riferibilità all’oggetto i costi si distinguono in:
 costi specifici sono i costi dei fattori produttivi e delle attività impiegati specificamente ed esclusivamente per ottenere un oggetto. Per esempio: materia prima rispetto al prodotto finito, la quota di ammortamento di un impianto rispetto a una linea di produzione.
 costi comuni di produzione riguardano i fattori e le attività impiegati per svolgere contemporaneamente più produzioni ( per esempio gli ammortamenti di impianti e macchinari, costi per energia, manodopera diretta ecc), per le quali non è possibile identificare la quantità di fattore consumato. I costi comuni sono attribuiti con un procedimento di ripartizione o allocazione.
 costi generali di struttura sono sostenuti per l’impresa nel suo complesso; possono riguardare l’attività produttiva, commerciale o amministrativa. (ES: costi degli organi sociali e le imposte di reddito).

A seconda della modalità di attribuzione all’oggetto i costi si distinguono in:
 costi diretti sono quei costi specifici che vengono riferiti a un dato oggetto in modo immediato, in base ai consumi dei fattori produttivi e delle attività specificamente assorbiti dall’oggetto.
 costi indiretti che, si imputano all’oggetto secondo procedimenti di ripartizione o allocazione. Sono costi indiretti i costi comuni di produzione e i costi generali di struttura.
A seconda della modalità di impiego nelle decisioni i costi si distinguono in:
• costi rilevanti o evitabili i costi rilevanti sono anche definiti evitabili in quanto non sono presenti, o lo sono in misura diversa, in alcune scelte rispetto ad altre; sono costi evitabili i costi variabili(materie prime) e i costi fissi specifici(ammortamento di un impianto impiegato in una determinata lavorazione).
• costi irrilevanti o inevitabili sono quei costi che non possono essere soppressi anche se vengono eliminati determinati prodotti (sono i costi fissi sostenuti per dotare l’impresa di una data capacità produttiva e distributiva). Un tipo particolare di costo inevitabile è costituito dai costi sommersi che appunto sono costi sostenuti in passato e non recuperabili.
• costi differenziali costituiscono l’incremento (costo suppletivo) o il decremento di costo che l’impresa subisce o ottiene in seguito alla decisione presa.
• costi di opportunita’ misurano la perdita in termini di mancato guadagno in ipotesi di impiego alternativo dei fattori produttivi.
• costi cessanti che non verranno più sostenuti in seguito alla decisione presa.
• costi emergenti che l’impresa dovrà sostenere in seguito alla decisione presa.
A seconda del loro impiego per il controllo di gestione i costi si distinguono in:
• costi consuntivi o effettivi si calcolano con riferimento a una produzione già effettuata; il confronto con i costi preventivi consente di misurare gli scostamenti e analizzarne le cause.
• costi preventivi si calcolano con riferimento ad una produzione futura, prima della sua attuazione, per rendere possibile il successivo controllo o per orientare le decisioni aziendali. Possono essere costi previsti o costi standard.
• costi controllabili che possono essere influenzati dalle decisioni, di breve periodo, per chi ne ha la responsabilità all’interno dell’organizzazione aziendale. (ex: manodopera diretta)
• costi non controllabili non possono essere influenzati dalle decisioni di un responsabile di unità organizzativa. (ex: costi fissi di struttura)
A seconda del comportamento in rapporto al variare della produzione i costi si distinguono in:
o costi variabili che al variare delle quantità prodotte, variano in misura proporzionale, più che proporzionale o meno che proporzionale. In caso di produzione zero il costo variabile non viene sostenuto. Il costo variabile per eccellenza è rappresentato dalla materia prima che varia proporzionalmente al variare del volume di produzione.
o costi fissi che non variano al variare del volume di produzione. Per esempio, rappresentano costi fissi gli ammortamenti delle immobilizzazioni, il cui importo non varia in rapporto al volume di produzione.
o costi misti definiti anche costi semifissi o semivariabili, composti da una parte fissa, che si sostiene anche in assenza della produzione, e da una parte variabile, che dipende dalle quantità prodotte. Un esempio di costo misto è il costo dell’energia, che si compone di una parte fissa, il canone, che prescinde dati livelli di consumo e dall’ammontare dei consumi, che rappresentano l’elemento variabile.
La variabilità dei costi poiché al crescere della produzione i costi fissi vengono spalmati su una maggiore quantità di prodotti, incrementando i volumi di produzione si realizzano le cosiddette economie di scala. Le economie di scala indica la relazione esistente tra aumento della scala di produzione (correlata alla dimensione di un impianto) e diminuzione del costo medio unitario di produzione. Alla base di economie di scala vi possono essere fattori tecnici, statistici, organizzativi o connessi al grado di controllo del mercato.

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