Conto corrente di corrispondenza

IL CONTO CORRENTE DI CORRISPONDENZA
Il conto corrente è un deposito irregolare, ossia il cliente deposita i suoi capitali e la banca gli deve restituire quanto richiede in un dato momento.
Il conto corrente si chiama di corrispondenza, perché le operazioni sono effettuate con lettere di addebito e accredito.
Per aprire il c/c bisogna fare richiesta in banca, che può chiedere o meno un versamento iniziale. I documenti necessari per aprirlo sono la carta d’identità e il codice fiscale.
Il blocchetto assegni viene consegnato dopo alcuni giorni, in quanto la banca prima si informa sulle qualità morali del cliente, quindi verifica se ha emesso assegni a vuoto, per cui si è perseguibili penalmente.
All’apertura del c/c, il cliente deve mettere su un foglio la propria firma. Questa poi verrà scannerizzata e servirà per controllare l’autenticità delle varie firme.

Mentre il deposito a risparmio prevede solo prelievi e versamenti, sul c/c si possono effettuare tutte le operazioni bancarie che in questo caso hanno valuta diversa dalla data dell’operazione. Le valute sono diverse per le operazioni in dare e avere. Le valute non devono essere necessariamente uguali in tutte le banche, ma spesso sono simili.
La data è quella indicata prima dell’operazione, mentre la valuta è la data in cui l’operazione inizia a produrre interessi. Per il conto corrente devo creare due prospetti:
 estratto conto, in cui le date sono in ordine cronologico;
 Scalare interessi, in cui le operazioni si ordinano secondo la valuta in ordine cronologico.
Il saldo dei due prospetti è diverso perché l’ordine delle operazioni è diverso. Gli interessi si calcolano di valuta in valuta.
Prima la banca liquidava gli interessi ogni tre mesi se li doveva ricevere e ogni sei mesi se li doveva dare.
Oggi invece il c/c ha una durata trimestrale. Il 30 marzo, giugno, settembre e dicembre vengono liquidati gli interessi.
Ricevute bancarie: attestano un credito del correntista che le possiede.
Valuta antergata: cade nel trimestre precedente, quindi i giorni devono essere scritti con segno negativo, così come i numeri, che prendono il nome di numeri di sconto.
Valuta postergata: cade nel trimestre successivo, quindi non la si prende in considerazione nello scalare interessi. Nel trimestre successivo questa operazione non c’è nell’estratto conto, ma va inserita nello scalare interessi.
Saldo contabile: saldo che risulta nell’estratto conto.
Saldo liquido: saldo che risulta nello scalare interessi.
Saldo disponibile: saldo delle operazioni effettivamente giunte a compimento, ovvero quelle registrate dalla banca.
Variazioni interessi: le variazioni sono unilaterali, ovvero le può stabilire solo la banca. Quando c’è una variazione nel mezzo del trimestre, i giorni dell’operazione precedente alla variazione, li si calcola fino al giorno prima della variazione. In seguito si fa la ripresa saldo che ha come valuta il giorno prima della variazione dei tassi. Infine si procede normalmente con le operazioni successive.
c.m.s.: commissioni massimo scoperto. Non esiste più.
Variazioni di tassi: con le variazioni dei tassi si modifica la quantità di moneta in circolazione. La Banca d’Italia suggerisce le operazioni da fare.
Ritenuta su interessi di titoli: 12,50%.

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