Walt Disney: tra palco e realtà
Esame di Stato 2013
di
Federico Parenza 5G
"Curiosità, fiducia, coraggio e costanza: le quattro doti che fanno avverare i sogni"
(Walt Elias Disney)
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Indice
Introduzione Pag 4
L’Isola che non c’è di Giovanni Pascoli Pag 5
Libertà e tolleranza nel Paese dei Balocchi Pag 8
Paperopoli: Paradiso Fiscale Pag 11
Scrooge or Scrooge? Pag 14
Conclusione Pag 15
Bibliografia Pag 16
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Introduzione
Parlando di Walt Disney, si pensa immediatamente all’infanzia e al mondo ormai perduto dei giochi e della fantasia.
Per questo motivo, le creazioni di Disney vengono spesso considerate infantili e bambinesche. Non è così!
Il “re di cartoonia” ha creato appositamente questo duplice effetto: velati da un aspetto infantile, si nascondono profondi messaggi che permettono agli uomini di continuare a crescere secondo giusti principi ed insegnare ai nuovi bambini a vivere in un mondo migliore.
Secondo Serena Todisco nel suo libro “L’ideologia di Walt Disney”, i film d’animazione del “re dei sogni” permettono agli “adulti un’immersione-regressione nel mondo infantile in cui la realtà si presenta più rassicurante e controllabile rispetto al vissuto quotidiano”.
In questa mia trattazione, intendo “spezzare una lancia” a favore del grande inventore dei cartoni e dimostrare che nelle sue opere si nasconde un messaggio più profondo e per verificare che Disney intendeva creare un mondo nuovo, perfetto e magico, come Dickens o Pascoli.
Nel suo mondo non ci sarebbero state regole né mezzi d’oppressione alle libertà personali e non ci sarebbero stati tributi da pagare allo Stato.
Questa società perfetta, chiaramente utopica, è frutto della fantasia di un grande inventore le cui creazioni però vengono considerate banali e solamente per un pubblico minore.
Grazie alle sue creazioni gli uomini possono tornare a scherzare e a giocare, imparando comunque un’importante lezione per la vita.
Dopo aver visto le sue creazioni, si ritorna al “reale con una malinconia per il mondo perduto”.
Il titolo della trattazione, “Tra Palco e Realtà”, deriva da una canzone di Luciano Ligabue e penso che sia adatto per ciò che andrò a sostenere.
Disney è esattamente a metà tra il “Palco”, rappresentato dalle sue opere, e la “Realtà”; per tanto anche i suoi film potranno essere visti in questo duplice punto di vista: quello del palco e della fantasia; e quello della realtà e della materialità della storia.
Intendo creare, come viene definito da James Joice, una sorta di “flusso di coscienza” ovvero effettuare dei paragoni tra le opere disneyane e la realtà cercando di distruggere i soliti luoghi comuni su Disney detti in precedenza.
Può sembrare senza un filo conduttore ma questo effetto è frutto di pensieri tra loro discordi ma riconducibili tutti alle considerazione della gente sul grande inventore dei cartoni.
“Ho paura a guardare le sue opere. Paura di quella loro perfezione assoluta” si sosteneva al tempo.
L’obiettivo di Walt Disney era quello di cambiare la concezione dei cartoni nella società: dovevano essere il motivo principale per cui la gente andava al cinema.
Con la mia trattazione, chiaramente non pretendo di poter spiegare il successo del grande Walt Disney, ma di dimostrare la sua serietà e accuratezza nei dettagli.
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L’isola che non c’è di Giovanni Pascoli
Disney ha fatto sognare intere generazioni di bambini facendo parlare il “fanciullino” che era in lui.
Un altro grande autore italiano ha saputo togliersi la maschera da adulto e liberare la sua anima infantile e puerile: Giovanni Pascoli.
Per capire questa affermazione, basta pensare al titolo del saggio sul quale il poeta fonda la sua ideologia e il suo modo di agire: “Il fanciullino”.
Tale opera, scritta nel 1897 e pubblicata su una rivista fiorentina, guiderà l’intera produzione poetica di Pascoli.
Idea centrale dell’opera è che in ognuno di noi è presente un “fanciullino” che rappresenta la parte più intima, infantile ed istintuale della nostra anima.
Grazie a questa presenza, l’uomo può vedere il mondo con occhi diversi, vedere la bellezza delle “piccole cose” e fare poesie trasformando questi piccoli particolari in qualcosa di sensazionale, stupendosi per ogni elemento naturale che osserva.
Solo il poeta è in grado di far rivivere il proprio fanciullino, mentre gli adulti cercano di sopprimerlo e soffocarlo.
Questa rappresentazione di una parte interna agli uomini che rimane bambina è, ovviamente, presente anche in Walt Disney, l’”eterno fanciullino”.
Un esempio eclatante di questa affermazione è Peter Pan.
“Dimenticali Wendy, dimenticali tutti.... vieni con me dove non dovrai mai, mai pensare alle cose dei grandi!!”.
Questa è l’esatta rappresentazione del fanciullino Peter: scappare via, lontano, in un posto sconosciuto e inesplorato piuttosto che prendersi le proprie responsabilità e crescere.
Molto meglio continuare a giocare e divertirsi per sempre.
Il titolo originale dell’opera di James Matthew Barrie è molto significativo: “Peter Pan, or the Boy who wouldn’t grow up” ovvero “il bambino che non voleva crescere”.
“Peter è molto vecchio, ma in realtà ha sempre la stessa età e quindi l'età non ha la minima importanza per lui.[...] La ragione è che era sfuggito alla condizione di essere umano”.
Il Fanciullino, sia quello visto da Barrie che quello visto da Pascoli, non vuole crescere, non vuole avere responsabilità; vuole solamente divertirsi e stupirsi per ogni piccolo particolare del mondo.
Secondo Pascoli, però, il fanciullino non è presente in tutti gli uomini.
Purtroppo è solamente presso coloro che lo sanno ascoltare e mettono in pratica i suoi insegnamenti; questa sua presenza permette agli uomini di considerarsi fratelli, poiché tutti i fanciullini sono fratelli tra di loro, e irradia un senso di felicità estrema.
Coloro che invece soffocano le iniziative del bambino interiore, si rendono infelici e si isolano dal resto della società.
“Senza di lui, non solo non vedremmo tante cose a cui non badiamo di solito, ma non potremmo nemmeno pensarle e ridirle ” sostiene il poeta italiano.
Secondo Pascoli, il fanciullino preferisce dialogare e mostrarsi all’uomo adulto, come Disney, poiché è l’essere umano più diverso da lui.
I giovani parlano con difficoltà con il proprio fanciullino perché si vergognano di un passato ancora troppo recente per loro.
Ma perché è così importante che il Fanciullino ci parli come ha fatto con Pascoli, Barrie e Disney?
Semplice: per vivere meglio e per far poesia.
I film di Walt Disney, ed in particolare Peter Pan, sono considerati magici perché dialogano non con lo spettatore in sala ma bensì con il suo intimo e inconscio, la sua parte più istintuale e profonda: il fanciullino appunto.
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Peter Pan ha potuto riscuotere un successo strepitoso grazie all’identificazione del pubblico nel personaggio principale.
Quanti vorrebbero tornare indietro e poter vivere spensieratamente tutta la vita?
Purtroppo, Peter è l’unico a poter sfuggire a questa legge naturale.
Il pubblico, una volta finito il film, ritorna alla realtà e alla sua vera età anagrafica.
Pascoli propone una soluzione per poter continuare a vivere l’emozione che opere come quelle di Disney suscitano: ascoltare i messaggi provenienti dal proprio fanciullino.
I segni della sua presenza sono semplici e umili: “ha paura del buio perché al buio vede o crede di vedere; quello che alla luce sogna o sembra di sognare”; “piange e ride senza un perché”; “è quello che ci fa sciogliere in lacrime, e ci salva” e soprattutto “parla alle bestie” (proprio come Walt Disney e Peter Pan).
I fanciulli comunicano tra loro, per tanto il fanciullo è in grado di “consolare la bambina che è nella donna”.
È colui che da il nome alle cose, è l’Adamo che con stupore e curiosità guarda il mondo; rimpicciolisce gli elementi per poterli vedere e li ingrandisce per poterli ammirare.
Per ognuno di questi particolari, il fanciullino riesce a creare vere e proprie poesie.
“Poesia è trovare nelle cose [...] il loro sorriso e la loro lacrima, e ciò si fa da due occhi infantili che guardano semplicemente e serenamente di tra l’oscuro tumulto della nostra anima”.
Questa è la concezione di poesia secondo Pascoli: una manifestazione del Fanciullino interno.
“Per la poesia la giovinezza non basta: la fanciullezza ci vuole!”.
Analizzando l’opera di Pascoli, si notano somiglianze tra il comportamento del Fanciullino e quello di Peter Pan.
Entrambi sono istintivi e guidano altre persone (per il primo il poeta e per il secondo Wendy) a seguirli perché, con loro, il mondo è più magico e si può vedere con occhi nuovi e meravigliosi.
Anche Barrie, come Pascoli, è contrario alla legge naturale della crescita, vedendo nella gioventù il periodo più florido e ricco della vita umana.
“I bambini non dovrebbero mai dormire. Si svegliano più vecchi di un giorno e senza che uno se ne accorga sono cresciuti” sostiene lo scrittore.
Peter Pan è l’esempio del tentativo di Walt Disney di far regredire gli adulti alla condizione infantile, comunicando messaggi al loro bambino interiore.
Disney crea un personaggio fiabesco molto particolare: non è indirizzato ai bambini.
Non è nemmeno indirizzato agli adulti, è realizzato per il loro fanciullino.
Peter Pan è il fanciullino di Walt Disney che viene rappresentato sulla pellicola.
Secondo Pascoli, essendo questa una comunicazione tra due fanciulli, potrebbe essere considerata poesia.
I film di Disney sono poesia.
Nelle numerose trasposizioni cinematografiche dell’opera di Barrie, ricorre una frase: “Tutti i bambini crescono... Tranne uno”.
Sarebbe meglio dire “Tranne Tre”: Barrie, Disney e Pascoli.
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Libertà e tolleranza nel Paese dei Balocchi
Essendo film creati da un “fanciullino”, il mondo immaginario che si viene a formare è pieno di caratteristiche che, ad un primo sguardo, possono sembrare tipicamente infantili.
Ad esempio, nel paese fantastico creato da Disney, i personaggi di tutte le sue creazioni vivono in piena libertà e anarchia.
Italiano
Il Fanciullino di Pascoli paragonato a Peter Pan
Diritto
Le teorie sulla società di Karl Popper paragonate alla società del Paese dei Balocchi
Scienza delle Finanze
L'evasione e l'IRPEF paragonate a Paperon De Paperoni
Inglese
Christmas Carol e Ebenezer Scrooge paragonato a Paperon De Paperoni