La pubblicità
1
Tecnica turistica
Con il termine pubblicità si intende quella forma di comunicazione, diffusa su iniziativa di operatori economici (attraverso mezzi come la televisione, la radio, i giornali, le affissioni, la posta, internet), che intende influenzare in maniera sistematica i comportamenti e le scelte degli individui riguardo al consumo di beni e all’utilizzo di servizi.
Fra tutte le possibili classificazioni della pubblicità forse quella più semplice e basilare è la classificazione in relazione al fine ultimo profit/non profit:
- Pubblicità commerciale: è quella volta a reclamizzare un prodotto di mercato ed è la forma di pubblicità più diffusa;
- Pubblicità sociale: è quella volta a promuovere finalità socialmente rilevanti;
- Advocacy advertising: è quella volta a promuovere un consenso relativo a tematiche su cui esiste una divergenza di opinioni;
- Pubblicità pubblica: è quella impiegata dallo Stato o dalla Pubblica Amministrazione volta a comunicare informazioni relative ai diritti e ai doveri dei cittadini;
- Propaganda politica: è quella volta a reclamizzare un partito o un’idea politica.
La pubblicità ha radici antiche, almeno sotto forma di propaganda. A Pompei si possono leggere ancora oggi delle scritte, sui muri delle case romane distrutte dal vulcano nel 79 d.C., che invitano i passanti a votare per un certo candidato alle elezioni.
Il primo annuncio pubblicitario successivo all’invenzione della stampa risale al 1630 e apparve su un giornale dell’epoca: si trattava di una semplice inserzione che richiamava il nome del prodotto.
Con la rivoluzione industriale, l’aumento della produzione di merci si è imposto poi il modello pubblicitario che noi conosciamo: il prodotto di una scienza che usa tecniche raffinate e si avvale dell’apporto di psicologi, artisti, disegnatori e registi famosi.
È un fenomeno che coinvolge masse enormi di persone ed è un’industria che investe ingenti capitali, impiega intelligenze sopraffine e dà lavoro a milioni di persone sia in base alle proprie caratteristiche fisiche. È uno strumento del marketing e tramite esso si può aumentare l’affinità con il cliente così da “fidelizzare” il cliente.
Il marketing è un processo aziendale che permette di ottenere profitti mediante la soddisfazione dei bisogni dei consumatori.
L’impresa nel perseguire risultati economici finanziari, competitivi, di sviluppo e sociali entra in contatto con vari soggetti tra i quali i clienti che, anche tramite la pubblicità, conoscono il prodotto da scegliere per l’acquisto.
Come ogni atto di comunicazione, la forza e il valore della pubblicità dipendono dal suo destinatario. Deve essere rivolta a lui, pensata per lui, interessante per lui.
Dedicando molta attenzione alle tre cose fondamentali che i consumatori si aspettano dalla nostra pubblicità: informazione, divertimento e fiducia.
L’informazione può essere di molti tipi. Può essere l’essenziale, cioè far conoscere le caratteristiche del prodotto. O andare oltre, per dimostrare come funziona, che cosa farà in favore del consumatore o in che cosa è diverso da altri prodotti simili.
Si considera utile anche un’informazione meno diretta, ma che può essere ugualmente decisiva, come il riferimento al tipo di persone che usano questa marca, o all’impresa che la produce, o a quegli altri valori che da una ricerca risultino i più importanti per il consumatore in quel prodotto.
Più si conosce il consumatore e si capiscono le sue esigenze, più vicina a lui sarà l’informazione.
La qualità del messaggio che sia divertente, stimolante, interessante è un altro fattore. Può attirare il pubblico e far sì che gradisca il messaggio, cosa del tutto desiderabile.
La ricerca dimostra che se un annuncio è gradito vende di più.
Oggi la pubblicità è accettata dalla maggior parte di noi perché ormai si è integrata perfettamente nella nostra vita e fa parte della nostra esperienza quotidiana.
Forse più che una critica frontale come quella che superò al suo inizio, oggi incontra opposizione soprattutto da parte di coloro che se ne sentono saturati.
Il maggior difetto della pubblicità è che ce n’è troppa. Non so se è un problema che si risolverà, o no, nel tempo.
Ovviamente la pubblicità non è perfetta. Né peggio di tante altre cose. È reale come la vita stessa.
Nasce a immagine e somiglianza dell’uomo e delle sue abitudini sociali. Come specchio fedele della nostra società, è logico che non le manchino i difetti.
2
Il 15 giugno 1931, in un discorso all’Advertising Federation of America, Franklin D. Roosevelt disse:
«Se ricominciassi la mia vita, credo che preferirei lavorare in pubblicità che in qualsiasi altra professione. Perché la pubblicità è arrivata a coprire l’intera gamma delle esigenze umane; e unisce autentica fantasia allo studio profondo della psicologia umana.
Poiché porta a un gran numero di persone la conoscenza di cose utili, la pubblicità è essenzialmente una forma di educazione... Il generale miglioramento delle condizioni di vita nelle civiltà moderne sarebbe stato impossibile senza quella conoscenza di livelli più elevati che è diffusa dalla pubblicità».
Durante la seconda guerra mondiale la propaganda ebbe come medium principale la radio.
Nella memoria di molti italiani i ricordi del tempo di guerra sono legati a un segnale acustico, quattro colpi di percussione un po’ sordi: era il “signature tune” di “Radio Londra”.
Pochi ascoltatori sapevano che quei quattro toni significavano nell’alfabeto Morse (punto, punto, punto, linea) V come “Victory” e che quella sigla era stata scelta dal capo-servizio per il Belgio della BBC, come apertura di tutti i programmi radiofonici inglesi per i paesi dell’Europa invasa dai nazisti e per quelli nemici.
Storia
3
Radio Londra era l’insieme dei programmi radiofonici trasmessi, a partire dal 27 settembre 1938, dalla radio inglese BBC e indirizzati alle popolazioni europee continentali.
In Italia, Radio Bari trasmetteva un apprezzato programma in arabo verso il Medio Oriente e il Nord Africa, dove a quel tempo l’influenza britannica e francese era predominante, la classe medio alta diventò ben presto un pubblico attento e interessato.
Le trasmissioni in lingua italiana della BBC iniziarono con la crisi di Monaco.
Con lo scoppio delle ostilità, nel 1939, Radio Londra aumentò le trasmissioni in italiano fino ad arrivare a 4,15 ore nel 1943.
La fortuna delle trasmissioni di Radio Londra derivò dal fatto che il Ministro della Guerra britannico, anziché gestire in proprio le trasmissioni di propaganda, le aveva affidate ad un ente autonomo, la BBC, già allora fiera per il proprio stile giornalistico indipendente, secondo il quale le notizie venivano separate dai commenti.
La redazione di Radio Londra diventò famosa per la sua tempestività nel trasmettere informazioni nel mondo, con il suo tipico stile inglese, diretto e pragmatico.
Nel servizio italiano si impone la carismatica figura del colonnello Harold Stevens – il famoso “colonnello Buonasera” – ufficiale militare britannico vissuto a Roma, che, grazie ai suoi commenti pacati e ragionevoli, ben diversi da quelli fascisti, trasmetteva un senso di serenità e speranza nel futuro.
4