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La teoria della decrescita felice

La decrescita è una corrente di pensiero politico, economico e sociale favorevole alla riduzione controllata, selettiva e volontaria della produzione e dei consumi, con l'obiettivo di stabilire relazioni di equilibrio ecologico nonché di equità fra gli esseri umani.

Come ha affermato Serge Latouche, uno dei principali fautori della decrescita, essa è anzitutto uno slogan per indicare la necessità e l'urgenza di un'inversione di tendenza rispetto al modello dominante della crescita basato sulla produzione esorbitante di merci e sul loro rapido consumo.

Secondo la tesi «decrescitista» quella che stiamo attraversando non è, di fatto, una «crisi», perché con questo termine è corretto definire qualcosa di momentaneo; se, al contrario, una condizione di estrema difficoltà si protrae nel tempo e non accenna a invertire la sua tendenza, non siamo più di fronte a una «crisi», ma a un declino.

Ed è, nella fattispecie, il declino del capitalismo, il modello economico-sociale che ha dominato la storia moderna. Occorre allora prendere atto che il sistema capitalistico – così come sinora lo abbiamo conosciuto e, da parte di molti, altamente apprezzato – è in uno stato morente, per cui diventa necessario al più presto «invertire la rotta».

Latouche, economista e filosofo francese sostenitore della teoria della decrescita.

Questo, però, non significa «invertire il ciclo economico», ma cambiare radicalmente i parametri della convivenza civile. Una vera e propria rivoluzione, ancorché incruenta.

I «decrescitisti» – il cui rappresentante più noto e seguito è lo studioso francese Serge Latouche (1940) – criticano duramente le politiche di austerità sin qui promosse dall’Unione europea, responsabili di impoverire ulteriormente ampie masse di popolazione e, nello stesso tempo, di non riuscire ad agganciare la ripresa economica.

Scrive a questo riguardo Latouche: «in nome del “risanamento” dei deficit di bilancio vengono smantellati sistematicamente i servizi pubblici e si privatizza a tutto gas quello che ancora non è stato privatizzato».

E si determina persino una masochistica «rincorsa» a chi riesce ad applicare più draconicamente le misure di austerity: «Il paese A annuncia una riduzione dei salari del 20%, subito il paese B annuncia che farà meglio, riducendoli del 30, mentre il paese C, per non essere da meno, si affretta ad aggiungere misure ancora più rigorose: il tutto per compiacere le agenzie di rating e i mercati finanziari internazionali con cui i paesi A, B, C hanno contratto prestiti».

Ma la crescita, la tanto auspicata crescita, non arriva.

Peraltro, i «decrescitisti» non risparmiano severe critiche ai neokeynesiani, poiché ritengono che anche questi studiosi, nel tentativo di suggerire adeguate misure di politica economica per far uscire il sistema dalla spirale recessiva, si mantengano nell’alveo della logica capitalistica, centrata sul «dogma» di una società in crescita.

Secondo questa visione, infatti, il progresso dell’umanità si coniuga con la crescita economica, con l’aumento continuo della produzione di merci, con l’accumulazione del capitale, con una tecnologia in grado di «sfornare» sempre nuovi beni e di «stimolare» sempre ulteriori bisogni.

Ma, come sottolineava ironicamente lo studioso Kenneth Boulding (uno dei padri fondatori dell’economia ecologica) già molti anni or sono: «chi crede che una crescita esponenziale possa continuare all’infinito in un mondo finito è un folle, oppure un economista».

I neokeynesiani, dunque, non fanno differenza rispetto ai neoliberisti, in merito a quella che Latouche chiama la «religione della crescita»: su entrambi i fronti il principio della crescita non viene messo in discussione, e le diverse «ricette» sottendono modi alternativi di intervento, ma all’interno di una stessa concezione di fondo.

Di contro, i «decrescitisti» ritengono che si debba rinnegare la «religione della crescita» per poter salvare davvero l’umanità da un crollo che prima o poi finirà per travolgerla. È necessario, quindi, passare da una «società della crescita» a una «società della decrescita».

Ma questa «decrescita», avverte Latouche, non va confusa con la «crescita negativa» che, nel lessico economico tradizionale, sta a indicare una fase di recessione o depressione del sistema, segnalata da una riduzione del Prodotto interno lordo, ma «il progetto di una società della decrescita è radicalmente diverso dalla crescita negativa. La decrescita presuppone una uscita dalla società dei consumi».

I contenuti e i fini del progetto della decrescita

«Come un ciclista, il sistema si mantiene in equilibrio soltanto pedalando continuamente.

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Sintesi

Introduzione decrescita felice tesina

La seguente tesina di maturità è una tesina monografica e descrive la teoria della decrescita che è una corrente di pensiero politico, economico e sociale favorevole alla riduzione controllata, selettiva e volontaria della produzione e dei consumi, con l'obiettivo di stabilire relazioni di equilibrio ecologico nonché di equità fra gli esseri umani.

Tesina monografica di Economia politica sulla decrescita

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