Il fanciullino e la crescita
Non sempre si riesce a comprendere come si possa restare bambini, senza cambiare mai, in un mondo in continuo mutamento.
Tuttavia esistono dei Pueri Aeterni, affetti dalla Sindrome di Peter Pan, il fanciullo che non voleva crescere.
Coltivare in noi una parte innocente e capace di meravigliarsi è sicuramente qualcosa di positivo, perché, come insegna Pascoli, l’ispirazione artistica nasce proprio dal “fanciullino” nascosto nell’animo, che piange silenzioso nell’attesa di poter riscoprire il mondo, e fuoriesce maggiormente negli artisti e durante l’età anziana.
Tuttavia quando parliamo di Sindrome di Peter Pan intendiamo qualcosa di diverso: è la tendenza a fuggire le proprie responsabilità, non è coltivare uno sguardo innocente sul mondo.
L’educazione e lo sviluppo dell’infanzia
Da sempre le varie civiltà hanno elaborato metodi educativi tali da permettere al fanciullo di crescere e diventare un uomo responsabile per sé e per gli altri, anche se diverso è stato il rispetto per le peculiarità dell’infanzia che si è coltivato nelle varie epoche storiche.
Quintiliano, vissuto nel I secolo dopo Cristo, ad esempio, sosteneva che per ottenere un adulto capace di provvedere a sé, alla propria famiglia e alla civitas tutta, e soprattutto che fosse un buon oratore, l’educazione doveva essere curata fin dalla prima infanzia, periodo cruciale per lo sviluppo della personalità.
La consapevolezza del ruolo fondamentale dell’infanzia è presente anche in Freud che comprese come in questa fase vengono gettate le basi per lo sviluppo della personalità e in particolare della sessualità degli adulti.
Freud morì nel 1939 poche settimane dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, accudito dalla figlia Anna, la quale continuò i suoi studi, analizzando però direttamente il comportamento dei bambini, istituendo in quegli anni degli asili di guerra.
Bisogna considerare che comunque la crescita degli individui è condizionata sia da fattori sociali sia da fattori fisici, in particolare dall’ormone della crescita prodotto dall’ipofisi.
La giovinezza eterna nella letteratura
Infine, in ambito letterario analogamente a Peter Pan in età vittoriana Oscar Wilde narrò la storia di un altro personaggio che brama l’eterna giovinezza, Dorian Gray, protagonista del “Ritratto di Dorian Gray”.
Il fanciullino di Pascoli
Il poeta Pascoli dice che esiste dentro di noi un fanciullino che nell’infanzia si confonde con noi, ma, anche con il sopraggiungere della maturità, non cresce e continua a far sentire la sua voce ingenua e primigenia, suggerendoci quelle emozioni e sensazioni che solo un fanciullo può avere.
Spesso, però, questa parte che non è cresciuta non viene più ascoltata dall’adulto. Il poeta invece è colui che è capace di ascoltare e dare voce al fanciullino che è in lui e di provare di fronte alla natura le stesse sensazioni di stupore e di meraviglia proprie del bambino o dello stato primigenio dell’umanità.
Il fanciullino prova sensazioni che sfuggono alla ragione, ci spinge alle lacrime o al riso in momenti tragici o felici, ci salva con la sua ingenuità, è sogno, visione, astrazione. È come Adamo che dà per la prima volta il nome alle cose e scopre tra esse relazioni e somiglianze ingegnose, che nulla hanno a che vedere con la logica della razionalità. Il nuovo si scopre, non si inventa, la poesia è nelle cose, anche nelle più piccole.