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La parola: una straordinaria arma di persuasione

Michael Pernaci

Anno scolastico: 2012/2013

Introduzione

Persuasione, un’arte, per così dire, affascinante che ha accompagnato e accompagna tutt’oggi l’uomo. Se la si utilizza con i giusti mezzi, soprattutto con la giusta bravura, si è in grado di ottenere qualsiasi cosa, positiva o negativa che sia.

Perché? Quello che da sempre ha colpito l’uomo sono state la bellezza e l’eleganza dell’arte, e il miglior modo per renderla un mezzo di coinvolgimento potente è quello di ricorrere all’uso della parola, efficace ma questa non deve essere costituita da un linguaggio comune: essa deve essere ricca di quanti più possibili aforismi e termini ricercati.

Così facendo, infatti, la parola riesce ad essere un efficace mezzo di persuasione, ed è proprio sentendo quel particolare linguaggio che attrae fortemente l’uomo. Ed è proprio il binomio parola-persuasione che è riuscito nella storia ad emergere e a progredire grazie ad una serie di personaggi – il filosofo Empedocle di Agrigento fu il primo a dare lezioni di eloquenza – dando vita ad una vera e propria disciplina: la retorica, cioè l’arte di parlar bene con lo scopo di persuadere, a prescindere da tutto il resto, anche talvolta dai contenuti.

Poco importa se gli oratori lo abbiano fatto per scopi encomiabili o deplorevoli; piuttosto quello che colpisce l’uditorio è la loro bravura intellettuale di connettere tra loro diverse proposizioni ed elementi con un linguaggio affascinante e ricercato. In questo modo riescono ad ottenere un elevato consenso attraverso la cosiddetta performance oratoria che può sembrare un semplice discorso ma in realtà è il frutto di uno studio particolarmente attento nella ricerca delle parole, nell’intonazione della voce, nei gesti e nello sguardo, anch’essi ritenuti molto efficaci.

Michael Pernaci

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Italiano

Gabriele D’Annunzio e l’oratoria politica

Gabriele D’Annunzio è stato uno scrittore, poeta, drammaturgo, aviatore, uomo militare e politico, simbolo del Decadentismo italiano ed anche un eroe di guerra. Occupò una posizione importante nella letteratura italiana da essere soprannominato il “Vate”; come esponente politico lasciò un segno tangibile nella sua epoca e negli eventi che gli si sarebbero succeduti.

Fin dalla tenera età egli amò essere al centro dell’attenzione con un atteggiamento competitivo nei confronti della realtà tanto da fingere la sua morte con una finta caduta da cavallo, notizia che puntò l’attenzione su di lui e sulla sua famiglia – cosa che egli di fatto voleva – smentendo successivamente la falsa notizia.

Nel frattempo, col passare degli anni la sua notorietà era in completa ascesa.

Negli anni immediatamente precedenti il Primo conflitto mondiale, nella mentalità collettiva e negli ambienti culturali di tutta l’Europa si affermò un diffuso atteggiamento di esaltazione, accompagnato da contenuti politico-ideologici. D’Annunzio intuì lo smisurato potere che si può trarre dai mezzi di comunicazione di massa e compartecipò a questo fenomeno fino a divenirne uno dei maggiori propugnatori scommettendo sulla sua formazione avvenuta a Roma, dove il particolare ambiente culturale e mondano favorirono lo svilupparsi del suo stile raffinato e comunicativo.

Il piacere fisico e gestuale della parola ricercata, della sonorità fine a sé stessa, della materialità del suono proposta come aspetto della sensualità, aveva già caratterizzato la poetica delle Laudi; ma con le opere teatrali egli aveva maturato uno stile il cui scopo era conquistare fisicamente il pubblico in un rapporto sempre più diretto e meno letterario. Le concezioni estetiche dannunziane interpretano la letteratura come strumento privilegiato di conoscenza; naturalmente, non si tratta di una conoscenza razionale, ma piuttosto di intuizione o di illuminazione. Non sorprende allora che la sua attività di scrittore sia caratterizzata da un’instancabile ricerca linguistica.

Facendo leva sul mito di Roma e su una vasta mitologia nazionale post-risorgimentale, creò un modulo retorico dall’aspetto al contempo combattivo ed elitario: l’abbandono della prosa letteraria e l’immersione nel rito collettivo della guerra si presentò come un tentativo di conquistare la folla, da un lato per dominarla dall’altro per annullarsi in essa, nell’ideale comunione totale tra capo e popolo. E in queste orazioni il popolo prendeva le forme impressionistiche dell’«umanità agglomerata e palpitante», mentre il capo era un re-filosofo, ora riproposto come profeta della patria.

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Con le orazioni egli cercava di mettersi in risalto, distinguendosi e coniando nuovi termini e modi di dire che colpivano l’uditore passati alla storia come “motti dannunziani”: (ricorda di osare sempre)

Memento Audēre Semper

Forse il motto più famoso, nasce utilizzando le medesime iniziali della sigla MAS (motoscafo armato SVAN) con cui D’Annunzio fu protagonista in una leggendaria impresa bellica chiamata “beffa di Buccari”.

Ardisco Non Ordisco

Fu lanciato all’indomani del discorso all’Augusteo di Roma nel maggio del 1919. Fu indirizzato al presidente americano Wilson che negava la città di Fiume all’Italia.

La retorica bellica di D’Annunzio trovò un largo consenso nella popolazione, affascinata dal suo carisma e dall’aura di misticità che lo circondava. Egli elaborò in questo modo un immaginario per la propaganda interventista, la quale sarà la premessa e il prototipo della propaganda fascista nel primo dopoguerra.

Famosi sono i suoi discorsi politici tenuti davanti a migliaia di persone, discorsi pronunciati con stili ampollosi e ricercati, pieni di parole eleganti, spesso sconosciute dal popolo, ma pronunciate solennemente a tal punto da accaparrarsi l’attenzione e tutto il favore da parte di questo.

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Sintesi

Sintesi parola come mezzo di persuasione tesina

Nella seguente tesina di maturità viene analizzata la parola, la quale è da sempre considerata come un potente mezzo di persuasione.

Persuasione, un’arte, per così dire, affascinante che ha accompagnato e accompagna tutt’oggi l’uomo. Se la si utilizza con i giusti mezzi, soprattutto con la giusta bravura, si è in grado di ottenere qualsiasi cosa, positiva o negativa che sia.

Perché? Quello che da sempre ha colpito l’uomo sono state la bellezza e l’eleganza dell’arte, e il miglior modo per renderla un mezzo di coinvolgimento potente ed efficace è quello di ricorrere all’uso della parola, ma questa non deve essere costituita da un linguaggio comune: essa deve essere ricca di quanti più possibili aforismi e termini ricercati.

Così facendo, infatti, la parola riesce ad essere un efficace mezzo di persuasione, ed è proprio sentendo quel particolare linguaggio che attrae fortemente l’uomo. Ed è proprio il binomio parola-persuasione che è riuscito nella storia ad emergere e a progredire grazie ad una serie di personaggi – il filosofo Empedocle di Agrigento fu il primo a dare lezioni di eloquenza – dando vita ad una vera e propria disciplina: la retorica, ossia l’arte di parlar bene con lo scopo di persuadere, a prescindere da tutto il resto, anche talvolta dai contenuti.

Poco importa se gli oratori lo abbiano fatto per scopi encomiabili o deplorevoli; piuttosto quello che colpisce l’uditorio è la loro bravura intellettuale di connettere tra loro diverse proposizioni ed elementi con un linguaggio affascinante e ricercato. In questo modo riescono ad ottenere un elevato consenso attraverso la cosiddetta performance oratoria che può sembrare un semplice discorso ma in realtà è il frutto di uno studio particolarmente attento nella ricerca delle parole, nell’intonazione della voce, nei gesti e nello sguardo, anch’essi ritenuti molto efficaci. La tesina quindi, attraverso tutta una serie di collegamenti interdisciplinari, permette di analizzare un'analisi della parola, che viene descritta come mezzo di persuasione.

Collegamenti

Parola come mezzo di persuasione tesina

  • Italiano - L'oratoria politica di D'Annunzio.
  • Storia - Discorso demagogico di Mussolini.
  • Latino - Quintiliano, Institutio Oratoria.
  • Greco - Lisia, Apologia per l'uccisione di Eratostene.
  • Filosofia - Arthur Schopenhauer, L'arte di ottenere ragione.
  • Inglese - George Orwell, 1984.
  • Biologia - Sistema nervoso, il linguaggio interiore.
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