Persuasione e retorica
La retorica è lo strumento dell’arte del persuadere ed utilizzato in diversi ambiti: politico, pubblicitario, religioso, giudiziario. Per rendersi conto del suo effettivo potere, basta guardare la televisione, leggere i giornali, ascoltare i discorsi dei politici o soffermarsi sui messaggi pubblicitari.
La retorica degli antichi, comprendente i cinque momenti fondamentali di inventio, dispositio, elocutio, actio e memoria, è giunta fino a noi e vivi più che mai sono i tre generi oratori giudiziale, deliberativo ed epidittico. Pensiamo infatti ai tribunali, dove nelle arringhe si seguono ancora le orme dell’oratoria ciceroniana, oppure al proliferare, nei moderni stati democratici, di occasioni legate alla vita politica, scolastica, universitaria, sindacale ecc., in cui gli individui si incontrano per prendere decisioni in comune attraverso confronti verbali che rientrano pienamente nel genere deliberativo. Il genere epidittico, che pure potrebbe sembrare il meno utile alla moderna società, è invece ben presente e si è esteso a due nuovi campi: quello della critica (letteraria, cinematografica, teatrale ecc.), intesa come “lode” o, meglio, valutazione dell’opera d’arte; e quello della pubblicità, che celebra le lodi di determinati prodotti commerciali.
L’arte della persuasione ha i suoi inizi in Grecia. I Greci si resero conto, infatti, che attraverso la parola seducente e il fascino della voce era possibile non solo portare a credere il vero, ma anche a credere il falso. Conoscere il potere della parola è allora importante per chi comanda il popolo e guida l’esercito, ma anche per chi deve parlare davanti a un’assemblea. In Grecia ebbero particolare sviluppo due generi di oratoria, secondo i temi trattati e le occasioni: il genere deliberativo, riguardante i discorsi tenuti davanti all’assemblea politica, e il genere giudiziario, relativo ai discorsi tenuti in tribunale.
Un’attenta riflessione sulla parola e il suo valore e la sua forza si ebbe a partire dalla seconda metà del V secolo a.C. con lo sviluppo della sofistica. Grande rappresentante della sofistica fu Gorgia di Lentini, il quale, in un suo discorso, l’Encomio di Elena, esalta il potere quasi magico della persuasione di ammaliare l’anima dell’ascoltatore e di indurlo a stati d’animo voluti e quindi a scelte particolari. Infatti afferma: «La parola è un potente signore, che con un corpo assai piccolo e del tutto invisibile porta a termine opere straordinarie». I sofisti si proposero, dunque, come insegnanti di tutti coloro che avessero voluto imparare a ‘parlare bene’, in modo tale da essere in grado di trovare argomenti persuasivi nelle varie occasioni della vita.
A Roma discorsi furono pronunciati ben prima che vi fosse conosciuta la retorica. Data la struttura dello stato, infatti, per i Romani l’oratoria era indispensabile alla vita pubblica: i dibattiti in senato, le riunioni del popolo, i funerali e i processi erano occasioni in cui l’uso della parola era indispensabile per persuadere. Il passaggio a un’oratoria più elaborata si ha quando, dopo la seconda guerra punica, Roma entra in contatto con il mondo greco e, quindi, con l’arte della retorica. Maestri greci si trasferirono a Roma per operare soprattutto alle dirette dipendenze degli aristocratici, i quali intendevano rendere più persuasiva la loro eloquenza come strumento per rafforzare il loro potere.
Latino – Quintiliano e l’“Institutio Oratoria”
Marco Fabio Quintiliano, grande maestro di retorica di età imperiale, riprende la formula catoniana del «vir bonus dicendi peritus», fondando a Roma una vera e propria scuola di retorica sovvenzionata dallo Stato.
Egli riteneva che la retorica servisse a formare l’uomo e a prepararlo a svolgere la sua professione in costante rapporto con la società. Quintiliano fu uno strenuo sostenitore dell’istruzione pubblica ed anche un intelligente innovatore: pose infatti le basi di quei principi che ancora oggi sono o dovrebbero essere seguiti da tutti i pedagoghi. Il perfectus orator, dotato insieme di qualità tecniche e di dirittura morale, mette le sue abilità tecniche al servizio dei concittadini.
Quintiliano scrisse un trattato didascalico, molto simile ad un manuale scolastico, intitolato “Institutio Oratoria” e articolato in XII libri. Quintiliano parla qui dei tre tipi di oratoria, dei tre compiti dell’oratore (docere, movere, delectare), e delle capacità grazie alle quali è possibile formulare un buon discorso.