Estratto del documento

Della Ducoli

Andrea

Bellezza A.S.

Ghislandi

Volti Tassara

Mille 2014/2015

IIS

I Un viaggio a fianco dell’uomo sulle tracce della Bellezza fra letteratura, psicologia, arte e matematica.

Scopriremo l’evoluzione del concetto di bello nel tempo, le idee artistico-letterarie ispiratesi alla perfezione matematica, i canoni di bellezza della società moderna e la realtà nascosta che vi si cela dentro. 0

Indice

Introduzione ………………………………………………………………………………. pag.

 2

Schema e mappa concettuale …………………………………………...……………………………… pag. 3

 Cosa significa “Bellezza”? ……………………………………………………………………………….. pag.

 4

La bellezza tra realtà e modelli …………………………………….………………………………… pag.

 8

Bellezza VS Vecchiaia …………………………………………………………………………… pag.

 16

La psicologia della bellezza ………………………………………………………………………. pag.

 21

Estetismo e Decadentismo …………………………………………………………………….. pag.

 24

J.K. Huysmans ……………………………………………………………………………... pag.

 26

Gabriele D’Annunzio ………………………………………………………………... pag.

 27

Oscar Wilde ………………………………………………………………………………….. pag.

 34

Bibliografia ……………………………………………………………………………………. pag.

 35 1

Introduzione

Ho sempre voluto fare una tesina che rappresentasse me stesso, una parte di me da condividere con chi ancora non mi conosce e avrà Il Piacere (almeno spero) di giudicare il mio operato. Credo che la bellezza si sviluppi nella mente di chi osserva qualcosa che racchiude un significato nascosto, o a cui viene associato qualcosa di bello e piacevole (un tramonto, un dipinto…).

La bellezza rappresenta l’aspirazione più grande per un essere umano, il quale si adatta continuamente per assomigliare il più possibile ai suoi ideali di perfezione, rappresentati ad esempio da una particolare modella, un particolare attore, ecc.

Questo ideale di bello è però insito nell’essere umano, che fin dall’antichità ha concretizzato attraverso l’arte ciò che per lui immortalava il concetto di bellezza; col passare del tempo sono cambiati i parametri del Bello, passando dall’arte greca e romana basata sulle proporzioni alla più recente arte frattale basata su regole matematiche. Non sempre però questa ricerca effimera della bellezza conduce ai risultati sperati, anzi, talvolta porta ad assumere comportamenti o compiere azioni estreme solo per voler apparire, come ad esempio ricorrere ripetutamente alla chirurgia plastica per contrastare gli inesorabili effetti del tempo.

Ci fu anche chi, come D’Annunzio, ha basato tutta la sua vita sulla ricerca della bellezza, la quale si incarnava nell’opera d’arte, e che lo ha quindi spinto a “fare della propria vita come si fa un’opera d’arte”, al di là dei rigidi canoni e dei ruoli sociali imposti dalla borghesia a cavallo tra ‘800 e ‘900.

Oggi come allora la società e i mass media impongono un ben definito canone di bellezza, ma cosa si nasconde dietro a un bel viso o ad una persona bella?

Molto spesso la realtà è quella di un individuo con scarsa autostima e personalità, che si rifugia nella continua ricerca della propria bellezza fisica piuttosto che sul consolidamento dell’autostima e della considerazione di sé rispetto agli altri.

Questo è ciò che sono e voglio mostrare: anche io come uomo aspiro alla bellezza e al piacere dei sensi, ma ogni tanto occorre soffermarsi con occhio critico sull’evidenza, perché la bellezza dà un piacere effimero e sfuggente, che varia a seconda dell’occhio di chi lo osserva. E dopotutto non è tutto oro ciò che luccica… ma addentriamoci senza ulteriori indugi in quello che è proprio una BELLEZZA di argomento.

Buona lettura! 2

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Cosa significa “bellezza”?

L’evoluzione di concetto di bello tra ieri ed oggi

La bellezza può essere definita come l’insieme delle qualità percepite tramite i

“Soltanto le persone superficiali

cinque sensi, che trasmettono una sensazione di piacere, oppure il godimento di

non giudicano in base

qualcosa di bello, indipendentemente dal possederlo.

all’apparenza.”

Queste definizioni non sono però in grado di racchiudere tutto un insieme di

Oscar Wilde

sensazioni, emozioni e piaceri derivanti dalla bellezza.

Il concetto di bello, infatti, va distinto in oggettivo e soggettivo, in quanto la soggettività è legata all’interiorità di tutti gli uomini e cambia da un individuo a un altro, mentre l’oggettività è un valore assoluto, al di fuori dello spazio e del tempo.

“La bellezza ha tanti significati quanti sono gli umori dell’uomo” scriveva Oscar Wilde, e noi come lui spesso non consideriamo entrambi i criteri, ma ci limitiamo al punto di vista soggettivo: “Non è bello ciò che è bello, ma bello ciò che piace”.

Questo però non è quello che pensano gli artisti.

In effetti fin dall’antichità si è sempre cercato di dare forma artistica ai canoni del bello e della bellezza che sono assoluti e indipendenti dall’oggetto, tramutandoli in un’opera d’arte al di là del tempo.

Oggigiorno si parla tanto della bellezza interiore, forse per mascherare un po’ quella sensazione di malessere provocata dalla non accettazione del proprio corpo quando non corrisponde ai canoni di bellezza esteriore imposti dalla società occidentale (ne sono un esempio le crisi adolescenziali prodotte dalla propria “bruttezza”), oppure perché riprende la visione religiosa di purezza dell’anima.

Ma facciamo un passo indietro.

Non si può parlare di veri e propri “canoni estetici” fino all’Età Classica, ma fin dall’Età Antica gli Egizi utilizzavano oli essenziali e minerali importati dall’Oriente per realizzare i profumi e i primi cosmetici, che utilizzavano per massaggiare il corpo al fine di evitare gli indesiderati effetti della sudorazione.

Con i Greci vengono delineate le caratteristiche tipiche della bellezza umana: Omero infatti attribuirà “la perfezione fisica alle divinità ed agli eroi di cui, di volta in volta, si mettono in risalto le membra armoniose e possenti, se sono maschi, o le guance rosate, gli occhi cerulei e le bianche braccia, se sono femmine”, ma bisognerà aspettare il V secolo per concretizzare la teoria estetica elaborata da Fidia (l’autore del Partenone): “un corpo è bello quando ogni sua parte ha una dimensione proporzionata alla figura intera”.

Anche Platone, il sommo filosofo greco, definirà la bellezza come “armonia e proporzione tra le parti”.

L’atleta è il soggetto preferito dagli scultori classici e diventa il modello per rappresentare anche la divinità; nell’atleta e nel dio le qualità morali come l’autocontrollo, il coraggio, l’equilibrio interiore e la volontà concorrono a farne la misura, evidenziando

“Discobolo”, Mirone, 445 a.C. 4

in loro il canone della perfezione: sono gli esseri superiori a cui tutti gli uomini comuni devono sottostare.

Questi ideali caratterizzeranno anche i Romani, dal momento che conquistarono la Grecia e ne assimilarono gli ideali e i concetti: nel I secolo a.C. Vitruvio scrisse “….la natura ha composto il corpo umano in modo tale che il viso, dal mento all’alto della fronte e alle più basse radici dei capelli, fosse la decima parte del corpo…, la terza parte del viso, considerata in altezza, è dal mento alla base delle narici; un’altra terza parte è costituita dal naso stesso considerato dalla base delle narici al punto d’incontro delle sopracciglia e la terza parte va da lì alla radice dei capelli… ”, che è la stessa teoria della perfezione espressa dagli scultori greci!

Con Vitruvio inoltre nasce la teoria detta dell’”homo quadratus” in cui il numero, principio dell’universo, viene ad assumere significati simbolici, fondati su serie di corrispondenze numeriche che sono anche corrispondenze estetiche: gli antichi pensavano che, come è la natura, così deve essere l’arte; in molti casi la natura si divide in quattro (quattro sono i punti cardinali, le fasi della luna, i venti principali, ecc.), il quattro sarà quindi, per Vitruvio, il numero dell’uomo, poiché la larghezza dell’uomo a braccia spalancate corrisponde alla sua altezza dando così la base e l’altezza di un quadrato ideale (l’”uomo vitruviano” di Leonardo si ispirerà a questo concetto).

Nel Medioevo, con la caduta dell’Impero Romano, crollano anche gli ideali estetici; bisognerà attendere l’epoca feudale (X secolo d.C.) quando dai castelli franco-provenzali si diffonderà il modello culturale cortese che restituirà una qualche gentilezza al vivere civile. Ne deriva un recupero di valori tra i quali l’apprezzamento per la bellezza (in particolare quella femminile), esaltata dai trovatori che, viaggiando di corte in corte, diffondono con i loro canti la fama di bellissime castellane e, senza averne piena coscienza, contribuiscono a creare dei nuovi canoni estetici prevalentemente femminili.

È il modello di una bellezza nordica quello che si impone, prima attraverso la letteratura, poi attraverso le conquiste militari; la carnagione chiara, i capelli biondi e gli occhi azzurri, che sono caratteristiche fisiche di Normanni e Svevi, diventano il segno della distinzione sociale e condannano i più diffusi colori scuri dello stile mediterraneo.

Alla fine del Medioevo, tra Umanesimo e Rinascimento, si assiste al ritorno al Platonismo (armonia e proporzione): i corpi regolari platonici vengono studiati e celebrati appunto come modelli ideali da Leonardo, nel “De perspectiva pingendi” di Piero della Francesca, nel “De divina proportione” di Luca Pacioli e nel ”Della simmetria dei corpi umani” di Dürer.

La divina proporzione di cui si parla in Pacioli è la sezione aurea, quel rapporto che si realizza in un segmento AB quando, posto un punto C di divisione, AB sta a AC come AC sta a CB (come approfondirò nel prossimo capitolo).

Il principio di proporzione di cui parla Pacioli nei suoi libri è lo stesso su cui si basavano scultori, architetti e artisti dell’età classica: basti pensare al Partenone che si rifà alla sezione aurea nella sua struttura!

“Uomo vitruviano”, Leonardo 5

Da Vinci, 1490

È nel Rinascimento (basti pensare all’uomo vitruviano) che si assiste al rinnovato amore per la perfezione e per le proporzioni.

C’è stato sempre un grande interesse della psicologia per il fatto che la proporzione aurea costituisca una regola pressoché costante nell’arte occidentale, dagli Egizi, ai Greci, al Rinascimento, senza neanche che se ne conoscesse il calcolo matematico: da questo fatto si ritiene confermata la tesi dell’esistenza nell’uomo di parametri estetici universalmente dati, caratteristici della specie umana. Recentemente si è provato con degli esperimenti che la bellezza del volto di un individuo risponde alla sezione aurea, ovvero alla proporzione del viso in maniera automatica (“Cosa ti dice il cervello?”, un programma trasmesso su Discovery Channel ha dedicato all’attrazione del volto un intero servizio).

Tra il ‘600 e il ‘700 la bellezza è ancora rappresentata dai canoni della corte, dove dame e cavalieri passano parecchio tempo alla toilette per truccarsi e incipriarsi il viso. Poeti come Giuseppe Parini (1729-1799), esponente dell’Illuminismo italiano, ridicolizzano questi manierismi estetici dei nobili signori, come accade nel suo poemetto satirico intitolato “Il giorno” dove viene descritta una giornata tipo di un giovin signore dalla mattina fino alla sera: dopo il risveglio la “toeletta” è l’occupazione più grande della mattinata del giovin signore, momento in cui deve incipriarsi il viso affrontando la nuvola di cipria come i suoi antenati affrontavano la polvere

“La famille du duc de Penthièvre” o “La tasse de chocolat”, Jean-Baptiste Charpentier le Vieux, 1768

della battaglia.

I radicali mutamenti determinati dalla rivoluzione francese e dall’avvento della borghesia, introducono nuovi modelli di vita e nuovi costumi.

Lo spirito pratico dei borghesi è immune dai lussi e dagli eccessi coltivati finora; anzi, gli ideali forti del Romanticismo fanno emergere l’interiorità di uomini e donne il cui aspetto fisico sarà specchio di animi tormentati e inquieti (Leopardi con il suo pessimismo cosmico, Ugo Foscolo con l’angoscia del nulla eterno, ecc.).

Sul finire dell’epoca romantica, l’artista decide di farsi “diverso”, di fronte all’oppressione del mondo industriale e all’ampliarsi delle metropoli percorse da folle immense e anonime. Così prende forma una vera e propria religione estetica, all’insegna dell’Arte per l’Arte. S’impone l’idea che la Bellezza sia un valore primario da realizzare ad ogni costo, al punto che per molti la vita stessa andrà vissuta come opera d’arte (D’Annunzio). Si sviluppa anche l’attrazione verso quegli aspetti più inquietanti della vita, come la malattia, l’orrendo, la trasgressione, il demoniaco e la morte.

La nostalgia per i periodi della decadenza storica e politica ha dato a questo movimento il nome di Decadentismo (che inizia nella seconda metà dell’Ottocento e che dura sino ai primi decenni del XX secolo), nel quale gli artisti, perdendo la loro identità di artisti, mettono in atto comportamenti anticonformisti nei confronti delle

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regole borghesi (si mostrano omosessuali, utilizzano droghe e alcool, criticano le regole e le certezze borghesi…).

L’artista si identifica con il “dandy”, che intende l’arte come culto della propria vita pubblica, da “lavorare”, modellare come un’opera artistica per farne un esempio trionfante di bellezza: è l’arte che viene applicata alla vita. La Vita come Arte.

Il XX secolo si apre però su scenari drammatici: la Prima guerra mondiale porterà morte e fame in Europa e ci sarà poco da disquisire su ciò che è bello; lo stesso accadrà tra un ventennio con la Seconda.

In mezzo, in Italia e Germania, la dittatura con la propaganda e il controllo della vita privata del popolo proporrà modelli autocelebrativi: uomini belli e virili come il capo fatti per essere soldati e donne floride e prosperose fatte per essere spose e madri di soldati.

Nel secondo dopoguerra sarà il cinema, soprattutto quello americano, a proporre i nuovi canoni: le vamp bionde platinate, brune appetitose o rosse incendiarie, tutte superdotate, saranno le ispiratrici della moda, del look, dello stile di vita di

Il Duce in posa davanti al Colosseo in un fotomontaggio

donne di ogni ceto sociale; per gli uomini varranno i modelli del duro, del rubacuori o del bel tenebroso.

realizzato per la propaganda fascista

Lo sviluppo successivo di altri mezzi mediatici (televisione e rotocalchi in particolare) incentiveranno la tendenza, sempre più attuale, ad assumere come canoni quelli proposti dal mondo dello spettacolo e delle passerelle.

Le migliori disponibilità economiche ed i nuovi ritrovati della scienza, della cosmetologia, delle tecniche chirurgiche e della medicina, consentono a uomini e donne della nostra epoca di adeguarsi sempre più pienamente ai modelli proposti e scelti, alla ricerca di una perfezione che purtroppo, ha l’inconveniente di passar presto di moda.

Una buona dose di autostima e di umiltà, è la medicina migliore per guarire chi oggigiorno è “malato di bellezza”, alla continua ricerca della perfezione del corpo, che come sappiamo è irrealizzabile (almeno per ora!). 7

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Sintesi

Tesina: la bellezza

Ho sempre voluto fare una tesina che rappresentasse me stesso, una parte di me da condividere con chi ancora non mi conosce e avrà il piacere (almeno spero) di giudicare il mio operato. Credo che la bellezza si sviluppi nella mente di chi osserva qualcosa che racchiude un significato nascosto, o a cui viene associato qualcosa di bello e piacevole (un tramonto, un dipinto…).

La bellezza rappresenta l’aspirazione più grande per un essere umano, il quale si adatta continuamente per assomigliare il più possibile ai suoi ideali di perfezione, rappresentati ad esempio da una particolare modella, un particolare attore, ecc. Questo ideale di bello è però insito nell’essere umano, che fin dall’antichità ha concretizzato attraverso l’arte ciò che per lui immortalava il concetto di bellezza; col passare del tempo sono cambiati i parametri del Bello, passando dall’arte greca e romana basata sulle proporzioni alla più recente arte frattale basata su regole matematiche. Non sempre però questa ricerca effimera della bellezza conduce ai risultati sperati, anzi, talvolta porta ad assumere comportamenti o compiere azioni estreme solo per voler apparire, come ad esempio ricorrere ripetutamente alla chirurgia plastica per contrastare gli inesorabili effetti del tempo.

Ci fu anche chi, come D’Annunzio, ha basato tutta la sua vita sulla ricerca della bellezza, la quale si incarnava nell’opera d’arte, e che lo ha quindi spinto a “fare della propria vita come si fa un’opera d’arte”, al di là dei rigidi canoni e dei ruoli sociali imposti dalla borghesia a cavallo tra ‘800 e ‘900.

Oggi come allora la società e i mass media impongono un ben definito canone di bellezza, ma cosa si nasconde dietro a un bel viso o ad una persona bella?

Molto spesso la realtà è quella di un individuo con scarsa autostima e personalità, che si rifugia nella continua ricerca della propria bellezza fisica piuttosto che sul consolidamento dell’autostima e della considerazione di sé rispetto agli altri. Questo è ciò che sono e voglio mostrare: anche io come uomo aspiro alla bellezza e al piacere dei sensi, ma ogni tanto occorre soffermarsi con occhio critico sull’evidenza, perché la bellezza dà un piacere effimero e sfuggente, che varia a seconda dell’occhio di chi lo osserva. E dopotutto non è tutto oro ciò che luccica…ma addentriamoci senza ulteriori indugi in quello che è proprio una bellezza d'argomento per la tesina di maturità.

Collegamenti

Tesina: la bellezza

  • Italiano: Gabriele D'Annunzio e l'estetismo.
  • Storia: Accenni di Prima Guerra Mondiale e Fascismo.
  • Igiene: L'invecchiamento e la chirurgia plastica.
  • Matematica: Il numero aureo e i frattali.
  • Francese: "à rebours" di J.K. Huysmans.
  • Inglese: "The picture of Dorian Gray" di O. Wilde.

Per approfondimenti vedi anche:

Tesina sulla Bellezza Diversi volti della bellezza, tesina Bellezza, tesina Bellezza, percorso Sfumature della bellezza, tesina
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