Estratto del documento

I.T.I.S.

Le innovazioni tecnologiche

Del Novecento

Sommario

Introduzione............................................................................................................ 2

Ermetismo.................................................................................................................... 4

Giuseppe Ungaretti..................................................................................................... 5

La Seconda guerra mondiale.................................................................................11

Radar.......................................................................................................................... 19

Ricerca operativa..................................................................................................... 26

Problemi di scelta in condizioni di incertezza tra più alternative................28

Database..................................................................................................................... 30

Prima, Seconda e Terza forma normale....................................................................33

La pallavolo.............................................................................................................. 38

Introduzione

Nel Novecento l’uomo si è preoccupato di realizzare beni utili per l’umanità. Infatti, tutti questi beni che interessano anche la tecnologia, hanno riscontrato grande successo nel secolo attuale, in quanto migliorata.

Tuttavia, il tema centrale della mia tesina sono le innovazioni tecnologiche del Novecento.

La ragione per cui partirò parlando di Ermetismo e di Ungaretti, è che questa corrente letteraria e Ungaretti si collocano a pieno titolo nel Novecento. Poiché l’Ermetismo si sviluppa a cavallo tra due guerre, mi collegherò alla Seconda guerra mondiale in storia.

In questo periodo si sono utilizzati i radar, argomento trattato in elettronica.

In seguito, mi collegherò alla ricerca operativa in statistica giacché nasce nel 1939 per risolvere problemi in ambito militare includendo i problemi di scelta in condizioni di incertezza tra più alternative.

Oltre la ricerca operativa ci sono i database. I database sono un’altra grande invenzione del Novecento di cui parlerò in inglese collegando, successivamente, la Prima, Seconda e Terza forma normale in informatica.

Infine, il Novecento è un secolo in cui c’è stata la nascita della pallavolo, argomento trattato in ed. fisica.

Italiano: Ermetismo

La poesia ermetica sorge intorno agli anni venti e si sviluppa tra le due guerre mondiali, esaurendosi gradatamente nel secondo dopoguerra con il Neoralismo. Il termine ermetismo deriva da Ermete, il dio delle scienze occulte e fu adoperato in senso dispregiativo ad indicare la nuova poesia. La poesia ermetica si muove nell’ambito generale del decadentismo, ma di tutte le poetiche decadenti sviluppa in particolare quella dei simbolisti francesi.

La poesia ermetica è storicamente importante perché ha messo la letteratura italiana a contatto con la letteratura europea.

Per quanto riguarda i contenuti, la poesia ermetica rifiuta la concezione della poesia intesa come celebratrice di ideali, e gli contrappone l’ideale della “poesia pura”, libera non solo dalle forme metriche, ma anche dalle esagerazioni “inseriti” da D’Annunzio.

Il motivo centrale della nuova poesia è il senso della solitudine disperata dell’uomo moderno. Ad aggravare il senso della solitudine, ci sono altri elementi: l’incomunicabilità, l’alienazione e la frustrazione. Perciò i poeti ermetici vanno alla ricerca di nuove forme che meglio rispecchino il loro stato d’animo, e le trovano nelle parole essenziali, scabre e secche.

Gli epigoni dell’Ermetismo sono tre: Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale e Salvatore Quasimodo.

Giuseppe Ungaretti

La vita

Giuseppe Ungaretti nasce nel 1888 ad Alessandria d’Egitto, da genitori di origine lucchese. Terminati gli studi frequenta i circoli culturali della città e, anche tramite i giornali francesi, approfondisce la conoscenza del Decadentismo. Frequenta Enrico Pea e viene così a conoscenza degli ideali politici socialisti e anarchici, che Pea coltiva. Nel 1912 parte per Parigi per frequentare l’università, qui entra a far parte di un mondo culturale ricco di personalità d’eccezione. Segue le lezioni di filosofi come Bergson, conosce poeti come Breton e pittori come Picasso e de Chirico.

Frequenta anche Martinetti e altri intellettuali italiani di chiara ispirazione futuristica. Allo scoppio della prima guerra mondiale si trasferisce a Milano, dove conosce il pittore Carrà e inizia a collaborare, pubblicandovi le prime poesie, con la rivista “Lacerba”.

Quando l’Italia entra in guerra nel maggio 1915, si arruola subito ed è inviato al fronte. Combatte come fante sul Carso (l’esperienza gli ispira le poesie di Il porto sepolto). Nel dopoguerra torna a Parigi, lavora presso l’ambasciata italiana ed è corrispondente del “Popolo d’Italia”, fondato da Mussolini. Nel 1919 esce, in Italia, la raccolta Allegria di naufragi.

Giuseppe Ungaretti nel 1920

Nel 1921 si trasferisce a Roma, impiegato presso il Ministero degli Esteri e tiene conferenze anche all’estero, sulla poesia. Nel 1931 è inviato speciale della “Gazzetta del Popolo” e inizia una fase ricca di viaggi e conferenze. La pubblicazione di “Sentimento del tempo” lo consacra come poeta maturo. Nel 1936 accetta la proposta di insegnare italiano all’Università di San Paolo del Brasile.

L’esperienza è interessante, ma questi anni sono funestati prima dalla morte del fratello, poi del figlio Antonietto. Costretto a tornare in Italia nel 1942, ottiene l’incarico di docente di letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Roma, viene anche nominato Accademico d’Italia. Sempre in quest’anno pubblica tutte le poesie nella raccolta mondadoriana “Vita d’un uomo”.

Vive la tragedia di Roma occupata dai nazisti; anche questa esperienza lascia un segno profondo nella sua poesia. Nel clima di “epurazione” nel secondo dopoguerra Ungaretti, che aveva aderito al fascismo e che era stato nominato docente universitario “per chiara fama”, cioè per chiamata diretta dal Ministero senza concorso; rischia di perdere la cattedra: la sua posizione di poeta non disposto ad allinearsi alle nuove tendenze politiche gli causa un certo isolamento negli ambienti culturali. Ormai considerato un “classico”, Ungaretti vive un periodo ricco di riconoscimenti e di lavoro: “Il dolore”, “La terra promessa”, “Un grido” e “Il taccuino del vecchio”. Muore nel 1970 a Milano.

Le opere e i temi

Il dolore

L’atteggiamento poetico di Ungaretti è in sintonia con la sua concezione della vita e con una religiosità che diventa man mano sempre più dichiarata nelle successive opere, anche se non è legata a una precisa confessione religiosa. Il punto di partenza di Ungaretti è, per sua affermazione, il dolore. Egli si veste di vari aspetti: nella prima raccolta si identifica soprattutto con l’esperienza della guerra e, quindi, della morte e della sofferenza; successivamente in “Sentimento del tempo” egli scopre il vuoto interiore, la mancanza di Dio, la propria fragilità umana. Poi in “Il dolore” vi è ancora l’esperienza del dolore, sia personale (la morte del fratello e soprattutto del figlio) sia universale (la guerra). Dal dolore nasce però sempre una condizione positiva.

“L’Allegria” è testimonianza di una ferma volontà di vivere e di un sentimento di autentica fratellanza con gli uomini.

“Sentimento del tempo” segna la conquista di un senso religioso della vita, in quanto il poeta si sente spinto a trovare valori eterni, quindi religiosi. Anche le ultime raccolte sono caratterizzate non solo dal dolore ma dalla speranza, e in senso molto personale, dalla preghiera.

L’Allegria

La raccolta “L’Allegria” comprende le poesie scritte a Milano fra il 1914 e il 1915, composte nel primo anno di guerra. Il nucleo più importante verte sull’esperienza di soldato compiuta da Ungaretti nelle trincee, dove si è sempre a contatto non solo con la morte, ma soprattutto con la fisicità di questa, come è ben reso in Veglia:

“Un’intera nottata/ buttato vicino/ a un compagno/ massacrato”.

Per contrasto, l’ossessiva presenza della morte conferisce al poeta una grande passione per la vita e un intenso sentimento di fratellanza verso gli uomini. Dalla vita che si può perdere da un momento all’altro si apprezzano le cose che veramente contano, e che sono appunto quelle che il poeta rappresenta, con parole ridotte anch’esse all’essenziale.

“Fratelli” e “Soldati” sono liriche in cui, senza la minima retorica, Ungaretti rende le sensazioni del suo stato d’animo durante i giorni di guerra.

La poesia di Ungaretti equivale a una discesa nelle profondità dell’io, per riportare alla luce frammenti di verità: questi possono anche consistere anche in brevissime immagini, suscitate nel poeta dalla contemplazione della natura, come la notissima “Mattina”:

“M’illumino/ d’immenso.

In questo caso il poeta celebra l’innocenza, quello stato d’animo puro e vergine di chi contempla il mondo e si sente parte vibrante di esso, senza alcuna mediazione di pensiero, ma per istintiva partecipazione alla vita. Le sue parole, che sono poche, quasi “scarnificate” e ridotte all’osso, scandite e isolate da lunghi silenzi, sono il risultato di questo lavoro di scavo in sé stesso, favorito dall’esperienza di fante nelle trincee della Grande guerra.

Sentimento del tempo

Le poesie di “Sentimento del tempo” sono solo in apparenza più “tradizionali” rispetto alle precedenti perché tanto sul piano contenutistico quanto sul quello formale anche questa raccolta poggia su basi estremamente moderne. Ungaretti vi persegue con coerenza la tematica della poesia come rivelazione di una verità che giace nel profondo del suo “io”.

Il ritrovamento nella natura e nella vita umana di questa dimensione dà al poeta l’ansia di trovare valori eterni. In questo bisogno si esplica la religiosità del poeta, che da un lato aspira ad una innocenza che l’uomo moderno ha perduto, dall’altro riscopre la sua “anima” e le sue esigenze, la prima delle quali è il bisogno di Dio. Ungaretti evoca vari momenti del giorno e dell’anno (“O notte”, “Notte di marzo”), oppure momenti della sua esistenza (“La madre”) con un atteggiamento mai descrittivo, ma che ha l’aspetto della “rivelazione”, espressa sempre in forma non logica, sulla condizione umana. Alcune liriche sono veri e propri inni, ricchi di sentimento religioso: “La pietà”, “La preghiera”, altre hanno addirittura soggetto mitologico come “Sirene”, “Apollo”, a sottolineare il tempo più remoto in cui l’umanità era innocente.

Le ultime raccolte

L’ultima fase della poesia di Ungaretti tocca due diverse tematiche.

La prima, contenuta soprattutto nella raccolta “Il dolore”, è quella della sofferenza, legata sia a eventi drammatici vissuti dal poeta, quali la morte del fratello e successivamente del figlio Antonietto di nove anni, sia a quelli che colpiscono una comunità intera.

Il tema del dolore è fortemente rappresentato anche nella raccolta “Un grido e paesaggi”. L’altra tematica è presente soprattutto in “La terra promessa”, opera incompiuta: si tratta di un poema per musica centrato sulla figura di Enea che raggiunge il luogo che gli è destinato e allude a un ritorno di Ungaretti stesso alle “origini”.

Attraverso modalità fortemente simboliche, il poeta racconta la speranza di ottenere una qualche conoscenza di un mondo perfetto, un mondo perduto ma di cui in qualche modo l’uomo ha mantenuto il ricordo.

La poetica

Ungaretti compone poesie per un lungo arco di tempo, circa sessant’ anni, durante i quali, anche se mutano temi e tematiche espressive, la sua concezione della poesia rimane fedele ad alcuni principi fondamentali. Egli è poi sempre molto attento a ripensare al significato che la poesia ha, sia per lui sia per il pubblico a cui è rivolta, fermo restando che egli non intende mai diventare un “maestro” per nessuno. La sua formazione letteraria si compie in un primo tempo in Egitto, poi in Francia. Anche se Ungaretti ha molti contatti con poeti stranieri è però sempre cosciente di appartenere ad una comunità ideale: l’Italia, e vuole comunicare con essa. La sua poesia nasce sempre da un dato psicologico, legata alla sua esperienza biografica, è una poesia che somiglia a una “illuminazione” improvvisa.

Equivale a una discesa nell’abisso, per portare alla luce frammenti di verità.

La poesia equivale a una rivelazione al poeta stesso di una intuizione che era sepolta nella sua coscienza o nella sua memoria e che illumina un aspetto della realtà assoluta delle cose, un loro segreto. Tramite queste illuminazioni, sempre parziali, il poeta riscopre la realtà, ed entra per un attimo in sintonia con l’Universo e l’Eternità. La poesia di Ungaretti si compone quindi di intuizioni, che sono altrettante scoperte di un frammento dell’immensità che circonda l’uomo.

Lo stile: tra tradizione e novità

Le scelte stilistiche di Ungaretti sono rivoluzionarie, ma pienamente coerenti con la sua concezione della poesia. Nel primo nucleo di liriche “L’Allegria” egli rifiuta il verso e la sintassi tradizionale per valorizzare al massimo la parola poetica, “isolandola” nella pagina o inserendola in versi brevissimi. Nel suo verso libero, privo di rime e perfino di punteggiatura, ogni parola sembra nascere come evocata da un lontano silenzio, ed essendo sottratta ai consueti mezzi sintattici, essa si carica di una fortissima tensione emotiva.

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Sintesi

Materie e argomenti

  • Italiano: l'Ermetismo (Giuseppe Ungaretti)
  • Storia: la Seconda guerra mondiale
  • Elettronica: il radar
  • Statistica: la ricerca operativa; problemi di scelta in condizioni di incertezza tra più alternative
  • Inglese: il database
  • Informatica: prima, seconda e terza forma normale
  • Ed. fisica: la pallavolo
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