Estratto del documento

Scuola Media Statale “Giovanni XXIII”

San Severo

Uomo del mio tempo

Tesina interdisciplinare

di

Alessandro Marolla 1

Premessa

Nei primi anni del XX secolo si assiste ad uno sviluppo economico di proporzioni eccezionali al quale non si accompagna una adeguata maturazione etico-politica; infatti la politica internazionale europea è ispirata più che mai ai concetti di prestigio e di potenza e si alimenta di molti attriti. Ecco che l’attentato a Sarajevo diventa la giusta scintilla per dare origine al primo conflitto mondiale, conflitto che impegna a fondo non solo gli eserciti, ma tutte le energie economiche, morali e politiche dei popoli in lotta. Come si è detto l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando (28 giugno 1914) da parte di un nazionalista serbo costituì il pretesto per la dichiarazione di guerra dell’Austria alla Serbia. Si metteva così in moto il meccanismo delle alleanze che dava alla guerra dimensioni europee e mondiali: da una parte le potenze dell’Intesa (Russia, Francia, Inghilterra, presto affiancate dal Giappone e poi dalla Romania), dall’altra gli imperi centrali (Austria-Ungheria e la Germania, cui si aggiunsero l’impero ottomano e la Bulgaria). L’Italia, poiché l’Austria non aveva tenuto conto di alcune clausole della Triplice Alleanza, si mantenne neutrale. Le operazioni belliche iniziarono con una travolgente manovra dell’esercito tedesco che, spezzata la resistenza del Belgio, penetrò in territorio francese. Le truppe francesi, con la gigantesca battaglia della Marna (settembre 1914), riuscirono però a bloccare l’avanzata tedesca, e la guerra di movimento si trasformò così in guerra di logoramento nelle trincee.

L’Italia, dopo lunghi contrasti interni, nonostante la maggioranza del paese fosse ostile alla guerra, decise, il 24 maggio 1915, di intervenire contro l’Austria.

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Nel 1916, mentre nei Balcani si assisteva al crollo della Serbia e alla quasi completa invasione della Romania, sul fronte russo le sorti della guerra erano alterne. Sul fronte occidentale si registrò una dura offensiva degli imperi centrali: in Francia l’iniziativa tedesca portò alla sanguinosa battaglia di Verdun; in Trentino l’esercito italiano riuscì a stento a bloccare la “spedizione punitiva” degli Austriaci, passando però, poi alla controffensiva liberando Gorizia. Nel 1917 il tentativo della Germania di spezzare il blocco navale inglese scatenando una guerra sottomarina illimitata provocò l’intervento degli USA a fianco dell’Intesa. Questo intervento non diede vantaggi militari immediati, e anzi la situazione dell’Intesa si aggravò in seguito alla defezione della Russia, che fu costretta, allo scoppio della rivoluzione del 1917, a uscire dal conflitto. Ciò permise agli imperi centrali di portare rinforzi sul fronte occidentale, e di ottenere importanti successi.

In Italia, gli Austriaci sfondarono a Caporetto (foto) (ottobre 1917), costringendo le nostre truppe a ritirarsi fino al Piave. La sconfitta portò alla sostituzione del generale Cadorna con il generale Armando Diaz al comando supremo. In Francia, i Tedeschi giunsero a minacciare Parigi (1918). Ma gli imperi centrali erano ormai stremati e il massiccio arrivo in Europa delle truppe americane contribuì a rovesciare la situazione.

Con la battaglia vittoriosa di Vittorio Veneto, l’Italia costringeva alla resa l’Austria-Ungheria (4 novembre). In Germania, una rivoluzione portò alla fuga di Guglielmo II e alla proclamazione della repubblica, detta di Weimar, la quale, l’11 novembre, firmò l’armistizio. Con i trattati di pace si imposero alla Germania durissime condizioni, l’Austria fu ridotta a una repubblica e cedette l’Alto Adige, il Trentino, Trieste e l’Istria all’Italia, mentre diventarono nazioni indipendenti la Polonia, l’Ungheria, la Cecoslovacchia, l’Albania.

I costi della prima guerra mondiale sono elevatissimi sia sul piano umano sia su quello economico e creano ripercussioni sulla situazione sociale.

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In Italia, il malcontento da un lato porta ad una significativa affermazione delle forze di sinistra, che spingevano per un potere della classe operaia e contadina, dall’altro ad una riorganizzazione di quelle di destra, che volevano evitare questo capovolgimento dei rapporti sociali e che cercavano un riscatto alla cosiddetta “vittoria mutilata”. Questo clima favorisce l’affermazione del partito fascista e la successiva dittatura di Benito Mussolini.

In Germania, la disoccupazione e lo scontento per le dure condizioni di pace favorirono l’avvento al potere del partito nazista di Adolf Hitler, il quale all’interno, instaurò un regime tirannico e razzista, e all’estero condusse una politica aggressiva ed espansionistica. Infatti sarà l’aggressione alla Polonia da parte della Germania il 1 settembre 1939 che darà inizio alla seconda guerra mondiale.

Con la fine di questa guerra si assiste alla divisione della Germania sconfitta, alla creazione in Europa di due zone di influenza: sotto quella sovietica i Paesi orientali come Polonia, Ungheria, Bulgaria, Romania, Iugoslavia e Albania; sotto l’influenza statunitense invece le nazioni occidentali, legate agli Usa dal “piano Marshall” che prevedeva aiuti gratuiti ai paesi stremati dalla guerra.

Espressione di questa situazione sono le due alleanze militari che si contrappongono, la NATO tra le potenze occidentali e il Patto di Varsavia tra quelle orientali. Tra USA e URSS i rapporti diventano sempre più difficili: inizia la cosiddetta “guerra fredda”, ricca di momenti critici fra i quali si può ricordare la guerra di Corea (1950-53) scoppiata tra le due Repubbliche coreane, quella del Nord filosovietica e quella del sud filoamericana a causa di uno sconfinamento di truppe nordcoreane, la costruzione del muro di Berlino (1961) ad opera della Germania est per porre fine alla fuga di suoi cittadini attratti dal maggiore benessere della parte occidentale.

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Altro fenomeno cui si assiste è una serie di guerre e rivoluzioni che portano ad una progressiva decolonializzazione (1945-65) e alla formazione di un centinaio di nuovi stati.

Un altro conflitto di notevole ripercussione, a livello mondiale, è la guerra del Vietnam che scoppia in Asia dopo solo 12 anni da quella di Corea. Infatti, in Vietnam, nel 1965 la situazione tra la repubblica socialista del nord (sostenuta dall’Urss e dalla Cina) e il regime dittatoriale (sostenuto dagli americani) si fa sempre più tesa e impedisce lo svolgimento delle elezioni generali decise dalla conferenza di Ginevra: ne nasce una sanguinosa guerra civile, complicata dall’intervento militare degli Usa, che si concluderà nel 1975 con l’unificazione del paese sotto un unico regime socialista.

Anche nel Medio Oriente la situazione si fa sempre più critica e drammatica: la nascita in Palestina (1948) dello Stato di Israele con la forte contrarietà degli arabi di quella regione porta negli anni successivi ad una serie di guerre arabo-israeliane. Tra esse si ricordano la guerra dei sei giorni (1967) con la quale Israele con una schiacciante superiorità militare occupa il Sinai, la Cisgiordania, le colline del Golan, Gaza e la guerra del Kippur (1973) che vede ancora una volta Israele prevalere. Questa cosiddetta questione palestinese, caratterizzata da numerose tappe (crisi del petrolio, guerra civile in Libano, Intifada) è ancora dolorosamente aperta.

Altre sono state le occasioni di scontri nel Medio Oriente: la guerra Iran-Iraq, dal 1980 al 1988, scoppiata per motivi religiosi e per interessi economici (controllo dello stretto di Ormuz sul Golfo Persico per il commercio del petrolio) e la “guerra del Golfo” (1990) originatasi dall’occupazione illegittima del Kuwait da parte del dittatore iracheno Saddam Hussein. Ne nasce una delle più gravi crisi internazionali del dopoguerra che vede l’intervento di forze multinazionali di 32 stati, sotto la guida dell’ONU, che attaccano l’Iraq e liberano il Kuwait.

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Anche in Europa si registrano dei conflitti particolarmente sanguinosi. Infatti, la Repubblica federale di Iugoslavia, costituita nel 1945, alla fine della seconda guerra mondiale, dall’unione di sei repubbliche (Bosnia-Erzegovina, Croazia, Macedonia, Montenegro, Serbia e Slovenia) e due province autonome (Kosovo e Vojvodina), diventa, a partire dal 1991, teatro di sanguinosi scontri a causa di richieste di autonomie di alcune repubbliche. Dopo 8 anni di guerra (guerra serbo-croata-bosniaca, guerra del Kosovo) in cui si assiste anche all’intervento dell’Onu, di fronte alla cosiddetta “pulizia etnica” messa in atto dai serbi, la federazione si riduce alla Serbia e Montenegro.

La storia più recente è dominata da un gravissimo attentato terroristico nei confronti degli Stati Uniti: l’11 settembre 2001 un commando suicida composto da 19 terroristi sequestra quattro aerei civili statunitensi e li dirige contro le due torri del World Trade Center di New York e contro il Pentagono, sede del ministero della Difesa, causando la morte di migliaia di persone.

Gli Stati Uniti attribuiscono il gravissimo attacco terroristico a Bin Laden e, minacciando una severa rappresaglia, ne chiedono la consegna al regime talebano dell’Afghanistan.

Di fronte al rifiuto, gli Stati Uniti, sostenuti dagli alleati della NATO e dalla Russia, il 9 ottobre danno l’avvio alle operazioni militari contro l’Afghanistan che porteranno all’insediamento di un nuovo governo.

Altro obiettivo degli Stati Uniti, nella sua dichiarata lotta al terrorismo, è stato l’Iraq, ritenuto responsabile di dare aiuto e asilo a organizzazioni terroristiche come Al Qaeda facente capo a Bin Laden. Il 20 marzo 2003 le forze anglo-americane attaccano l’Iraq determinando, nell’arco di un mese, la caduta del regime di Saddam.

A tutt’oggi, nonostante l’insediamento di un governo scaturito da elezioni libere e democratiche resta ancora aperta la questione della stabilità del territorio sconvolto da una tenace e sanguinosa guerriglia.

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“L’umanità deve porre fine alla guerra, altrimenti la guerra porrà fine all’umanità”

J. F. Kennedy

Uomo del mio tempo

Italiano

pag. 17

Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo. Eri nella carlinga, con le ali maligne, le meridiane di morte, - t’ho visto - dentro il carro di fuoco, alle forche, alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu, con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio, senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora, come sempre, come uccisero i padri, come uccisero gli animali che ti videro per la prima volta.

E questo sangue odora come nel giorno Quando il fratello disse all’altro fratello: “Andiamo ai campi”. E quell’eco fredda, tenace, è giunta fino a te, dentro la tua giornata.

Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue Salite dalla terra, dimenticate i padri: le loro tombe affondano nella cenere, gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

Salvatore Quasimodo

Artistica

pag. 26

Tecnica

Pag. 30

Storia

pag. 7

Approfondimento

pag. 42

Scienze

pag. 34

Inglese

pag. 16

Musica

pag. 28

Geografia

pag. 20

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Storia: la seconda guerra mondiale

La seconda guerra mondiale coinvolse tutti i continenti, ebbe campi di battaglia su territori europei, africani, asiatici, negli oceani e per aria, richiese una mobilitazione di uomini e di risorse mai vista prima di allora e la popolazione civile fu direttamente coinvolta nel conflitto: per questo si parla oltre che di guerra mondiale anche di guerra “totale”. La popolazione civile, in primo luogo, ebbe una sorte molto differente da quella che aveva avuto nella prima guerra mondiale: fu bombardata, fu fatta oggetto di persecuzioni, fu colpita dal passaggio dei fronti, partecipò infine alla guerra partigiana. La Resistenza, infatti, fu un altro fenomeno caratteristico della seconda guerra mondiale: coloro che lottarono contro il fascismo e il nazismo unirono, alle motivazioni politiche, anche esigenze di rinnovamento economico-sociale.

A partire dagli anni trenta si assiste ad una serie di aggressioni da parte di alcuni regimi totalitari: il Giappone strappa alla Cina la regione della Manciuria (1931), Mussolini, per aumentare i domini coloniali occupa l’Etiopia (1935) e successivamente l’Albania (1938), Hitler, dichiarando di voler unificare tutti i tedeschi, invade l’Austria (1938) e successivamente la Cecoslovacchia.

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Al patto di alleanza stipulato tra Italia, Germania e Giappone (Asse Roma-Berlino-Tokio) segue il Patto d’acciaio tra Mussolini e Hitler (1939) e il patto di non aggressione fra Germania e Unione Sovietica.

Fu a questo punto che Hitler, contando su diversi fattori quali, il possesso di armi più moderne, soldati più disciplinati ed una nuova tattica militare (uso combinato del carro armato, il famoso panzer, e dell’aereo bombardiere, il tecnicamente avanzato stuka) e, non ultime, le difficoltà reciproche dei suoi nemici, decide l’invasione della Polonia (1° settembre 1939). Il 3 settembre Inghilterra e Francia dichiarano guerra alla Germania, dando inizio, così, alla seconda guerra mondiale.

I Russi, in base all’accordo con la Germania, invadono la parte orientale della Polonia e successivamente, per rendere più sicuri i propri confini, una parte della Finlandia.

Nell’aprile del 1940 la Germania occupa la Danimarca e la Norvegia. Il 24 maggio, attraverso un’azione militare, nota come “guerra lampo”, dopo avere attaccato Olanda, Belgio e Lussemburgo, le truppe naziste, nel giro di poco più di un mese, aggirano la linea Maginot e colgono alle spalle l’esercito francese sbaragliandolo. A prezzo di gravi perdite, la marina britannica riesce, in dieci giorni, ad imbarcare a Dunkerque 235.000 Inglesi e 115.000 francesi.

La facilità con cui le difese alleate crollavano davanti alla travolgente avanzata tedesca convince il duce Mussolini che la guerra sta ormai per concludersi e che si debba intervenire:

Francesi e Inglesi tratti in salvo sulla spiaggia di Dunkerque

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il 10 giugno 1940 l’Italia dichiara guerra alla Francia e alla Gran Bretagna. Quattro giorni più tardi i Tedeschi entrano a Parigi. Il maresciallo Pétain, forma un nuovo governo e firma con la Germania e l’Italia un armistizio, in base al quale il territorio francese viene diviso in due parti: una zona occupata militarmente dai Tedeschi e una zona amministrata dal governo del generale Pétain, chiaramente filotedesco.

La Francia aveva capitolato e l’Inghilterra era rimasta sola a contrastare la Germania; nonostante ciò il nuovo ministro Winston Churchill non accettò la proposta di resa che nel 1941 fece Hitler.

La Germania progettò allora l’invasione dell’Inghilterra, mentre già aveva iniziato i bombardamenti delle città inglesi. L’operazione “leone marino” prevedeva l’invasione dell’isola dal mare preceduta dalla devastazione, ad opera dell’aviazione nazista, di tutte le difese collocate sulla costa, di tutti gli impianti industriali e degli aeroporti dopo avere stremato la popolazione civile con i bombardamenti.

La difesa antiaerea inglese, grazie all’ausilio del radar che i Tedeschi non conoscevano, inflisse all’aviazione nazista gravi perdite. La battaglia d’Inghilterra, durata tre mesi (agosto-ottobre del 1940) rappresentò il primo fallimento nazista dall’inizio della guerra ed ebbe una grande importanza, a livello psicologico, per gli avversari poiché infrangeva il mito dell’invincibilità della Germania.

Il 27 settembre 1940 a Berlino viene firmato un patto tripartito fra la Germania, l’Italia e il Giappone, che assegnava alla prima la supremazia sull’Europa continentale, alla seconda il dominio del Mediterraneo e al terzo il controllo dell’Asia meridionale e insulare.

La tappa successiva della guerra italiana fu l’Africa, dove Mussolini ordinò di attaccare gli inglesi; fortificato da una fase di iniziale successo, Mussolini decise di attaccare anche la Grecia, ma alla fine del 1940 tutti e due i fronti si erano rivelati un fallimento. In entrambi i casi la situazione fu rovesciata a vantaggio dell’Italia solo grazie all’intervento della Germania che nel 1941 diede inizio alla campagna contro la Grecia e la Jugoslavia e contro l’Africa britannica.

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I nazisti vinsero rapidamente in Grecia e in Jugoslavia; in Africa, l’arrivo di due divisioni motocorazzate tedesche salvò per il momento gli Italiani dal disastro. Le comandava il generale Rommel, che per la sua abilità strategica fu detto “la volpe del deserto”. Sotto la sua guida le truppe italo-tedesche riconquistarono i territori perduti e nel 1942 penetrarono in Egitto fino ad 80 km da Alessandria.

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