Anno scolastico 2013/14
Tesina maturità
La fotografia nel 1800
Angelgelo Ledda – 5^ C
Presentazione interattiva Prezi:
http://prezi.com/xjd6qcd_4wuj/the/ I.I.S. "G.A. Pischedda"
Bosa 1
Introduzione
Scopo di questo lavoro è quello di svolgere un’indagine riguardo i primi passi della fotografia nei primi decenni successivi al suo esordio.
Per fare ciò si è ripercorsa in breve la storia della sua nascita, dalle prime intuizioni risalenti al V secolo a.C. fino alle invenzioni tecniche che hanno portato nel 1839 alla nascita ufficiale di questo nuovo mezzo.
Si è scelto poi di analizzare quali siano state le reazioni nell’ambiente intellettuale dell’800 riguardo alla diffusione della fotografia e alla sua pretesa di proporsi come nuova forma d’arte.
Si è data voce a personaggi che hanno accolto con grande entusiasmo questa invenzione e ne hanno fatto uso (Nadar e Verga), e anche a chi, come Baudelaire, ha visto nella fotografia un nemico e un corruttore dell’arte.
È stata poi svolta una breve analisi su come la fotografia abbia influito negli studi del movimento e dell’anatomia grazie al suo impiego in questi campi.
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Storia della fotografia
La fotografia è una particolare tecnica di produzione d'immagini, ottenuta grazie ad un'azione chimica e fisica esercitata dalla luce o da altre forme d'energia.
Il termine fotografia deriva dall’accostamento delle parole greche ϕωσ (phôs), cioè luce, e γραφή (graphè), cioè scrittura o disegno, e significa quindi letteralmente “scrittura eseguita con la luce”, espressione che sintetizza il processo chimico-fisico alla base della fotografia.
Lo strumento attraverso il quale viene eseguita questa “scrittura” è la macchina fotografica.
Non è possibile stabilire una data precisa di nascita e un inventore specifico della fotografia.
Le prime intuizioni, a livello di ottica, che porteranno poi nel corso dei secoli all’invenzione della fotografia risalgono al V secolo a.C.
Già il filosofo cinese Mozi parlava del principio della camera oscura come “luogo di raccolta” di un’immagine capovolta formata dai raggi del sole passati attraverso il foro di una stanza buia.
Anche Platone (IV secolo), nel suo famoso mito della caverna narra, in chiave filosofica, della creazione di immagini (ombre) grazie ad una fonte luminosa (il fuoco) posta alle spalle degli spettatori (l’umanità).
Anche in Aristotele troviamo riferimenti alla camera oscura, applicata tra l’altro all’osservazione delle eclissi.
Camera oscura 3
Fu però l’arabo Al-Hazen, nell’XI secolo, a descrivere dettagliatamente nel suo trattato di ottica la camera oscura e il fenomeno fisico del rovesciamento dell’immagine, ispirandosi probabilmente agli studi di Aristotele, a distanza di un millennio.
Nel 1500 Leonardo da Vinci parla della camera scura definendola come un “occhio artificiale”, trovando delle analogie tra il funzionamento della camera oscura e l’occhio umano.
Il termine “camera oscura” viene però coniato da Giovanni Keplero, intendendo un ambiente buio, di qualsiasi dimensione, su una parete del quale sia stato praticato un piccolo foro, detto foro stenopeico. Passando attraverso esso, i raggi luminosi provenienti da oggetti esterni illuminati si incrociano e proiettano sulla parete opposta l’immagine rovesciata e invertita degli oggetti stessi. L’immagine appare tanto più nitida quanto più piccolo è il foro, ma ciò la rende sempre meno luminosa.
Foro stenopeico
Nel 1600 si diffonde l’applicazione di lenti al foro stenopeico per la gestione della luminosità e della messa a fuoco dell’immagine.
Nel 1685 l’inventore tedesco Johann Zahn creò il primo sistema reflex, ovvero una camera oscura in cui al suo interno uno specchio posto a 45° permetteva di raddrizzare l’immagine proveniente dall’obiettivo.
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La camera oscura aveva quindi raggiunto una grande qualità di resa di immagine, la quale non poteva però essere fissata su un supporto permanente. Iniziarono dunque gli studi sui materiali fotosensibili.
I primi studi in materia si devono allo scienziato tedesco Johann Heinrich Schultze, che con i suoi esperimenti scoprì che una particolare sostanza, il “nitrato d’argento”, reagiva esclusivamente alla luce del sole, come la maggior parte delle pellicole in bianco e nero diffuse fino alla prima metà del Novecento.
Il primo tentativo di fissare un’immagine su un supporto fu quello di Thomas Wedgwood, che dopo vari esperimenti riesce nel 1802 a registrare i profili degli oggetti che appoggiava su fogli di carta o cuoio imbevuti di nitrato d’argento e che esponeva alla luce del sole. Le immagini non erano però permanenti e potevano essere osservate solo per pochi minuti a lume di candela.
Anche il francese Niépce conduceva degli studi sui materiali fotosensibili e, quando era militare a Cagliari, ipotizzò di poter fissare l’immagine chimicamente: l’idea della fotografia, dunque, sarebbe stata concepita in Sardegna. Gli esperimenti avanzarono.
Niépce ricoprì una lastra di bitume di Giudea, una sostanza che al contatto con la luce si indurisce. Le parti raggiunte dalla luce, indurite, non sarebbero state eliminate nella seconda fase in cui la lastra veniva lavata con olio di lavanda e sale, eliminando le parti non impresse.
Posizionando la camera oscura nella finestra del suo studio decine di volte, espose numerose lastre finché, dopo una posa di 8 ore non ottenne un’immagine ben visibile.
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Si tratta della fotografia più antica mai ritrovata conservata, “Vista dalla finestra a Le Gras”.
Vista dalla finestra a Le Gras
Niépce entra in contatto con Louis Daguerre, un celebre pittore parigino che dipingeva con l’ausilio della camera oscura. I due fanno un contratto per condurre in comune gli studi sullo sviluppo delle tecniche fotografiche.
L’anno fatidico per la storia della fotografia è il 1839. È quello della nascita della fotografia ed il padre ufficiale è Daguerre.
Infatti quando Niépce muore Daguerre continua i suoi studi e arriva a mettere a punto il procedimento detto “Dagherrotipo”, che consiste nel coprire una lastra di rame con uno strato d’argento ed esporlo alla luce, per ottenere poi l’immagine attraverso il trattamento della lastra con vapori di mercurio a 60°, che rendono biancastre le aree precedentemente esposte. Si ottiene un’immagine invertita che non è riproducibile.
In realtà qualche anno prima l’inglese Talbot aveva già svolto degli esperimenti chimici con i quali ottenne i negativi fotografici, riproducibili (a differenza del dagherrotipo) mediante la generazione dei positivi. Talbot studiò anche delle più avanzate tecniche di fissaggio dell’immagine sul supporto e pubblicò le sue ricerche, di cui si servì anche Daguerre.
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Introduzione Fotografia nel 1800, tesina
Scopo di questa tesina di maturità è quello di svolgere un’indagine riguardo i primi passi della fotografia nei primi decenni successivi al suo esordio. Per fare ciò si è ripercorsa in breve la storia della sua nascita, dalle prime intuizioni risalenti al V secolo a.C. fino alle invenzioni tecniche che hanno portato nel 1839 alla nascita ufficiale di questo nuovo mezzo. Si è scelto poi di analizzare quali siano state le reazioni nell’ambiente intellettuale dell’800 riguardo alla diffusione della fotografia e alla sua pretesa di proporsi come nuova forma d’arte.
Si è data voce a personaggi che hanno accolto con grande entusiasmo questa invenzione e ne hanno fatto uso (Nadar e Verga), e anche a chi, come Baudelaire, ha visto nella fotografia un nemico e un corruttore dell’arte. È stata poi svolta nella tesina una breve analisi su come la fotografia abbia influito negli studi del movimento e dell’anatomia grazie al suo impiego in questi campi.
Collegamenti
Fotografia nel 1800, tesina
- Storia - Breve storia della nascita della fotografia.
- Arte - Nadar, la fotografia e l'impressionismo.
- Italiano - Verga, verismo e fotografia.
- Francese - Baudelaire, sur la photographie (Salon 1859).
- Educazione fisica - La foto e il movimento.