Estratto del documento

Maietta Elisa - 5^C Liceo

Scientifico G. Gandini Lodi

Esame di Stato 2014

La follia

“La gente vede la follia nella

mia colorata vivacità e non

riesce a vedere la pazzia nella

loro noiosa normalità.”

Cappellaio Matto

Indice

  • 1. Evoluzione della follia
  • Analisi “archeologica” di Michel Foucault
  • 2. Legame tra schizofrenia e genio:
  • Ricerca del professore svedese Fredrik Ullen
  • 3. Albert Einstein: esempio di genio folle
  • Relatività
  • Dimostrazione della dilatazione del tempo
  • (Progetto Manhattan)
  • E=mc2: origine della bomba atomica
  • 4. Adolf Hitler e i motivi della sua folle ascesa
  • Momento di crisi generale (sconfitta, inflazione, disoccupazione)
  • Grandi abilità oratorie (grande consenso)
  • 5. Il folle esperimento del Dr. Frankenstein / the crazy experiment of Dr. Frankenstein
  • Desiderio di superare i limiti umani / the desire to overcome human limits
  • Voglia di sfidare la natura / the will to challenge nature
  • 6. Sitografia e bibliografia

In realtà, non c’è un vero motivo per cui io abbia orientato la mia ricerca proprio su questo tema: la follia. Forse ho scelto questo argomento perché mi sono sentita dire tante volte che sono un po’ pazza. O forse perché, secondo me, è un argomento misterioso e quasi magico, perché nessuno ancora è riuscito a darne una spiegazione precisa e a comprenderla fino in fondo. Comunque sia spero che tutte le parole che sentirete dire da me oggi, non vi annoieranno ma appassioneranno anche voi, quanto mi sono appassionata io nell’elaborare questa mia tesina.

Michel Foucault e la storia della follia

Nel corso dei secoli gli uomini sono sempre stati accompagnati dal timore e dalla paura del diverso, che è sempre stata presente nel variare delle epoche, dal medioevo e dall’età classica (secoli XVII-XVIII) fino all’età moderna. Gli uomini, infatti, temevano non solo ciò che gli si presentava dinanzi in modo enigmatico e quasi misterioso, ma soprattutto il fatto di non poter trovare delle spiegazioni razionali o scientifiche a quel qualcosa che gli si mostrava come diverso, come non normale. Erano impauriti dal fatto che ci fosse la possibilità che l’intelletto umano potesse non conoscere e non comprendere fino in fondo ogni fenomeno. Il concetto di follia non è universale, ma varia da cultura a cultura, e da periodo a periodo, ed è proprio per questo che nemmeno io riuscirò a darne una definizione precisa e oggettiva, ma cercherò di spiegare questo concetto enigmatico seguendo lo studio del francese, “filosofo della follia” per eccellenza, Michel Foucault.

Egli pubblicò la sua ricerca nel 1961 con il titolo “Storia della follia nell’età classica”, nella quale egli trascurò la definizione e la descrizione oggettiva di “follia”, per soffermarsi e dedicare molta più attenzione ai comportamenti, ai diversi modi di pensare e alle strutture mentali, chiamate dal filosofo “episteme”, che egli credeva preesistenti negli uomini, e variabili in base all’epoca analizzata. Con quest’indagine storica e con questo metodo chiamato “archeologico”, in quanto si interrogava sull’evoluzione precisa del concetto di follia e sulle conseguenze che la follia stessa ha avuto sulle diverse società nel corso dei secoli, fino ad arrivare al presente, analizzò anche i diversi metodi con cui si cercò di debellare questa forma di malattia mentale. Foucault tenta di riscrivere “una storia dei limiti, di quei gesti oscuri, necessariamente dimenticati non appena compiuti, coi quali una cultura respinge qualcosa che sarà per lei l’Esteriore (che rappresenta qui la follia); e lungo tutta la sua storia, questo vuoto scavato, questo spazio bianco per mezzo del quale si isola, la contraddistinguono quanto i suoi valori. (…)”

Il filosofo francese, quindi, si impegna a ricercare nelle radici del passato dell’uomo, non la causa vera e propria della follia, bensì il motivo per cui si è giunti ad una separazione tra ragione e non-ragione, tra senso e non-senso. Per raccontare la storia della follia egli si concentra sull’età classica della cultura francese, dal rinascimento alla rivoluzione, ma si addentra anche nel passato fino ad arrivare al medioevo per comprendere meglio il mistero che avvolge la follia.

«Sparita la lebbra, cancellato, o quasi, il lebbroso dalle memorie, resteranno queste strutture. [...] Poveri, vagabondi, corrigendi e "teste pazze" riassumeranno la parte abbandonata dal lebbroso, e vedremo quale salvezza ci si aspetta da questa esclusione, per essi e per quelli stessi che li escludono. Con un senso tutto nuovo e in una cultura differente le forme resisteranno: soprattutto quella importante di una separazione rigorosa che è esclusione sociale ma reintegrazione spirituale.»

Nel XV secolo si assiste alla scomparsa della lebbra nell’Europa occidentale; questo lo si poteva attribuire non alle pratiche mediche e alle cure, che a quel tempo scarseggiavano, ma alla segregazione, all’isolamento e alla fine delle Crociate, che erano state motivo di diffusione del morbo, nominato “di Hansen” dalle terre orientali. A fine Rinascimento, ben più di due secoli dopo, i caratteri della lebbra riaffioreranno sotto forma di follia, che verrà affrontata come nel medioevo, cioè rinchiudendo i malati in strutture simili a quelle che in passato avevano ospitato i lebbrosi. Nel medioevo i folli, che in realtà erano lebbrosi, erano viandanti che vagavano nella città e che spesso venivano affidati ai marinai con l’obiettivo di allontanarli il più possibile dalle mura e dalle persone non ancora infette. In quest’epoca quindi la follia era considerata qualcosa al di fuori dal normale, al di fuori dell’uomo stesso, un male che avvolgeva l’uomo quasi come una punizione di Dio, mossa da forze inspiegabili, che non ammetteva alcuna cura, e che quindi poteva essere solamente allontanata e non debellata. Al contrario nel XVI secolo iniziò a diffondersi la credenza secondo cui la follia era strettamente legata alla ragione. La follia anzi era vera e propria sragione, senza ragione non poteva esserci follia. E questa assumeva quindi i caratteri di una sorta di ragione distorta, di ragione che cessava di essere tale, diventando proprio sragione. Per questo infatti, invece di “imbarcarli”, i folli venivano “internati”. Episodio significativo e emblema di questo cambiamento ideologico nei confronti della pazzia, fu nel 1656, quando il Re Luigi XVI fondò a Parigi l’Hôpital Général, che non fu un ospedale come potrebbe suggerire il nome, ma fu un’istituzione quasi giuridica, nella quale i matti venivano rinchiusi insieme ai poveri, ai malati e ai vagabondi, senza alcuna distinzione, che sarebbero poi stati giudicati e dei quali si sarebbe deciso in seguito il loro destino.

All’istituto francese seguirono poi, nel percorso storico eseguito da Foucault, la fondazione di simili edifici, come le workhouses in Inghilterra, le Zuchthausern in Germania e altri tipi di case, dette anche correzionali, in Spagna, Olanda e Italia. Fu proprio nell’età classica francese che la follia assunse il sinonimo di ozio. I folli erano considerati come coloro che erano inutili per la società, quelli che a causa della loro malattia mentale non erano in grado di compiere alcun lavoro utile e che quindi all’interno delle mura non avevano più alcun ruolo, se non quello di individui da curare e affidare a delle cure. Divennero, perciò, quegli elementi da relegare in un luogo apposito, dove non potessero ostacolare in alcun modo il lavoro degli altri cittadini o addirittura, lo sviluppo della società, dove, insomma non potessero essere di peso a nessuno.

Addentrandosi nel XVII secolo, Foucault afferma che la concezione di follia si lega strettamente al lavoro e alla morale, e affida agli edifici d’internamento il compito di rieducazione di questa massa di persone di condizioni diverse e che nel 1800 vengono considerate sotto un’unica etichetta, quella dei folli. Col passare del tempo, inoltre, anche chi non presentava segni di squilibrio mentale si confondeva coi pazzi, perché, costretti a vivere insieme e a sottostare alle stesse abitudini per lungo tempo, ne assumevano i caratteri ed iniziarono a comportarsi come tali. A partire dal XVII secolo, quindi, la follia inizia a essere rapportata alla società e alla morale, poiché il folle è considerato tale in qualsiasi caso l’individuo mancasse ad adempiere alle norme sociali e a quei valori considerati giusti nella società in cui vive, e in qualsiasi caso in cui egli si rifiutasse di stare alle regole.

Vengono così riconosciuti i non-normali, coloro che agiscono in modo insensato rispetto alle consuetudini di ogni cittadino, che vengono, quindi, isolati dalla società a causa del loro comportarsi “diversamente” o, addirittura, a causa dei loro comportamenti contrastanti con le leggi della società e contro le ideologie del tempo. Basti pensare all’omosessuale (spinto da un tipo d’amore completamente opposto a quello razionale), il mago (mosso da pulsioni che lo spingono oltre i limiti della ragione, oltre i limiti umani), il suicida (che vede in un atto, puramente irrazionale e senza senso, l’affermarsi di se stesso e una sorta di liberazione che lo porta a trovare un senso alla sua esistenza), il delinquente, il libertino (che si comporta in un modo simile a chi è soggetto al delirio). "A partire dal XVII secolo l’uomo di sragione è un personaggio concreto, tratto da un mondo sociale reale, giudicato e condannato dalla società…la follia è stata bruscamente investita da un mondo sociale, nel quale essa trova il suo luogo privilegiato ed esclusivo di apparizione; le è stato attribuito un territorio limitato dove ognuno può riconoscerla e denunciarla", sintetizza Foucault.

“Il soggetto può essere un po’ più folle o un po’ più criminale, la più estrema follia sarà fino in fondo inquinata di malvagità” (…)

Con questa frase il filosofo francese attribuisce, inoltre, alla parola follia un nesso con il male, legata non più alle misteriose forze del mondo, ipotizzate nei secoli precedenti, ma fortemente dipendente dalla volontà dell’individuo stesso e dalle scelte che egli vuole prendere, seguendo la ragione o appunto la non-ragione, la follia.

Foucault si ripropone, poi, di esaminare i vari tipi di follia, per arrivare infine al vero e proprio delirio, elencandoli nel capitolo III della seconda parte della sua opera. Qui, egli afferma che vi sono varie cause che portano alla follia distinguendo quelle prossime, inerenti alle diverse caratteristiche osservate nel cervello e nel sistema nervoso, dal medico Theophile Bonet (ad esempio, quello dei maniaci è più secco e friabile, quello dei malinconici invece umido e la materia grigia dei dementi priva di elasticità), da quelle lontane, che comprendono tutte quelle passioni violente e non, che abitano l’anima dell’uomo. Inoltre, un professore di medicina, Sauvages, vedeva nella passione la causa più costante e più ostinata della follia; il disordine del nostro spirito deriva, infatti, dal fatto che non sappiamo fermare o moderare le nostre passioni. Le passioni causano necessariamente certi movimenti negli umori, la collera ad esempio agita la bile, la tristezza e la malinconia sono talvolta così violente da provocare persino la morte. Tensioni, rilassamenti, durezza e mollezza sono propri sia dell’anima che del corpo; la passione indica che l’anima e il corpo sono in rapporto, di conseguenza la follia è allo stesso tempo malattia del corpo e dell’anima. Con la passione, la follia non è che un elemento vivo nell’unità razionale dell’anima e del corpo. Sauvages vede nel delirio quell’atteggiamento secondo cui l’anima isola un preciso timore, e lo allontana da tutto ciò che esso non è, determinandone così, però, un rafforzamento, poiché l’anima tenderebbe poi ad unire a questo timore le sue idee e le sue passioni, fino ad aumentarne inevitabilmente la forza devastante.

La demenza e la frenesia

Ora soffermiamoci sulla follia in sé. Foucault ne distingue vari tipi e li descrive a seconda dei sintomi e dei diversi impulsi da cui essa è mossa. Il caso più diffuso e riconosciuto dai medici del XVII e XVIII secolo era la demenza. Questa era considerata tra tutte le malattie dell’anima, quella più vicina al vero concetto di follia, in cui gli individui affetti erano aperti alla manifestazione di numerosi sintomi e comportamenti anomali. Questo tipo di malattia attaccava direttamente il cervello, considerato in quei secoli la sede dell’anima, provocando rigonfiamenti o depressioni anormali, che a loro volta determinavano una deviazione degli impulsi cerebrali, chiamati spiriti animali, i quali trasmettevano immagini provenienti dal mondo esterno in modo distorto. In questo modo l’anima non poteva più ricevere le informazioni giuste della realtà e non era più in grado di distinguere la verità da ciò che era falso, per questo la demenza fu quella malattia che impediva a chi ne era affetto di giudicare la realtà e di ragionare in modo sano e giusto. La cosa curiosa era che, sebbene mantenesse gli stessi sintomi e la stessa natura, a seconda della fascia d’età in cui si manifestava, questa malattia assumeva nomi diversi, stupidaggine nell’infanzia, imbecillità nella gioventù inoltrata, e rimbambimento nella vecchiaia. Il professore Sauvages preferiva distinguere i dementi, che percepivano l’impressione di ciò che gli stava attorno senza però prestarvi attenzione, dagli stupidi, i quali invece non percepivano alcuna sensazione dal mondo esterno. Per Pinel (psichiatra francese), al contrario, gli idioti non avevano alcuna capacità intellettuale, la loro mente e la loro abilità di conoscere era completamente paralizzata, mentre i dementi erano in grado di pensare e di mettere in moto la propria ragione, non giungendo però a conclusioni giuste e concrete e terminando nel nulla e nel vuoto le loro azioni.

Un punto a favore della demenza, era il fatto di essere una malattia che si manifestava senza febbre, l’individuo non era in grado di ragionare sanamente e compiva atti insensati, senza perdere però completamente il controllo delle funzioni fondamentali del suo corpo. Ciò non accadeva a chi era affetto da frenesia, il quale veniva colpito da una febbre acuta, da violenti mal di testa e il gonfiarsi del viso e degli occhi.

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Sintesi

Introduzione Follia, tesina

La seguente tesina di maturità liceo scientifico tratta della follia. In realtà, non c’è un vero motivo per cui io abbia orientato la mia tesina proprio su questo tema. Forse ho scelto questo argomento perché mi sono sentita dire tante volte che sono un po’ pazza. O forse perché, secondo me, è un argomento misterioso e quasi magico, perché nessuno ancora è riuscito a darne una spiegazione precisa e a comprenderla fino in fondo.

Collegamenti Follia, tesina

Filosofia-Michel Foucault Fisica-Albert Einstein e la dilatazione del tempo Storia-Hitler e la follia omicida Inglese-Victor Frankenstein
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