Esame di maturità
La follia
Anno scolastico 2010/2011
Tarantino Gianpiero
Indice
Arte:
La follia di Italiano:
Van Gogh
1. Definizione di Follia Il tema della
1.1) La Follia nella storia
Inglese: pazzia in
1.2) Il contributo dello psichiatra Franco Basaglia
George Pirandello e
2. Lo psicanalista Sigmund Freud e lo studio delle componenti psicologiche
Orwell Svevo
2.1) I fondamenti della Psicoanalisi
2.2) La rimozione
2.3) L’inconscio
2.4) L’interpretazione dei sogni
Il genio folle
3. La follia di Van Gogh La La follia
della
3.1) V. Gogh, Autoritratto della natura:
relatività:
3.2) V. Gogh, Corridoio dell’asilo Saint-Paul I Terremoti
Follia
Einstein
3.3) V. Gogh, Alberi davanti all’asilo Saint-Paul (Astronomia)
(fisica)
4. I terremoti … la follia della natura
4.1) Le cause
4.2) Le onde sismiche
4.3) Il terremoto di Sendai e del Tohoku Latino:
4.3.1) Effetti del sisma
Filosofia: Lucrezio e la
4.3.2) Vittime condanna alla
Freud e la
5. Albert Einstein, il genio folle della relatività
psicoanalisi Religio
5.1) Teoria generale La follia
5.2) Il pensiero filosofico umana:
6. Lucrezio Hitler
6.1) La vita (Storia)
6.2) Il poema filosofico “De rerum natura”
6.3) Il sacrificio di Ifigenia
6.3.1) Traduzione
6.3.2) Commento
7. Hitler: la follia umana
8. Il tema della pazzia in letteratura italiana
8.1) Luigi Pirandello
8.2) Italo Svevo
9. George Orwell ”1984”: a “mad” oppressive totalitarian regime
9.1) George Orwell “1984”: la follia di un regime totalitario
1) Definizione di follia
La follia viene identificata come una mancanza di adattamento che il malato mostra nei confronti dell’ambiente, tenendo ben presente che la definizione della follia è influenzata dal momento storico, dalla cultura, dalle convenzioni, quindi è possibile considerare folle qualcosa o qualcuno che prima era normale, e viceversa.
La follia può manifestarsi come violazione delle norme sociali, compresa la possibilità di diventare un pericolo per se stessi e gli altri, anche se non tutti gli atti sono considerati follia. Nell’uso moderno follia è più comunemente usato come termine informale che denota instabilità mentale, o nel contesto più ristretto giuridico dell’instabilità mentale. Nella professione medica il termine è ora evitato, in favore di diagnosi più specifiche di malattie mentali. La branca della medicina che si occupa delle malattie mentali è la psichiatria, mentre lo studio di queste in termini generali è argomento della psicopatologia.
1.1) La follia nella storia
Il termine follia deriva dal latino folle, di origine onomatopeica, significava vuoto o mantice. Nel corso dei millenni è profondamente variato sia il concetto di follia sia la sua interpretazione.
Nel mondo classico la follia era imprescindibilmente legata alla sfera sacra: il folle rappresentava la voce del divino, quindi da ascoltare per interpretarla.
Nel Medioevo, invece, il folle diventò il rappresentante del demonio, perciò bisognava liberarlo dal male, in qualche modo esorcizzarlo. Si diffuse la dicotomia spirito-corpo che, nel caso di malattia mentale, impose come primo atto l’intervento riparatorio sul corpo guasto, e proprio per questo motivo incapace di far esprimere lo spirito, e nel caso di insuccesso l’eliminazione fisica del folle.
Un’interpretazione diametralmente opposta si ebbe nel Rinascimento, basti pensare all’Elogio della follia di Erasmo da Rotterdam; in questa epoca il folle venne considerato una persona diversa, sia per i valori sia per la sua filosofia di vita, e quindi andava rispettato, lasciato libero. Questa corrente di pensiero getterà le basi per la moderna fenomenologia, sviluppata dal filosofo Husserl, ma anche dallo psichiatra Jaspers che influenzerà la psichiatria trasformandola in una disciplina di incontro con l’altro (il folle), per vivere insieme con il malato e comprenderlo.
Se nel Medioevo i folli rischiavano il rogo, ancora alla metà del Settecento erano detenuti nelle carceri, strutture sanitarie specifiche; proprio in questo periodo, in Francia, poiché mancavano le in Germania e in Inghilterra si mise in moto un processo lento che consentirà entro una cinquantina di anni, grazie alla promulgazione delle prime leggi apposite, di consegnare i folli ai familiari, o in caso di mancanza, anche inserirli negli ospedali oppure nei primi istituti specializzati nascenti in quell’epoca.
Per quanto riguarda l’approccio terapeutico ai malati, solamente verso la fine del Settecento, il medico chirurgo Jacques René Tenon rivoluzionò la mentalità medica dell’epoca cercando di imporre il concetto di inviolabilità della persona umana e di libertà, seppur all’interno della struttura, per il malato, distinguendo la terapia medica, da quella solamente repressiva di tipo carcerario in vigore fino a quel momento. Un altro medico francese di fine Settecento Pierre Jean Georges Cabanis portò avanti il lavoro di Tenon, progettando il primo regolamento degli istituti per malati di mente: tra le altre innovazioni, Cabanis abolì le catene per sostituirle con corpetti di tela (camicia di forza), introdusse un diario medico informativo sul malato e sugli effetti delle terapie e soprattutto regolamentò l’ingresso e l’eventuale fuori uscita del malato per guarigione avvenuta. Le cronache giudiziarie di quegli anni, per la prima volta, descrissero l’arresto, per omicidio, di “infermi di mente” da indirizzare nei manicomi.
In Inghilterra, invece, la gestione dei malati di mente era stata abitualmente appannaggio dei Quaccheri, e verso la fine del Settecento, l’ospedale di York venne ristrutturato ed adibito a questo compito.
Oltre all’introduzione della semilibertà vigilata, emersero due aspetti caratteristici: l’uso dei principi religiosi come metodo di cura e il lavoro come valore terapeutico.
Nello stesso periodo, invece, in Francia si impose una visione laica nella gestione dei malati di mente, e grazie all’opera fondamentale del dottor Philippe Pinel le ideologie democratiche dell’epoca si riversarono sulla mentalità e sul tipo di controllo da applicare ai folli. Questo fu il periodo in cui la conoscenza delle malattie mentali acquistò una credibilità scientifica, e le innovazioni apportate da Pinel esalteranno l’importanza del rapporto paziente/terapeuta e l’importanza del transfert nella psicoterapia.
In tempi più recenti, dall’Ottocento in poi, emerse la visione, influenzata dal Positivismo, del folle come “macchina rotta”, ovverosia lesionata nel cervello.
Nel Novecento Freud con la intuizione della guarigione perseguibile tramite una ricerca interiore ed un rapporto più umano con il terapeuta, con tutta la architettura della psicoanalisi nel suo complesso, e Jung, con la sua indagine dei contenuti simbolici degli elementi della follia e l’introduzione degli archetipi per definirla con più chiarezza, mutarono nuovamente la storia del folle e del significato della follia.
1.2) Il contributo dello psichiatra Franco Basaglia alla chiusura dell’orrenda istituzione manicomiale (Anno 1978-1994)
Franco Basaglia è lo psichiatra maggiormente conosciuto nel secolo scorso, per la battaglia condotta negli anni ’70 volta a chiudere l’orrenda istituzione manicomiale. Fu direttore dal 1961 dell’Ospedale Psichiatrico di Gorizia dove vi fu un forte impatto con la realtà manicomiale: c’era la massima segregazione dei malati mentali, la contenzione, la camicia di forza e l’elettroshock. Basaglia sosteneva che “Un malato di mente entra nel manicomio come ‘persona’ per diventare una ‘cosa’. Il malato, prima di tutto, è una ‘persona’ e come tale deve essere considerata e curata. Noi siamo qui per dimenticare di essere psichiatri e per ricordare di essere persone”. Prima della riforma i manicomi erano poco più che luoghi di contenimento fisico dove si applicava ogni metodo di contenzione e pesanti terapie farmacologiche e invasive.
Ed ancora: ‘’La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d’essere’’. La legge 180 del 1978 alla quale Basaglia ha dato il nome (legge Basaglia) nasce con l’intenzione di ridurre le terapie farmacologiche, instaurando rapporti umani rinnovati con il personale e la società, riconoscendo appieno i diritti e la necessità di una vita di qualità dei pazienti, seguiti e curati da ambulatori territoriali. Da allora i malati di mente devono essere trattati come uomini, persone in crisi, non più come individui pericolosi da nascondere in manicomi. Di fatto solo dopo il 1994 si completò la chiusura effettiva dei manicomi e la relativa trasformazione in ospedali psichiatrici.
2) Lo psicanalista Sigmund Freud e lo studio delle componenti psicologiche
La follia in psicoanalisi potrebbe essere definita come una sovrapposizione della parte istintuale su quella razionale. Secondo Sigmund Freud il comportamento ordinario non è altro che il risultato di un continuo processo dialettico tra la parte più selvaggia e disorganizzata del cervello, l’Es, e quella più pesata e razionale, il Super-io. Nel momento in cui una delle due parti prevale in maniera eccessiva sull’altra il comportamento può apparire irrazionale e privo di logica.
Freud si laureò a Vienna nel 1881 e si specializzò in neurologia. Nel 1885 si recò a Parigi per studiare le malattie nervose, in particolare l’isteria, malattia dalle cause sconosciute e dai sintomi molto gravi come la volontà di non mangiare e di non parlare. La scienza dell’epoca, sotto l’influsso del positivismo, riteneva che a ogni malattia mentale corrispondesse una lesione organica. Freud, ritornato a Vienna, studiò con il suo collega Breuer le cause della malattia e giunse ad affermare che essa non era collegata a nessuna lesione fisica. Utilizzò l’ipnosi per giungere ad una spiegazione dei sintomi della malattia stessa. Nel 1895 pubblicò con Breuer gli studi sull’isteria, dove tramite l’ipnosi dimostrò di aver acquisito due elementi fondamentali relativi alla malattia: i sintomi dell’isteria sono collegati a precisi episodi della vita del soggetto, i quali si possono eliminare attraverso la loro riproduzione sotto ipnosi: tale metodo fu definito “catartico”. Il caso di Anna O., studiato nel libro, è la storia di una ragazza che mentre cura il padre ammalato è colpita da tratti isterici.
Una notte ella vegliava nella più grande ansia il malato che era in preda a una febbre altissima, tutta in tensione perché da Vienna doveva arrivare un chirurgo per operarlo. La madre era uscita, e Anna sedeva accanto al letto, col braccio destro penzolante lungo la spalliera della sedia. Cadde così in una reverie, e vide un serpente nero come sbucare dalla parete e avvicinarsi al malato per morderlo. (È molto probabile che la ragazza avesse visto realmente parecchi serpenti nel prato dietro casa e ne fosse rimasta spaventata). Cercò di scacciare la bestia, ma sembrava paralizzata. Il braccio destro, che penzolava dietro la sedia, si era addormentato diventando insensibile e paretico, e quando ella lo guardò, le dita si trasformarono in tanti serpentelli con teschi. È probabile che ella abbia cercato di allontanare il serpente con la mano destra paralizzata, così che l’anestesia e la paralisi dell’arto vennero ad associarsi con l’allucinazione del serpente.
Quando questa svanì, ella, in preda all’angoscia, cercò di parlare, ma non ci riuscì. Non poteva esprimersi in nessuna lingua, finché non le vennero in mente le parole di una filastrocca inglese e da quel momento poté pensare e parlare solo in quella lingua.”
(Studi sull’isteria)
Attraverso l’ipnosi risultò che i sintomi isterici si presentavano perché certi episodi vissuti dalla ragazza nell’infanzia le erano riaffiorati alla mente ed essa li aveva rimossi, in quanto in contrasto con le cure umorali per il padre. Sotto ipnosi tali episodi venivano rivissuti e permisero quindi la guarigione della ragazza.
2.1) I fondamenti della psicoanalisi
Freud cercava di studiare le cause dell’isteria, poi le trovava definendole genericamente irritazioni oggettive nella convinzione che la loro origine era sessuale. Freud abbandonò l’ipnosi perché non era applicabile a tutti i pazienti e perché le verità scoperte sotto ipnosi non venivano ricordate al risveglio. Così egli puntò sul metodo che egli chiamò “metodo delle libere associazioni”, secondo cui il paziente poteva dire al medico tutto ciò che gli passava per la mente senza vincoli di sorta. In tal modo il paziente diventava parte della sua terapia e si legava maggiormente al medico in base ad una relazione affettiva chiamata “Transfert”, nel senso che ciò che si era provato per i genitori veniva trasferito su medico stesso. Per questo Breuer non voleva più lavorare con Freud: aveva scambiato le manifestazioni di Anna O. rivolti a lui come persona e non rivolte a lui come sostituzione del padre.
2.2) La rimozione
Freud si chiede per quale motivo i suoi pazienti hanno dimenticato molte esperienze di vita, che soltanto sotto terapia venivano richiamate alla memoria. La risposta è che queste esperienze sono vissute come vergognose e dolorose ed è per questo che vengono allontanate dalla coscienza. In ciò consiste la rimozione che è un meccanismo di difesa, tramite il quale l’Io si ripara da un impulso minaccioso. Nella nevrosi l’Io si ritira da quest’impulso minaccioso, che però resta comunque presente con tutta la sua carica energetica e quindi pur rimanendo lontano cerca delle vie indirette per venire allo scoperto e scaricare così la sua energia: queste vie indirette sono meccanismi della nevrosi. Freud, con “la teoria della rimozione”, cercò di capire i meccanismi delle nevrosi e ne indicò anche la possibile cura. Infatti si rese conto che doveva scoprire le rimozioni ed eliminarle attraverso un lavoro di interpretazione e valutazione di ciò che la rimozione aveva escluso dalla coscienza. Questa cura venne chiamata psicoanalisi.
2.3) L’inconscio
L’inconscio è la struttura della psiche. Dalla rimozione emerge il concetto di inconscio. Secondo Freud ogni atto della nostra vita psichica nasce dall’inconscio e riaffiora nella coscienza solo in minime parti: infatti la maggior parte della vita psichica rimane inconscia a causa della rimozione.
L’inconscio ha diversi caratteri dalla coscienza: non esiste in esso il principio di contraddizione, per cui possono coesistere due tendenze opposte come l’amore e l’odio, inoltre non esiste negazione, perché ogni desiderio per l’inconscio è sempre attuabile e per finire nell’inconscio non esiste né lo spazio né il tempo.
Inoltre Freud intese poi spiegare in che modo funziona l’apparato psichico e giunse così a distinguere tre diverse istanze l’Io, l’Es e il Superio. L’Io corrisponde alla coscienza grazie alla quale l’uomo è razionalmente consapevole di se stesso. L’Es (pronome neutro in terza persona nella lingua tedesca paragonabile all’“Id” latino) è un inconscio in cui sono presenti le pulsioni psichiche sia innate, sia acquistate con la rimozione. Nell’inconscio tutto funziona in base al principio del piacere che ignora la realtà esterna per realizzare i suoi desideri. Il Superio è prevalentemente inconscio ed è paragonabile alla coscienza morale: esso è come un giudice o un censore dell’Io, in quanto si forma sia dall’infanzia interiorizzando le regole e i divieti dei genitori. In età adulta la società con le sue leggi prende il posto dei genitori. L’Io deve stare dunque in equilibrio tra l’Es, che non conosce regole, e il Superio, che impone regole, senza dimenticare che bisogna fare i conti anche con la realtà esterna. Le difficoltà dell’Io sono comuni a tutti, ma quando i conflitti ciclici fanno sì che l’Io venga prevaricato dall’Es o dal Superio allora nascono le nevrosi.
2.4) L’interpretazione dei sogni
Freud dopo la morte del padre nel 1896, giunse a capire che i sogni hanno un significato e una loro logica, simile a quella dei sintomi nevrotici. Il sogno per Freud è un prodotto psichico completo, che, pur essendo interpretato, deve essere scomposto nei suoi diversi elementi la cui analisi fa affiorare una logica nascosta. Secondo Freud, nel sogno, si distinguono due livelli:
- 1) Un contenuto manifesto, cioè quell’insieme di immagini, parole, sensazioni, che il sognatore ricorda e racconta al risveglio e che ricostituisce una trasposizione deformata del vero significato del sogno;
- 2) Un contenuto latente, cioè l’insieme dei desideri inconsci del sognatore che non sono più riconoscibili nel contenuto manifesto in quanto sono mascherati.
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Italiano: Italo Svevo; Luigi Pirandello
Latino: Lucrezio (la condanna alla religio)
Inglese: George Orwell
Storia: Adolf Hitler
Filosofia: Sigmund Freud
Fisica: Albert Einstein (il genio della relatività)
Astronomia: i terremoti
Arte: la follia di Vincent Van Gogh