Estratto del documento

LABC della mente:

“A come Antipsichiatria,

B come Basaglia,

C come Chiusura dei manicomi.

Malati di mente ma pur sempre uomini

Che cos’è la follia?

Ogni definizione della nozione di follia è sempre relativa ai criteri di razionalità e di correttezza sociale assunti come norma: comportamenti oggi considerati patologici non erano tali nel passato, e viceversa. È comprensibile quindi come ogni epoca abbia elaborato una propria definizione della follia.

Nel Medioevo, una società che non possedeva confini ben definiti tra il divino, l’umano ed il demoniaco, permise l’affermazione dell’idea platonica che la follia poteva considerarsi come un entusiasmo divino mediante un invasamento della mente ad opera di un dio. Il folle era privato dei diritti umani e relegato ai margini della società, ma non era rinchiuso. Si può dire che egli fosse accettato dalla società.

Con il Rinascimento iniziò la criminalizzazione della follia. Il folle iniziò ad essere ritenuto responsabile della sua diversità, veniva dunque recluso o espulso dalla comunità in quanto faceva emergere dei lati oscuri della sua psiche. Era in questo periodo che si affermava il tema della “Nave dei folli”, un tema non solo letterario o artistico, si trattava di una realtà. Il folle era affidato a navi di passaggio affinché fosse trasportato altrove, costretto a lunghi viaggi senza cibo e acqua.

Nel Settecento si ebbe la prima formulazione della tesi di natura medica che vedeva nella follia la conseguenza di una patologia fisica. La tesi consisteva nel considerare la demenza psichica come il risultato di una vita irragionevole tale da disgregare prima l’ordine fisiologico e poi quello psichico del soggetto. Questa patologizzazione della follia portò all’invenzione dei primi manicomi.

Il 1800 si può definire il secolo buio della follia in quanto ogni persona che infrangeva la norma veniva allontanata dalla società e rinchiusa nei manicomi. È questo il secolo della massima affermazione di tali strutture.

Il 1900 segnava un’evoluzione per quanto concerne la follia, la quale iniziava a non essere considerata solo a livello sociale, proprio perché grazie al medico viennese Sigmund Freud, si cercò di darne una spiegazione a livello medico.

Freud si poneva in forte contrasto con l’ideologia medica ottocentesca, la quale teneva ad interpretare in chiave somatica tutti i disturbi della personalità evitando di considerare quelle manifestazioni di nevrosi che non provocassero delle lesioni organiche. Decise di studiare le isterie tramite la tecnica dell’ipnosi, la quale fu poi sostituita, perché poco funzionante, da un’altra tecnica definita come “associazione libera di idee”, più utile nel guarire la malattia.

Freud teorizzò che la ragione delle psicosi non doveva essere ritrovata in lesioni organiche ma bensì, all’interno della psiche stessa, scoprì dunque l’inconscio, segnando la nascita della Psicoanalisi.

I manicomi

Il manicomio nasce con la società moderna, si parla dunque di fine Settecento inizi dell’Ottocento. C’è da sottolineare che l’istituzione del manicomio era già presente anche nei tempi precedenti, affermandosi più definitivamente con la società moderna.

La prima legge italiana che regolamentava l’istituzione manicomiale e la relativa assistenza psichiatrica è la Legge n. 36 del 14 febbraio 1904, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 22 febbraio dello stesso anno.

L’elemento caratterizzante di tale legge appariva chiaro già dal primo articolo che recitava:

“Debbono essere custodite e curate nei manicomi le persone affette per qualsiasi causa da alienazione mentale quando siano pericolose a sé o agli altri, o siano di pubblico scandalo e non siano e non possano essere convenientemente custodite e curate fuorché nei manicomi”.

L’alienato mentale era considerato come un soggetto pericoloso o di pubblico scandalo e quindi:

“L’alienato deve essere relegato in ambienti chiusi, allontanato dal resto della collettività in quanto incapace di integrarsi con essa, in quanto emanatore di comportamenti difformi rispetto alla norma, (scandalo pubblico)”.

Persone, non solo affette da disturbi mentali, ma anche da sifilide, malattie croniche della pelle, semplici esaurimenti o perché ritenute scomode dalle famiglie, venivano allontanate dalla società ed internate in tali istituzioni, depredate delle loro libertà e dei loro diritti.

Il principio di custodia dell’alienato comportava ulteriormente una facilità nel procedimento utile a determinarne l’internamento nella struttura manicomiale. Il direttore del manicomio possedeva assoluto potere all’interno della struttura: egli determinava la condizione di internamento definitivo dopo il periodo di osservazione di trenta giorni che sanciva la perdita, da parte dell’internato, della capacità di agire in senso giuridico.

Esso era la sede di tecniche brutali, utilizzate con l’utopia di estirpare le anomalie.

L’alienato era soggetto a cure a base di salassi generali e parziali, ghiaccio sul capo, bagni tiepidi prolungati, docce fredde, purganti e, per le accentuate inquietudini notturne, prevedevano l’utilizzo dell’oppio al fine di calmarli.

Il sistema di coercizione fisica era prassi quotidiana, nel manicomio si ricorreva anche all’impiego di camicie di forza, maniche di cuoio, catene di ferro e molto spesso il malato veniva legato ai muri o addirittura agli alberi dei cortili. Tali pratiche, pur brutali che fossero, apparivano regolamentate in un decreto pubblicato nel 1909, che affermava che potessero “in casi assolutamente eccezionali” essere utilizzate e previa autorizzazione scritta da parte del direttore o di un medico dell’istituto stesso.

La legislazione psichiatrica del 1904 rifletteva sostanzialmente i limiti operativi della psichiatria dell’epoca, la quale era incapace di un atteggiamento terapeutico, in quanto erano sconosciuti sistemi terapeutici, fisici o farmacologici, idonei alle cure. Inoltre in essa confluivano numerosi disturbi psichici su base organica, (lue, pellagra, paralisi neurogene ed altro), che determinavano un altissimo numero di ricoverati. Ciò comportava un atteggiamento strettamente organicistico nell’orientamento psichiatrico, il quale trattava casi di patologie inarrestabili o addirittura inguaribili.

La Psichiatria subì dei cambiamenti tra gli anni trenta del 1900, attraverso l’introduzione della terapia dell’elettroshock, e gli anni cinquanta dove si assistette alla grande rivoluzione psicofarmacologica.

L’utilizzo dello strumento farmacologico modificò radicalmente non solo la prognosi della malattia mentale, ma ne permise anche la rivisitazione dei principi stessi tale da conferirle un aspetto composito.

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Sintesi

Sintesi tesina Abc della mente

Tesina multidisciplinare che descrive la mente in tutti i suoi aspetti. Vengono prese in esame le norme che tutelano le persone con problemi psichici, viene fatto per esempio un accenno alla legge Basaglia, alla precedente istituzione dei manicomi. Vengono analizzate altre leggi, come la Legge 180/78.

Tesina monografica di Psicologia.

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