Estratto del documento

Liceo di Stato “C. Rinaldini” pedagogico-sociale

Classe Va AP

Anno scolastico 2013/14

Tesina esame di stato di

Capodimonte Federica

L’equilibrio

Quando i nostri professori ci dissero “fate la vostra tesina su qualcosa che sentite vostro, che sia importante per voi e che vi coinvolga profondamente”, ho subito pensato a una sola cosa: il mio legame con la ginnastica artistica.

Questo è lo sport con cui sono cresciuta; da quando avevo sei anni, non ho mai rinunciato a questa grande passione. La palestra è il luogo in cui sento di essere cresciuta e dove ho imparato tantissime cose. Lì sento di poter essere veramente me stessa e, infatti, poi lo sono sul serio. La trave è stata da sempre il mio attrezzo preferito. Molte volte accade che allenandoti in palestra il tuo esercizio sia perfetto, ma poi in gara tutto può cambiare e in un secondo una caduta può cancellare tutto il tuo lavoro fatto fino a quel momento.

Che cosa può insegnare uno sport?

Innanzitutto la ginnastica artistica mi ha insegnato a risalire nella trave ogni volta che cado.

Non importa se mi sono fatta male, non importa se ho paura, prendo fiato e poi continuo il mio esercizio fino alla fine, perché è proprio nel momento in cui ci si demoralizza che si sbaglia. Il fallimento non arriva quando cadiamo ma nel momento in cui decidiamo di abbandonare quello per cui abbiamo lottato.

Forza di volontà, costanza, impegno, tenacia, resistenza, solidità, sacrificio, coraggio, umiltà, rispetto del proprio corpo, delle regole dello sport e delle regole per stare bene con gli altri sono parole chiave necessarie quando decidiamo di allenarci in vista di una gara. Solo lavorando duramente si può sognare e meritare di raggiungere i posti più alti del podio, il successo. Niente ci viene regalato dal caso o dalla fortuna.

La ginnastica artistica mi ha insegnato a vivere fuori dalla palestra: nella vita è come nello sport, come nella trave.

Quanto puntiamo ad un traguardo, tutto sta nel rimanere in equilibrio: facendo sì che nessun tipo di emozione prevalga sulla nostra ragione, restando concentrati e motivati su quello che vogliamo raggiungere senza farci influenzare, non demoralizzarsi di fronte alle difficoltà ma anzi prendere forza da queste. Lo sport è una palestra per la vita: il duro lavoro e i valori che facciamo nostri per imparare a non cadere da quella trave, sono gli stessi che ci permettono di restare in equilibrio nella nostra vita. Ogni volta che in gara salgo nella trave per il mio esercizio, in quei pochi minuti siamo solo io e lei e sento di poterla dominare. Lì sopra ci si sente invincibili.

Ma questa mia grande passione mi ha aiutato a togliere uno dei tanti veli che nascondono le verità ultime, quindi, questa mia esperienza di vita ha avuto un valore ontologico, perché mi ha fatto cogliere un carattere essenziale dell’esistenza: la vita è una tensione verso uno stato di equilibrio.

Per definizione l’equilibrio è una condizione che presume che tutte le forze in gioco siano in perfetta armonia. Una minima variazione e l’equilibrio si perde, si spezza, svanisce; sono momenti fuggevoli, brevissimi, quelli in cui cogliamo la perfezione, in cui percepiamo la pace tra gli opposti e sentiamo di essere, anche noi, in pace, in equilibrio. Ma ecco che una minima, non considerata, imprevista forza sopraggiunge e il vetro si spezza, la vela si sgonfia, il bambino piange, una foglia cade, uno sguardo si annebbia, una bomba si sgancia, un cannone si arma, una ginnasta cade.

Ed è tutto da rifare.

La vita di ciascuno di noi è una ricerca continua di equilibrio.

La storia dell’umanità è una ricerca incessante di equilibrio.

Storia

Nadia Comaneci, le Olimpiadi la Guerra Fredda

Italiano

con Montale “Felicità raggiunta” e Ungaretti con “I fiumi”

Inglese

Virginia Woolf e

Psicologia

l’influenza degli Freud e studi freudiani l’equilibrio tra Es, Io e Super-Io

Filosofia

Platone e sua la divisione della psiche, Kant il dovere, e Nietzsche e le passioni

Pedagogia

Neill e la sua pedagogia della libertà

Latino

con il Seneca De tranquillitate animi

Fisica

equilibrio termodinamico, termico

Matematica

assi cartesiani e derivata prima

…Nella storia…

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Nadia Comaneci ha scritto la storia della ginnastica artistica. Dal russo Nadezhda che significa “speranza”, nata il 12 novembre 1961, Nadia intreccia la sua storia inevitabilmente con le vicende politiche della guerra fredda. La guerra fredda approda nel mondo dal 1945 al 1989 ed è caratterizzata dallo stato di tensione tra Usa, con gli stati ideologicamente vicini al blocco occidentale, e l’Urss, “il blocco comunista” con gli stati ideologicamente vicini al blocco orientale. Tra le due superpotenze c’è una condizione di non-guerra e non-pace a causa di contrapposizioni politiche, ideologiche e militari dovute alla seconda guerra mondiale. Usa e Urss, però non arrivano mai a scontrarsi frontalmente e combattono infatti con le armi della propaganda ideologica, con le armi della diplomazia, esibendo la loro potenza militare e intervenendo solo nei conflitti locali.

Il filosofo italiano Norberto Bobbio parla di un “equilibrio del terrore”, affermando nel suo saggio: “La situazione di equilibrio del terrore può essere definita come quella situazione in cui la guerra è diventata impossibile proprio per il fatto di essere ancora, nonostante la sua terribilità, materialmente e moralmente possibile”. strategia di distruzione mutua

Questo equilibrio infatti si basava sulla assicurata, secondo cui le due potenze, essendo consapevoli di disporre di tale potenza atomica distruttiva da poter annientare il mondo, per paura, non agirono mai. L’esistenza delle armi più potenti mai create finisce per supportare una forma di pace. La “coesistenza pacifica” resse i rapporti internazionali per tutti gli anni sessanta, ma non mancarono momenti di alta tensione. Nel 1961 la crisi di Berlino scaturì dalla decisione della Germania di costruire un muro che divideva in due la città e Nadia nacque poco meno di tre mesi dopo l’avvio della costruzione del Muro di Berlino. Ma il momento più critico in cui si rischiava di perdere l’equilibrio fu la crisi di Cuba del 1962 in cui, in seguito alla rivoluzione vittoriosa di Fidel Castro, si era affermato un regime di orientamento socialista, il quale si era avvicinato all’Urss. L’America aveva preso una posizione fortemente negativa nei confronti di Cuba, anche in seguito al fallito sbarco alla Baia dei porci di esuli cubani addestrati dagli Stati Uniti nel 1961. Il mondo nel 1962 visse sull’orlo di un conflitto nucleare: Kennedy, presidente americano in quegli anni, decretò il blocco navale di Cuba nel momento in cui venne a sapere dell’istallazione nell’isola di missili sovietici in grado di colpire obbiettivi americani. Per fortuna però i missili vennero ritirati in cambio di garanzie per l’indipendenza di Cuba.

La guerra fredda contrapposte Usa e Urss anche nello sport: le Olimpiadi e i mondiali venivano visti non come semplice competizione sportiva ma come una dimostrazione nella potenza dello stato e della sua supremazia sull’altro.

Gli stessi atleti erano vittime del contrasto tra le due superpotenze e spesso non erano d’accordo con le decisioni prese dalle loro nazioni, le quali spesso per motivi politici decidevano di non partecipare alle gare, non tenendo conto del lavoro fatto dagli atleti, che avevano investito le energie di una vita.

Lo sportivo Bruce Jenne a proposito afferma: “La politica fa parte dei giochi, ma è anche vero che resta lontana da noi atleti”. Il successo sportivo era ricercato ad ogni costo e addirittura in Germania Est fu creato un centro dello sport, la “scuola tedesca per la cultura del corpo”, in cui i ragazzi venivano irreggimentati e educati con maniere dure.

L’intromissione della politica nello sport fu evidente già dalle due guerre mondiali e successivamente anche con la guerra fredda. I problemi iniziarono a Tokyo nel 1964, anno in cui Corea del Nord e Indonesia si astennero dal partecipare alle Olimpiadi dopo che alcuni loro atleti erano stati dichiarati non abilitati a competere. Inoltre il Sudafrica venne escluso a causa della sua politica di apartheid.

Nel 1965, quando Nadia Comaneci aveva 4 anni, la cittadina nella quale venne alla luce, Onesti, nella regione della Moldavia rumena, distretto di Bacau, assunse la denominazione di Gheorghe Gheorghiu-Dej, tiranno vicino a Stalin. Nello stesso anno, Nicolae Ceausescu, fu nominato Segretario generale del Partito comunista rumeno, succedendo allo stesso Gheorghiu-Dej e diventando, nel 1967, dominatore assoluto della Romania. Mentre ciò accadeva, Nadia, bambina, era attratta da giochi aerei e volteggi: fu notata dal coach Béla Karolyi, che ne aveva decifrato il talento, e con il suo consenso iniziò ad allenarla.

Nel 1968 le Olimpiadi a Città del Messico furono ricche di agitazioni politiche per il fatto che, grazie alla televisione, queste erano diventate un modo ideale per i partiti per esporre i loro problemi. Per esempio negli Stati Uniti alcuni atleti decisero di valersi dei Giochi per dichiararsi pubblicamente contro il razzismo.

Nel 1970 Nadia Comaneci fu la più giovane ginnasta a vincere i campionati nazionali rumeni, e in un crescendo entusiasmante vinse molti ori anche in varie competizioni internazionali negli anni a seguire.

Il 1972, a Monaco di Baviera, Germania dell’ovest, è l’anno più drammatico nella lunga storia delle Olimpiadi: essendo sottovalutati i problemi sulla sicurezza, otto terroristi palestinesi riescono a fare irruzione nella palazzina del villaggio olimpico della delegazione israeliana uccidendo due atleti e prendendone nove in ostaggio con l’intenzione di scambiarli con i terroristi palestinesi in arresto. Per cercare di risolvere la situazione entrano in azione cinque tiratori scelti tedeschi che però agiscono in modo poco organizzato e maldestro. Il bilancio è tragico: cinque sono i terroristi uccisi, un agente e tutti e nove gli ostaggi. I Giochi vengono sospesi per una giornata e poi riprendono.

Per quanto riguarda le vicende della guerra fredda, nel 1975 vengono firmati gli accordi di Helsinki, in cui si decideva l’inviolabilità dei confini europei e l’obbligo del rispetto dei diritti umani all’interno di ogni stato. Nel 1972 e 1975 Usa e Urss riconoscono la parità nucleare nei due accordi SALT 1 e SALT 2.

Purtroppo però le interferenze politiche erano destinate a crescere e a farsi sempre più serie. Alla vigilia dei Giochi di Montreal del 1976, le nazioni africane decisero di boicottare la manifestazione in segno di protesta per la presenza della Nuova Zelanda. La squadra di quest’ultima aveva infatti avuto relazioni sportive con il Sudafrica dell’apartheid. Queste verranno ricordate come le Olimpiadi “senz’anima”; così l’etichettò un dirigente del CIO. Altri ancora la ricordano come l’Olimpiade “col mitra e con l’elmetto”, a causa dell’enorme sforzo profuso nel dispiegare una forza di sorveglianza, mai visto prima di allora in una manifestazione pacifica come questa.

Se non fosse stato per Nadia Comaneci, probabilmente, il ricordo di quell’edizione dei Giochi sarebbe ancora più grigio. Invece, in quell’occasione, la romena quattordicenne di 39 kg distribuiti in 1 m e 56 cm riuscì a stupire il mondo, oltreché, naturalmente, ad accrescere incredibilmente l’interesse nei confronti della disciplina della ginnastica artistica. Leggiadra come una libellula, la giovane ginnasta riuscì a vincere tre medaglie d’oro, una d’argento e una di bronzo; ma la sua impresa fu un’altra. Durante la prova alle parallele asimmetriche, al termine di un’esibizione che lasciò il pubblico di tutto il mondo senza fiato, grazie all’esecuzione di esercizi mai visti prima e di una grazia fuori dal comune, i giudici decretarono: “10”. Il massimo, la perfezione. Il “10.00” era talmente perfetto che i computer ebbero dei problemi di calcolo poiché erano settati per un massimo di “9.9”. Nel suo corpo, la forza del leone e la grazia della farfalla. Il mito della giovane ginnasta si espanse e, dalla segretissima e spartana Bucarest, arrivò a tutto il pianeta. Nadia riscriverà la storia di questo sport.

Ma poi, venne l’inevitabile utilizzo strumentale da parte del regime: la ragazzina diventa una stella mondiale, ma è anzitutto una stella rumena e Ceaușescu approfitta della sua popolarità per ripulire l’immagine del regime. Il dittatore riceve Nadia e le conferisce la medaglia d’oro di “Eroe del Partito Socialista”, invitandola a trasferirsi a Bucarest. Lei perde la testa, anche a causa dell’allontanamento del suo allenatore dalla Federazione e del divorzio dei genitori, si allena poco e grida la sua solitudine ingerendo della candeggina.

Ma si rialza e centra due ori e un argento agli Europei del 1977 e un oro e due argenti ai Mondiali del 1978. Un anno dopo, ritrovato il riabilitato allenatore, Nadia vince tre ori e un bronzo agli Europei e viene premiata con la Romania il titolo mondiale a squadre. Non la ferma neppure un misterioso avvelenamento e il conseguente ricovero in ospedale.

C’è tempo per recuperare. Ora l’obiettivo è vicino: Mosca 1980, l’Olimpiade del boicottaggio americano. Nel 1979 l’Urss aveva invaso l’Afghanistan perché voleva aumentare la sua influenza sovietica nel mondo. Questo fu il punto di massima tensione e anche l’inizio della crisi per l’Urss a causa della guerra santa.

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Sintesi

Collegamenti interdisciplinari

  • Storia: Nadia Comaneci, le Olimpiadi e la Guerra Fredda
  • Italiano: Montale con "Felicità raggiunta" e Ungaretti con "I fiumi"
  • Psicologia: Freud e l'equilibrio tra Es, Io e Super-Io
  • Inglese: Virginia Woolf e l'influenza degli studi freudiani
  • Filosofia: Platone e la sua divisione della psiche, Kant e il dovere, Nietzsche e le passioni
  • Pedagogia: Neill e la sua pedagogia della libertà
  • Latino: Seneca con il De tranquillitate animi
  • Fisica: equilibrio termodinamico, termico e nei gas
  • Matematica: assi cartesiani e derivata prima
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