Il ‘900: un secolo “troppo veloce”
Basta anche una rapida e superficiale occhiata alla storia del ‘900, per rendersi conto di quanto sia stato caratterizzato dalla folgorante velocità del suo progresso in tutti i campi dello scibile umano.
Progresso che ha letteralmente travolto la maggior parte dei principali aspetti della vita sociale: culturale, scientifico e tecnologico, industriale, economico, filosofico, morale, ecc.
Anche dal punto di vista artistico, questa caratteristica influenzò in modo rilevante una delle maggiori correnti: il futurismo.
Il primo movimento d’avanguardia italiano deve la sua nascita a Filippo Tommaso Marinetti, giovane ambizioso nato ad Alessandria d’Egitto e vissuto a Milano e a Parigi.
Nel 1909 pubblicò sul quotidiano parigino “Le Figaro” il Manifesto del Futurismo, esponendone gli ideali, quali per esempio: “noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche e le accademie d’ogni specie”, “canteremo le grandi folle agitate dal lavoro”.
La violenza trascinatrice del suo messaggio era sostenuta da una fede cieca ed assoluta nel progresso scientifico e nella tecnologia industriale, che avevano inaugurato una nuova era per l’umanità già a partire dagli ultimi decenni dell’800.
Grande scalpore provocò il Manifesto dei pittori futuristi, pubblicato a Milano nel 1910, che recava le firme di Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Giacomo Balla e Gino Severini.
Il Manifesto ribadiva la volontà di distruggere il culto del passato; i pittori infatti esaltano la “bellezza della velocità”, simbolo di una civiltà moderna ed industrializzata, che determina il formarsi di un gusto estetico molto diverso rispetto alle epoche precedenti.
Nell’estate del 1910, Boccioni iniziò l’elaborazione della “Città che sale”.
Sullo sfondo di un grande cantiere edilizio e delle ciminiere fumanti delle fabbriche, compare in primo piano un gigantesco cavallo, teso nello sforzo di trainare un carro con l’aiuto di diversi uomini. La figura possente del cavallo, con la sua avanzata faticosa e inarrestabile, simboleggia il progresso della nuova civiltà industriale che si afferma grazie al lavoro e alla fatica dell’uomo moderno.
Le cose in movimento si moltiplicano, si deformano, susseguendosi come vibrazioni nello spazio.
Il momento più significativo dell’avventura futurista fu quello che precedette lo scoppio della prima guerra mondiale, invocata da Marinetti come la “sola igiene del mondo”.
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Lettere
- Il Futurismo di Marinetti
- Il superuomo di D'Annunzio ("Il piacere")
- "Il ritratto di Dorian Grey" di Wilde
Arte
- "La città che sale" (Boccioni)
- "La danza" (Beardsley)
- "L'urlo" (Munch)
- "Drag Queen", "La contessa", "Tenebre" (Paolo Schmidlin)
Musica e costume
- Veronica Louise Ciccone (Madonna)
- Stefani Joanne Angelina Germanotta (Lady Gaga)
- Brian Hugh Warner (Marilyn Manson)