Università degli studi di Catania
Dipartimento di Scienze della Formazione
Corso di laurea in Scienze e tecniche psicologiche
Deborah Cotroneo
La società vista dai social: un’indagine esplorativa sui vissuti durante il lockdown tra gli utenti di Instagram
Tesi di laurea
Relatore
Chiar.ma Prof.ssa Elena Commodari
Anno Accademico 2020-2021
Indice
- Introduzione 3
- Capitolo I: la società e i social network
- 1.1. La società 6
- 1.2. I Social Network 12
- 1.3. Il lockdown 15
- 1.4. L’uso dei Social Network durante il lockdown 19
- Capitolo II: le emozioni, la creatività e il lockdown
- 2.1. Che cosa sono le emozioni 22
- 2.2. Le emozioni durante e dopo il lockdown 26
- 2.3. La creatività 30
- 2.4. I benefici della creatività durante la pandemia 33
- Capitolo III: la ricerca
- 3.1. Obiettivi di ricerca 37
- 3.2. Metodologia 38
- 3.3. Campione di riferimento 40
- 3.4. Risultati 41
- 3.5. Discussione dei risultati 52
- 3.6. Conclusioni 58
- Appendici 60
- Bibliografia e sitografia 83
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Introduzione
La seguente tesi si pone come obiettivo quello di esplorare il punto di vista di un campione di utenti di un celebre social network, Instagram, su una serie di argomenti relativi all’utilizzo dei social media durante la pandemia e sulle emozioni provate in relazione al lockdown. L’idea nasce in seguito al primo lockdown, in cui molte persone hanno trovato sostegno proprio in questa piattaforma, grazie alla quale si può rimanere in contatto con altri utenti che vivono le stesse esperienze e situazioni.
Questo permette di sentirsi meno soli, ma anche di informarsi al meglio su quanto accade, tramite i post di pagine di divulgazione. Infatti, Instagram non è solamente una piattaforma in cui condividere foto o video sulla propria vita ma sta diventando sempre di più un mezzo con il quale rimanere aggiornati su attualità, politica, medicina e molte altre discipline; e allora, mi sono chiesta, perché non utilizzarlo anche per scoprire il pensiero altrui?
Così ho iniziato a pensare agli argomenti sui quali avrei potuto concentrarmi e alle domande che avrei potuto porre agli utenti di questo social network, da somministrare tramite la funzione ‘domande’ nelle storie di Instagram. La modalità di risposta varia a seconda delle domande e può essere: una scelta tra due “per niente” alternative, una scala di 4 intervalli che vanno da “moltissimo” oppure una domanda a risposta aperta in cui l’utente ha la libertà di esprimere il proprio punto di vista.
Innanzitutto, ho chiesto, tramite una storia, ai miei followers chi volesse partecipare a questa ricerca, specificando le finalità, e successivamente ho inserito chi aveva risposto in modo affermativo nella lista degli amici più stretti, in modo che solo loro potessero vedere le domande e i risultati. Il campione di riferimento è costituito da 142 soggetti (81 maschi, 60 femmine e 1 transgender), di età compresa tra i 18 e i 40 anni, provenienti dall’Italia e in particolar modo dalla Calabria e dalla Sicilia, la maggior parte dei quali sono studenti o lavoratori che vivono in famiglia (92) o soli/con coinquilini (42).
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Gli argomenti trattati riguardano i social network e l’impatto sulla vita delle persone, in particolare nel periodo del lockdown; le emozioni provate durante il lockdown e la differenza con le emozioni provate prima della pandemia; la creatività e come sia cambiata durante il lockdown. Dai risultati è emerso come i social network abbiano un’influenza notevole sulla vita dei giovani e degli universitari, in particolare durante il lockdown e quanto abbiano aiutato gli utenti a sentirsi meno soli e distanti e a trovare fonti di ispirazione nei momenti meno creativi.
Vengono usati per motivi diversi e in modo diverso, ma oggi giorno caratterizzano la vita di ogni individuo, che li utilizza maggiormente per combattere la noia, per passatempo o abitudine. Tuttavia, il lato positivo dei social network si può scoprire soltanto se non si viene travolti in un uso eccessivo di questi strumenti di comunicazione che può comportare anche lo sviluppo di psicopatologie.
Per quanto riguarda le emozioni, bisogna avere un’adeguata consapevolezza di esse per comprenderle e gestirle al meglio. Si può notare una differenza di stati d’animo durante il lockdown e post-lockdown, sia in positivo che in negativo. Anche la creatività è stata utile per affrontare il periodo di chiusura, caratterizzato da molti momenti di noia.
Questo lavoro è diviso in tre capitoli: nel primo si parla di società e social network, in particolare della società moderna e dei vari problemi a essa connessi; successivamente, il secondo capitolo si concentra sullo studio delle emozioni e della creatività e, infine, verrà presentata la ricerca svolta.
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Capitolo I
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La società
La società di oggi è caratterizzata da un sentimento di incertezza e mistero perché vivendo in un’epoca di cambiamento radicale, i confini precedentemente stabiliti stanno subendo una trasformazione. La vecchia generazione, rispetto a quella attuale, aveva delle stabilità, delle certezze. Adesso, invece, ci si trova in un periodo caratterizzato dall’incertezza, dall’instabilità, dalla paura del futuro.
Uno dei cambiamenti che ha portato maggiori conseguenze è quello relativo al senso del limite che, oggi giorno, sta decadendo, lasciando spazio a un’insaziabile voglia di soddisfare ogni desiderio, ogni pulsione, in modo immediato. In una nota scritta da J. Lacan alla fine degli anni Sessanta, “Nota sul padre e sull’universalismo” - vengono spiegati tre concetti fondamentali per capire il disagio attuale della Civiltà.
Il primo è quello di “evaporazione del Padre”, che non coincide con il padre reale ma con la funzione paterna, socializzante e portatrice di Leggi. Il Padre evaporato è quello che garantisce al soggetto e ai legami sociali un senso e un ordine stabilito trascendentalmente. È il padre della rassicurazione, chiamato da Lacan Nome del Padre1, che oggi, evaporando, ha lasciato spazio a una confusione tra limite e desiderio.
Il secondo concetto è quello dell’universalismo, ovvero il fenomeno della globalizzazione. Questa ha prodotto l’affermazione dell’oggetto di godimento, reso disponibile illimitatamente sul mercato. Gli effetti di questa imposizione sono narcisismo, indifferenza, diffusione dell’imperativo di godimento ed esclusione dell’Altro che generano una frattura dei legami, isolamenti e barriere che appaiono come cicatrici dell’evaporazione del Padre.
1 Termine proposto nel 1953 da Jacques Lacan e concettualizzato nel 1956 per designare il significante della funzione paterna.
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Ciò ha origine nell’infanzia, considerata pura e incontaminata da condizionamenti culturali e sociali, una sorta di Ideale del Sé a cui si vuole essere fedeli. Infatti, il bambino, in quest’epoca, ha assunto un ruolo centrale nella famiglia, che sottostà alle sue volontà: comportamento che si può notare quando il bambino vuole a tutti i costi qualcosa e i genitori acconsentono subito, senza aspettare i giusti tempi o momenti.
Si vedono, ad esempio, sempre più spesso, ragazzi che utilizzano dispositivi elettronici, dal telefonino alla televisione, in modo compulsivo. E anzi, sono proprio i genitori a concedere dei momenti da trascorrere davanti allo schermo, affinché smettano di piangere o di fare i capricci. Si iscrivono, in età sempre più precoce, a Social Network come Tik Tok o Instagram, e capita frequentemente di sentire notizie di come inizino a seguire delle mode o a utilizzare un linguaggio non consono alla loro età.
«Il compito dell’educazione viene aggirato nel nome della felicità del bambino che solitamente corrisponde a fargli fare tutto quello che vuole: il soddisfacimento immediato non è solo un comandamento del discorso sociale, ma attraversa anche le famiglie sempre più in difficoltà a fare esistere il senso del limite e del differimento della soddisfazione»2. Solo se c’è qualcuno che aiuta a riconoscere il senso del limite, della Legge, si può comprendere che non tutto è possibile e immediato, altrimenti si rischia di fare soffocare i desideri dalla soddisfazione immediata dei bisogni, problema di cui questo tempo è vittima.
Tempo che sembra cancellare ogni forma di tabù, dove la disinibizione e l’assenza di vergogna e di senso di colpa trionfano alla faccia del vecchio uomo del Novecento. La nuova generazione, chiamata generazione Z, viene definita spesso senza valori, interessata solo al divertimento e principalmente narcisista3.
2 Recalcati, M. (2017 e 2018). I tabù del mondo. Torino: Giulio Einaudi editore s.p.a. p.54
3 Il disagio della civiltà è un’opera di Sigmund Freud. Scritta nel 1929, spiega che qualsiasi forma di civiltà rende impossibile o difficile al singolo di essere felice, in quanto il soddisfacimento del processo primario deve essere limitato per vivere secondo le regole della società.
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Freud, ne Il disagio della civiltà, parla di un sintomo della società che è l’infelicità, la depressione, la colpa. Ma qual è il sintomo della nostra società? Viviamo un tempo nel quale il tema del controllo sociale stride tantissimo con la possibilità di godere, di consumare, di vivere. Possiamo dire di vivere in una società che ha superato i limiti della società freudiana?
Siamo una società in cui non c’è più l’incontro con l’Altro. Nella società dei consumi, il tema della mancanza non è più nell’agenda dell’intimità della persona. Se esiste un vero grande pericolo per un individuo è il suo simile. Lo stare insieme non è possibile se non a un prezzo molto alto.
La paranoia è pensare che l’Altro in realtà non stia lì a garantire che si possa vivere insieme, ma invece sta a dirci tre grandi cose: come dobbiamo godere, consumare, pensare alla nostra libertà. L’altro ci dice cosa è giusto o cosa è sbagliato, ci dice quello che dobbiamo fare. Ma su cosa è giusto essere?
Il giovane di oggi non ha punti di riferimento, figure di cui fidarsi, autorità o istituzioni sui quali fare affidamento: c’è una caduta dell’Ideale che comporta la creazione di legami instabili, liquidi, come sosteneva Bauman4. Si cresce in un ambiente che cerca di incoraggiare l’espressione di sé stessi, ma allo stesso tempo, nel momento in cui questa si allontana dalle convenzioni sociali, viene criticata perché troppo diversa, strana.
Come le istituzioni scolastiche che, piuttosto di sostenere lo sviluppo di individui capaci di pensare autonomamente, tenta di adeguarli a un modello sociale di uomo o donna, con dei ruoli e delle regole da seguire, contribuendo ad alimentare le differenze sociali invece che abbatterle. Scuola che, oltre l’intelligenza mentale dovrebbe aiutare a sviluppare anche l’intelligenza emotiva, in quanto promotrice di capacità interpersonali che permettono di vivere in società.
Di conseguenza si cerca rifugio nel conformismo, nell’essere uguale, uniforme a tutti gli altri pur di non ritrovarsi esclusi e soli.
4 Zygmunt Bauman è stato un sociologo, filosofo e accademico polacco. Parla di “società liquida” per descrivere l’incertezza che attanaglia la società moderna che deriva dalla trasformazione dei suoi protagonisti da produttori a consumatori. In tal modo, in una società che vive per il consumo, tutto si trasforma in merce, incluso l’essere umano.
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Questa dinamica è alimentata dai prodotti che il mercato offre, i quali permettono di essere alla moda e in linea con le tendenze attuali e arrivano ad assumere un significato che va oltre quello materiale, grazie anche alle strategie di vendita che trasformano queste merci in qualcosa di necessario, senza il quale non si può essere, in un certo senso, felici.
Così, si arriva a sentirsi inadeguati se non si possiede il telefono di ultima generazione, se non si ha il vestiario di marca o se si ha uno stile di vita diverso da quello comune. La sociologia contemporanea arriva alla conclusione che questo fenomeno ha smaterializzato l’oggetto a tal punto da creare un “feticismo delle marche”: un prodotto non ha un valore importante se non viene contrassegnato da una marca.
Gli oggetti si presentano come partner inumani (droga, alcol, internet, la propria immagine ecc.) che hanno assunto feticisticamente il posto dei partner umani, ma che, diversamente da questi ultimi, assicurano la loro presenza, in quanto non se ne andranno e non tradiranno.
La società di oggi può essere, paradossalmente, considerata individualista, concentrata sui propri bisogni e scopi, anche a discapito di quelli degli altri. L’uomo è per natura un animale sociale, come sosteneva Aristotele5, e ha sempre bisogno dell’Altro. Ma mai come adesso, è un essere egoista, che pensa solo al culto di sé stesso e a come stare bene, a come emergere in mezzo a tante altre persone: tutto è diventato una corsa frenetica in cui non c’è il tempo per fermarsi e riflettere, perché troppo occupati a cercare un modo per essere migliore, speciale, rispetto all’Altro.
Un po’ come è successo a Narciso6, ombra di cui l’uomo ipermoderno è preda, che ha cercato a tutti i costi di negare la sua dipendenza nei confronti dell’Altro, convincendosi di essere un soggetto che basta a Sé stesso, indipendente: questa è l’illusione narcisistica che abita il nostro tempo come se fosse un nuovo comandamento sociale.
5 Come scrisse il filosofo greco Aristotele (IV secolo A.C.) nella sua “Politica” l’uomo è un animale sociale in quanto tende ad aggregarsi con altri individui e a costituirsi in società.
6 Narciso è un personaggio della mitologia greca, famoso per la sua bellezza, che si innamora della sua stessa immagine riflessa nell’acqua e muore, cadendo nel lago in cui si specchiava.
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Non c’è la consapevolezza dell’importanza dell’Altro ma tutto viene fatto, inconsciamente, per soddisfare l’Altro: anche mostrare il proprio corpo, esaltandone la bellezza o la tonicità, è uno sforzo di camuffare un senso di inadeguatezza, di mancanza. Prestare troppa cura alla propria immagine, non testimonia il narcisismo del soggetto bensì mostra una lesione che deve essere sanata proprio attraverso l’approvazione dell’Altro.
Bisogna modificarsi in funzione dello sguardo altrui e non del proprio. Pier Paolo Pasolini utilizza il termine di “mutazione antropologica”7 per descrivere la drastica trasformazione storico-culturale che ha cambiato irrevocabilmente il modo di vivere del cittadino globalizzato. L’interesse per l’Altro, per le conseguenze delle proprie azioni evaporano per fare spazio all’indifferenza, all’apatia e al coinvolgimento solo per la propria autorealizzazione.
Narcinismo (narcisismo + cinismo) è un termine che viene utilizzato proprio per descrivere il tratto caratteristico di questo nuovo modo di instaurare i legami sociali.
Ciò comporta l’insorgenza di nuove psicopatologie che fanno riferimento all’intera società. Per esempio, il soggetto borderline nasce come prodotto di una società borderline: è l’incarnazione di vissuti di sconfinatezza, di ambivalenza, di mancanza di riferimenti certi e negativismo generalizzato.
Sentimenti come l’angoscia, la solitudine e il senso di vuoto, accomunano la maggior parte dei giovani di oggi. L’atmosfera che si respira è quella di sospensione esistenziale, in cui la vita trascorre nella speranza di qualcosa che accada per cambiare la situazione attuale. L’uomo si ammala in una società malata: le continue insicurezze, i ritmi di vita ai quali si deve sottostare e la costante ricerca di una perfezione fanno sì che molti individui sviluppino forme di malessere; infatti, le patologie più comuni oggi sono ansia, depressione e nuove dipendenze.
7 Gli articoli in cui Pasolini (poeta, sceneggiatore, attore, regista, scrittore e drammaturgo italiano) utilizza la formula “mutazione antropologica” risalgono all’ultimo periodo della sua vita. Si tratta di tre testi usciti sul “Corriere della sera” e sul “Mondo” tra giugno e luglio 1974.
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Droghe e alcol vengono utilizzati come forma di anestetico, come modo per evadere dal mondo circostante: solo nel momento in cui si è in uno stato di alienazione, si può essere sereni e senza pensieri. La sostanza assume la funzione di rimedio nei confronti del dolore dell’esistenza e del disagio della Civiltà. Ma il dato più allarmante è quello riguardante i suicidi: l’OMS registra, in Italia, ogni anno, circa 4000 morti per suicidio dai 15 anni in su.
Tutto questo è la risposta nei confronti di una società che non assicura un futuro, ma nemmeno un presente. Una società che preferisce rifugiarsi in mondi virtuali, dove poter esprimersi come meglio crede e indossare delle maschere che permettono di nascondere le proprie insicurezze.
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I social network
Il progresso tecnologico ha dato l’opportunità di ass
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