Università del Salento
Facoltà di Scienze della Formazione, Scienze Politiche e Sociali
Corso di laurea triennale in Teorie e Pratiche Educative
Elaborato finale in Medicina Sociale
Il bullismo
Il cemento nel giardino della società
Indice
- Introduzione pag.4
- 1 Definizione di bullismo pag.6
- 1.1 Diversi tipi di bullismo pag.9
- 1.2 Soggetti coinvolti pag.12
- 1.3 Meccanismi di gruppo pag.18
- 1.4 Il bullismo a scuola pag.22
- 2 Le nuove frontiere del bullismo pag.28
- 2.1 Cyberbullismo pag.28
- 2.2 Confronto tra bullismo e cyberbullismo pag.29
- 2.3 Modalità del cyberbullismo pag.30
- 2.4 Bullismo omofobico pag.31
- 2.5 Modalità del bullismo omofobico pag.33
- 2-3 Cause, effetti e prevenzione pag.35
- 3.1 Cause pag.35
- 3.2 Effetti pag.36
- 3.3 Misure e strumenti per la valutazione del fenomeno pag.39
- 3.4 Prevenzione e azioni efficaci della scuola pag.41
- 3.5 Modelli di supporto tra coetanei pag.49
- 3.6 Interventi a livello individuale pag.52
- 3.7 La giustizia e il bullismo pag.54
- Conclusioni pag.57
- Riferimenti bibliografici pag.60
Introduzione
La presente tesi di laurea si propone di analizzare il fenomeno del bullismo nei contesti sociali in cui i bambini si confrontano. Tale fenomeno implica un comportamento aggressivo ripetitivo che avviene nei confronti di chi non sa difendersi. È importante delineare la tipologia di bambino che è più colpito dal fenomeno per riuscire a prevenirlo e/o impedirlo.
Il bullismo coinvolge ragazzi in età scolare e si verifica specialmente in luoghi d’aggregazione tra giovani, in particolare a scuola. La violenza che viene utilizzata non è sempre fisica e visibile, ecco perché può determinare importanti danni psicologici nella vittima, rischiando di influenzare negativamente le sue future relazioni interpersonali.
Il fenomeno del bullismo è divenuto oggetto di studi sistematici a partire dagli anni settanta ed uno dei primi scienziati che se ne è occupato è Dan Olweus. Grazie a questi studi è stato possibile analizzare il problema in profondità individuando le prospettive risolutive.
Tenendo conto degli effetti prodotti dal bullismo su vittime, spettatori e bulli, è importante che coloro che lavorano a contatto con bambini e adolescenti sappiano utilizzare adeguatamente strumenti per favorire la pacifica convivenza e lo sviluppo della competenza conflittuale, essenziale per creare delle relazioni che includano il rispetto per gli altri e per se stessi.
Molto spesso gli atteggiamenti aggressivi sono messi in atto da soggetti con scarse abilità linguistiche e relazionali che, non conoscendo modalità pacifiche per confrontarsi con gli altri, fanno valere le proprie ragioni utilizzando l’aggressività.
Esistono due tipi di interventi: preventivo e di contrasto. Con gli interventi preventivi si cerca di creare un solido legame affettivo tra i singoli membri del gruppo. Ci sono poi strategie che hanno bisogno dell’impegno attivo dei coetanei stessi, per trasformare delle situazioni di conflitto in situazioni di crescita.
Bisogna tenere conto anche che con l’introduzione e il perfezionamento dei media, la comunicazione tra i diversi soggetti si è ampliata rispetto al passato, permettendo di confrontarsi nei modi più svariati e con un mondo intero che è continuamente connesso. Questo tipo di evoluzione ha portato alla nascita di un nuovo tipo di bullismo che viene definito “cyberbullismo”.
La realtà scolastica nel suo complesso rappresenta nella vita quotidiana del bambino/ragazzo un momento importante della sua esperienza sociale, durante il quale sperimenta diverse modalità di interazione e i loro effetti, apprende le regole di condotta e potenzia le proprie abilità cognitive, emotive e sociali.
Le condotte aggressive possono nascere proprio all’interno di questo contesto e approfondire la tematica del bullismo è importante per avere una maggiore cognizione sia in termini concettuali che di diffusione, sarà così più facile intervenire e prevenire.
Capitolo 1
Definizione di bullismo
Il termine “bullismo” deriva dall’inglese “bullying” e viene usato nella letteratura internazionale per identificare il fenomeno delle prepotenze tra pari in un contesto di gruppo, in cui il “bully” è «una persona che usa la propria forza e/o il proprio potere per intimorire e/o danneggiare una persona più debole».
1 Oxford Dictionary (1997), Oxford University Press. Kent, Elliot.
Dan Olweus, professore di psicologia all’Università di Bergen (Norvegia), iniziò a studiare il fenomeno nei primi anni Settanta, occupandosene in modo sistematico, a seguito di una forte reazione dell’opinione pubblica scatenata dal suicidio di due studenti non più in grado di tollerare le ripetute offese inflitte da alcuni loro compagni.
Gli studi di Olweus hanno rilevato la consistenza del fenomeno nelle scuole scandinave, elementari e medie, e ne hanno stimato l’incidenza al 15%, vale a dire che 1 studente su 7 rischiava di divenire bullo o vittima.
In Italia un gruppo di ricerca coordinato da Ada Fonzi, psicologa dello sviluppo all’Università di Firenze, a metà degli anni Novanta ha evidenziato l’incidenza più alta del fenomeno, rispetto agli altri paesi europei.
2 Serenella Pisciotta (2003), voce Bullismo, in Lessico oggi. Orientarsi nel mondo che cambia, Rubbettino, pp. 30-34.
Secondo una definizione di Olweus del 1996 «uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni».
3 Olweus D. (1996), Bullismo a scuola. Ragazzi oppressi, ragazzi che opprimono. Firenze, Giunti, pag. 11-12.
La definizione di Smith e collaboratori (Whitney e Smith,1993) è invece un riesame di quella di Olweus: «diciamo che un ragazzo subisce delle prepotenze quando un altro ragazzo, o un gruppo di ragazzi gli dicono cose cattive e spiacevoli. È sempre prepotenza quando un ragazzo riceve colpi, pugni, calci e minacce, quando viene rinchiuso in una stanza, riceve bigliettini con offese e parolacce, quando nessuno gli rivolge la parola e altre cose di questo genere. Questi fatti capitano spesso e chi li subisce non riesce a difendersi. Si tratta sempre di prepotenze anche quando un ragazzo viene preso in giro ripetutamente e con cattiveria. Non si tratta invece di prepotenze quando due ragazzi, all’incirca della stessa forza, litigano tra loro o fanno la lotta»
4 Craig Wendy (1998), The relationship among bullying, victimization, depression, anxiety and aggression in elementary school children, 123-130.
Le caratteristiche principali di questo fenomeno sono: la persistenza, l’intenzionalità e il disequilibrio di forza e potere. Si parla di persistenza proprio perché il fenomeno è ripetitivo e continuativo nel tempo, gli eventi di solito sono molteplici e ricorrenti.
L’intenzionalità è una caratteristica del bullo che agisce con il preciso obiettivo di dominare l’altro, offenderlo, danneggiarlo, producendo disagio. Una peculiarità del bullismo è l’instaurarsi di una «relazione di tipo asimmetrico cronicizzata, dove i ruoli tra i coetanei interessati sono rigidamente antitetici e drammaticamente complementari.»
5 Olweus D. (1996), op. cit., pag. 111
Questo disequilibrio può essere imputato ad alcuni elementi come la maggiore forza fisica del bullo rispetto alla vittima, l’età, il sesso, il numero degli autori dell’aggressione, il potere relazionale, la conoscenza degli ambienti in cui avvengono gli episodi, ecc…
«Non sempre la differenza di forza tra bullo e vittima è reale; infatti è sufficiente che sia solo percepita come tale in modo che la vittima non riesca o senta di non riuscire a difendersi».
6 Craig Wendy,1998, cit. pag. 123-130.
Alcuni autori (Coie, Dodge, Terry e Wright,1991) hanno distinto tra aggressività proattiva, che avviene senza provocazione da parte del partner ed è rivolta a perseguire il fine dell’aggressore, e l’aggressività reattiva, che si manifesta come reazione a condizioni antecedenti, quali una provocazione o una costrizione.
7 Ada Fonzi (1999), Il Gioco Crudele. Studi e ricerche sui correlati psicologici del bullismo, pag.3
La prepotenza può avvenire in modo diretto (picchiare, insultare) o indiretto (esclusione, maldicenza). «Evidenziare questi due tipi di prepotenza permette di rendere conto delle differenze legate alla variabile sesso, poiché mentre nei maschi sembrano prevalere le prepotenze di tipo diretto, soprattutto quelle fisiche, sono le femmine a mettere in atto più spesso quelle di tipo indiretto»
8 Ersilia Menesini (2003), Bullismo: le azioni efficaci della scuola, Erickson, pag. 13
1.1 Diversi tipi di bullismo
Fedeli (2007) distingue 3 tipologie di bullismo:
- Bullismo fisico. Si tratta della categoria più evidente, al suo interno si identificano gli atti aggressivi fisici diretti (calci, pugni, spinte, ecc.), il danneggiamento della proprietà altrui e il furto o la sottrazione di oggetti. Gli studi evidenziano che si tratta della tipologia più comune tra i maschi (anche a causa dell’azione del testosterone) e che si manifesta più precocemente (scuola elementare). Nonostante non sia un fenomeno da sottovalutare, questo tipo di bullismo può essere considerato meno preoccupante di altri: i segni lasciati dall’aggressione fisica possono essere rilevati dall’adulto, che può intervenire, mentre la vittima può tentare di difendersi o mettere in atto dei tentativi di fuga.
- Bullismo verbale. In questa categoria rientrano tutte le forme di insulto e derisione che possono essere manifeste (scherno e umiliazione) oppure nascoste (maldicenze). Questa categoria non deve essere sottovalutata, dal momento che può portare a conseguenze anche molto gravi per l’autostima della vittima. Inoltre, spesso l’obiettivo del bullismo verbale è quello di creare un ambiente ostile alla vittima, isolandola e rendendola più vulnerabile. Questo tipo di violenza (psicologica) prevale nelle femmine.
- Bullismo relazionale. È la forma di bullismo meno studiata e più difficile da individuare.
Se prendiamo in considerazione il genere, possiamo distinguere «il bullismo diretto, inteso come attacco aperto nei confronti della vittima», e il bullismo indiretto, «che consiste in forme di isolamento sociale e di esclusione intenzionale da parte del gruppo dei pari» (Olweus, 1996).
Un’altra differenza tra i sessi viene solitamente riscontrata nella relazione tra attori e vittime di prepotenze: mentre i maschi fanno prepotenze sia nei confronti dei maschi che delle femmine, queste ultime esercitano prevaricazioni per lo più solo verso altre compagne.
9 Ersilia Menesini (2003), op. cit., pag.19
Il bullismo può essere anche di tipo sociale (messa in disparte) o manipolativo (intervento e rottura dei rapporti d’amicizia della vittima). In entrambi i casi si tratta di un tipo di bullismo molto pericoloso, in quanto colpisce la vittima in una parte costitutiva del suo senso di identità: l’appartenenza sociale.
Inoltre, spesso, gli adulti sottovalutano questo tipo di aggressione e colpevolizzano proprio la vittima, accusandola di non essere in grado di farsi degli amici o di inserirsi in un gruppo.
Oltre alle tipologie sopra descritte esistono inoltre altre forme particolari di bullismo, per esempio alcuni ragazzi possono essere presi di mira perché hanno delle caratteristiche di forte diversità rispetto ai compagni (questo è il caso dei ragazzi disabili), oppure si potrebbe creare una forma di bullismo razzista quando c’è un atteggiamento pregiudiziale contro persone appartenenti a etnie differenti (con comportamenti di violenza e prevaricazione).
Un’altra categoria di studenti che può subire aggressioni è rappresentata dai ragazzi che hanno un comportamento che non risulta tipico dell’identità di genere. Negli ultimi anni è stato anche introdotto il termine “cyberbullismo” per indicare l’utilizzo improprio delle moderne tecnologie per colpire intenzionalmente persone indifese.
1.2 Soggetti coinvolti
In passato si riteneva che il bullismo fosse un crudele gioco di coppia che includeva solo il bullo e la vittima; oggi invece è considerato espressione di una socializzazione disadattante che coinvolge un rilevante numero di soggetti.
«I soggetti implicati in episodi di bullismo sono accomunati da alcuni fattori indicativi del loro disagio: i più comuni sono quelli connessi all’instabilità della propria identità, cui si aggiunge la mancata integrazione nel gruppo-classe, uno stile educativo familiare di tipo autoritario o permissivo e, infine, ma non per questo meno incisivo alla diffusa anomia normativa e relazionale vigente nelle scuole».
10 Civita A. (2006), “Il bullismo come fenomeno sociale”, Franco Angeli, Milano, pag.33.
I soggetti che sono coinvolti in una situazione di bullismo sono: il bullo, la vittima e gli osservatori.
Possiamo individuare due tipi di bullo: quello dominante e quello gregario. Secondo Olweus (1993) i bulli dominanti sono soggetti appartenenti soprattutto al genere maschile, hanno «un modulo comportamentale reattivo aggressivo associato alla forza fisica» e psicologica che cercano di soddisfare con il loro forte bisogno di potere, sono impulsivi, eccessivamente irascibili, hanno problemi di autocontrollo e intolleranza nei riguardi delle regole di convivenza civile.
11 Olweus D. (1996) op. cit. pag. 33.
Questi individui considerano la violenza il mezzo più efficace per ottenere dei vantaggi sia materiali che psicologici. I bulli dominanti presentano alcuni deficit della sfera emotiva: assenza di comportamenti empatici, scarsa consapevolezza degli esiti correlati agli abusi che commettono, assenza di sensi di colpa, difficoltà ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni con conseguente colpevolizzazione della vittima; mancanza di sentimenti di ansia o insicurezza, eccessiva autostima, immagine positiva di sé, resistenza al cambiamento di condotta; rendimento scolastico che peggiora in funzione alle tipologie di scuola.
Però grazie alla capacità di leggere le intenzioni dell’altro, di manipolarlo e comandarlo, il bullo dominante gode di popolarità e ammirazione nel gruppo dei pari ed è capace di istigare altri compagni ad usare la violenza. Sutton, Smith e Settenham (1999) ritengono che i bulli abbiano elevate abilità sociali e notevoli doti nella comprensione della mente dell’altro, che utilizzano però al fine di manipolare la situazione a proprio vantaggio.
I bulli gregari o passivi rappresentano un gruppo di soggetti che spingono il bullo dominante a compiere le sue azioni moleste. Con il loro sostegno rinforzano il comportamento del bullo, oppure agiscono anch’essi ai danni della vittima, eseguendo per lo più gli ordini del leader.
Agiscono in piccoli gruppi, di solito sono soggetti ansiosi e insicuri, non prendono quasi mai l’iniziativa nelle azioni contro le vittime; hanno un basso rendimento scolastico, poca popolarità all’interno del gruppo e si alleano con il bullo dominante per colmare il senso di inferiorità, la poca autostima e per guadagnare uno status tra i coetanei.
Secondo Fedeli «esiste una differenza tra il bullo e la vittima […] il bullo si avvale spesso dell’appoggio di complici […] la vittima non è in grado di difendersi né di riferire ad altri l’accaduto per timore di ritorsioni […] eventuali spettatori temono di intervenire».
12 Fedeli (2007), Bullismo oltre vol.2, Vannini Editrice, Brescia, a,274.
Ecco perché risulta difficile rilevare le azioni compiute solo dal bullo, esso si serve del supporto dei sostenitori, che senza una partecipazione attiva facilitano il raggiungimento dello status di superiorità e sicurezza del bullo.
La vittima è più ansiosa e insicura degli altri coetanei, non sa o non può difendersi adeguatamente ed ha delle caratteristiche fisiche o psicologiche che la rendono più incline alla vittimizzazione.
Olweus ha indicato la competizione scolastica e le caratteristiche esteriori della vittima, come fattori che possono influenzare il bullo nella scelta della sua vittima. Si crede che l’aggressività sia una manifestazione della competizione per il successo scolastico e l’atteggiamento dei bulli quindi, una forma di reazione alla frustrazione e al fallimento.
Dagli studi di Olweus in merito (1978; 1983;1993) non sono emerse relazioni significative né tra andamento scolastico e il rivestire il ruolo di vittima, né tra basso rendimento scolastico e aggressività.
Neanche il secondo punto, relativo al ruolo delle caratteristiche esteriori nella selezione della vittima, ha trovato conferma: infatti lo studioso ha constatato che i fattori fisici rivestono un ruolo secondario rispetto a quanto generalmente ritenuto. Il bullo può sfruttare le possibili anomalie fisiche per prevaricare la vittima ed esercitare il suo potere, ma questo non implica che essa venga scelta per quella ragione.
Anche per le vittime possiamo distinguere due differenti tipologie: la vittima passiva (o
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