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Dipartimento di Lettere Lingue Arti. Italianistica e culture comparate

Corso di Laurea in Cultura letteraria dell’età moderna e contemporanea

Tesi di Laurea in Letteratura italiana moderna e contemporanea

Sebastiano Vassalli: un viaggiatore nel tempo

Relatore: Prof.ssa Carla Chiummo

Laureando: Francesco Schiavone

Tesi Vassalli 1

Anno Accademico 2020-2021

Tesi Vassalli 2

Indice

  • 2.5.1 Storia e carattere nazionale............................38
  • 2.5.2 La provvidenza......................................................42
  • 3.2.1 Progresso, violenza, ideologia........................57
  • 3.2.2 Poesia e umanità....................................................60
  • Introduzione 4
  • Capitolo 1: un viaggiatore nel tempo 6
  • 1.1 Storia e tempo: da Bloch e Bergson a Vassalli 6
  • 1.2 Il profilo di un viaggiatore 11
  • 1.3 I romanzi storici nel secondo Novecento italiano 18
  • Capitolo 2: “La chimera”, tracce di presente nel Seicento 22
  • 2.1 La trama 22
  • 2.2 Il Seicento italo-spagnolo e post-tridentino 26
  • 2.3 La stregoneria nel Seicento 27
  • 2.4 Il presente del passato 29
  • 2.5 La chimera e I promessi sposi: due facce della stessa medaglia 38
  • 2.5.1 Storia e carattere nazionale 38
  • 2.5.2 La provvidenza 41
  • 2.6 La chimera, tra pessimismo e realismo 45
  • Capitolo 3: “3012”, le radici del futuro 51
  • 3.1 La trama del futuro 51
  • 3.2 Il presente del futuro 57

Tesi Vassalli 3

  • 3.2.1 Progresso, violenza, ideologia 57
  • 3.2.2 Poesia e umanità 60
  • 3.3 La religione della pace 65
  • Conclusione 70
  • Bibliografia primaria 72
  • Bibliografia secondaria e di consultazione 72

Tesi Vassalli 4

Introduzione

Alla base di questo mio lavoro, ancor prima che una riflessione sui romanzi storici di Sebastiano Vassalli, vi è un tentativo di riflessione su un tema complesso e delicato: l’utilità e l’essenza della Storia. A parer mio, infatti, bisogna sfatare un mito, ovvero l’idea secondo cui la storia serva semplicemente a “evitare gli errori del passato”. Tale affermazione in realtà non è del tutto errata, poiché, effettivamente, nel nostro secolo non è più possibile che una ragazza come Antonia Spagnolini, protagonista de La chimera, che avremo modo di conoscere in seguito, venga accusata di stregoneria e arsa al rogo. Tuttavia, si tratta di un’affermazione superficiale: sia perché l’uomo continua ad esser cieco dinanzi ad avvenimenti che la storia avrebbe dovuto insegnargli1 a non ripetere, “Questa società… si è dovuta inventare la parola femminicidio”, sia perché si finirebbe col ridurre la storia ad una semplice “maestra”, per citare i latini, ovvero a semplificare una realtà molto più complessa, in quanto specchio della stessa natura umana.

È verso questo orizzonte che ricade la mia scelta di trattare, in alcuni dei suoi snodi principali, il romanzo storico di Sebastiano Vassalli (1941-2015). Si tratta di uno degli autori più significativi della nostra romanzistica moderna e contemporanea, capace di offrire dei quadri precisi quanto suggestivi della società umana, seguendo le più varie coordinate temporali. Vassalli infatti è un grande viaggiatore che si pone tuttavia uno scopo inedito: quello di indagare, attraverso il suo territorio d’arrivo, quello di partenza. È per questo che nei suoi romanzi storici non si parla solo di età lontane e passate, ma dietro di esse si cela anche la realtà del presente, ovvero quella dell’uomo contemporaneo, con i suoi dubbi, i suoi preconcetti e le sue credenze. È il caso del romanzo La Chimera che, ambientato nel Seicento, mette in mostra quella stessa noncuranza, ignoranza e quei pregiudizi che caratterizzano anche, inevitabilmente, l’uomo del Novecento e quello del nostro secolo. Ampio spazio verrà poi dedicato anche ad un romanzo ambientato persino in un’età futura: 3012. L’anno del profeta, in cui, in un clima suggestivo quanto distopico, viene proiettata una società che si autoinganna, pensando di vivere in un mondo governato dalla pace.

S. Vassalli, La chimera, Rizzoli, Milano, 202014, p.358.1

Tesi Vassalli 5

Vassalli percepisce infatti la storia nello stesso modo in cui la concepiva lo storico Marc Bloch, ovvero una scienza in cui l’accento viene posto sull’uomo e non sul passato; anzi, si può fare storia anche con il futuro, purché l’indagine sia svolta mantenendo sempre come punto centrale di riferimento l’umanità stessa. È per questo che la visione di Vassalli rimanda anche al pensiero del celebre filosofo Henri Bergson: passato, presente e futuro, nei suoi romanzi, si fondono completamente, in una totale continuità e fluidità che lascia intendere che dietro ogni traccia di passato o di futuro, ci sia anche un’impronta di presente.

In conclusione del percorso di questo lavoro, infine, alla luce delle riflessioni che verranno proposte, si proverà a dare una risposta almeno parziale alla tanto ricorrente ed emblematica domanda: “A cosa serve la storia?”.

Tesi Vassalli 6

Capitolo 1: un viaggiatore nel tempo

1.1 Storia e tempo: da Bloch e Bergson a Vassalli

2 “Papà, spiegami allora a che serve la storia”. Su queste parole si apre una delle più celebri opere di metodologia storica, capace di dare una svolta alla storiografia moderna, ma anche di gettare un fascio di luce nuova su quella precedente. Si tratta3 dell’Apologia della Storia, composta da uno degli storici francesi più importanti del4 primo Novecento, Marc Bloch. Iniziare dal suo libro, prima di varcare la soglia del laboratorio vassalliano, può essere utile non solo per comprendere gli intenti della produzione dell’autore piemontese, ma anche per individuare e seguire quel filo che unisce la produzione letteraria delle varie epoche storiche, con cui Vassalli, lo vedremo, ama confrontarsi.

Continuiamo, dunque, a leggere l’opera di Vassalli alla luce delle riflessioni storiche di Bloch. Ecco come quest’ultimo prova a definire la storia e che ruolo abbia in essa l’uomo, da un lato, e il tempo, dall’altro:

M. Bloch, Apologia della storia o mestiere di storico, trad. it. Giuseppe Gouthier, Einaudi, Torino 2009,2 p.7 (ed. orig. Apologie pour l’historie ou Métier d’historien, Armand Colin Éditeur, Paris 1993).

Titolo completo: Apologia della storia o mestiere di storico.3

4 Marc Bloch nasce a Lione nel 1886 da famiglia ebraica non praticante. Assieme al padre, professore universitario, ben presto si trasferisce a Parigi, dove frequenterà prestigiose scuole e licei. Il suo futuro seguirà le orme del padre: diventato professore di liceo in Alsazia, tuttavia, verrà arruolato dall’esercito in occasione dello scoppio della Prima guerra mondiale. In seguito fonderà, assieme al collega Lucien Febvre, la scuola delle Annales (1929), che segnerà una svolta nella storiografia del ventesimo secolo, mettendo al centro non più solo i grandi avvenimenti ma anche il popolo. Trasferitosi a Strasburgo, qui insegnerà all’università e sposerà una donna ebraica da cui avrà diversi figli, vedendosi però infrangere il sogno di insegnare al Collège de France, poiché la sua domanda verrà respinta a causa delle sue origini ebraiche. Parteciperà anche alla Seconda guerra mondiale e, in seguito, sceglierà di unirsi alle file della Resistenza. Scelta, quest’ultima, che gli costerà l’arresto e la fucilazione nel 1944.

Oltre all’Apologia della Storia (1949), è ricordato soprattutto per I re taumaturghi (1924), La società rurale francese (1931) e La strana disfatta (1940).

Tesi Vassalli 7

Talvolta si è detto: «La storia è la scienza del passato». A mio avviso, ciò significa esprimersi impropriamente. [Perché anzitutto,] l’idea stessa che il passato in quanto tale possa essere oggetto di scienza è assurda. […] L’oggetto della storia è, per natura, l’uomo. O meglio: gli uomini. Più che il singolare, favorevole all’astrazione, il plurale, che è il modo grammaticale della relatività, conviene a una scienza del5 diverso.

È chiaro come per Bloch la storia sia una scienza, al pari, per esempio, della fisica o della biologia. Ciò che la contraddistingue da queste ultime è tuttavia l’oggetto del suo studio: una realtà dinamica, complessa ed inesauribile, ovvero la realtà umana. Sono gli uomini infatti i veri protagonisti anche delle storie di Vassalli: sono essi che muovono il mondo, che lo cambiano, rifiutandolo o accettandolo, modellandolo o subendolo passivamente. Senza gli uomini, non ci sarebbero storie da raccontare e senza storie non esisterebbe la Storia stessa.

C’è però un altro aspetto fondamentale sul quale Bloch si sofferma per perfezionare la sua definizione di Storia:

«Scienza degli uomini», abbiamo detto. È ancora troppo vago. Bisogna aggiungere «degli uomini, nel tempo». Lo storico non pensa solo «umano». L’atmosfera in cui6 naturalmente il suo pensiero respira è la categoria della durata.”

La storia dunque è la scienza degli uomini nel tempo. È proprio in questa direzione che, a mio avviso, vanno interpretati i viaggi temporali delle pagine vassalliane: nel passato remoto e in quello prossimo, nel presente e persino nel futuro narrato dallo scrittore. Gli uomini tuttavia sono sempre profondamente condizionati dal contesto in cui vivono, il quale, a sua volta, è il frutto di altre azioni umane, condizionate da altrettante e diverse situazioni, e così via dicendo. Con parole più semplici potremmo affermare che essi vivono nel loro tempo, ma, insieme, nel tempo condizionato dai loro antenati e in quello che diventerà il tempo dei loro figli. Emerge quindi il tema della durata, che è chiave ed essenza stessa del tempo e, dunque, della Storia.

M. Bloch, Apologia della storia o mestiere di storico, op. cit., pp. 20, 22.5

Ivi, p.23.6

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Questa idea, tipicamente novecentesca, riecheggia infatti anche nelle idee del filosofo7 francese Henri Bergson. Nel Saggio sui dati immediati della coscienza egli approfondisce la necessità di guardare al tempo senza spezzettarlo, bensì nella sua interezza, interiorizzandolo:

La durata assolutamente pura è la forma assunta dalla successione dei nostri stati di coscienza quando il nostro io si lascia vivere, quando si astiene dallo stabilire una separazione fra lo stato presente e quello anteriore. Perché ciò avvenga, non ha bisogno di immergersi interamente nella sensazione o nell’idea che si dà, poiché allora, al contrario, cesserebbe di durare. E non ha nemmeno bisogno di dimenticare gli stati anteriori: basta che ricordandosi di essi, non li giustapponga allo stato attuale come un punto ad un altro, ma che li organizzi con esso, come avviene quando ci ricordiamo le note di una melodia fuse, per così dire, insieme. […] È quindi possibile concepire la successione senza la distinzione come una compenetrazione reciproca, una solidarietà, una organizzazione intima di elementi ciascuno dei quali, pur rappresentando il tutto, può essere distinto e isolato solo mediante un pensiero capace di astrazione. È certamente questo il modo in cui un essere contemporaneamente identico e mutevole, che non avesse alcuna idea dello spazio, si rappresenterebbe la durata. Ma, familiarizzati con l’idea dello spazio, addirittura ossessionati da essa l’introduciamo a nostra insaputa nella rappresentazione della pura successione; giustapponiamo i nostri stati di coscienza in modo da percepirli simultaneamente, non più l’uno nell’altro, ma l’uno accanto all’altro; in breve, proiettiamo il tempo nello spazio, esprimiamo la durata attraverso l’estensione, e la successione assume per noi la forma di una linea8 continua o di una catena, le cui parti si toccano senza penetrarli.

Per Bergson, quindi, il tempo di cui parlano gli scienziati o i matematici è completamente differente dal tempo reale. Esso non va sottoposto alla misura e spazializzato poiché, in questo modo, si perderebbe di vista la sua vera essenza, che è invece durata, mobilità e puro scorrere. Ed è qui che risiede anche il cuore del percorso narrativo di Sebastiano Vassalli: il Seicento de La Chimera, l’Ottocento di Cuore di pietra, ma anche il 101 a.C. di Terre Selvagge o persino il trentunesimo secolo di 3012 e non solo: sono tutti in continuità tra loro, ma non dal punto di vista cronologico: appartengono ad uno stesso fluire temporale che permette di cogliere, in ognuno di essi, tracce di continuità che corrispondono a pure tracce di umanità. Leggendo un romanzo storico di Vassalli non ci si immerge solo nel passato, ma anche nel presente che riesce a trasparire dalle stesse pagine, riecheggiando spesso persino un futuro che viene indirettamente proiettato o, per lo meno, ipotizzato.

Henri Bergson, come Bloch, proviene da una famiglia ebraica e nasce in Francia, a Parigi, nel 1859.7 Studierà all’École Normale della sua città natale, per poi conseguire nel 1889 il dottorato di filosofia alla Sorbona, presentando una tesi in latino su Aristotele e, in francese, il Saggio sui dati immediati della coscienza. Dedicherà la sua vita all’insegnamento e alla scrittura, avvicinandosi anche al cattolicesimo verso cui però non deciderà mai di convertirsi, anzi, pur di non rinnegare le proprie origini, rifiuterà persino l’esenzione dalle norme discriminatorie contro gli ebrei concessagli in virtù della sua celebrità. Morirà a Parigi nel 1941, nonostante molte sue idee continueranno a vivere nella mente di celebri scrittori europei, è il caso, per esempio, di Ungaretti.

Sono da menzionare, nel suo caso, importanti opere come Materia e memoria (1900), Evoluzione creatrice (1907) e Le due fonti della morale e della religione (1932).

H. Bergson, Saggio sui dati immediati della coscienza, trad. it. di F Sossi, in Opere, Mondadori, Milano8 1986, pp.59-60 (ed. orig. Essai sur les données immédiates de la conscience, Félix Alcan, Paris 1889).

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Con un approccio molto più tecnico e un po’ meno filosofico, anche Bloch pone in primo piano il concetto di durata, constatandone anche i limiti dal punto di vista metodologico. Infatti, “sebbene il flusso degli anni scorra senza interruzioni”, esordisce lo storico, tuttavia

È necessario che la nostra analisi pratichi delle cesure. Infatti la natura della nostra mente ci vieta di cogliere anche il più continuo dei movimenti, se non lo spezzettiamo ricorrendo a segni di riferimento. In quale modo fissare, lungo il corso del tempo, quelli della storia? Saranno sempre, in un certo senso, arbitrari. Eppure ha importanza9 ch’essi coincidano con i principali punti di curvatura dell’eterno mutamento.

È una visione interessante, che consente di conferire un’altra dimensione al nostro Vassalli-storico: se la storia umana è durata e la durata è un continuo fluire, è pur sempre necessario per la mente umana segmentare dal punto di vista formale la materia a propria disposizione. È per questo che abbiamo la storia di Antonia, quella di Marco e Mattio, o quella degli abitanti del Sudtirolo: sono le voci di un’umanità che però, per essere raccontate, vanno messe in primo piano.

Rimane tuttavia una domanda a cui dare risposta, quella d’apertura: “Papà, a che serve allora la storia?”. È difficile dare una risposta precisa a questa domanda. Si potrebbe10 fare però un tentativo dando voce ad uno dei padri della Storia, Erodoto di Alicarnasso, il quale attribuisce ad essa l’importante compito di sviare dalla strada11 dell’oblio le vicende umane. Egli, infatti, nel proemio delle Storie esordisce in codesta maniera:

M. Bloch, Apologia della storia o mestiere di storico, op. cit., p.131.9

Denominazione, quella di pater historiae, attribuitagli già da Cicerone nel I sec. a.C.10

Opera storiografica, risalente al V sec. a.C. suddivisa in età ellenistica in 9 libri, che ha come evento11 focale le guerre persiane (499 a.C.-479 a.C.).

Tesi Vassalli 10

Questa è l’esposizione della ricerca di Erodoto di Alicarnasso, affinché né gli avvenimenti umani con il tempo svaniscano, né le imprese grandi e mirabili, alcune12 compiute dai Greci, altre dai barbari, diventino oscure […]

Tuttavia, questa rappresenta solo una delle possibili risposte alla nostra domanda. Nemmeno Bloch nell’Apologia ne dà una risposta fissa e univoca: non sarebbe coerente con la complessità della storia stessa e non renderebbe giustizia al tortuoso cammino che compie uno storico o chiunque si accinga a ricostruire un qualunque quadro storico. È, infatti, l’opera stessa di Bloch la domanda e i suoi contenuti delle risposte:

Si vorrebbe prima di tutto dire come e perché uno storico pratica il suo mestiere. Sta al13 lettore, poi, decidere se questo mestiere meriti d’essere esercitato.

E alla stessa maniera si pongono molte delle opere di Vassalli. Egli ama raccontare queste storie, ma perché lo fa? Sicuramente la motivazione adottata da Erodoto è una di queste, ma per individuare un’ulteriore risposta possibile potremmo affacciarci tra i14 pensieri della sua autobiografia Un nulla pieno di storie, in cui l’autore piemontese sottolinea:

Mi piace estrarre dal passato delle storie-campione, che ci aiutano a capire perché il mondo dove

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LiciniaeSestiae367 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Chiummo Carla.
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