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Letteratura italiana contemporanea A.A. 2023/24

Prof.ssa Giuliana Benvenuti e prof. Riccardo Stracuzzi

Lunedì 30.10 (Benvenuti)

Sebastiano Vassalli e il gruppo '63

Vassalli inizialmente si è avvicinato al Gruppo '63, ma ha presto intrapreso un proprio percorso: romanzi di tipo comico, di attitudine carnevalesca di quegli anni. Il rovesciamento comico può portare alla rivolta (denigrazione e protesta che a lungo andare indebolisce le istituzioni repressive). Studi sul comico con atteggiamento attualizzante riflettono sul passato e agiscono nel presente.

Sperimentazione e romanzo storico

Vassalli influenzato dai romanzi comici di quegli anni: sperimentazione neoavanguardistica, poi romanzo storico. Il mondo oggi è una babele di storie che si raccontano, oltre che nei libri, sui giornali, alla radio, al cinema, in televisione, attraverso la rete... Ma ancora ogni tanto comparirà sulla scena un libro della razza di cui parlava Nietzsche. Un libro che "non è un uomo, ma è quasi un uomo": e incomincerà a camminare da una generazione all'altra, da un'epoca all'altra. Io continuo a credere nella letteratura.

La chimera: dal comico allo storico

Secondo periodo della scrittura di Vassalli: tema della repressione. Ambientazione: Novara, inizio '600. Processo a una presunta strega.

Manzoni e Vassalli

Manzoni: Eco, manoscritto ritrovato. Vassalli: Chimera, apertura: descrizione di un paesaggio (cfr. quel ramo del lago di Como). Manzoni e Vassalli - Epoca: 600 (Vassalli: 1610 ca, Manzoni: 1630). Chimera: ambientato negli stessi anni (600), in una zona non lontanissima e non dissimile, vede la presenza di molti degli stessi elementi cardine del romanzo: i bravi dei signorotti locali, i lanzichenecchi, il clero nelle sue varie sfumature.

Il fulcro è su uno dei grandi assenti del Seicento manzoniano: la caccia alle streghe, che all'epoca ebbe la sua ultima grande stagione. Manzoni si focalizza sulla più laica caccia agli untori (Storia della colonna infame).

Riflessioni sul discorso storico

Il discorso storico si fonda, per Manzoni, su una necessità morale, cioè su quell'imprescindibile bisogno di verità che lo porta, dopo I promessi sposi, a mettere in discussione il romanzo storico in quanto ibrida coesistenza di fatti documentabili e invenzioni romanzesche. Il resoconto storico è pensato come una resa di fatti organizzati secondo principi universali della mente umana (causa, spazio, tempo) che riflettono perfettamente la logica del discorso storico. Compito storico è rappresentare una serie di fatti legati tra loro. Le connessioni stabilite tra i fatti non sono arbitrarie, aggiunge Manzoni, sono fondate sulla natura e sulla verità, esistono cioè nell'ordine della storia, vengono scoperte e riprodotte dalla mente umana piuttosto che create o inventate.

Vassalli e la neo-avanguardia

Per il Vassalli reduce dall'esperienza della neo-avanguardia (esperienza peraltro abiurata nel pamphlet Arkadia), il rapporto di Manzoni è un rapporto non solo fatto di manipolazioni e annessioni tematiche, ma di sofferto confronto ideologico ed estetico. Una volta messe in discussione le certezze filosofiche e religiose manzoniane, e con queste la fede nell'ordine provvidenziale dell'universale potere ordinante del pensiero, nella capacità razionale della lingua e quindi nella potenziale traducibilità del vissuto nel narrato, Vassalli si è trovato nella posizione di dover dare delle alternative che siano in grado di giustificare le ragioni di scrivere romanzi storici nel Novecento.

Il relativismo storico di Vassalli

Vassalli raggiunge qui il punto di più scettico relativismo e, in linea con le posizioni della neo-avanguardia, dichiara che, se il mondo della storia è caos, l'ordine del linguaggio è mistificante, le strutture del pensiero forniscono griglie interpretative che non hanno riscontro nel mondo reale, ma testimoniano solo i pregiudizi ideologici di chi le applica. La storia, così come la possiamo conoscere, è costruzione artificiale e fittizia.

Il compito dello scrittore

A questo punto, una domanda è imperativa: se sono il testo, la sua retorica e la sua struttura formale a produrre la realtà, se il passato oggettivo è inconoscibile per sua essenza, se l'unica 'verità' emerge da un oscuro, usurato e falsificante processo di significazione, qual è il compito e quali gli scopi di chi voglia, nonostante tutto, continuare a scriverne?

  • Da un lato, dichiara che lo scrittore non può che accettare il fatto che la realtà è mediata dal linguaggio, che lo storico non potrà offrirci fatti ma simulacri di fatti, cioè ricostruzioni selezionate e testualizzate da diverse generazioni di cronisti e che, al limite, ci saranno tante 'verità' quanti sono gli interpreti che le riportano. Proprio per questo lo scrittore è responsabile di evidenziare gli elementi ideologici, le formule linguistiche, i meccanismi cognitivi, le strutture formali che hanno presieduto alla rappresentazione narrativa, che gli hanno permesso di raccontare il passato.
  • Dall'altro lato, proprio a partire da quest'analisi, Vassalli rivaluta il potere di un linguaggio che non ha rinunciato del tutto alla sua efficacia comunicativa.

Ambiente narrativo e storicità

Affermare che il discorso storico e quello romanzesco appartengono alla narrativa, sono cioè forme mediate di conoscenza del reale, fondate su strutture organizzative che non esistono indipendentemente dal soggetto (cioè nel mondo storico), non significa eliminare ogni differenza tra il fatto inventato e quello che è realmente accaduto: questa differenza sottile, difficile da accertare, garantisce l'impegno dello scrittore sul reale e permette il recupero di generi narrativi come il romanzo storico, la biografia romanzata, e il romanzo-inchiesta.

Il rapporto con il passato

Il rapporto con il passato, alla luce della sua dimensione narrativa, e dunque linguistica, viene considerato un rapporto mediato dal linguaggio e dalle istanze ideologiche che il linguaggio porta con sé, interpretando la realtà, ma, al contempo, si cerca di mantenere una distinzione tra storia e letteratura. Il Seicento, protagonista dei Promessi sposi, non fu soltanto il secolo della carestia e della peste, ma anche il secolo che vide il culmine della fanatica caccia alle streghe. Questa verità storica, i cui fondamenti sociopsicologici furono speculari a quelli che avviarono i processi agli untori denunciati da Manzoni nella Storia della colonna infame (1842), entra solo tangenzialmente a far parte dei Promessi sposi.

Riferimenti manzoniani

  • Da un lato l'illuminista lombardo illustra, con ironico distacco, una situazione risultante dal fanatismo e dalla superstizione popolari.
  • Dall'altro il moralista impegnato non può esimersi dal denunciare le responsabilità delle autorità civili ed ecclesiastiche per un fenomeno che giunse a mietere centomila vittime in Europa tra il 1.300 e il 1.700.

Problemi filosofico-ideologici

Oltre a fornire chiare analogie tematiche, il rapporto con Manzoni evoca una serie di problemi filosofico-ideologici che coinvolgono le ragioni dello scrivere per un autore postmoderno che si voglia misurare con il romanzo storico. Il dialogo con Manzoni impone a Vassalli di domandarsi in che modo un romanziere contemporaneo possa orchestrare la relazione tra testo e realtà, e tra storia e invenzione.

La chimera e i Promessi sposi

La "Premessa" a La chimera, come quella di Manzoni ai Promessi sposi, traccia le coordinate ideologiche ed espone le motivazioni su cui si fonda il racconto. Vassalli riscrive il Seicento nella consapevolezza che se per Manzoni il romanzo storico è un discorso in prosa che si pone come modello di una specifica realtà dotandola di esemplare chiarezza, per Vassalli lo stesso modello è frutto dell'inevitabile deformazione di una realtà, di per sé irriproducibile, da parte della coscienza ideologica e dell'immaginazione storica dei suoi interpreti.

Confronto tra Manzoni e Vassalli

Il relativismo storico di Vassalli si scontra con il realismo trascendente di Manzoni, mettendo in luce come specifici approcci ideologici al Seicento implichino non solo tematiche diverse, ma diversi modi di organizzare, riscrivendola, la cronaca storica. Questo dimostra come ogni interprete del passato sia portatore di un punto di vista, di una ideologia, di un approccio storicamente determinato sulla storia. Un romanzo storico ci parla non solamente del passato che descrive, bensì anche del presente nel quale viene scritto. Noi, che leggiamo oggi La chimera, come qualsiasi altro romanzo storico, vi vediamo in controluce anche il momento storico nel quale è stato scritto, la filosofia della storia di quel momento, l'ideologia.

Modello della commedia: I Promessi sposi

Modello della COMMEDIA (finale positivo): I Promessi Sposi prevedono la riconciliazione finale: il rinnovato equilibrio che segue le peripezie del matrimonio contrastato e le piaghe della carestia, della guerra e della peste è accompagnato dal miglioramento sociale e dall'evoluzione morale dei protagonisti. I protagonisti imparano, nel corso delle loro avventure, a trascendere il mondo dell'esperienza, liberandosi dal negativo della storia contingente, nella certezza della finale vittoria del bene sul male in una dimensione non necessariamente storica, ma sovrastorica. Gli orrori della storia siano indirizzati a una conciliazione finale tra sfere umane, La chimera: trama naturali e divine, sul modello del dramma di redenzione della Bibbia. È la fede che razionalizza il caos della storia e che illumina escatologicamente una visione inizialmente disperata della realtà.

La chimera: una trama diversa

Molto diverso dalla Chimera, in cui i vent'anni che scandiscono la breve vita di Antonia e che si concludono con la sua condanna a morte, al contrario, non solo marcano la vittoria del negativo sul positivo sul fronte della storia, ma presentano una protagonista in balia di circostanze che non capisce e non è in grado di controllare. Alla commedia dell'evoluzione materiale e spirituale dei personaggi manzoniani, Vassalli oppone una tragedia senza catarsi e senza epifanie, mostruosamente conchiusa in se stessa.

Il tempo della Chimera

Per Vassalli l'unico tempo possibile, nella Chimera, è quello strettamente biografico, tradotto nella cruda cronaca dell'esistenza materiale della sua protagonista e delle sue ingiustificabili sofferenze: un'esistenza limitata da due vuoti, il nulla che precede e quello che segue l'esistenza biologica. Tra il Cinquecento e il Seicento, sotto la spinta delle guerre di religione, il Concilio di Trento e la Riforma protestante, la Chiesa ridefinì la dottrina e la pratica religiosa, rinsaldò le fila e intensificò la repressione di ogni predicazione contraria ai propri dogmi. I tribunali civili e religiosi, in un crescendo di intolleranza e di violenza, intensificarono la caccia alle streghe.

Le donne e la caccia alle streghe

La Chiesa persistette nel considerare la donna come principio di tutti i vizi. Al pari degli eretici e degli ebrei, anche le donne, soprattutto le più povere e meno protette - orfane, anziane, vedove - diventarono il capro espiatorio di tensioni sociali. Una donna, non nobile e ricca, che manifestava comportamenti "originali" e non era sottomessa all'uomo e ai valori dominanti, diventava una minaccia per l'ordine sociale. Si moltiplicarono i trattati ecclesiastici in cui la donna veniva descritta come bugiarda, malvagia, ribelle e quindi facile preda del demonio.

Accuse di stregoneria e processi

La caccia alle streghe si intensificò dopo la Riforma luterana e la Controriforma cattolica, quando la necessità di eliminare tutte le posizioni discordanti diede nuovo risalto alla figura del diavolo e alla stregoneria come strumenti dell’Anticristo e delle forze contrarie alla Chiesa. Una donna poteva essere accusata di stregoneria sulla base di sospetti, dicerie e prove inconsistenti. Le confessioni in genere erano estorte attraverso la tortura e le accusate finivano con l’ammettere colpe ignominiose: malefici contro persone, sabba notturni nei quali venivano evocate forze demoniache, pratiche di incantesimi e sortilegi di ogni tipo, preparazioni di filtri e pozioni che gli inquisitori stessi suggerivano loro di confessare.

Antonia Spagnoli: da orfana a presunta strega

All'inizio del 1590, negli anni della Controriforma, la piccola Antonia viene abbandonata appena nata al convento di San Michele, a Novara. Come cognome le suore scelgono Spagnoli, per sottolineare i colori scuri e marcati che la caratterizzano. Antonia cresce con altri orfani in un ambiente estremamente protettivo, severo e religioso. Di animo pacato e generoso, Antonia diventa sempre più bella, per questo le fanno recitare una poesia per dare il benvenuto al vescovo Bascapè, appena giunto a Novara dopo essere stato allontanato da Roma a causa del suo cattolicesimo eccessivamente severo. Antonia sviene durante l’esibizione.

Adozione e vita a Zardino

A dieci anni, Antonia viene adottata da due contadini, Bartolo e Francesca Nidasio. Antonia si trasferisce dunque con la nuova famiglia a Zardino, un paesino della Bassa ormai scomparso. Potrebbe essere distrutta da un fiume, un incendio o dalla peste del 1630.

Bellissima e di carattere amabile, Antonia non viene apprezzata dagli abitanti di Zardino, che diffidano della sua gentilezza e della sua scarsa attitudine al duro lavoro della campagna. Molte donne sono invidiose del suo aspetto. L’unica sua amica è Teresina, che la introduce alle usanze e alle abitudini del luogo. È grazie a Teresina, ad esempio, che Antonia scopre che i risaroli, quegli uomini che per tutto il giorno si affaticano nelle risaie, vengono scelti deliberatamente con qualche problema fisico o mentale, per impedire che possano ribellarsi e tentare la fuga.

La repressione del clero

Questi sono controllati dai cosiddetti Fratelli Cristiani, che giorno e notte perlustrano il territorio per evitare defezioni, controllarli. Hanno solo doveri, nessun diritto, sono trattati come schiavi. Il vescovo Bascapè è impegnato una vera e propria pulizia del clero, allontana tutti i preti che ritiene in qualche modo corrotti. Per la diocesi di Zardino Bascapé sceglie, al posto di Don Michele, accusato di stregoneria, un prete estremamente rigido, Don Teresio che instaura un regime di obbedienza pretendendo la partecipazione ai riti religiosi, le donazioni e la cessione di parte delle produzioni.

Antagonismo con il clero

Antonia non lesina critiche ai preti che si comportano in tal modo, attirando in questo modo su di sé l’antipatia delle pie signore di chiesa. Le antipatie nei confronti di Antonia crescono: già invidiata dalle donne del paese, Antonia peggiora la sua situazione facendosi ritrarre da un giovane pittore che la usa come volto per una riproduzione della Madonna su un’edicola, suscitando, oltre a ulteriore invidia, anche l’accusa di superbia: Don Teresio non benedirà l’edicola votiva.

Rifiuto e isolamento

Antonia rifiuta tutti i pretendenti e si mostra gentile nei confronti dell’unica persona che viene allontanata da tutti: lo scemo del paese, Biagio. Accetta di ballare con un lanzichenecco durante uno dei frequenti passaggi dei soldati. I lanzichenecchi sono luterani e ad Antonia verrà vietato di mettere piede in chiesa. Antonia viene guardata con sempre maggior fastidio e sospetto e spesso viene additata come “strega”.

Incomprensione e tragedia

L'“anormalità” di Antonia (troppo bella, non “sfrutta” la sua bellezza per accasarsi, rifiutando i pretendenti facoltosi, si innamora di uno sventurato) le è fatale. Vassalli si chiede: com’è possibile che una comunità denunci una sua componente come strega?

La situazione precipita quando si innamora di un camminante, Gasparo, che passa la propria esistenza a vagabondare di paese in paese. Gasparo pur promettendo alla ragazza un futuro insieme, non ha nessuna intenzione di maritarsi e interrompere la sua solitaria ma libera vita di vagabondo. Non avendo dimora Gasparo incontra Antonia in un luogo nei pressi di Zardino dove le donne raccontano essere solito scendere il diavolo: il Colle dell’albera.

L'accusa di stregoneria

Si incontrano di notte, rendendo le uscite di Antonia ancora più sospette, soprattutto agli occhi dei Fratelli Cristiani che montano la guardia. L’incontro con il camminante dà un appiglio tangibile a tutti quei compaesani che nutrivano rancori nei suoi confronti. Questi cominciano così a parlare di Antonia con Don Teresio, che si reca a sua volta a Novara per chiedere al vescovado di procedere con un’accusa di stregoneria a carico della ragazza.

«Attorno a Antonia si fece il vuoto: per le strade, nei cortili, ovunque lei andasse la gente scappava, trascinando anche gli animali, se faceva in tempo a portarli con sé».

«Nessun processo per malef...»

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SimoneRomagnoli181204 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Benvenuti Giuliana.
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