Estratto del documento

Il parto anonimo

Università degli studi di Padova

Dipartimento di Diritto Privato e Critica del Diritto

Dipartimento di Diritto Pubblico, Internazionale e Comunitario

Corso di Laurea Magistrale in Giurisprudenza

a.a. 2021/2022

Relatore: Prof.ssa Giuliana Cerdonio Chiaromonte

Laureando: Elia Monticolo

Matricola: 1122012

Indice

  • Introduzione 1
  • Capitolo I Il parto anonimo: disciplina
  • 1. Il parto anonimo nella storia. 7
  • 2. La disciplina vigente. 13
  • 3. La legge sulle adozioni. 17
  • 4. La ratio dell’istituto del parto anonimo e la “signoria materna” sullo status filiationis. 26
  • Capitolo II L’incostituzionalità dell’articolo 28
  • 1. Il percorso verso le pronunce della Corte Costituzionale. 31
  • 2. Il caso Odièvre dinanzi alla Corte EDU. 33
  • 3. La sentenza n. 425 della Corte Costituzionale. 35
  • 4. Godelli c. Italia, Corte europea dei diritti dell’uomo. 38
  • 5. L’incostituzionalità dell’art. 28, co. 7, l. 4 maggio 1983, n. 184. 40
  • Capitolo III Il procedimento di interpello
  • 1. La recezione del principio della reversibilità dell’anonimato da parte della giurisprudenza di merito. 45
  • 2. La giurisprudenza di legittimità. 49
  • 3. La pronuncia n. 1946/2017 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. 54
  • 4. Il procedimento di interpello. 61
  • 5. Proposte legislative di riforma. 65
  • Capitolo IV Casi particolari
  • 1. La disciplina del parto anonimo può essere applicata a donna coniugata? 73
  • 2. Decesso della madre. 76
  • 3. Incapacità della madre biologica. 79
  • 4. L’eventuale presenza di fratelli o sorelle. 83
  • 5. Divieto del parto anonimo in caso di procreazione medicalmente assistita e diritto a conoscere le proprie origini in caso di fecondazione eterologa. 88
  • 6. Le nuove frontiere della responsabilità civile negli illeciti endofamiliari: il diritto alla genitorialità e il danno da privazione del rapporto genitoriale. 91
  • Conclusioni 103
  • Bibliografia 107
  • Sitografia 113
  • Sentenze 115

Introduzione

Il bisogno di conoscenza delle proprie origini

Ogni essere umano porta con sé la necessità di conoscere le proprie origini, «per vivere con piena consapevolezza il qui ed ora e per poter progettare in modo valido il proprio futuro» .1

La ricostruzione della propria identità, attraverso la conoscenza delle proprie origini, non è per tutti possibile: si pensi ai figli adottivi non riconosciuti alla nascita da nessuno dei due genitori biologici. Costoro, infatti, non possono accedere alle informazioni che riguardano la propria famiglia d’origine e, nella maggior parte dei casi, provano per questo un profondo disagio esistenziale, derivato dalla costante proposizione dell’interrogativo sulla propria storia parentale.

Dal punto di vista psicologico, occorre sottolineare che il desiderio del figlio adottivo di ottenere informazioni sulla propria famiglia d’origine prescinde dal legame affettivo che si è creato con quella adottante. L’interrogativo sulle proprie origini, infatti, non è – quasi mai – indice della volontà di rottura dei legami instauratisi con i genitori adottivi, ma è un quesito che tali individui si pongono per la ricerca di sé stessi.

L’adottato potrebbe sentirsi, nel corso della vita, privato di un elemento che è essenziale per il suo benessere psicofisico: la conoscenza delle proprie origini. Egli potrebbe avvertire di essere portatore di un minus che non è causato né dalla natura né dalla sua responsabilità personale. La rinuncia, non volontaria, alla propria storia passata potrebbe creare una condizione di disagio interiore e di incompletezza.

R, La funzione terapeutica della Verità, in Il parto anonimo. Profili giuridici e psico-sociali1 OSATI dopo la declaratoria di incostituzionalità, 2ª ed., Artetetra edizioni, p. 109.1

In questa prospettiva, emerge l’idea che ogni vicenda della vita di una persona sia parte di una narrazione più ampia – quella familiare, che si tramanda tra le generazioni – e che il presente si fondi sul passato. Si può parlare, infatti, di “mito familiare”. Con tale espressione si suole fare riferimento al «coesistere di elementi reali ed elementi fantastici che contribuiscono a creare una realtà funzionale a determinati bisogni emotivi dell’uomo, primo tra tutti quello di dare un senso a un insieme di avvenimenti casuali che si presentano tanto più minacciosi quanto più non è in essi riconoscibile un’intenzionalità» .2

Così, l’impronta del passato è sempre presente nella contemporaneità e ne è elemento costitutivo.

Quando i fatti del passato, che integrano la propria storia familiare e personale, non sono conosciuti, e si ha quindi una conoscenza nulla o parziale delle proprie origini e di sé stessi, viene a determinarsi una condizione per la quale il soggetto rischia di porsi incessantemente l’interrogativo de originibus. Nancy Verrier, autorevole psicoterapeuta e scrittrice statunitense, parla di “ferita originaria”, che è causata dal legame affettivo tra i genitori naturali e il bambino, e che sarà sempre presente nella vita del soggetto adottato.

Per riuscire a comprendere al meglio la condizione di disagio psicofisico in cui si trovano i figli abbandonati alla nascita che ricercano le proprie origini per costruire la propria identità, è necessario soffermarsi sul significato di quest’ultima, che può essere intesa come «la rappresentazione totale di un individuo, che la filosofia esistenziale definisce “unico ed irripetibile”, rappresentazione che è fondamento stesso della consapevolezza di ciascuno di essere un uomo e di essere “quell’uomo” in R, La funzione terapeutica della Verità, in Il parto anonimo. Profili giuridici e psico-sociali2 OSATI dopo la declaratoria di incostituzionalità, 2ª ed., Artetetra edizioni, p. 111.2 particolare» . È consequenziale e logico che quando non si conosce la3 propria madre biologica, non si hanno informazioni sulla propria provenienza, sulla propria nascita e sulla propria storia di vita, l’identità risulta incompleta.

Il concetto di identità può essere inquadrato in una duplice accezione, l’una storica, l’altra biologica.

Per identità storica si deve fare riferimento all’insieme di relazioni nelle quali la persona è inserita, e che sono in grado di dare significato all’identità personale del singolo. È caratterizzata sia da una collocazione spaziale sia da una collocazione temporale dell’individuo, coordinate attraverso le quali il soggetto si riconosce parte di un sistema, isolato dal quale qualsiasi auto-definizione diventa impossibile.

La seconda accezione, cioè di identità nel senso biologico del termine, riporta al DNA di ciascun essere umano, singolo e diverso da quello di ogni altro soggetto.

Sigmund Freud parla del lutto identificandolo nella reazione alla perdita di una persona umana o di un’astrazione che ne ha preso il posto.

In mancanza di riconoscimento, il figlio di madre che non consente di essere nominata vivrà il lutto originario per il principio materno che conferisce, primo fra tutti nel tempo, significato alla vita di ciascun figlio.

La condizione di sofferenza, legata alla mancata conoscenza delle proprie origini, può divenire, nel corso del tempo, cronica. È fondamentale quindi che la conoscenza di tali informazioni venga favorita con ogni mezzo a disposizione, nel contemperamento dei vari interessi presenti.

Importantissima è anche la conoscenza delle informazioni di carattere sanitario, stante l’evoluzione della scienza, relativamente alle R, La funzione terapeutica della Verità, in Il parto anonimo. Profili giuridici e psico-sociali3 OSATI dopo la declaratoria di incostituzionalità, 2ª ed., Artetetra edizioni, p. 114.3 malattie ereditarie e alla cosiddetta familiarità, che sempre più spesso oggi diventa mezzo di prevenzione e di cura. È noto, infatti, nella letteratura scientifica che le due componenti principali della persona umana sono la genetica e l’esperienza. La seconda viene a radicarsi sulla prima e da essa prende forma. Il tempo dell’esperienza inizia a formarsi sin dal momento del concepimento, secondo autorevoli studi effettuati nel ‘900 da Bowlby,4 Spitz, Klein, Freud e negli anni contemporanei da Alice Miller: l’imprimatur5 6 delle esperienze, sin da quelle più precoci, fondano le proprie radici e dunque la propria identità.

La perdita, dei genitori naturali, subita passivamente si somma a quella dell’ambiente originario, composto di elementi vissuti o solo percepiti. Artoni Schlesinger, psicanalista italiana, sostiene infatti che i residui di tali esperienze sensoriali non hanno accesso alla coscienza e non diventano pensiero perché troppo precoci, ma vengono accuratamente conservati nell’inconscio .7

Gli individui non riconosciuti alla nascita risultano dunque essere i soli referenti dei loro primi ricordi, non potendo accedere alle informazioni che permetterebbero di ricostruire le proprie origini e quindi la propria identità.

Oggi le norme che regolano l’adozione impongono che siano i8 genitori adottivi ad informare il figlio della propria condizione di adottato ed è consentito, se vi sono le condizioni stabilite dall’art. 28, l. 4 maggio 1983, n. 184, che il figlio si rivolga al Tribunale per i Minorenni affinché questi gli fornisca le informazioni riguardanti «la sua origine e l’identità dei genitori biologici».

B, Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento, Raffaello Cortina4 OWLBY Editore, 1989.

S, Il primo anno di vita del bambino, Giunti Editore, 2009.5 PITZ

K, Amore, odio, riparazione, Astrolabio, 1969.6 LEIN

A S, Adozione e oltre, Borla, 2006.7 RTONI CHLESINGER

In particolare, art. 28, co. 1, l. 4 maggio 1983, n. 184.8 4

Ciò, tuttavia, non è consentito ai sensi dell’art. 28, co. 7, l. 4 maggio 1983, n. 184 al soggetto la cui madre abbia dichiarato alla nascita di non voler essere nominata. Il presente elaborato si propone di analizzare la disciplina relativa all’istituto del parto anonimo, sia in chiave ricostruttiva sia in chiave critica, mettendone in luce la ratio e presentando le molteplici divergenze di vedute, presenti tanto nella dottrina quanto nella giurisprudenza, riguardo all’applicazione di tali norme, compiendo anche l’analisi delle pronunce giurisprudenziali maggiormente significative e innovatrici, oltre che delle proposte legislative di riforma.56

Capitolo I

Il parto anonimo: disciplina

1. Il parto anonimo nella storia

Il parto anonimo viene introdotto nell’ordinamento statale mediante la prima normazione unitaria dello stato civile attraverso il R. D. 9 luglio 1939, n. 1238, art. 70, riformato successivamente con l. 15 maggio 1997, n. 127.

La nascita di un bambino può essere vista, senza alcun dubbio, come un evento in grado di influenzare profondamente la vita di una donna, non essendo affatto scontato che venga vissuta con gioia e consapevolezza. Situazioni estremamente dolorose, che si collegano a problemi sociali, economici e personali, possono turbare la futura partoriente.

Tutt’altro che rari, infatti, erano (e sono tutt’oggi) i casi di neonati abbandonati immediatamente dopo il parto, i quali, in un numero considerevole di volte, perdevano la vita.

Ben più risalente in termini temporali, rispetto alla prima normazione unitaria dello stato civile, è la prassi che ha dato origine all’istituto del parto anonimo: basti pensare all’“esposizione” dei neonati fin dall’epoca greca e9 romana. Una lex regia attribuita a Romolo concedeva la facoltà di cedere, dietro corrispettivo, i propri figli; ratio della lex si trovava proprio nell’esigenza di evitare l’infanticidio. Tale prassi si perpetuò nel tempo, trovando il negozio di alienazione riconoscimento normativo nella legislazione di Costantino (anno 318).

Al medesimo scopo dell’evitamento dell’infanticidio è destinata la diffusione delle ruote degli esposti, che consentiva l’abbandono protetto dei Termine che inizialmente fa riferimento all’atto di deporre i neonati in un luogo pubblico e che,9 in progresso di tempo, diviene indicante l’abbandono in senso generale.7 bambini in brefotrofi o conventi : un meccanismo rotondo e girevole, a10 forma di cilindro e diviso in due parti, una rivolta verso la strada e l’altra verso l’abitazione del custode dell’infante. Ambedue le parti erano riparate da uno sportello .11

La prima ruota degli esposti viene costruita a Marsiglia, nell’ospedale dei Canonici, nel 1188. Poco dopo, in Italia, questo meccanismo attira l’attenzione di Papa Innocenzo III che ne istituisce uno nell’ospedale di Santo Spirito in Sassia, a Roma .12

A Padova, lo statuto della città del 1265 testimonia la presenza di istituti di assistenza all’infanzia abbandonata: l’ospedale della Cà di Dio, situato nell’odierna via Santa Sofia. Anche in tale luogo l’affidamento degli infanti poteva avvenire o tramite consegna brevi manu al portinaio o, appunto, tramite la ruota degli esposti.

Nella città patavina spesso il genitore, in vista di un eventuale e futuro riconoscimento del figlio, apponeva segni sul corpo del bambino, ad esempio tatuaggi, o abbinava il neonato a oggetti identificativi, come immagini votive, collane e pagine di libri sacri.

La ruota, indubbiamente, rappresentava uno specchio della società dell’epoca: contraddizioni, vizi e virtù si fondevano. Se da una parte consentiva di ridurre i rischi di morte del bambino che sarebbe stato altrimenti abbandonato in strada, dall’altra l’indice di mortalità all’interno dell’istituto padovano raggiungeva il 92% .13

Cfr. Stefanelli, Il parto anonimo. Profili giuridici e psico-sociali dopo la declaratoria di10 incostituzionalità, 2ª ed., Artetetra edizioni, 2017, p. 15. Inoltre, la prima ruota è da rinvenire in Francia, a Marsiglia, nel 1188.

M, La ruota degli innocenti o storia degli esposti, in www.storico.org.11 ILANESI

B, L’abbandono dei bambini, Rizzoli, 1991.12 OSWELD

K, Alcune notizie storiche sulla Casa di Dio di Padova ora Istituto degli Esposti,13 E UNERT Tipografia Dei Fratelli Gallina, 1898. 8

Le problematiche che portavano alla altissima mortalità erano senza dubbio identificabili nella precarietà delle condizioni igieniche, nella carenza di balie, nelle malattie che si diffondevano all’interno dell’istituto e nella non adeguata gestione della gravidanza: i bambini venivano solitamente abbandonati nella prima settimana di vita, ben prima del loro svezzamento.

All’inizio dell’Ottocento si assiste alla maggior diffusione delle ruote degli esposti in Italia, in conseguenza della normazione del primo Regno Italico che rendeva obbligatoria l’istituzione di una ruota in ogni distretto.

Questi provvedimenti portarono ad un sensibile aumento del numero degli esposti e fu necessario ricorrere al baliatico esterno.

Nell’affidamento esterno i bambini venivano distinti in base all’età: da latte e da pan.

Per i bambini da latte l’assegnazione prendeva avvio con un certificato di richiesta compilato dal parroco, che descriveva la famiglia dei tenutari. Il documento veniva poi integrato dal sindaco e dal medico: il primo sottoscriveva e confermava le dichiarazioni del medico, che attestava l’idoneità all’allattamento e la salute del bambino.

La funzione del parroco era duplice: da un lato interpretava le esigenze delle famiglie miserabili, che non potevano mantenere un figlio; dall’altra, ricavava entrate di denaro per ogni esposto e per ogni certificazione.

Il bambino all’età di otto anni, cioè alla scadenza del contratto di baliatico, veniva quasi sempre restituito all’istituto .14

La ruota degli esposti di Padova viene definitivamente soppressa nel gennaio del 1891.

G, Z, Redditi da baliatico e integrazione sociale degli esposti in una comunità14 AZZI ANNINI montana del sec. XIX, in Benedetto chi ti porta, maledetto chi ti manda: l’infanzia abbandonata nel Triveneto (secoli XV-XIX), Canova, 2015. 9

Vi furono notevoli polemiche tra due categorie: quella degli abolizionisti e quella dei conservatori. Tali contrasti vedevano Silvio de Kunert sostenere che «quel medievale arnese» avrebbe dovuto essere da15 tempo nascosto «tra i tristi ricordi del passato»; al contrario, Nicolò de Claricini argomentava contro il provvedimento, che non avrebbe16 «diminuito il libertinaggio […] e migliorato la pubblica moralità» .17

Da sottolineare è il fatto che il provvedimento portò ad una riduzione di infanti abbandonati, ad una conseguente diminuzione della mortalità infantile e ad un sensibile aumento dei riconoscimenti da parte dei genitori, ma non risolse i problemi economici a cui si era tentato di far fronte con il ricorso al baliatico esterno.

Per quanto riguarda il panorama normativo nel Regno d’Italia, non

Anteprima
Vedrai una selezione di 20 pagine su 123
Parto anonimo Pag. 1 Parto anonimo Pag. 2
Anteprima di 20 pagg. su 123.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Parto anonimo Pag. 6
Anteprima di 20 pagg. su 123.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Parto anonimo Pag. 11
Anteprima di 20 pagg. su 123.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Parto anonimo Pag. 16
Anteprima di 20 pagg. su 123.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Parto anonimo Pag. 21
Anteprima di 20 pagg. su 123.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Parto anonimo Pag. 26
Anteprima di 20 pagg. su 123.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Parto anonimo Pag. 31
Anteprima di 20 pagg. su 123.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Parto anonimo Pag. 36
Anteprima di 20 pagg. su 123.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Parto anonimo Pag. 41
Anteprima di 20 pagg. su 123.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Parto anonimo Pag. 46
Anteprima di 20 pagg. su 123.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Parto anonimo Pag. 51
Anteprima di 20 pagg. su 123.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Parto anonimo Pag. 56
Anteprima di 20 pagg. su 123.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Parto anonimo Pag. 61
Anteprima di 20 pagg. su 123.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Parto anonimo Pag. 66
Anteprima di 20 pagg. su 123.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Parto anonimo Pag. 71
Anteprima di 20 pagg. su 123.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Parto anonimo Pag. 76
Anteprima di 20 pagg. su 123.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Parto anonimo Pag. 81
Anteprima di 20 pagg. su 123.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Parto anonimo Pag. 86
Anteprima di 20 pagg. su 123.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Parto anonimo Pag. 91
1 su 123
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze giuridiche IUS/01 Diritto privato

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher EliaMonticolo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Cerdonio Chiaromonte Giuliana.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community