Estratto del documento

Struttura didattica speciale di lingue e letterature straniere Ragusa

Corso di studio in mediazione linguistica e interculturale

Andrea Indovino

La yakuza nel cinema giapponese: scenari di violenza tra vendetta e riscatto

Prova finale

Relatore: Chiar.mo Prof. Paolo La Marca

Anno accademico 2016-2017

Abstract

Il termine yakuza eiga indica il ciclo di film giapponesi aventi come tematica principale le yakuza e che, diffusosi a partire dagli anni Sessanta, ha attraversato momenti di popolarità, ma anche di declino.

Negli ultimi anni il genere è stato riportato alla luce dal contributo artistico di Miike Takashi e Kitano Takeshi; meritevoli di aver ripresentato al pubblico l'immagine eroica del gangster che entra in collisione con la realtà urbana attuale.

La presente tesi si focalizzerà sulle origini degli yakuza eiga, analizzando quelle opere che hanno destato interesse e ammirazione anche nell’emisfero occidentale: registi dal calibro di Sidney Pollack, Ridley Scott e Quentin Tarantino hanno dedicato al genere un tributo personale nel corso delle rispettive carriere, contribuendo ad accrescerne la fama oltre i confini d’origine. L'elaborato, diviso in tre capitoli, ripercorre la storia e l'evoluzione sia della yakuza che del genere yakuza eiga, per poi proporsi nelle vesti di indagine sociale del complesso bagaglio di valori e tradizioni interne all'organizzazione, prendendo in analisi opere cinematografiche che ne proiettano un’immagine fedele e/o satirica.

この論文ではやくざ映画の始まりに焦点を当てる。やくざ映画は60年代に有名になった映画ジャンルである。シドニー・ポラックやリドリー・スコットやクエンテイン・タランティーノはやくざ映画のために個人的に貢献し、このため西洋映画が世界中でやくざ映画の人気を高める事になった。この論文は三章からなり、やくざの複雑な仁義と暴力団内での伝統的な儀式について考察し、深作欣二や北野武や三池崇史などの有名な映画監督の作品を分析する。

Indice

  • Introduzione 4
  • Capitolo 1 6
  • “Origine e storia della yakuza” 6
  • 1.1 Gli antenati delle yakuza 6
  • 1.2 L’evoluzione nell’era industriale 8
  • 1.2.1 Le yakuza nel periodo Tokugawa 8
  • 1.2.2 L’occupazione americana 8
  • 1.2.3 La fine dell’occupazione e la “moda” del gangster 10
  • 1.3 Influenza nell’industria cinematografica 11
  • 1.3.1 “Yakuza eiga” 11
  • 1.3.2 I primi autori 12
  • 1.3.3 Le convenzioni del genere 13
  • 1.3.4 Il declino e la rinascita 14
  • 1.3.5 Il contributo occidentale 15
  • “Racket e tradizioni yakuza nel cinema giapponese” 17
  • 2.1 Gioco d’azzardo 17
  • 2.2 Tatuaggi 20
  • 2.3 Il Minbō 24
  • 2.4 Yubitsume 25
  • 2.5 Sakazuki shiki 28
  • 2.6 Demukae 29
  • “Le principali opere” 30
  • Bibliografia 44
  • Sitografia 45

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Introduzione

In un Giappone caduto in rovina, in seguito alla seconda guerra mondiale, il mercato nero gestito dalle yakuza (ヤクザ)1 sembrava essere l’unica alternativa per permettere alla popolazione di non vivere di stenti. Ed è proprio durante gli anni Cinquanta che le organizzazioni yakuza si trasformano in mafie, etichettate dai media internazionali come la “mafia giapponese”, riscontrando una politica pragmatica da parte delle forze dell’ordine che preferiscono limitarsi a un approccio di controllo e limitazione di suddette associazioni criminali.

Le bōryokudan (暴力団)2, termine usato costantemente dai giapponesi per rivolgersi al “crimine organizzato”, rispondono a una crescente domanda di servizi all’interno di un mercato illegale, generato dall’incapacità dello stato giapponese di fornire un’adeguata protezione nelle aree di propria giurisdizione; gestendo imprese regolarmente registrate e, quindi, legali dal punto di vista amministrativo e penale. Inoltre, i loro interessi coinvolgono il mercato immobiliare, il gioco d’azzardo, l’usura, i narcotici e la prostituzione.

Sia importanti personalità politiche che poliziotti si sono ritrovati a collaborare con le yakuza operando attraverso un sentimento non conflittuale, usufruendo dei servizi di stampo mafioso quali la divulgazione di notizie diffamatorie nei confronti di certe personalità rivali o scomode. Quella fra Stato e yakuza risulta essere una collaborazione che in Giappone è stata molto attiva fino al 1991, anno dell’introduzione della legge Botaihō3.

Le yakuza vantano discendenze da leggendari paladini del popolo e non perdono occasione per sfoggiare atteggiamenti fanaticamente nazionalisti; pronte a stringere alleanze con formazioni di estrema destra in funzione antisindacale allo scopo di difendere il mercato dalle associazioni di ispirazione comunista.

La vita di uno yakuza, inoltre, è scandita da un rigido e complesso codice etico che si avvale di valori tipicamente inglobati nella cultura giapponese generale, come ad esempio il giri (義理)4 e il ninjō (人情)5. Ciò carica la figura del gangster di una valenza romantica e cavalleresca, che trova la sua piena affermazione ed esaltazione nei primi film yakuza eiga6 prodotti dalla Tōei7 a partire dagli anni Sessanta.

Rivolti a un pubblico prevalentemente giovane, descrivono le gesta di eroi yakuza fuori dal limbo della routine e che, proposti come giustizieri leali ai margini della legalità, agiscono mossi da intenti nobili. Il pubblico rimane ammaliato dal fascino perverso emanato dal malvivente che rimane fedele a un codice d’onore, in un confronto continuo con la realtà urbana e malavitosi amorali. Tuttavia il genere, nel corso degli anni, ha compiuto delle svolte con il risultato di capovolgere quel mondo di ideali trasposti in precedenza, preferendogli malavitosi cinici e interessati solo a se stessi.

Conoscendo anche una fase di declino, il cinema yakuza rinasce negli anni Novanta grazie a registi come Miike Takashi e Kitano Takeshi. Alcune delle loro principali opere verranno analizzate in questo elaborato, affiancate da altri capolavori del genere di registi come Fukasaku Kinji, Shinoda Masahiro e Suzuki Seijun. Il fine ultimo sarà analizzare struttura, organizzazione, gerarchia, attività, tradizioni interne alle yakuza, oltre a gettare uno sguardo sull’immaginario collettivo che le riguarda, indagando i punti in comune con la tradizionale cultura giapponese.

1 È stato adottato il sistema Hepburn per la trascrizione dei termini dal giapponese.

2 Correttamente traducibile come “banda di teppisti”, ma con il significato letterale di “banda violenta”, è la definizione ufficiale burocratica adoperata dalle autorità per riferirsi alle bande yakuza, e che quest’ultimi ritengono offensiva nei loro confronti.

3 Nota come la “legge antimafia”, ne fu commissionata la stesura dalla NPA (National Police Agency) con il dichiarato obiettivo di preparare una legge allo scopo di limitare la libertà d’azione delle bande criminali. Le identità dei 15 membri designati alla stesura delle prime bozze della legge furono tenute segrete. Cfr. M. Aceti, Yakuza – Il Giappone criminale, Ilmiolibro self publishing, 2014, pp. 142-143.

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4 È la parola giapponese che indica il senso del dovere, proteso a garantire l’armonia comune nella società. Il classico esempio di giri risale alla responsabilità dei samurai nei confronti del proprio padrone; pronti anche a togliersi la vita qualora gli fosse ordinato, poiché erano tenuti a obbedire vincolati dal senso del dovere. Nel mondo delle yakuza indica la fedeltà per un debito morale.

5 Contrapposto al giri, indica i sentimenti e le emozioni umane.

6 Lett. “Yakuza Film”.

7 La Toei Company è una delle principali case di produzione cinematografica con sede a Tokyo, fondata nel 1949.

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Capitolo 1

“Origine e storia della yakuza”

Questo capitolo offrirà una panoramica generale riguardo la storia delle yakuza, rintracciandone nel primo paragrafo origini ed antenati risalenti al 1600. Il secondo paragrafo si focalizzerà sull’evoluzione dell’organizzazione dalla fine del periodo Tokugawa fino ai giorni nostri, accennando brevemente alle principali personalità e il ruolo che hanno rivestito nei contesti storici analizzati. L’ultima sezione invece verterà sullo sviluppo del genere yakuza eiga, individuandone generali caratteristiche ed elencando i principali esponenti.

1.1 Gli antenati delle yakuza

Risale al 1962 il primo documento ufficiale che si riferisce esplicitamente agli antenati delle yakuza, identificandoli nei kabukimono (傾奇者)8, vandali stravaganti che scorrazzavano per il paese terrorizzando i civili. Tuttavia l’immagine romantica collettiva che i giapponesi hanno dei gangster obbliga a ricondurre la loro storia ad un’altra ben più nobile e antica di quella dei kabukimono: quella dei kyōkaku (侠客)9 al servizio della gente comune. Puntando sull’impegno nella difesa dei deboli, gli yakuza amano definirsi, quindi, discendenti dei samurai e depositari delle loro tradizioni.

La pace del primo periodo Tokugawa (徳川), conosciuto anche come periodo Edō (江戸, 1693-1868), garantita dall’unificazione del paese avvenuta tramite lo shōgun Tokugawa Ieyasu (1543-1616), lasciò senza lavoro mezzo milione di samurai; e chi non riuscì ad adattarsi alla carriera di mercante cadde inesorabilmente nella condizione di rōnin (浪人), ovvero di guerriero senza padrone. Nacquero così i primi gruppi di rōnin, battezzati in seguito come hatamoto yakko (旗本奴)10. Il loro atteggiamento di disprezzo nei confronti del potere dei daimyō (大名)11 pose grandi problemi di ordine pubblico, che si concretizzarono in continue persecuzioni e violenze rivolte ai cittadini comuni.

Tutt’oggi gli yakuza preferiscono identificarsi con gli acerrimi rivali degli hatamoto: i machi-yakko12. Questi erano per lo più commercianti, vigili e artigiani che aiutavano donne e poveri, accogliendo a braccia aperte anche i rōnin richiedenti asilo. Erano soliti giocare d’azzardo e si imponevano il divieto di portare con sé delle armi. Si ritiene che una connessione diretta di questi gruppi con le yakuza odierne sia difficile da stabilire con certezza, poiché i gruppi yakko scomparirono alla fine del diciottesimo secolo annientati dalla tremenda repressione su iniziativa dei Tokugawa. La paternità del moderno crimine organizzato giapponese, quindi, rimanendo sempre all’interno del periodo storico Tokugawa, la si può attribuire ai tekiya (的屋) e ai bakuto (博徒)13.

I primi erano venditori ambulanti14 che vivevano di piccole truffe ai danni dei clienti, vendendo le loro merci di città in città e operando nei mercati15. Sfruttavano il controllo di cui godevano in certi territori per imporre il pizzo ai venditori ambulanti che avevano intenzione di aprire una bancarella e regolavano la concorrenza. Approfittavano delle ricorrenze religiose e delle fiere locali che si svolgevano presso i templi e nei santuari per vendere prodotti di infima qualità, e alle entrate ricavate dalle vendite e dal pizzo si sommavano anche le “donazioni” che i mercanti erano obbligati a elargire sia al momento dell’arrivo che della partenza.

I secondi, invece, erano organizzatori di bische clandestine e operavano lungo le vie principali del Giappone feudale, rivelandosi come ambiente ideale per le loro attività. Le piccole sale da gioco che i bakuto organizzavano in piccoli templi di periferia, infatti, attiravano nobili, servitori e mercanti che trovavano facilmente rifugio, durante i loro viaggi, nelle taverne dislocate ai lati delle strade. Possedevano un’etica del lavoro ed erano abili biscazzieri, preoccupandosi di non sollevare scandali e di non far finire nessuno sul lastrico.

Rispetto alle bande yakko, questi due gruppi erano direttamente coinvolti nel controllo sociale e cominciarono ad organizzarsi in famiglie, a cui capo comparve la figura dell’oyabun (親分), comunemente più conosciuta con il termine di “padrino”. I padrini dei gruppi tekiya avevano il pieno controllo sui propri kobun (子分)16, decidevano l’allocazione delle bancarelle, la disponibilità di date merci e riscuotevano il denaro intascando il pizzo. I più potenti boss bakuto, invece, assunsero il ruolo di figure politiche ed economiche significative nel mondo legale. Inoltre, i burakumin (部落民)17 si associarono spesso a questi due gruppi, vedendovi una possibilità di riscatto sociale. Per quanto le storie della genesi dei gruppi yakko, tekiya e bakuto siano molto differenti fra di loro, furono proprio i bakuto a caratterizzare maggiormente l’iconografia tradizionale delle yakuza.

8 Lett. “persone folli”.

9 Lett. “persona cavalleresca”, veri e propri gentiluomini descritti come paladini dei poveri.

10 Hatamoto indica i diretti vassalli dello shōgun e, infatti, erano per lo più giovani vicini ai vent’anni, secondi e terzogeniti di famiglie di samurai dirette dipendenti dello shōgun. Yakko (lett. “servitore”), indica un individuo schierato dalla parte del debole nell’opporsi contro l’oppressore. Cfr. G. Arduini, Yakuza-Un’altra mafia, Milano, Luni editrice, 2016, pp. 36-39.

11 Signori feudali.

12 Lett. “servitori, difensori della città”.

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13 Da “baku” e “to”, rispettivamente “giocare d’azzardo” e “gruppo, banda”.

14 Ci si può riferire con il termine generico “hattari bai”, lett. “bluff, truffa”.

15 D. E. Kaplan, A. Dubro, Yakuza: Japan’s Criminal Underworld, University Of California Press, 2003, pp. 15-16.

16 Lett. “figlio, discepolo”.

17 Con il termine buraku (部落), si intende definire una classe sociale discriminata fino al giorno d’oggi. Ne fanno parte tutti coloro che generalmente esercitano un’attività lavorativa che abbia a che fare con la morte e con il sangue: esecutori di criminali, macellai, becchini, venditori di pellame.

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1.2 L’evoluzione nell’era industriale

1.2.1 Le yakuza nel periodo Tokugawa

Nel 1867 il Giappone uscì dal periodo feudale dell’epoca Tokugawa per approdare nella restaurazione Meiji, proiettato così in una nuova realtà industriale. Le yakuza rivestirono un ruolo fondamentale, essendo i principali procacciatori di manodopera da sfruttare nelle attività di carico e scarico nei porti, lavori di costruzione e per la produzione industriale.

In questi anni, nella città di Fukuoka, Tōyama Mitsuru (頭山満, 1885-1994) concretizzò le sue idee di estrema destra con la fondazione della Genyōsha (Associazione dell’Oceano Scuro) che, oltre a reprimere i principali movimenti di sinistra, si occupò di mandare agenti segreti in Cina, Corea e Manciuria che si riveleranno utili per consolidare le basi della futura invasione giapponese. La Genyōsha risultò particolarmente attiva anche nell’organizzazione di scuole di lingue straniere e arti marziali per l’apprendimento.

Nel 1892, anno delle prime elezioni nazionali in Giappone, Tōyama dimostrò la sua visione unilaterale del potere organizzando una repressione nei confronti dei movimenti liberali ed imponendo una notevole influenza sulla vita politica, decidendo egli stesso chi fosse più opportuno ad esercitare la carica di ministro.

L’oyabun Shimizu no Jirochō (pseudonimo di Yamamoto Chōgorō, 1820-1893), un’altra importante personalità dell’epoca, oltre a promuovere l’economia locale nella prefettura di Shizuoka, costruì un carcere e fondò la prima scuola di lingua inglese18. Riguardo le gesta di quest’ultimo, apparentemente non esiste alcun documento ufficiale atto a testimoniarne le azioni umanitarie che, secondo il mito che lo riguarda, lo rendono un paladino del popolo e una divinità nel panorama shintoista.

La leggenda narra, infatti, che Jirochō si fosse associato ad alcuni bakuto in seguito alla profezia di un monaco che gli confidò che sarebbe morto entro due anni. Fondò quindi la sua prima gang e si pose al servizio del governo Meiji nella repressione e conquista di nuovi territori. Una statua è stata eretta in suo onore e la sua tomba ai piedi del monte Fuji è ancora oggetto di venerazione.

1.2.2 L’occupazione americana

La fine della prima guerra mondiale permise al Giappone di appropriarsi di nuovi territori, in particolare sottraendo alla Germania i possedimenti in Cina; ottenendo ampie concessioni in Manciuria, nella regione dello Tsingtao e lo Shantung. Proprio in Manciuria venne avviato il progetto di coltivazione dei papaveri da oppio, controllato e approvato dalle autorità giapponesi.

L’oppio prodotto veniva poi commercializzato nei territori occupati, secondo le direttive che provenivano dall’ufficio governativo per il monopolio dell’oppio fondato da Hoshino Naoki, e le yakuza colsero l’occasione per collaborare con questo organo.

Se il rapporto fra yakuza e politica sembrava avviarsi verso un periodo di prosperità e collaborazione, la fine della seconda guerra mondiale cambiò decisamente le carte in tavola.

In uno scenario devastato, il mercato nero diventò l’unico mezzo possibile per permettere alle yakuza di andare incontro alle esigenze della popolazione, toccata in prima persona dalle sorti avverse della guerra. Alcuni oyabun tekiya ottennero l’incarico di agenti municipali delle tasse, allo scopo di riscuotere le tasse dalle imprese di Tōkyō. Tuttavia, i contr

18 Robin Hood yakuza’s legacy sours in Shizuoka, “The Japan Times” htttp://www.japantimes.co.jp (17/01/2008)

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Andy94indo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua giapponese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof La Marca Paolo.
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