Università telematica “e-Campus”
Facoltà di Lettere
Corso di Laurea in Lingue e Letterature Moderne e Traduzione Interculturale
Con gli occhi dell’Occidente.
L’imperialismo britannico nei romanzi indiani di Kipling e Forster.
Relatore: Prof. Paolo Pepe
Correlatrice: Prof.ssa Valentina Rossi
Candidata: Valentina Cerino
Matricola 005302305
Anno accademico 2020/2021
Autorizzazione
La sottoscritta Valentina Cerino, Matricola: 005302305, nata a Napoli il 09/05/88 autrice della tesi dal titolo Con gli occhi dell’Occidente. L’imperialismo britannico nei romanzi indiani di Kipling e Forster.
Autorizza la consultazione della tesi stessa, fatto divieto di riprodurre, parzialmente o integralmente, il contenuto.
Dichiara inoltre di: autorizzare per quanto necessita l’università telematica e-Campus, ai sensi della legge n. 196/2003, al trattamento, comunicazione, diffusione e pubblicazione in Italia e all’estero dei propri dati personali per le finalità ed entro i limiti illustrati dalla legge.
Luogo e data
Novedrate, 30/06/2022
Firma
“Non come chi vince sempre, ma come chi non si arrende mai.”
A chi non ha mai smesso di credere in me.
Indice
- Introduzione p. 5
- 1. Esplorazioni geografiche: commerci e conquista p. 8
- 1.1 Imperialismo e colonialismo p. 8
- 1.2 Storia dell’Impero inglese, la Greater Britain p. 21
- 1.3 Caratteristiche del British Raj: l’India p. 29
- 2. Rudyard Kipling p. 38
- 2.1 Vita e opere del cantore dell’India britannica p. 38
- 2.2 L’arte di narrare la missione imperialistica, L’uomo che volle farsi re p. 45
- 2.3 Il fardello dell’uomo bianco, analisi del significato del dominio coloniale p. 53
- 3. Edward Morgan Forster p. 65
- 3.1 Breve excursus su vita e opere p. 65
- 3.2 Passaggio in India, la trama p. 68
- 3.3 Analisi dei personaggi e dei motivi in Passaggio in India p. 72
- 3.4 L’imperialismo di Forster e il tema della caverna p. 76
- 3.5 Pensare l’altro: l’insegnamento di Passage to India p. 82
- 4. Conclusioni p. 87
- 5. Bibliografia p. 91
Introduzione
Questo lavoro si pone l’obiettivo d’indagare l’imperialismo britannico negli scritti indiani degli autori Rudyard Kipling ed Edward Morgan Forster. Nella fattispecie del primo verranno analizzati il racconto L’uomo che volle farsi re e la poesia Il fardello dell’uomo bianco mentre del secondo si analizzerà il romanzo Passaggio in India.
In particolare, il punto di vista di Kipling, considerato il portavoce dell'Inghilterra colonialista e sfruttatrice, risulterà essere estremamente imperialista. L’uomo che volle farsi re descrive la spietata frenesia nella conquista del potere da parte dell’uomo occidentale. Nel declinare la parabola dell’imperialismo inglese egli presenta la storia di due avventurieri che conquistano un territorio primitivo, portando civiltà e giustizia e ottenendo in cambio, potere e ricchezze. In ciò si vedrà chiaramente l’immagine del Regno Unito che conquista, colonizzandola, l’India. Kipling diventa il vero e proprio cantore di queste gesta.
Inoltre nella famosa poesia kiplinghiana Il fardello dell'uomo bianco, l'imperialismo britannico viene motivato dall'idea che gli inglesi fossero superiori, illuminati e avanzati rispetto ai popoli non europei, e quindi essi avevano il dovere di civilizzare queste popolazioni, anche con la forza se necessario; in altre parole viene espressa la convinzione della superiorità della razza anglosassone. L'imperialismo britannico in India implicava quindi una serie di convinzioni fondamentalmente razziste: gli orientali erano considerati passivi, deboli, illogici e moralmente corrotti.
Passaggio in India di Forster capovolge quest’ ideologia imperiale con la sua rappresentazione aspra dei burocrati coloniali britannici, insieme alla raffigurazione dettagliata e sfumata di diversi personaggi indiani, unita all’ invocazione della ricca storia e cultura dell'India. Ma mostra anche quanto fosse difficile il percorso verso l'indipendenza da parte della colonia. La domanda di fondo che si ripete in molti dialoghi di Passaggio in India riguarda proprio la capacità o meno dell’India di auto-governarsi. Foster inoltre, contrariamente a Kipling, con il suo romanzo, contesta l'affermazione che gli inglesi avessero il diritto di colonizzare l'India. Egli non solo critica il dominio britannico del gioiello della Corona ma contestualmente attacca l’imperialismo, che era fatto di politiche di discriminazioni, che portavano avanti la vecchia retorica della missione civilizzatrice, le quali contribuirono a incrinare i già deboli rapporti tra colonizzatori e colonizzati, condividendo in realtà la visione della completa uguaglianza sociale tra inglesi e indiani.
Le motivazioni che mi hanno spinto ad analizzare l’imperialismo britannico nei romanzi indiani di Kipling e Forster sono essenzialmente due: in primo luogo, il mio interesse personale nei confronti delle dinamiche che hanno riguardato la colonizzazione di un territorio così vasto da parte di un’ isola europea così piccola e lontana. Il dominio inglese infatti si estese su numerosi territori, gran parte dell’Asia e dell’Africa. In Asia, in particolare, il British Raj si consolidò in tutto il subcontinente indiano, espandendosi dall’India verso est (Birmania e Malesia) e verso ovest (Afghanistan). All’inizio del ‘900 si delineò così un’entità politica sovranazionale, di circa 113 milioni di miglia quadrate per un totale di 320 milioni di abitanti.
In secondo luogo, la curiosità di capire, senza però giustificare, le ragioni poste alla base della tanto decantata missione civilizzatrice, che Kipling e Forster, attraverso le loro opere, descrivono in una duplice e opposta veste: il primo, sottolineando il punto di vista dei colonizzatori, il secondo, quello dei colonizzati.
La tesi risulta così strutturata: il primo capitolo propone, con una lente d’ingrandimento che va dal generale al particolare, un rapido excursus storico del colonialismo e dell’ imperialismo europeo, per poi passare alla storia dell’Impero britannico, conosciuto come la Greater Britain, per poi infine analizzare le caratteristiche del British Raj ovvero l’India.
Partendo quindi dalle tappe che hanno riguardato il tema del colonialismo e dell’imperialismo, lo scopo sarà quello di capire il sostrato non solo storico-politico bensì anche sociale e culturale al quale sono collegati questi due grandissimi autori. Ad esempio Forster, autore modernista appartenente al Bloomsbury Group, attraverso il suo romanzo, con un po’ di pessimismo, porrà l’accento sulla cesura forte e sullo scontro tra quella che era la realtà indiana e quella del popolo colonizzatore, la Corona inglese.
1 Eric J. Hobsbawm, Nazioni e nazionalismo, Torino, Einaudi, 1991, pp. 129-130.
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Al contrario Kipling riteneva che l’uomo bianco fosse portatore di civiltà, di moralità, di sviluppo e quindi avesse il dovere morale di soggiogare quei popoli giudicati inferiori, per civilizzarli. Kipling inoltre credeva appassionatamente che senza l’India la Gran Bretagna, da “più grande potenza mondiale” sarebbe diventata un paese di “scarsa importanza”.
Il secondo capitolo si propone di ripercorrere in primis la vita e le opere del cantore dell’India britannica, R. Kipling, e di descrivere la sua arte di narrare la missione imperialistica, attraverso la descrizione delle opere L’uomo che volle farsi re e Il fardello dell’uomo bianco, ponendo l’accento sul significato del dominio coloniale da parte dell’autore. Attraverso le opere sopra citate si tracceranno i contorni psicologici del colonialismo da parte dei governanti. Il colonialismo risulterà essere una cultura condivisa e l’ideologia coloniale nell’India britannica si dimostrerà essere stata costruita sui significati culturali delle categorie fondamentali collegate alla discriminazione istituzionale portata avanti dalla Gran Bretagna in loco.
Il terzo capitolo affronta l’imperialismo forsteriano, che, come già anticipato, risulta essere opposto a quello kiplinghiano. Anch’esso inizierà ripercorrendo innanzitutto la vita e le opere dello scrittore inglese, passando poi alla trama del suo capolavoro, Passaggio in India, all’analisi dei personaggi e dei motivi in esso contenuti, collegando l’opera anche al tema della caverna di Platone. La sezione dedicata all’insegnamento di Passaggio in India concluderà sia il capitolo che il lavoro generale. La ricerca si è avvalsa di fonti diverse, inclusi studi critici di numerosi studiosi autorevoli come ad esempio antropologi, storici, economisti, filosofi, sociologi e critici letterari, nonché di risorse web utili a collocare spazialmente tutte le mete dei diversi viaggi di Forster in India oppure per meglio comprendere la provenienza di alcuni personaggi delle opere dell’autore Kipling.
2 Nail Ferguson, Impero. Come la Gran Bretagna ha fatto il mondo moderno, Milano, Mondadori, 2017, p. 185.
3 Ivi.
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1. Esplorazioni geografiche: commerci e conquista
1.1 Imperialismo e colonialismo
La storia del colonialismo europeo si svolse tra il 1400 e la prima metà del 1900 mentre l’avvio del processo di decolonizzazione è formalmente fissato da molti storici intorno al 1932. L’estraneità e il diverso grado di sviluppo di un popolo furono i due elementi principali utilizzati per definire una qualsiasi dominazione di una popolazione su un’altra. Tuttavia il dominio di un popolo su un altro non è sempre definibile come colonialismo. È alla fine del 1800 che gli stati europei diventarono stati imperiali cioè stati che conquistarono aree del pianeta, annettendole per poi trasformarle, in prima battuta in protettorati, e successivamente a poco a poco, in veri e propri imperi.
Lo sviluppo industriale che caratterizzò la seconda metà dell’Ottocento fu in particolare la causa delle principali rivalità tra gli stati europei che si scontrarono per la spartizione delle colonie (da dove provenivano le materie prime necessarie per le industrie). Oltre a queste ragioni c’era anche un discorso di prestigio a livello internazionale: quello dell’imperialismo. Sul finire del ‘800 in particolare esso assunse l’accezione di una vera a propria competizione tra stati per accaparrarsi il numero maggiore di terre per il mondo. La dimensione planetaria unita ai tempi e le modalità differenti in cui si svolse, mostrano una distinzione tra questo fenomeno e il colonialismo delle età precedenti.
”La grandezza dell’Impero comportò l’uccisione di molte persone meno efficacemente armate e la conquista dei loro paesi, anche se in seguito i metodi cambiarono”. Come per tutti i fenomeni storici complessi, anche per l’imperialismo non si può fornire una definizione concisa. Piuttosto, risulta più opportuno proporre un’analisi dettagliata.
4 Nel 1932, con la fine del mandato britannico, nacque l’Iraq quale stato indipendente. Tuttavia già dopo la Prima guerra mondiale poté scorgersi il processo di decolonizzazione. Infatti nella Carta delle Società delle nazioni (art. 23) si affermò il principio che i governi coloniali dovessero “assicurare un equo trattamento agli indigeni”. L’articolo 22 invece creò l’istituto del mandato, il quale portò a successivi sviluppi.
5 Questa competizione era importante anche per continuare a mantenere alto il consenso dei governanti nei confronti dei propri governi e per nutrire il nazionalismo.
6 Nail Ferguson, Introduzione a Impero. Come la Gran Bretagna ha fatto il mondo moderno, Milano, Mondadori, 2017, p. 4.
7 Il termine imperialismo fu coniato inizialmente per definire la volontà egemonica di Napoleone III ma si affermò definitivamente solo negli anni '70 dell'800 in relazione al disegno espansionistico del Primo ministro inglese Disraeli. L'imperialismo al quale ci riferiamo è storicamente determinato, cioè il periodo che va grosso modo dal 1870 al 1914-1918.
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L’imperialismo quindi cos’è? Esso può definirsi in prima battuta come la politica di potenza fatta di aggressione e spartizione di Asia e Africa messa in atto a partire dalla fine del ‘800 dalle potenze europee. Una politica portata avanti quindi da stati nazionali quali la Francia, l’Inghilterra, la Germania, il Belgio, l’Italia (ai quali si aggiungevano alcune potenze extra europee come gli Stati Uniti d’America, la Russia e il Giappone). Sebbene tutta la storia dell’Impero richiederebbe un numero eccessivo di passaggi, nelle prossime pagine si cercherà di dare, per quanto sia possibile, una visione d’insieme della storia imperiale.
Prima di capire in che modo l’Impero britannico sia cominciato e si sia evoluto e quali caratteristiche abbia avuto il British Raj, dobbiamo innanzitutto inquadrare in linea generale l’imperialismo e per farlo si deve necessariamente partire dal concetto di colonialismo. Si può tranquillamente affermare inoltre che il colonialismo europeo può non avere avuto equivalenti nella storia quanto all’ampiezza, ma è indubbio che già in tempi remoti si verificarono fenomeni analoghi.
Tale fatto non era nuovo, nell’antichità ebbe luogo, ad esempio, la colonizzazione fenicia, greca e romana, ma è probabile che all’epoca non vi sia stato un colonialismo vero e proprio, in quanto è lecito supporre che, grazie all’assimilazione, nella maggioranza dei casi l’elemento dell’estraneità sia rapidamente passato in secondo piano. L’imperialismo cominciò nel lontano 1415 quando i portoghesi conquistarono una piccola isola africana vicino allo stretto di Gibilterra. All’interno di questa cronologia si può distinguere il colonialismo del XVI secolo, che si concentrò soprattutto in America Latina.
Dopo le grandi scoperte geografiche, a partire quindi dal XVI secolo, esso venne praticato in primis da portoghesi e spagnoli, seguiti da inglesi, francesi e olandesi (mentre dal 1750 la Francia e l’Inghilterra si contesero invece l’egemonia dell’Asia). Fu dal 1870 che il colonialismo assunse un carattere nuovo.
8 Un fenomeno che si sviluppò nello specifico negli ultimi 20/25 anni del ‘800.
9 La quale fu la più grande potenza imperialistica d’Europa (seguita da Francia, Belgio, Paesi Bassi, Germania e Italia).
10 Ovvero l’insieme dei domini e protettorati che la Gran Bretagna accumulò nel subcontinente indiano dal XVII al XX secoli.
11 In sociologia tale concetto indica il processo di assorbimento, da parte di un gruppo, dei modelli culturali, sociali eccetera, di un altro gruppo.
12 Le due potenze si contesero tra l’altro anche il dominio sull’India nella guerra dei 7 anni, combattuta dal 1756 al 1763 (trionfatrice del conflitto fu la Gran Bretagna). La guerra nella fattispecie oppose Gran Bretagna e Prussia, da un lato, a Francia, Austria e i loro alleati (Russia, Svezia, Polonia, Sassonia, e più tardi la Spagna) dall’altro. La Francia in particolare fu la nazione che più risentì della sconfitta, tra le tante cose perché perse il dominio dei mari e il suo impero (Canada, Senegal e India) a vantaggio dell’Inghilterra la quale affermò la sua preponderanza sui mari.
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Lo sviluppo industriale creò infatti nuovi bisogni economici in Europa, gli europei andarono quindi a cercare nelle colonie materie prime insieme a nuove possibilità di mercati in cui vendere i prodotti realizzati dalle varie potenze europee. In particolare nel 1873 avvenne il crollo della Borsa di Vienna, verificandosi un terribile sconvolgimento: il mondo industrializzato entrò in una crisi di sovrapproduzione, in quanto l’offerta crescente delle merci non riuscì a essere assorbita da un’adeguata domanda di consumo dei mercati interni.
Fu così che gli stati europei andarono alla ricerca di nuove terre da sfruttare economicamente. Gli ultimi decenni dell’ ‘800 furono un periodo in cui l’industria visse una fase di grande espansione, in cui si poteva notare un certo benessere (presente anche nei ceti medi della società) e in cui i lavoratori cominciarono a vedere riconosciuti alcuni dei loro diritti. Tuttavia lo sviluppo industriale ebbe anche alcune conseguenze negative, esso fu infatti la causa delle principali rivalità tra gli stati europei che si scontrarono per la spartizione delle colonie.
Nel XIX secolo il colonialismo si sviluppò invece in Africa che fu letteralmente divisa a tavolino tra gli stati europei. Molto spesso i due termini sono utilizzati come sinonimi; esiste dunque una differenza tangibile tra colonialismo e imperialismo? Lo scrittore statunitense di origine palestinese Edward Said nella sua opera Cultura e imperialismo definisce l’imperialismo come: “la pratica, la teoria e gli atteggiamenti di un centro metropolitano dominante che governa un territorio lontano, mentre per colonialismo, che è quasi sempre una conseguenza dell'imperialismo, si intende lo stabilire insediamenti su un territorio lontano.”
L’imperialismo ebbe cause diverse rispetto al colonialismo. Innanzitutto ebbe cause economiche: lo sviluppo industriale fece crescere la richiesta di materie prime tra
13 Questo periodo è definito la Grande depressione. Il mondo conobbe una crisi agraria, a cui si aggiunse una parallela crisi industriale. La crisi economica iniziò nel 1873 e terminò solo nel 1896, ebbe inizio dopo oltre trent’anni di incessante crescita economica. Cfr. l’inquadramento storico per la letteratura p.
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