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A mia nonna

A mia nonna, alle sue braccia forti, ai suoi occhi dolci, al suo cuore immenso.

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Indice

  • Introduzione.........................................................................3
  • Capitolo I. La vita di Simone Weil (1909-1934)........................5
  • 1.1 L’infanzia e l’adolescenza.............................................................5
  • 1.2 Alain e l'École Normale .....................................................................9
  • 1.3 L’insegnamento, la politica e l’attività sociale............................19
  • Capitolo II. Un anno da operaia (1934-1935)..........................19
  • 2.1 Riflessione sulle cause della libertà e dell’oppressione sociale...19
  • 2.2 Prima esperienza in fabbrica........................................................22
  • 2.3 Carnaud et Forges de Basse-Indre...............................................25
  • 2.4 La Renault.................................................................................... 26
  • 2.5 Bourges....................................................................................... 29
  • Capitolo III. La guerra civile spagnola e gli ultimi anni di Simone (1936-1943)............................................................31
  • 3.1 Il Fronte popolare francese..........................................................31
  • 3.2 Il Fronte popolare spagnolo e la guerra civile in Spagna..............33
  • 3.3 La permanenza in Italia...............................................................37
  • 3.4 Verso la Seconda Guerra Mondiale...............................................39
  • 3.5 Marsiglia...................................................................................... 42
  • 3.6 Il soggiorno a Londra....................................................................44
  • 3.7 La morte...................................................................................... 45
  • Capitolo IV. La conclusione...................................................47
  • Capitolo V. Appendice..........................................................49
  • Capitolo VII. Bibliografia......................................................53

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Introduzione

Il presente elaborato è stato il risultato di uno studio approfondito sulla vita di una delle più importanti donne filosofe del Novecento.

Simone Weil ha avuto l’ingegno e la capacità di portare avanti idee che andavano contro il pensiero comune. È stata una donna che ha cercato di abbattere tutti i limiti che incontrava nella sua vita, li analizzava e, con la grande intelligenza di cui era dotata, riusciva a metterli in dubbio e a superarli.

La sua, è stata una vita dedita alla solidarietà e alla lotta all’ingiustizia: con coraggio e determinazione Simone ha portato avanti la sua battaglia contro i soprusi.

Nel primo capitolo ho delineato come sin dalla tenera età, Simone abbia vissuto una vita fuori dagli schemi: dopo i primi anni di rapporto armonicamente affettuoso con il fratello André, Simone ha vissuto un periodo di frustrazione e senso di inferiorità: vedendo i successi che suo fratello otteneva grazie allo studio della matematica, Simone si sentiva talmente fragile e debole da pensare addirittura al suicidio, ritenendosi incapace e scarsamente dotata di intelligenza.

Le ci volle del tempo per riprendersi. A peggiorare la sua situazione furono i terribili mal di testa di cui Simone soffriva sin dall’adolescenza e che l’accompagnarono sino alla morte.

Dopo aver precisato il profondo rapporto tra Simone e i suoi genitori e le prime inquietanti domande e considerazioni su Dio, ho concluso il primo capitolo, analizzando i vari periodi relativi alla sua innovativa attività didattico-metodologica e al suo particolare modo di interagire con gli altri nell’ambito del sociale.

Nel secondo capitolo ho trattato della svolta che Simone volle dare alla sua vita: la decisione coraggiosa di abbandonare il suo lavoro ben retribuito ma non appagante per lei e scegliere di lavorare all’interno delle fabbriche. Qui gli orari di lavoro erano stenuanti così come stenuante era la fatica fisica con cui dovette misurarsi.

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La sola scelta di entrare in fabbrica con la consapevolezza di dover subire soprusi, affrontare giornate di lavoro impressionanti e soprattutto doversi creare una vita all’interno delle fabbriche, in cui la dignità umana non era considerata un valore da rispettare, fa capire come Simone sia stata forte e coraggiosa in una società complessa e piena di pregiudizi.

Il suo obiettivo era quello di potersi immedesimare nella vita degli operai e trarre da questa esperienza le giuste nozioni e considerazioni che in futuro le avrebbero potuto permettere di poterli aiutare.

Nel terzo e ultimo capitolo ho portato a termine quello che era il mio obiettivo principale: produrre un elaborato che mi desse la possibilità di poter unire quello che è stato il mio percorso di studi nell’interclasse di Filosofia e Storia.

Simone aveva studiato filosofia ma quando scoppiò la Guerra Civile in Spagna, lei fu pronta a partire con le milizie francesi per dare una mano ai suoi amici combattenti. Allo stesso modo durante la Seconda Guerra Mondiale cercò più volte di partecipare attivamente alla guerra ma quell’occasione non le fu permessa.

Gli ultimi mesi della sua vita furono struggenti: aveva limitato la sua alimentazione per solidarietà per chi in Francia -dopo l’occupazione nazista- non aveva la possibilità di comprare del cibo. Quando scoprirono che Simone soffriva di tubercolosi, i medici non le avevano raccomandato altro che ricominciare a nutrirsi in modo sano ma Simone continuò a seguire un’alimentazione scarsa e, ancora oggi, ci si chiede se questa grande donna non abbia sacrificato la sua vita per l’immensa solidarietà di cui era capace.

Nei suoi soli 34 anni di vita, ha costruito un mondo intorno a lei che è sicuramente degno di essere studiato.

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1. La vita di Simone Weil (1909-1934)

1.1 L'infanzia e l'adolescenza

Simone Weil nasce a Parigi il 3 febbraio 1909. Suo padre, il medico Bernard Weil, era cresciuto in una famiglia molto credente e attaccata alla religione giudaica, ma Bernard, dopo una propria riflessione a riguardo, si definì ateo convinto. La madre di Simone, Mme Weil, di origine russo-belga, era invece cresciuta in una famiglia non esageratamente legata alla religione, una famiglia molto colta e legatissima invece alla musica; la stessa Mme Weil cantava benissimo e suonava il piano.

Aveva ereditato il nome di Salomea in ricordo di un nonno, ma preferiva farsi chiamare Selma.

Dopo i primi sei mesi di vita, Simone iniziò una sorta di deperimento precoce dovuta, probabilmente, ad un attacco di appendice della madre durante l’allattamento.

Nel 1913 la famiglia Weil si trasferì in un appartamento di boulevard Saint-Michel. Molto forte era il rapporto che aveva con André, suo fratello maggiore che diventò poi un famoso matematico e fu allievo di Albert Einstein. L'infanzia di Simone e André trascorse tra divertimento e voglia di imparare.

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André insegnò alla piccola Simone l'alfabeto e ben presto anche a leggere e ad imparare a memoria commedie da declamare davanti ai genitori. I libri diventeranno l'unico regalo e gioco che riceveranno i due fratelli durante la loro infanzia 1.

Quando scoppiò la guerra, il dottore Weil fu chiamato a prestare servizio a Neufchâteau. La famiglia lo seguì e a causa dei numerosi viaggi, Simone fu costretta a trascorrere gran parte dei suoi studi a casa assumendo lezioni private; questo fu, secondo Simone, motivo di apprendimento avanzato rispetto ai coetanei 2.

La madre invece era convinta che cambiare luogo e metodi di studio fosse motivo di arretratezza e discontinuità, così scriveva la madre di Simone in una lettera del 23 ottobre 3:

"Simone ha un rendimento discontinuo: troppo avanti su alcune cose e troppo indietro in altre. Per esempio, scrive molto lentamente e finisce quasi sempre dopo le sue compagne"

Durante la Prima guerra mondiale nasce il ruolo della madrina di guerra, ossia il ruolo da parte di alcune giovani ragazze che assumevano il compito di sollevare il morale dei soldati e ufficiali al fronte attraverso delle lettere inviate a chi sfortunatamente era stato scelto a combattere una guerra non voluta e difficile da portare avanti in solitudine. Fu nel 1916 che André e Simone decisero di iniziare una loro corrispondenza con i soldati in guerra che venivano definiti figliocci di guerra; uno di loro risponderà a Simone il 17 maggio 1916 scrivendo:

"Non ti posso dire cosa c'è nelle trincee e che cosa accade là dentro, perché un mio compagno ha avuto sessanta giorni di prigione Simone Weil. Ritratto di un'ebrea che si volle esiliare, Torino, Bollati Cfr. T. R. Nevin, 1 Boringhieri, 1997, pp.17-18. P. Citati Ritratto di Simone Weil, in Ritratti di donne Milano, Rizzoli, 1992, p.265 Cfr, , . 2 3 S. Pétrement, La vita di Simone Weil, Milano, Adelphi, 1994, p.24.

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per aver riferito in parte quel che accadeva in prima linea"

Durante i lunghi viaggi, Bernard si ammalò e dovette abbandonare il suo compito, ma non fu immediatamente congedato.

Nel 1917 la famiglia Weil decise di trasferirsi a Laval, dopo che il dottor Bernard riuscì ad essere assunto in una clinica e qui rimasero fino al 1919, anno del loro ritorno a Parigi. A dieci anni circa Simone si interessò di politica, definendo il Trattato di Versailles 5, una volontà di umiliare il nemico vinto, e in questi anni scoprì la vera definizione di ebrei 6.

All'età di sedici anni, André fu ammesso all'École Normale Supérieure nella sezione di scienze. L'École Normale Supérieure era una scuola superiore che preparava dei futuri professori delle scuole secondarie e per questo motivo, una scuola molto ambita. Ciò causò in Simone un sentimento di invidia e inferiorità nei confronti del fratello che la portò a vivere un periodo difficile nel quale cominciò addirittura a sentirsi inutile e fuori luogo in ogni circostanza. André era da sempre il migliore e dopo l'École Normale viaggiò molto per perfezionare la sua istruzione in ambito matematico, frequentò le migliori università e diede un grande contributo nelle scoperte matematiche della seconda metà del Novecento.

Questa situazione difficile per Simone fece crescere in lei la voglia e il desiderio di ribellarsi alla condizione di inferiorità della donna nella propria società: le fonti ci presentano una Simone decisa, a questo punto, a cambiare il suo aspetto fisico, avvicinandosi molto di più ad uno stile maschile e un po' anche trasandato.

Da sottolineare anche un aspetto particolare di Simone: era ossessionata dall'igiene e dalle malattie, tanto da non voler essere toccata e sfiorata da nessuno.

Nel 1922 tornò al Fénelon, scuola parigina. Fu questo l'anno in cui Simone arrivò a pensare al suicidio dal momento che non riuscendo a raggiungere dei buoni Ivi, p.21. 4 5 Il Trattato di Versailles, firmato il 28 giugno 1919, fu un’imposizione punitiva nei confronti della Germania, uscita sconfitta dalla Prima guerra mondiale (luglio 1914- novembre 1918). Simone leggendo Honoré de Balzac, scrittore e giornalista francese, aveva sempre creduto che il 6 termine 'ebrei' indicasse quello di 'usurai'.

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risultati nello studio, si sentiva scarsamente dotata di intelligenza:

«Ho seriamente pensato alla morte, a causa delle mie mediocri facoltà naturali. Le doti straordinarie di mio fratello [...] mi obbligavano a rendermene conto. Non invidiavo i suoi successi esteriori, ma il non poter sperare di entrare in quel regno trascendente dove entrano solamente gli uomini di autentico valore, e dove abita la verità. Preferivo morire piuttosto che vivere senza di essa. Dopo mesi di tenebre interiori, ebbi d'improvviso e per sempre la certezza che qualsiasi essere umano, anche se le sue facoltà naturali sono pressoché nulle, penetra in questo regno della verità riservato al genio, purché desideri la 7 verità e faccia un continuo sforzo d'attenzione per raggiungerla»

8 Decise allora di seguire le lezioni di Le Senne che insegnava al Victor Duruy diventando la più brava della sua classe.

Dopo aver superato questa fase della sua vita, il sentimento di invidia nei confronti del fratello si trasformò in competizione e dopo aver frequentato 9 numerose scuole a Parigi, nel 1925 conseguì il bachot in filosofia.

Subito dopo fece un breve viaggio nelle Alpi e fu probabilmente in questa occasione e grazie a quel paesaggio che giunse alla sua nozione di purezza.

Simone si sentì votata alla purezza:

"Il concetto di purezza con tutto ciò che la parola può implicare per un cristiano si è impadronito di me a sedici anni, dopo che avevo attraversato, per qualche mese, le 10 inquietudini sentimentali dell'adolescenza"

1.2 Alain e l'École Normale

S. Weil, Attesa di Dio, Milano, Rusconi, 1972 p. 22 7 René Le Senne (1882-1954) è stato un noto filosofo spiritualista e psicologo francese. 8 Corrisponde alla nostra maturità. 9 S. Weil, Attesa di Dio, op.cit. p. 29 10

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Ad ottobre dello stesso anno si iscrisse all'Henri IV con il desiderio di essere ammessa anche lei, come suo fratello, all'École Normale Supérieure di rue d'Ulm 11 e di diventare allieva di Chartier Émile-Auguste. Riuscì ad entrare all'École e fu l'incontro con Chartier che spinse Simone ad avvicinarsi alla filosofia attraverso 12 uno studio costante e approfondito. Dai primi saggi di Simone richiesti dallo stesso professore, possiamo riscontrare l'impronta del pensiero di Alain: Egli durante le sue lezioni insegnava che il dovere è definito dalla libertà e che non c'è 13 legge morale che si imponga all'uomo dall'esterno.

Alain considerava la libertà il valore più importante e sorgente di ogni pensiero: grande era l’attenzione che durante le lezioni di Alain veniva posta al pensiero, per mezzo del quale si manifestano la libertà e l'atto!

Durante la cagne, così chiamano i ragazzi il primo anno del corso che Simone stava frequentando, a dimostrazione di essere libera di dominare sé stessa, di poter cambiare effettivamente quello che di lei non le piaceva, cambiò scrittura: da una scrittura scarabocchiata, passò ad una elaborata e leggibile.

Verso la fine del suo primo anno di corso, Simone si concentrò sulla nozione di esistenza, vista come ciò che si oppone allo spirito e che resiste addirittura anche a Dio. L'esistenza quindi, per Simone, è qualcosa di inconoscibile o, meglio, conoscibile solo come presenza continua ma di cui noi esseri umani non possiamo dire nulla: "Tutto può cambiare nel mondo, il mondo non ci verrà a mancare. Sarà 14 sempre lì, puro e fedele".

Fra tutti i saggi che Simone scrisse durante gli anni della cagne, vi è uno, Attesa di Dio, che ci fornisce molte informazioni riguardo l'atteggiamento e la considerazione che aveva nei confronti di Dio.

Pensatore e giornalista francese noto con lo pseudonimo di Alain, vedi Enciclopedia Treccani. 11 Vedi I sei cigni, Novembre 1925 e Le beau et le bien, Febbraio 1926. 12 S. Pétrement, La vita di Simone Weil, cit. p.48. 13 Idem, p.52. 14

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Tenendo conto del contesto familiare e religioso in cui è cresciuta, riusciamo a intravedere un atteggiamento ambiguo, scorgendo dei limiti nei confronti della religione. Infatti, nel suo primo approccio con la religione Simone risultò confusa e quasi ostile a questa dimensione, ma andando avanti e scrutando i particolari essenziali della religione cambiò quelle che erano le sue idee a riguardo, fino a giungere ad un’esperienza mistica durante la lettura di una poesia intitolata Amore di un poeta metafisico inglese del Seicento. È in questo contesto che Simone scrive una delle sue frasi più celebri: 15

“Il Cristo stesso è disceso e mi ha preso”

Nonostante ciò, Simone Weil rifiutò il battesimo in quanto non condivideva l’operato della Chiesa, e lei stessa in una lettera a un Padre domenicano afferma di avere una vocazione cristiana ma fuori dalla chiesa. Di essa non accettava la definizione di universale in quanto i comportamenti degli uomini di chiesa erano diversi a seconda di chi aderisce al cattolicesimo e di chi decide liberamente di non farlo.

Anche da questa sua forte decisione si evince come Simone Weil abbia portato da sempre avanti una battaglia fatta di ideali di uguaglianza e libertà, indipendentemente dalle proprie scelte.

Già durante le cagne Simone, nei suoi saggi, identificava Dio nella propria libertà affermando quindi che fosse qualcosa che esisteva e si manifestava ogni volta che la sua libertà si addentrava nelle sue idee; esattamente affermava che Dio è l'unità della libertà, dell'essenza e dell'esistenza. Ma contemporaneamente diceva anche di trattarsi solo di una questione di parole e che lei si sarebbe trovata sola sia con 16 che senza Dio.

Attraverso varie ricerche si è giunti ad avere accesso ad alcuni registri conservati S. Weil, Attesa di Dio, op.cit. p.33 15 S. Pétrement, La vita di Simone Weil, op.cit. p.59. 16

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al Lycée Henri IV e contenenti i giudizi di Alain su Simone Weil che vedono un grande miglioramento nei tre semestri del 1927-28 e una speranza e fiducia da parte di Alain in un futuro prossimo brillante di successi per Simone.

Decise allora di provare il concorso per

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sarafrascino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università della Calabria o del prof Cantarano Giuseppe.
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