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Il ruolo e l'importanza dell'organizzazione nelle

imprese innovative digitali.

1.​Introduzione

A. Il contesto di riferimento

Nell'attuale contesto dell'economia digitale e dell'innovazione, si è testimoni di una

accelerazione della trasformazione digitale.

Con innovazione digitale si intende un concetto molto ampio e trasversale al centro di tutti

quei cambiamenti tecnologici, organizzativi, culturali, sociali e creativi in grado di modificare

e/o migliorare l’esistenza quotidiana.

Le tecnologie digitali hanno avuto un impatto significativo sulla nostra vita ma anche nei

diversi settori industriali, cambiando il modo in cui le imprese operano e creano valore e

modificando il mondo del lavoro stesso.

Per quanto la rivoluzione digitale, ovvero il passaggio dalla tecnologia meccanica ed

elettronica analogica a quella elettronica digitale, per quanto essa fosse già cominciata nei

Paesi industrializzati verso la fine degli anni Cinquanta con l’adozione e la proliferazione di

computer e memorie digitali, il vero e proprio processo di semplificazione e “massificazione”

del digitale è iniziato a cavallo del nuovo millennio per poi accelerare sempre più fino al

giorno d’oggi, andando a modificare il nostro stile di vita e di lavoro.

Questo è dovuto a diversi fattori, tra cui l'emergere di tecnologie innovative come

l'intelligenza artificiale, l'apprendimento automatico e l'Internet delle cose (IoT).

Queste tecnologie stanno rivoluzionando i processi aziendali, creando nuovi modelli di

business e trasformando settori tradizionali.

L'e-commerce sta crescendo in modo molto significativo, con sempre più persone che

preferiscono fare acquisti online per la sua comodità, scelta e prezzi competitivi.

Le piattaforme di e-commerce stanno ampliando la loro presenza e i modelli di business

basati su abbonamento stanno diventando sempre più diffusi.

L'economia della condivisione e dei servizi on-demand sta guadagnando popolarità grazie a

piattaforme come Uber, Airbnb e TaskRabbit.

Questo nuovo modello di business ha rivoluzionato settori come il trasporto, l'alloggio e il

lavoro occasionale.

Anche i big data e la personalizzazione sono elementi che stanno giocando un ruolo sempre

più importante.

Grazie all'abbondanza di dati generati dalle attività digitali, le aziende possono analizzare e

utilizzare queste informazioni per comprendere meglio i comportamenti dei propri

consumatori, offrire esperienze personalizzate e prendere decisioni più informate.

In questo contesto, di mondo sempre più iper-connesso, sicurezza e privacy sono diventate

priorità essenziali a causa dell'aumento delle minacce cibernetiche e dei rischi per la

protezione dei dati.

Le aziende devono adottare misure avanzate per garantire la sicurezza dei dati dei clienti e

guadagnare la loro fiducia.

Infine, i governi stanno lavorando per stabilire regolamentazioni adeguate per affrontare le

sfide emergenti nel contesto dell'economia digitale: infatti, trovare un equilibrio tra

l'innovazione e la tutela dei consumatori e della concorrenza è un tema su cui si svolgono

ampie discussioni.

La trasformazione digitale è dunque una sfida e un’opportunità in ogni settore.

L’innovazione e l’adattamento alle nuove dinamiche del mercato digitale sono diventate un

motore di crescita e successo per le organizzazioni, oltre che una necessità per mantenere

l’organizzazione produttiva e “al passo coi tempi”: ciò implica un cambiamento di mentalità,

nel modo di operare e di dare valore ai clienti.

Queste innovazioni portano a una competizione sempre più intensa per le imprese le quali,

costrette ad affollare mercati globali, devono distinguersi per la loro capacità di sviluppare

nuovi modelli di business, adottare tecnologie all’avanguardia e condividere logiche

internazionali, ottimizzando sempre più i propri processi.

In questo contesto, l’organizzazione svolge un ruolo fondamentale nel consentire alle

imprese di raggiungere questi obiettivi e di rimanere competitiva, navigando efficacemente

attraverso i rapidi cambiamenti tecnologici e le sfide che ne derivano.

Nel presente elaborato si esploreranno, dunque, il ruolo e l’importanza dell’organizzazione

nelle imprese innovative digitali, dimostrando come un’organizzazione ben strutturata possa

essere un fattore chiave per il successo.

2. L’innovazione: concetti fondamentali

A. Invenzione e innovazione

L'invenzione e l'innovazione sono concetti distinti ma correlati nel contesto dell'analisi

economica.

L'invenzione può essere definita come la creazione di un nuovo prodotto, processo o idea

che rappresenta una novità assoluta, mai prodotta materialmente prima di allora.

È l'atto di scoprire o concepire qualcosa di nuovo che non esisteva in precedenza.

Per spiegarlo possiamo considerare il significato della parola inglese “invention”, la quale è

legata all’atto di creare, scoprire e persino progettare un qualcosa che prima semplicemente

non esisteva, che sia un metodo, un processo o un prodotto.

Inoltre, le invenzioni possono venire brevettate. Il brevetto è a sua volta un sistema che

fornisce una sicurezza all’inventore, il quale si vede assicurati i diritti dal punto di vista della

proprietà intellettuale.

Tuttavia, l'invenzione da sola non garantisce la creazione di un valore economico o un

impatto significativo: essa può rimanere solo un'idea o un prototipo senza essere applicata

con successo nel mercato o nella società.

Tipicamente, nasce da un processo non programmato e spesso spontaneo, mentre

l’innovazione prevede una programmazione per la commercializzazione dei suoi risultati.

Infatti, l’innovazione è il processo attraverso il quale un'idea o un'invenzione viene

trasformata in un prodotto o un servizio commercialmente valido, per far si che possa

produrre un cambiamento significativo nel mercato o nella società.

L'innovazione comprende l'implementazione dell'invenzione per adattarla alle esigenze del

mercato, attraverso l'ottimizzazione dei processi produttivi e la creazione di valore per gli

utenti.

Si potrebbe dire che l'innovazione è la dimensione applicativa di un'invenzione o di una

scoperta.

Schumpeter definisce la distinzione tra invenzione e innovazione come la differenza tra

un’attività creativa, la prima, che opportunamente adattata risolva un problema tecnico, e la

realizzazione di tale valore potenziale per quanto riguarda la seconda, attraverso la

trasformazione in un prodotto/processo che raggiunga il mercato.

Le innovazioni sono definibili tali quando si discostano sempre più dalla tecnologia così

com’era conosciuta e applicata fino a quel momento.

Schumpeter si discosta, inoltre, dal concetto di innovazione come riguardante il solo campo

tecnologico, anche se lo riconosce come uno dei principali driver dello sviluppo economico,

in quanto egli definisce l’innovazione come l’individuazione di una nuova funzione di

produzione, tramite una nuova combinazione di fattori, anche noti, che permettano di

raggiungere risultati prima ignoti.

L'innovazione può assumere diverse forme, come l'innovazione di prodotto, l'innovazione di

processo, l'innovazione di marketing e l'innovazione organizzativa; riguarda un processo o

un prodotto che garantisce risultati o benefici maggiori apportando quindi un progresso

sociale, anche se a volte non sempre efficaci e migliorativi rispetto a ciò che va ad innovare.

Può coinvolgere miglioramenti incrementali o cambiamenti radicali e può essere applicata in

vari settori, dalle tecnologie all'agricoltura, dal settore manifatturiero ai servizi.

Le innovazioni incrementali sono una modifica, un miglioramento o un consolidamento di un

prodotto o servizio già esistente.

Al contrario, le innovazioni radicali possono dare origine a prodotti del tutto nuovi,

permettendo anche la nascita di nuovi segmenti di mercato o nuove industrie.

In conclusione, mentre l'invenzione è il processo di generare nuove idee o prodotti,

l'innovazione è il processo di trasformare queste invenzioni in valore economico o sociale.

L'innovazione richiede non solo la creatività nell'invenzione, ma anche la capacità di

adattare, commercializzare e implementare con successo tali invenzioni nel contesto reale.

La definizione di innovazione dell’OCSE e dell’unione Europea: <<L’implementazione di un

prodotto o di un processo, nuovo o considerevolmente migliorato, di un nuovo metodo di

marketing o di un nuovo metodo organizzativo con riferimento alle pratiche commerciali, al

luogo di lavoro o alle relazioni esterne>>.

B. Accenni a teorie sull’innovazione

Nel contesto dell’economia digitale e dell’innovazione, è importante esaminare le teorie

economiche che si sono sviluppate intorno al concetto di innovazione.

Tra i teorici più rilevanti, il già citato Joseph Schumpeter fu il primo studioso a inquadrare in

modo complesso e sistematico il ruolo dell’innovazione nel sistema economico.

Prima di lui, Smith, Ricardo, Marx e Usher avevano esposto alcune prime formulazioni a

proposito del concetto e sul ruolo di innovazione.

Nella sua opera più famosa “La Ricchezza delle Nazioni” del 1776, Adam Smith considera

la relazione tra cambiamento tecnologico, divisione del lavoro e mutamento strutturale

dell’economia.

Incorporare il progresso tecnologico nel capitale, secondo questo autore, favorisce la

divisione e specializzazione del lavoro, riflettendosi a sua volta sulla produttività.

Anche Marx enfatizza il ruolo chiave della tecnologia nelle moderne economie e sottolinea

come l’innovazione sia un processo sociale più che individuale.

Secondo l’autore, lo stimolo all’innovazione proviene dalla pressione competitiva capitalistica

e dall’ampiezza dei mercati.

Nel 1921, invece, Usher considera l’innovazione come un processo: le innovazioni sono il

frutto di un fenomeno di “sintesi cumulativa” che, dalla percezione di un problema, conduce

all’introduzione di un’innovazione e quindi alla sua progressiva modificazione e

miglioramento. Secondo Schumpeter, l’innovazione agisce come un

motore per il progresso, attraverso ciò che lui definisce

come una “distruzione creatrice“, in cui le innovazioni

sostituiscono le vecchie tecnologie e le vecchie forme di

organizzazione aziendale.

La distruzione creatrice è intesa come una forza positiva

che stimola il progresso tecnologico e l’efficienza

economica, anche se può causare instabilità economica a

breve termine.

Protagonisti di questo fenomeno sono gli imprenditori che,

attraverso azioni e comportamenti, scardinano i vecchi

paradigmi.

In accordo con tale visione, l’imprenditore è un agente di

cambiamento che guida il processo di innovazione

creando nuovi mercati e opportunità economiche. Da ciò deriva la centralità della sua figura

nella teoria schumpeteriana.

Schumpeter credeva che questa distruzione creatrice generasse nuove opportunità e fosse

alla base di una crescita economica a lungo termine, che perdura nel tempo se l’azione

innovativa rimane sostenuta.

Se ciò non accade, il profitto scompare in seguito alla reazione delle imprese. L’innovazione,

quindi, va intesa come un processo continuo di cambiamento e di accumulo di conoscenza.

In “Theory of economic development” e nei lavori successivi, Schumpeter descrive, inoltre,

lo sviluppo come un processo storico di cambiamenti strutturali, guidato sostanzialmente

dall’innovazione.

Quest’ultima viene suddivisa in cinque tipologie:

Lancio di un nuovo prodotto o una nuova versione di un prodotto già esistente;

Applicazione di nuovi metodi di produzione o vendita (non ancora provati nel settore di

riferimento);

Apertura di un nuovo mercato (per il quale non esisteva ancora un ramo dell’industria

rappresentato);

Acquisizione di nuove fonti di approvvigionamento di materie prime o semilavorati;

Nuova struttura industriale come la creazione o la distruzione di una posizione di monopolio

Egli propone una prospettiva dinamica della concorrenza, caratterizzata da quattro fasi le

quali presentano “ondate” di innovazione, contrapponendosi al modello classico.

Joseph Schumpeter è infatti strettamente legato al pensiero evolutivo dell’innovazione, che

si contrappone alla dottrina tradizionale: il pensiero neoclassico, infatti, nell'ambito

dell'economia, enfatizza l'equilibrio di mercato e la razionalità degli individui nell'ottimizzare

le scelte.

Secondo questa teoria, l'innovazione è vista come un fattore esogeno che contribuisce alla

crescita economica, ma non è considerata il principale motore dello sviluppo.

Il pensiero evolutivo, invece, sostiene che l'innovazione è un elemento centrale per il

cambiamento economico.

Questa teoria riconosce l'importanza dell'apprendimento e dell'adattamento delle imprese,

nonché il ruolo delle istituzioni, nel promuovere l'innovazione e il progresso.

Ciònonostante, è possibile riconoscere alcuni punti d’incontro tra le due teorie: entrambe

sottolineano che le opportunità scientifiche e tecnologiche di un’industria influiscono sul

tasso di progresso tecnologico e che gli incentivi economici ed in particolare l’appropriabilità

dei risultati influisce enormemente sullo sforzo innovativo delle imprese.

Il tasso di innovazione, è influenzato dalle condizioni della domanda ed inoltre esiste una

relazione tra struttura di mercato ed innovazione. Secondo le due scuole, il grado di

concentrazione di una struttura di mercato può generare un certo tasso di progresso

tecnologico.

Stante questi punti comuni, le due scuole di pensiero si differenziano notevolmente.

L'evoluzione economica è vista dall’autore come un processo dinamico guidato dalla

conoscenza e dalla selezione delle migliori soluzioni.

Uno dei principali contributi di Schumpeter è, infatti, quello di aver spiegato i meccanismi che

rendono il capitalismo un sistema intrinsecamente dinamico ed in continua evoluzione.

Altra proposta teorica rilevante è riferibile a Nathan Rosenberg.

Autore di numerosi scritti trattanti il tema dell’innovazione, Rosenberg attribuisce particolare

peso alle fasi dell’intero processo innovativo.

Tali fasi sono l’individuazione e definizione delle “novità” tecnologiche (in-venzione),

passando dalla fase di realizzazione di queste novità, per giunge-re, infine, alla misurazione

di gap esistenti tra l’utilità apportata dalle novità innovative rispetto a quelle

precedentemente utilizzate.

L’analisi dello sviluppo tecnologico affrontato dall’autore, pone in evidenza anche l’analisi

dell’impatto causato dal contesto economico, istituzionale e sociale in cui tale processo si

realizza.

Nei suoi saggi, approfondisce inoltre tematiche relative ai fattori che esercitano influenze

nello sviluppo tecnologico, ai rapporti tra scienza ed ingegneria, nonché alle caratteristiche

di “sistema” delle tecnologie moderne.

Si pone altresì il quesito relativo alla possibile esistenza di fattori o, in particolare, di forze, in

grado di orientare l’interesse esplorativo in una particolare direzione piuttosto che in altre.

Proseguendo, Kenneth Arrow ha contribuito alla visione moderna dell’innovazione

attraverso la teoria della competizione con cui individua la natura degli incentivi che

inducono all’introduzione di processi innovativi nell’impresa analizzando, nello specifico, gli

estremi delle due caratteristiche forme di mercato: il monopolio e la concorrenza perfetta.

Altri teorici rilevanti sul tema dell’innovazione: Everett Rogers, che ha sviluppato la teoria

della diffusione dell’innovazione.

Questa teoria si concentra sul processo attraverso il quale le innovazioni si diffondono fra i

membri della società, attraverso differenti canali, nel corso del tempo.

La teoria in questione si sofferma sulla velocità con cui differenti individui, all’interno di un

sistema sociale, adottano un’innovazione (si parla infatti di tasso di adozione).

Rogers ha identificato cinque categorie di persone che adottano innovazione: gli innovatori,

gli adottanti precoci, la maggioranza iniziale, la maggioranza tardiva e i ritardatari.

Questa teoria offre un quadro per comprendere come le nuove idee e tecnologie si

diffondano attraverso le reti sociali e vengano adottate da diverse fasce di popolazione.

Secondo il modello di diffusione delle innovazioni di Rogers, in linea di massima, le

«innovazioni percepite come aventi più vantaggi, compatibilità, possibilità di essere testate,

osservabilità e minore complessità verranno adottate più velocemente».

Robert Solow ha contribuito con la teoria della crescita esogena, che pone l’innovazione

come fonte chiave di crescita economica.

Secondo questa teoria, l’innovazione, soprattutto nel campo della tecnologia, è in grado di

aumentare la produttività e il reddito nazionale a lungo termine.

Solow è stato insignito del Premio Nobel per l’economia nel 1987 per i suoi contributi in

questo campo.

Clayton Christensen ha introdotto la teoria della “disruptive innovation”.

Christensen sostiene che <<la disruptive innovation descrive un processo attraverso il quale

un prodotto o un servizio alimentato da un abilitatore tecnologico si radica inizialmente in

semplici applicazioni nella fascia bassa di un mercato, dato che, in genere, è meno costoso

e più accessibile, per poi muoversi inesorabilmente verso il mer

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Samanthazanel8 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia digitale e dell'innovazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pavia o del prof Bellinzona Claudio.
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