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Economia digitale e dell’innovazione

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Tecnica rispetto al concetto di tecnologia

Tecnica rispetto al concetto di tecnologia: questi due termini non sono sinonimi -> perché.

  • La tecnica è un complesso di operazioni, di attività, impiegabili nella produzione di un bene -> è il complesso di tutte le attività, operazioni, che io svolgo, nella produzione di un bene o di un servizio.
  • La tecnologia è invece l’insieme di tutte quelle conoscenze che mi servono poi per sviluppare tecniche, operazioni e attività al fine di produrre un bene o un servizio -> è la capacità di creare, di anche sfruttare e utilizzare in maniera differenti le tecniche che conosciamo o eventualmente creare nuove tecniche.

La tecnologia fa riferimento all'impiego di tutte le conoscenze di ambito scientifico, che nella storia, in date epoche, sono state utilizzate, per risolvere, con maggiore efficienza determinati problemi pratici.

Noi ci concentreremo sull’aspetto della tecnologia.

Il concetto di invenzione e il concetto di innovazione

  • L’invenzione è un’idea nuova.
  • L’innovazione è la realizzazione di quell’idea.

Ci possono essere idee, invenzioni che non si realizzano, e quindi che non si innovano -> noi ci concentriamo sulla realizzazione di idee nuove e quindi sull’innovazione.

Definizione di innovazione all’interno della teoria economica

Il concetto di innovazione non è un concetto nuovo nell’ambito della teoria economica, è un concetto che ha sempre interessato all’interno di quelle che sono state le teorie economiche, fin dall’inizio dell’epoca industriale.

Una delle teorie più interessanti, che già in epoca classica, (700/800), fu definita da un David Ricardo è quella della cosiddetta teoria della compensazione, ovvero che i sacrifici che i lavoratori affrontano x effetto del progresso tecnico, attraverso l’eliminazione del posto del lavoro, questo tipo di sacrifico, viene compensato dalla creazione di nuove imprese debite alla costruzione di macchine che assorbiranno i lavoratori in eccesso che non hanno più la possibilità di essere impiegati nel lavoro precedente -> primi spunti che ci fanno capire quanto all’interno di un impresa, il progresso tecnico, determina nuovi mercati, nuova competizione, un nuovo status anche in ambito lavorativo.

Un’altra figura di riferimento che si è occupata in un’altra prospettiva, in un periodo classico, è stato Marx, (seconda metà 800), in cui sottolinea, nella propria teoria economica, il ruolo chiave della tecnologia nel contesto dell’economie moderne -> inserendo il ragionamento in una prospettiva + sociale -> l’innovazione è un processo sociale, non individuale.

Inizia a ragionare sul tema del ruolo degli incentivi, cioè perché sono stimolato come imprese a innovazione, che secondo Marx lo stimolo all’innovazione proviene soprattutto dalla pressione competitiva e dall’ampiezza dei mercati.

Quindi una proiezione che fa riferimento a un contesto in cui l’incentivo all’innovazione è legato soprattutto alla spinta competitiva, a mercati in competizione.

Sta poi nel processo di progressione, quindi di innovazione tecnica e nel processo di accumulazione del capitale, cioè di potere economico degli imprenditori, ma questo viene comunque identificato in una prospettiva di lotta di classe.

Con la fine dell’800 e quindi con l’avvio della seconda rivoluzione industriale, fino ad arrivare ai primi del 900, con la creazione dei primi modelli industriali, i modelli a catena delle grandi fabbriche organizzare, le teorie economiche, che da classiche diventano neoclassiche, c’è un passaggio di prospettiva, ed è un passaggio che da una prospettiva di analisi incentrata su una struttura economica e sulle relazioni tra economica, società e istituzioni, passa su un approccio che è basato su una modellizzazione formale dei comportamentisti economici -> cioè con le teorie dell’economia neoclassica, si passa a guardare, definire, analizzare le logiche e le relazioni tra i diversi soggetti che interagiscono nel contesto economico (soggetti imprenditoriali, soggetti istituzionali) in una prospettiva che diventa sempre di più una prospettiva modellizzabile a livello matematico -> quindi inizia l’epoca in cui la storia dell’economia inizia a guardare alla produzione, al rapporto tra lavoro e produzione, al rapporto tra capitale e lavoro, e di conseguenza anche all’innovazione, ai modelli di incentivazione dell’innovazione, ai modelli di definizione del progresso tecnologico, in una prospettiva molto più funzionale e numerica/matematica.

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Tra tutte le grandi teorie e formule di quest’epoca che hanno definito l’economia dei neoclassici, vale la pena citare è la cosiddetta funzione di produzione, che dice che il prodotto Q è una funzione, che mette in relazione il risultato, cioè il cosiddetto output dell’attività, ciò che produco (P) il lavoro, ciò che è necessario per produrre (L) e il capitale, (K), cioè le risorse finanziarie che servono per realizzare un bene.

Quindi il prodotto è una funzione che lega i rapporti fra produzione (i modelli produttivi, come produco qualcosa), il lavoro e il capitale.

Q= f (P, L, K)

Nelle teorie classiche, l’innovazione tecnologica, era un processo endogeno, una componente insita all’interno al processo stesso della produzione di un bene, insita all’interno del modello produttivo.

Laddove invece nelle nuove teorie l’innovazione è un fattore esogeno, esterno alle dinamiche della produzione -> l’innovazione influisce dall’esterno perché qualcuno ha inventato qualcosa che io posso applicare.

Quindi nelle teorie degli economisti neoclassici, abbiamo una prospettiva abbastanza statica, cioè l’impiego di funzioni e anche la prospettiva dell’innovazione tecnologica, come variabile esogena, ci danno un’idea di staticità, dove in qualche modo il sistema economico evolve all0interno di un processo abbastanza statico -> dove le variabili sono fisse, dove l’unica crescita è quella determinata dall’incremento delle mie possibilità di mercato (incremento popolazione -> più persone che lo comprano; più lavoro ho -> più c’è crescita economica).

Tutta questa visione teorica, ad un certo punto, soprattutto per quanto riguarda il concetto di innovazione, per quanto riguarda le implicazione che il progresso tecnologico e l’innovazione tecnologica determinano, all’interno del processo economico, alla fine dell’800, ma ancora di + nella prima metà del 900, c’è stato il lavoro di un grandissimo economista tedesco, Josef Schumpiter, dove il punto di vista teorico e la prospettiva teorica, che veniva fuori dai neoclassici viene completamente stravolta -> la sua idea di fondo è quella che esistono in realtà nel contesto delle imprese economiche, delle relazioni economiche, esistono sciami di innovazioni, che aumentano la spesa degli investimenti e al con tempo determinano un incremento della produzione industriale, con un conseguente aumento dei prezzi e dei profitti.

Anche lui qui inizia a ragionare sugli incentivi all’innovazione, cioè sui motivi che determinano la necessità di innovare.

Necessità che secondo lui parte dal concetto che io innovo, che determina poi tutta una serie di innovazione, per cui si vengono a creare nuove opportunità e si vengono così a determinare nuovi cicli, nuovi processi di innovazione.

Per la prima volta teorizza l’importanza dell’innovazione rispetto alla spesa che un’impresa mette a disposizione x innovare, questi investimenti sono quindi endogeni al concetto dell’impresa, sono insiti al contesto imprenditoriale, e fanno in modo di determinare un incremento della produzione, quindi la spesa d’investimento determina un incremento della produzione industriale, con un conseguente aumento di prezzi e profitti -> quando innovo molto spesso la produzione del mio bene, determina un conseguente aumento di prezzi e profitti, e dunque possiamo dire che uno dei principali incentivi ad innovare è quello di ottenere maggiore profitto grazia all’incremento dei prezzi.

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Schumpiter e il suo lungo lavoro teorico sull’innovazione in economia, lo portano a ragionare su come l’innovazione, come lo sviluppo stesso del capitalismo sia determinato essenzialmente da quelli che lui immaginava già come cicli complementari, che tendevano a ripetersi nel tempo -> secondo lui divisi in due macro ambiti:

  • Ambito che fa riferimento alla ciclicità economica: quindi il ciclo economico, cioè quando la crescista economica tende allo zero, un’impresa tende a non crescere più, entra in gioco il ciclo tecnologico che invece interviene per poi far ritornare l’ambito economico al massimo del suo risultato -> correlazione endogena. In cui l’impresa è incentivata ad innovare quando raggiunge il livello più basso di crescita e quindi grazie all’innovazione tecnologica riesce di nuovo a raggiungere il suo massimo livello. Si chiude quando la crescita tecnologia giunge al suo apice nello sfruttamento economico.

A questo punto quindi rispetto alle teorie neo classiche, ci troviamo ad entrare in una prospettiva, dove lo sviluppo economico è intrinsecamente legato allo sviluppo dell’innovazione e in cui il modello che tiene insieme i vari attori del processo (l’imprenditore, i lavoratori, il capitalista), si trasformano all’interno di una prospettiva non più statica, ma fortemente dinamica, soprattutto rispetto alla concorrenza, quindi ai contesti all’interno dei quali possono svilupparsi meglio o peggio delle innovazioni.

Perché parliamo di contesto dinamico? Perché l’innovazione secondo Schumpiter è un processo che interrompe, all’interno di quel contesto ciclico, le cosiddette routine, che interrompe l’equilibrio esistente grazie a questo effetto dell’azione innovativa, che secondo lui è un’azione fortemente legata alla capacità di leader, ovvero di imprenditori, capacità di innovare, di trasformare l’equilibrio esistente, quindi sono in grado di porre le basi x un nuovo equilibrio (ciclo economico, ciclo tecnologico).

Schumpiter ha definito il processo economico secondo 4 fasi:

  • La fase di espansione.
  • La fase di recessione.
  • La fase di depressione.
  • La fase di ripresa.

Ripresa che porta ad una nuova espansione, che poi può portare ad una nuova recessione e così via -> il ciclo tecnologico entra in gioca nella fase di recessione/depressione, nel punto basso del risultato di crescita di un’azienda.

Tornando alla prospettiva dinamica dell’innovazione innovativa, Schumpiter introduce un concetto che ancora oggi può essere utilizzato x caratterizzare la funzione dell’innovazione -> Schumpiter parla di distruzione creatrice: un’azione di distrugge qualcosa che esiste, un equilibrio esistente, x crearne uno nuovo.

Questa distruzione creatrice nel contesto dell’azione determinata dalle innovazioni è un processo dove le innovazioni, che sono elemento propulsivo dello sviluppo possono riguardare 5 ambiti:

Modalità attraverso cui può esserci un’azione innovativa

Modalità attraverso cui può esserci un’azione innovativa: (l’innovazione può essere determinata da)

  • 1 - Nuovo prodotto -> creazione di un bene che non esiste ancora.
  • 2 - Realizzazione di un nuovo metodo -> nuova e diversa combinazione di metodi e di input e processi produttivi mai sperimentati prima (nel contesto delle P) -> nuovo metodo di produzione.
  • 3 - Nuovo mercato di sbocco -> nel momento in un’impresa promuove il suo prodotto in un nuovo mercato.

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  • 4 - Quando c’è una nuova risorsa, nuova fonte di approvvigionamento.
  • 5 - Una nuova organizzazione -> quando un’impresa decide di riorganizzarsi o di cambiare la sua organizzazione.

Tutti questi modi di determinare un’innovazione vanno letti in relazione ai cicli, ai processi dinamici e dalla presenza di una forte componente di leadership -> cioè la presenza dell’uomo che innova, dell’imprenditore che innova, è una variabile abbastanza importante.

Nella teoria Schumpiteriana si vede una stretta relazione tra l’innovazione e quella che è la struttura del mercato, cioè quelle che sono le condizioni dei mercati.

Secondo Schumpiter sono i mercati fortemente concentrati, quindi i mercati popolati da imprese che possono sostenere costi di innovazione, in cui si innova di più -> ho delle grandi aziende, che controllano la maggior parte del mercato (monopoli).

Sono i mercati fortemente concentrati in cui si innova di più, cioè la rendita monopolista tende ad incentivare lo sviluppo di nuovo innovazioni.

La massima efficienza si realizza in un contesto in cui c’è una forte concentrazione.

Schumpiter era fortemente contrario a forme di controllo antimonopolista da parte del legislatore, ed è anche per questo che mette di conseguenza anche in relazione l’innovazione rispetto alla protezione di brevetti, marchi o istituti similari.

Questo tipo di visione potrebbe oggi apparire paradossale, rispetto al contesto del dinamismo delle nuove aziende o al contesto delle startup -> però anche molti economisti contemporanei hanno sostenuto come elemento importante alla incentivazione dell’innovazione quello del contesto della cosiddetta concorrenza imperfetta -> non è un mercato monopolistico, però dove comunque esistono strumenti (protezione di brevetti) in cui si evidenzia quanto l’incentivazione a fare innovazione si abbia soprattutto a quelle condizioni -> il vantaggio del first mover: se io invento e applico la mia invenzione su un mercato in cui ho una grande concentrazione, e quindi arrivo per primo su quella specifica tecnologia, o specifico ambito di innovazione, cercherò di proteggere la mia posizione, e sono incentivato a mantenere alta l’innovazione pur in un contesto di concorrenza imperfetta.

È importante capire quanto le teorie Schumpiteriane vedessero il cambiamento, l’innovazione come una variabile all’interno del processo economico, una variabile endogena, una variabile in cui il sistema cresce, si sviluppa, solo a condizione di sviluppare sé stesso, di innovare sé stesso -> non sono variabili esogene ad innovare il cambiamento.

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A proposito di assunti principali di questa teoria, è il caso di sottolineare 3 elementi fondamentali:

  • 1) Il fatto che c’è una fortissima interdipendenza tra il processo di innovazione e la crescita economica -> nel senso che proprio grazie a Schumpiter nella teoria economica, a partire dalla prima metà del 900, si incomincia a comprendere, rispetto alle teorie neoclassiche lineare, due fenomeni: quello dell’innovazione e quella della crescita economica, della crescita del profitto, che sono due fenomeni assolutamente correlati: la capacità di crescere di un impresa è determinata dal processo innovativo.
  • 2) Rispetto ai modelli di cambiamento, il cambiamento rappresentato dall’innovazione tecnologica e il cambiamento strutturale di un’impresa, cioè il cambiamento dei modelli dell’organizzazione, il cambiamento sociale, seguono tendenzialmente dei percorsi evolutivi molto simili.
  • 3) L’innovazione spesso emerge da una crisi -> emerge all’interno di un momento di spaccatura. Schumpiter dice che il processo attraverso il quale si genera innovazione, nasce nel momento in cui l’impresa, la società entrano in una fase di difficoltà -> es l’emergenza globale che stiamo vivendo ha accelerato una serie di processi evolutivi legati all’innovazione, alla creazione di nuovi modelli e servizi, ha cambiato il nostro modo di fare impresa, il nostro modo di lavorare, di interagire. Molte aziende grazie alla crisi pandemica hanno innovato molto più di quanto non avrebbero innovato.

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Quindi Schumpiter sostiene che la capacità di produrre ricchezza e benessere aumenta se si produce nuova conoscenza scientifica, e nuova conoscenza tecnologica -> l’innovazione modifica quindi gli assetti correnti del processo produttivo, modifica le forme di interazione di mercato, modifica le strutture delle industri, cambia il mercato del lavoro e cambia anche la distribuzione stessa delle risorse.

Addirittura l’innovazione può modificare perfino gusti e preferenze, modi di vivere e di comportarsi.

Quindi secondo Schumpiter l’innovazione attraverso la distruzione dell’attuale sistema in cui un’impresa si trova, crea un nuovo sistema e la sua diffusione poi si accompagna e causa ulteriori crisi dei settori tradizionali (distruzione creatrice).

Il pensiero poi id Schumpiter è un pensiero che attraversa tutto il 900, fino ad arrivare a noi.

Le sue tesi furono riprese e riviste prospetticamente già a partire dagli anni 80, fino a noi.

Uno dei pensieri che ha ripresi le tesi di Schumpiter applicandole di più al sistema economico dei servizi, poi successivamente della società dell’informazione è il cosiddetto pensiero evolutivo: Nelson e Winter applicano un approccio che partendo dal concetto di conoscenza, pone attenzione alla dinamica e ai processi di cambiamento, assumendo proprio come unità di analisi, come variabile principale la conoscenza.

La conoscenza introdotta, acquisita, assorbita all’interno stesso di un’azienda o di un contesto competitivo -> visione endogena: dove l’innovazione viene generata all’interno di un ecosistema.

Il pensiero evolutivo dice che il profitto è superiore alla soglia minima soddisfacente, il comportamento di un’impresa si limita all’adozione di comportamenti stabiliti -> qua

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessiarobino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia digitale e dell'innovazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pavia o del prof Bellinzona Claudio.
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