Argomenti possibili per la prova scritta. Le indicazioni sono solo orientative.
1. Innovazione di processo e innovazione di prodotto. Differenze, interdipendenze, effetti sul
mercato dell’impresa.
2. Competizione tra standards e ruolo dei network.
3. Difesa della proprietà intellettuale e diffusione delle innovazioni. Pro e contro.
4. Struttura organizzativa dell’impresa e attività innovativa.
5. L’impresa innovativa. Caratteristiche.
6. Cluster e network. Affinità e differenze. Quale organizzazione industriale favorisce il processo di
innovazione?
7. Divisione del lavoro e innovazione: interpretazioni. E’ sempre vero che la prospettiva smithiana
favorisce l’innovazione? E che tipo di innovazione?
8. Perchè si rendono necessarie le politiche dell’innovazione? Il mercato è un meccanismo che
genera i giusti incentivi per l’innovazione?
9. Le diverse forme di mercato influenzano in modo difforme il processo di innovazione. Spiegare.
Quando l’innovazione “costruisce” la forma di mercato?
10. Genesi ed effetti del cambiamento tecnologico nella “Ricchezza delle nazioni” di A. Smith.
11. Teoria schumpeteriana dell’innovazione: Schumpeter I e Schumpeter II. Lineamenti e rilievi
critici.
12. Perchè alcuni sistemi economici sono più innovativi di altri? Fornire esempi e discutere le
radici delle differenze.
13. Il rapporto tra invenzione innovazione. Quali effetti sullo sviluppo economico?
14. L’innovazione come attività creatrice e l’innovazione come routine. Quali relazioni tra i due
concetti?
15. Protezione intellettuale e processi di innovazione
16. Competizione tra tecnologie e standards
17. Il modello lineare di innovazione
18. I modelli settoriali di innovazione.
19. Innovazioni e ricerca e sviluppo nelle imprese italiane e in Europa: cosa raccontano le indagini.
20. Le politiche pubbliche per l’innovazione.
21. Il modello evolutivo neo schumpeteriano
22. Innovazione e competitività
23. Il ruolo dello stato nel promuovere processi di innovazione.
24. Lʼeconomia di internet. Specificità.
25. Il ruolo della “path-dependency” nel cambiamento tecnologico.
26. Basse spese di R&D rispetto al fatturato implicano sempre bassa innovazione?
DOMANDE ECONOMIA DELL’INNOVAZIONE
1. Innovazione di processo e innovazione di prodotto. Differenze, interdipendenze, effetti sul mercato
dell’impresa
L’innovazione è un fenomeno complesso che sta al centro delle trasformazioni attuali dell’economia. Nelle attività
innovative si uniscono e si sviluppano conoscenze e competenze per utilizzare tecnologie esistenti ed adottarne di
nuove, introdurre nuovi processi produttivi e realizzare nuovi prodotti. In essa sono coinvolti numerosi soggetti tra
cui università, centri di ricerca, soggetti governativi, imprese private.
Andando in dettaglio, l’innovazione può essere:
-di prodotto = crea un nuovo prodotto o lo migliora senza cambiare il processo di produzione. Nel caso pratico
sussiste sempre anche un cambiamento nel modo di produzione in quanto è necessario per implementare le novità
nel prodotto.
-di processo = modifica il modo di realizzare un prodotto senza variare lo stesso. In realtà nella maggior parte dei
casi verrà modificato anche il prodotto, in quanto il nuovo processo apporterà miglioramenti al prodotto stesso. Ha
effetti sui costi di produzione, e per questo rappresenta un'importante fattore per l'impresa, ad esempio riguarda
l’introduzione di nuovi macchinari, cambiamento di qualche input…
L’innovazione di processo è la cosa più difficile, mentre quella di prodotto è relativamente più facile.
Un modo semplice per rappresentare gli effetti economici di un’innovazione di processo è mostrare cosa accade ai
costi di produzione, attraverso le curve dei costi. Si possono considerare diversi casi: - riduzione costi fissi senza che i
costi marginali cambino e viceversa, riduzione costo marginale e aumento costo fisso, riduzione costo marginale con
aumento della flessibilità di produzione (realizzo diversi tipi di merce con costi di passaggio da una all’altra bassi).
Qui vedo il caso di riduzione dei costi marginali ed incremento dei
costi fissi. Il nuovo processo sostituisce costi variabili con costi fissi.
Dopo l’innovazione la nuova curva dei costi marginali ha una
pendenza bassa ma compare intercetta con l’ordinata per la presenza
di un costo fisso che prima non esisteva.
L’innovazione di prodotto si misura attraverso l’approccio delle caratteristiche: si possono distinguere tre
caratteristiche di un prodotto. Intrinseche (incorporate nel prodotto), percepite/veicolate (date dalla pubblicità o dal
brand ad es.) ed estrinseche (i servizi che ruotano attorno al prodotto); un’innovazione su un prodotto può
modificare una sola caratteristica di esso, molte, introdurne una nuova, o infine talmente tante che si può parlare
propriamente di nuovo prodotto.
Un miglioramento della qualità rappresenta una differenziazione verticale del prodotto perché esso è sicuramente
superiore, invece la differenziazione orizzontale non è propriamente il miglioramento del prodotto e i suoi effetti
sulle vendite dipendono dallo schema di preferenze dei consumatori.
Considerando un diagramma che ha come variabili la qualità e il prezzo di un prodotto si può tracciare la curva
willingness-to-pay (WTP) che indica quanto un
consumatore è disposto a pagare per una certa
qualità di prodotto. Sulla WTP i consumatori
percepiscono che il prezzo più alto o più basso
rappresenta perfettamente la diversa qualità di
prodotto. I prodotti A e C sono fuori mercato
perché costano troppo per la qualità attribuita. Essa può essere una retta o una curva.
EFFETTI innovazione di prodotto e di processo:
Un’innovazione di processo sposterà un prodotto in basso nel diagramma
prezzi-qualità (infatti abbassa i costi mantenendo invariate le caratteristiche
del prodotto),andando a prendersi parte della fetta di mercato dei prodotti
che prima erano più economici ma anche quella dei più costosi in egual
misura, mentre un’innovazione di prodotto sposterà a destra il prodotto
(stessi costi con miglioramento della qualità), andando a competere con i
prodotti di maggiore qualità e prendendosi soprattutto parte della loro quota
di mercato e in minor misura quella dei prodotti economici.
Una forma particolare di innovazione di prodotto è la cosiddetta “proliferazione del prodotto”: l’impresa introduce
tantissimi prodotti che si distinguono per sottilissime differenze. In questo modo si segmenta il mercato creando una
forma di discriminazione dei prezzi che permette di raggiungere un più ampio bacino di consumatori; inoltre essendo
la quota di mercato per ogni singolo prodotto molto piccola, si impedisce l’entrata delle piccole imprese (con piccole
economie di scala) che non potrebbero coprire i costi fissi, monopolizzando il mercato. Possono competere solo le
grandi imprese introducendo tanti modelli e quindi arrivando ad una quota di mercato ampia grazie alla sommatoria
delle quote dei singoli prodotti, oppure quelle imprese che creano un prodotto innovativo che aggiunga una
caratteristica nuova rispetto ai prodotti presenti.
Se i gusti del consumatore sono variegati, conviene al produttore aumentare la varietà del prodotto, fino ad
incontrare un limite in cui i costi superano i ricavi.
Un’altra distinzione che posso fare è tra: • Innovazioni incrementali = comportano un miglioramento di un processo,
di un prodotto o servizio rispetto ad uno specifico design dominante, architettura di prodotto, processo produttivo o
domanda esistenti. • Innovazioni radicali = rappresentano una rottura coi prodotti o processi esistenti. Da queste
innovazioni in alcuni casi si originano nuove industrie o segmenti di mercato. Le innovazioni incrementali sono molto
numerose, mentre quelle radicali sono più rare.
2. Competizione tra standards e ruolo dei network
I network si determinano nel momento in cui la conoscenza è eterogenea e con un alto livello di appropriabilità.
Questo costringe le imprese a cooperare per la produzione. Al contrario della teoria dei costi di transizione, dove
elevati costi e comportamento opportunistico portano a internalizzazione, secondo la teoria evolutiva portano alla
costituzione di network.
I network possono essere del tipo “distretto industriale marshalliano” dove vi è una elevata specializzazione
orizzontale e verticale e si ricorre spesso al mercato. Può essere del tipo “Terza Italia” dove elevata specializzazione è
accompagnata da elevata cooperazione per infrastrutture, marketing e servizi alle imprese. Vi sono poi i network
tecnologici dove oltre ai network dei produttori-innovatori vi è quello dei finanziatori Venture Capitalist. Infine, vi
sono i network che sorgono grazie all’indotto delle grandi imprese (vedi il settore auto). I distretti marshalliani e
quelli della Terza Italia si adattano bene a contesti dove il cambiamento è parametrico, ovvero modulare all’interno
di un ambiente noto. Quelli tecnologici ben si adattano a contesti di cambiamento strutturale (ovvero arrivo di
nuove conoscenze). I network che sorgono intorno alle grandi imprese rispondono ai cambiamenti radicali dove è
necessaria una riorganizzazione centralizzata dei processi produttivi.
I network si manifestano nelle industrie in periodi diversi. A questo proposito sono state formulate tre teorie: la
prima sostiene che i network sono tipici di industrie giovani dove l’incertezza è ancora alta. La seconda sostiene che i
network siano configurazioni stabili in quanto la condivisione, seppur parziale, della ricerca rinforza le imprese del
network. Una terza sostiene che i network emergono quando la conoscenza diventa troppo eterogenea per essere
gestita da una sola impresa.
Al concetto di network possiamo abbinare quello di standards partendo dall’analisi dell’articolo di B.Arthur intitolato
“Competing technologies, increasing returns and lock-in by historical events” (1987, pubblicato su Economic
Journal). Gli obiettivi del modello di Arthur sono i seguenti: -capire sotto quali condizioni una tecnologia, in
concorrenza con altre, si impone sul mercato -quali sono i percorsi di adozione delle tecnologie se il mercato è
caratterizzato da rendimenti crescenti di adozione oppure da rendimenti costanti o decrescenti.
L’autore presenta un modello in cui due tecnologie, che chiameremo A e B, competono per affermarsi su un mercato
in cui operano un elevato numero di agenti. Esse sono APERTE, cioè chiunque può accedervi e non ci sono barriere
all’entrata, NON sono SPONSORIZZATE, ossia la loro adozione non è sostenuta da incentivi e sono ALTERNATIVE (ad
esempio produzione di energia elettrica attraverso il solare).
Un consumatore i nell’istante t sceglie la versione più recente della tecnologia A o B. Gli N agenti sono suddivisi
i
equamente in 2 categorie: R che preferiscono la tecnologia A e S che preferiscono naturalmente B. (50-50% poi
cambieranno, ma la somma farà sempre 100%%). Le scelte di adozione avvengono in modo sequenziale: ad ogni
istante t un solo agente adotta A o B. La versione di queste due è fissata nel design. Il consumatore trae un vantaggio
dall’adozione misurato da un payoff (cioè un profitto, un rendimento…) che è funzione solo del numero delle
adozioni già avvenute nel passato, non di quelle prevedibili nel futuro.
Il rendimento di adozione per ogni tipologia di agente è descritto nella tabella:
tecnologia A tecnologia B
agente R a +r*n b +r*n
R a R b
agente S a +s*n b +s*n
S a S b
Il payoff di ogni agente dipende dal numero di adottanti precedenti n e n ed è formato da due elementi, ossia il
a b
RENDIMENTO ASSOLUTO e il RENDIMENTO RELATIVO. Si considera casuale la sequenza con cui gli agenti entrano nel
mercato. Può succedere che:
-con rendimenti costanti di adozione gli agenti R sceglieranno sempre A, S sceglieranno sempre B, a prescindere dal
numero di adozioni precedenti
-con rendimenti crescenti di adozione gli agenti R che preferiscono a priori A passeranno alla tecnologia B se la
casualità del processo di adozione fornisce a B un numero di adozioni superiore ad A e quindi payoff maggiori
-con rendimenti decrescenti di adozione più una tecnologia diventa adottata e più i suoi payoff diminuiscono. Perciò
l’agente R passa da A a B sotto certe condizioni e viceversa per l’agente S
Le regioni di scelta possono essere rappresentate nel piano d -n, i confini sono dati dalle disuguaglianze dei
n
rendimenti. Nel momento in cui si entra in una delle due aree esterne, entrambe le tipologie di agenti sono portati a
scegliere la stessa tecnologia. Oltrepassato uno dei due limiti il mercato si troverà in una situazione di LOCK-IN per la
prima o la seconda tecnologia.
3. Difesa della proprietà intellettuale e diffusione delle innovazioni. Pro e contro.
La difesa della proprietà intellettuale riguarda l’innovazione in quanto fenomeno sociale. Oggi sotto il nome di diritti
di proprietà intellettuale si raggruppano sia vecchie tipologie di diritti come i brevetti, i segreti commerciali, i diritti
d’autore, i marchi di fabbrica, sia tipologie nuove come i diritti di generazione e i diritti sulle banche dati. Questi
diritti hanno avuto una lunga storia legale ed economica, spesso piena di controversie che inizia nella Repubblica di
Venezia (1474), la quale introdusse il primo codice formale sui brevetti.
Accade spesso che le imprese concorrenti dell’impresa innovatrice cerchino di appropriarsi dei risultati ottenuti da
questa, la quale dovrà adottare delle strategie per proteggere i frutti della propria innovazione: questo concetto
prende il nome di appropriabilità, ossia sfruttare i benefici dell’innovazione bloccando l’imitazione dei concorrenti.
→ per questi motivi è sempre stato fondamentale difendere la proprietà intellettuale.
Esistono diverse modalità tramite le quali un’impresa può tutelarsi dai concorrenti e salvaguardare l’innovazione.
Una prima distinzione può essere fatta tra metodi FORMALI e INFORMALI.
→
FORMALI = brevetto, registrazione del design, trademark, copyright questi metodi rendono pubblica l’innovazione
ma ne assicurano la protezione per via legislativa
INFORMALI = segretezza, accordi di non divulgazione, vantaggio temporale (LEAD TIME), vantaggio sulle competenze
(complessità dell’innovazione), innovazione continua, servizi post-vendita
Secondo una statistica i metodi più utilizzati per la protezione sono il lead time 30%, accordi confidenziali e
segretezza 28%, mentre quelli legali vengono molto dopo (copyright 18%)
Il BREVETTO è forse il metodo di difesa più conosciuto. Può essere inteso come una sorta di contratto tra lo stato e il
privato: il primo concede lo sfruttamento esclusivo della tecnologia per un certo periodo di tempo, creando un
monopolio legale temporaneo (diversi anni) rendendo possibile l’appropriazione dello sforzo innovativo, mentre il
secondo si impegna a rendere pubblico il contenuto dell’invenzione in modo da permettere la diffusione di nuove
idee. Scaduto il brevetto chiunque potrà utilizzarla. La tutela fa riferimento alla possibilità di azioni cautelari e
risarcimenti contro i contravventori. C’è quindi una sorta di trade-off: quanto più l’invenzione è svelata, tanto più
facile è per il concorrente utilizzare quelle informazioni, ma tanto maggiore è la protezione per la sua innovazione.
Il COPYRIGHT si applica solitamente alla produzione di attività creativa con contenuto artistico tipico di scritti, libri,
film, musica e così via. C’è anche qui un limite temporale di validità, non sempre uniforme tra i vari paesi.
Il DESIGN DEL PRODOTTO si riferisce a tutto il prodotto o ad alcune sue parti; di solito sono sempre parti esterne
ossia visibili e che caratterizzano in qualche modo e differenziano il prodotto. (20-25 anni)
Il TRADEMARK è l’elemento grafico simbolico del prodotto, la linea dell’impresa… Non può essere copiato altrimenti
è una truffa commerciale, è un asset e può essere venduto sul mercato a favore di altri produttori o il suo utilizzo
può essere concesso in licenza.
La SEGRETEZZA è invece un metodo informale e può essere usato sempre per proteggere i risultati della propria
ricerca, ad esempio su formule, modelli o progetti. In questo caso, rispetto al brevetto, l’impresa non rende pubblica
l’informazione. (ESEMPIO: formula Coca-Cola) È uno strumento complementare rispetto al brevetto che si utilizza
quando quest’ultimo è inadatto o insufficiente a tutelare l’impresa innovatrice.
Per VANTAGGIO TEMPORALE si intende la capacità dell’impresa di arrivare sul mercato prima dei propri concorrenti.
Questo fa sì che l’impresa consolidi la propria posizione sulla base della curva di apprendimento.
I metodi che le imprese concorrenti utilizzano per venire a conoscenza delle innovazioni/invenzioni delle altre
imprese sono diversi: licenza da tecnologia, rivelazione da brevetto, pubblicazioni o incontri tecnici, conversazioni
informali, assunzione di addetti provenienti da queste imprese innovatrici, reverse engineering (cerco di capire
studiando il prodotto ed analizzandolo), R&S indipendente.
PRO E CONTRO:
Una parte del dibattito fra gli economisti ha riguardato il ruolo dei brevetti nell’incentivare o meno la R&S e
l’innovazione. I problemi di appropriabilità possono portare da una parte a sotto-investire nell’innovazione e a
optare per “aspettare”; dall’altra la prospettiva di un rapido successo può portare a corse al brevetto che risultano
poi in sovrainve
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