Economia dell’innovazione
L’innovazione è diventata la religione industriale della fine del XX secolo. Le imprese la vedono come lo strumento chiave per aumentare profitti e quote di mercato. […] Ma precisamente cosa sia l’innovazione è difficile dirlo, ancora di più misurarlo.
Negli ultimi anni l’innovazione ha giocato un ruolo sempre più rilevante per le imprese, la crescita delle economie, la competitività delle nazioni, lo sviluppo dei paesi arretrati, la nascita e il declino di settori e tecnologie.
L’economia dell’innovazione ha l’obiettivo di esaminare natura, caratteristiche, determinanti e conseguenze dell’innovazione e della diffusione della tecnologia a livello di impresa, settore e sistema economico. I soggetti e le istituzioni coinvolti nella dinamica innovativa, i processi di apprendimento, generazione di conoscenza, competizione….
Innovazione nelle teorie economiche
Smith
Considera l’innovazione da un punto di vista particolare: la relazione tra cambiamento tecnologico, divisione del lavoro e mutamento strutturale dell’economia. Si concentra non sulla generazione di innovazioni, ma sulla incorporazione del progresso tecnologico nei beni capitali e sui suoi effetti sulla produttività del lavoro, sulla specializzazione e sulla occupazione. Smith sottolinea come la divisione del lavoro sia limitata dall’ampiezza del mercato, e generi una elevata produttività del lavoro attraverso la specializzazione dei compiti e l’apprendimento per esperienza.
Ricardo
È principalmente interessato alle conseguenze del progresso tecnologico ed al progresso tecnico incorporato. Analizza i meccanismi attraverso i quali il cambiamento tecnologico ha effetti sulla occupazione: teoria della compensazione.
Marx
Enfatizza il ruolo chiave della tecnologia nelle moderne economie. Per Marx:
- Le macchine incorporano e codificano sempre più le varie fasi della produzione;
- Emerge un settore produttore specializzato in macchine, con un ciclo di vita nel quale esse passano da inefficienti e standardizzate.
- L’innovazione è un processo sociale e non individuale.
- Lo stimolo ad innovare proviene dalla pressione competitiva capitalistica e dall’ampiezza dei mercati.
In questi anni due scuole di pensiero si confrontano nell’analisi delle caratteristiche, determinanti e conseguenze dell’innovazione: i neoclassici e gli evolutivi.
Sia i neoclassici che gli evolutivi sottolineano che:
- Le opportunità scientifiche e tecnologiche di un’industria influiscono sul tasso di progresso tecnologico.
- Gli incentivi economici giocano un ruolo chiave nello stimolare l’innovazione.
- Le condizioni di domanda influiscono sul tasso di innovazione.
- Esiste una relazione tra struttura di mercato e innovazione che è endogena: una struttura di mercato più concentrata genera un tasso di progresso tecnologico più elevato, ma quest’ultimo a sua volta modifica significativamente la struttura del mercato.
Diversità
- I neoclassici pongono attenzione all’equilibrio del sistema economico, mentre gli evolutivi sono più interessati a situazioni del sistema economico al di fuori dell’equilibrio.
- I neoclassici pongono molta attenzione sia all’aspetto statico che a quello dinamico, mentre gli evolutivi sono molto più interessati ai processi di innovazione, generazione di varietà e selezione, ed alle dinamiche ad essi associate.
- I neoclassici sono relativamente poco interessati ai processi di aggiustamento verso l’equilibrio, mentre gli evolutivi sono molto attenti alla fase di transizione.
- I neoclassici considerano la tecnologia come informazione, mentre gli evolutivi la considerano come multidimensionale e legata alla conoscenza.
- Nei modelli neoclassici le imprese non hanno storia e sono svincolate dal contesto istituzionale in cui operano. Gli evolutivi invece legano le imprese ai contesti storici settoriali, tecnologici e istituzionali in cui operano.
Schumpeter
È stato colui che per primo ha discusso ed esaminato in modo ampio, sistematico, approfondito e articolato il ruolo dell’innovazione nelle moderne economie industriali. Considera l’innovazione come la determinante principale del mutamento industriale.
Bisogna tenere ben distinte l’invenzione dall’innovazione: mentre la prima è qualcosa di puramente scientifico o tecnologico, l’innovazione consiste nel fare qualcosa di nuovo nel sistema economico e non deriva necessariamente da un’invenzione. L’innovazione infatti consiste nell’introduzione di nuovi beni o di nuovi metodi di produzione, nella creazione di nuove forme organizzative, nell’apertura di nuovi mercati e nella conquista di nuove fonti di approvvigionamento.
L’innovazione deve essere tenuta distinta anche dalla risposta adattiva, che si manifesta quando un’economia o un settore si adatta ai mutamenti della situazione nel modo descritto dalla teoria tradizionale.
L’innovazione origina un profitto, che è temporaneo. Esso può perdurare nel tempo se l’attività innovativa dell’impresa rimane sostenuta; in caso contrario, scompare in seguito alla reazione delle altre imprese.
Ciò che a Schumpeter preme è sottolineare la centralità dell’innovazione nella dinamica economica, la discontinuità e la disarmonia del mutamento industriale e l’importanza dell’imprenditore nel processo innovativo.
- L’innovazione è un processo ad esito incerto.
- Può essere compresa solo ex post, mai ex ante: non può essere prevista applicando le regole ordinarie di inferenza dai fatti preesistenti.
- L’innovazione, cioè la scelta di nuovi metodi, non è un elemento insito nel concetto di attività economica razionale né una cosa ovvia, ma un processo distinto che necessita di una particolare spiegazione.
- L’imprenditore ha una razionalità limitata: non può afferrare esaurientemente tutti gli effetti e le ripercussioni dell’impresa progettata. La razionalità limitata implica che non sia possibile calcolare esattamente una soluzione ottimale riguardante l’attività innovativa; di conseguenza le strategie innovative delle imprese possono differire grandemente.
- Le innovazioni sono raggruppate nel tempo e in specifici settori: non rimangono eventi isolati e non sono distribuite in modo uniforme nel tempo, ma tendono ad ammassarsi, a sorgere in grappoli.
Definizioni introduttive
Scienza / tecnologia / tecnica
La scienza sviluppa conoscenza astratta e afinalizzata, la tecnologia è la finalizzazione del sapere scientifico a fini utili ed obiettivi specifici, mentre la tecnica è la materializzazione della scienza e della tecnologia in progetti, macchine e prodotti. Un’altra teoria distingue la scienza dalla tecnologia per una diversa organizzazione sociale e diversi incentivi e regole del gioco. La scienza è un bene pubblico: la comunità scientifica ha come obiettivo una completa pubblicazione dei risultati in modo da ottenere fama e notorietà scientifica, ed è regolata da priorità nelle pubblicazioni scientifiche sulle principali riviste accademiche. La tecnologia invece è considerata un bene privato: nella comunità tecnologica vige la segretezza, gli obiettivi degli sviluppi tecnologici sono i prodotti e le quote di mercato. La competizione è regolata da brevetti e dalle dinamiche di mercato.
Innovazione / invenzione
L’invenzione è una nuova idea, un nuovo sviluppo scientifico o una novità tecnologica che non è stata ancora realizzata tecnicamente e materialmente. L’innovazione invece è la realizzazione dell’invenzione in un nuovo prodotto o processo produttivo ed il suo sfruttamento commerciale. L’innovazione quindi comprende la progettazione, la realizzazione e la commercializzazione dell’invenzione.
Innovazione radicale / innovazione incrementale
Le innovazioni incrementali comportano un miglioramento di processo, prodotto o servizio rispetto ad uno specifico design dominante, architettura di prodotto, processo produttivo o domanda esistenti. Le innovazioni radicali invece rappresentano una rottura con i prodotti o processi esistenti.
Innovazione / diffusione
La diffusione è il processo di adozione di una innovazione.
Fonti dell’innovazione
Ricerca e sviluppo: attività organizzata e formalizzata da parte delle imprese e di altre organizzazioni, finalizzata all’introduzione di innovazioni. La Ricerca e Sviluppo comprende il lavoro creativo condotto su base sistematica per l’aumento del patrimonio di conoscenze scientifiche e tecniche e per l’utilizzo di questo patrimonio di conoscenze nella realizzazione di nuove applicazioni. L’attività di RS è suddivisa in tre fasi:
- Ricerca di base: finalizzata all’ampliamento della conoscenza scientifica, non è orientata all’ottenimento di un obiettivo preciso e definito a livello di prodotto o processo produttivo.
- Ricerca applicata: utilizza conoscenze scientifiche o genera nuove conoscenze tecnologiche per la creazione di nuovi prodotti o nuovi processi produttivi.
- Sviluppo: riguarda la fase più a valle della ricerca e consiste nella effettiva realizzazione in un nuovo prodotto o processo.
L’apprendimento non formalizzato in RS costituisce un’altra fonte di innovazione. Apprendimento e conoscenza rappresentano una delle fonti di innovazione più rilevanti nelle moderne economie.
Innovazione come processo
L’innovazione può essere molto efficacemente rappresentata come un processo attraverso il quale viene generato un nuovo prodotto oppure un nuovo processo produttivo. Ci sono due modelli diversi tra loro a questo riguardo: il modello lineare e quello a catena.
Il modello lineare è utilizzato più o meno esplicitamente in numerosi modelli di innovazione tecnologica. Esso è caratterizzato da una sequenza di fasi diverse. Il processo che conduce all’innovazione inizia con l’attività di ricerca di base, prosegue con la ricerca applicata e finisce con lo sviluppo che introduce il nuovo artefatto. In seguito, il nuovo artefatto dovrà essere prodotto su scala più o meno grande e commercializzato.
Nel modello a catena invece vi è una sequenza centrale che ricalca il modello lineare tradizionale. Essa però se ne differenzia per il ruolo che la percezione e la individuazione del mercato potenziale ha nella fase iniziale del processo innovativo. Una volta individuato il mercato potenziale, inizia il processo innovativo. L’innovazione quindi non rappresenta una novità in termini assoluti ma una intelligente ricombinazione dell’esistente. Oltre alla catena centrale esistono poi altri quattro tipi di relazioni e legami. Ci sono i (1) feedback che forniscono utili indicazioni e informazioni dalle fasi più a valle del processo innovativo a quelle più a monte; (2) un nuovo design analitico (analisi di nuove combinazioni di parti di conoscenza o di comportamenti esistenti) può nascere dagli avanzamenti della conoscenza scientifica e tecnologica; (3) un adeguato livello di conoscenza scientifica e tecnologica è necessario non solo per la generazione di nuovo design analitico, ma anche lungo tutta la catena innovativa.
Indicatori di innovazione
- Indicatori di input innovativo: le spese o gli addetti in RS rappresentano un indicatore ampiamente usato per esaminare l’input o lo sforzo innovativo.
- Indicatori di output innovativo: i brevetti forniscono all’inventore il diritto esclusivo sulla sua scoperta per un determinato periodo.
Capitolo 6: l’impresa innovativa
L’impresa è considerata come un’organizzazione che apprende ed è dotata di competenze specifiche. Le imprese sono organizzazioni che sanno come fare le cose e sono depositarie di conoscenza specifica. Conoscenza ed apprendimento sono i due elementi di base della teoria dell’impresa innovativa.
Per quanto riguarda la conoscenza, occorre considerare che l’approccio di tipo schumpeteriano-evolutivo parte della fondamentale distinzione tra tecnologia come informazione e tecnologia come conoscenza.
La tecnologia come informazione
- È liberamente disponibile, ha un costo di riproduzione pari a zero e si diffonde liberamente tra le organizzazioni, a meno che non sia protetta da brevetto o segretezza.
- Paradosso di Arrow: una volta che viene rivelata, l’informazione perde il suo valore.
- La diffusione di informazione è quindi rapida ed automatica.
La tecnologia come conoscenza
- È legata alla comprensione, elaborazione ed assimilazione delle informazioni e ha quindi una dimensione cognitiva.
- Il processo di accumulazione delle conoscenze risulta essere specifico all’impresa ed al contesto applicativo.
- La diffusione della conoscenza non è automatica e non avviene liberamente.
- Più la conoscenza è tacita, non codificabile, non insegnabile, non osservabile all’uso, complessa e parte di un sistema più è difficilmente trasferibile tra le imprese.
- La conoscenza tacita si sviluppa con l’esperienza e le interazioni personali ed è poco trasferibile, la conoscenza codificata è invece facilmente trasferibile.
L’apprendimento riguarda invece i processi di acquisizione ed accumulazione di conoscenza da parte delle imprese, che avvengono attraverso la ricerca, l’attività produttiva e quella di marketing. Apprendimento e competenze sono fortemente legati: l’apprendimento alimenta le competenze e le modifica, ma queste a loro volta influiscono grandemente sul processo, la velocità e la direzione dell’apprendimento.
Le cose che l’impresa sa fare, basate sulle competenze, sono organizzate in routine. Le routine sono schemi di comportamento ripetitivi usati in specifiche circostanze che rappresentano l’attività delle imprese secondo l’approccio schumpeteriano-evolutivo. Le routine sono vere e proprie regole decisionali e procedure comportamentali di tipo meccanico e ripetitivo. È possibile quindi leggere l’impresa come architettura di routine.
Nella prospettiva schumpeteriana le competenze hanno un ruolo fondamentale in quanto sono alla base delle differenze nelle performance delle imprese in termini di innovatività, competitività e crescita. Le competenze sono il risultato dei processi di apprendimento e di accumulazione delle conoscenze da parte delle imprese.
Implicazioni economiche delle competenze
Quali sono le implicazioni economiche delle competenze?
- Le imprese possono essere definite in base alle loro competenze.
- Le competenze sono fortemente specifiche, legate alle imprese e al contesto in cui operano: l’imitazione delle competenze risulta quindi molto difficile.
- Esistono notevoli differenze tra imprese nel livello e nella varietà delle competenze.
- Le imprese sono limitate nelle loro azioni e decisioni dalle competenze proprie.
- Le competenze definiscono l’ampiezza dei prodotti che l’impresa può sviluppare o produrre e dei processi che può introdurre o adottare.
Le competenze hanno alcune dimensioni chiave, che risultano essere importanti per l’analisi economica:
- Dimensione inerziale: l’apprendimento e la dinamica delle competenze tendono ad irrigidirsi intorno alle competenze esistenti. L’inerzia delle imprese esistenti è dovuta al fatto che le imprese tendono a concentrare ed a focalizzare il proprio apprendimento su ciò che sanno meglio, trascurando sviluppi alternativi. In generale, l’abilità di un’impresa di superare l’intreccio e di modificare nel tempo le proprie competenze è una meta-competenza che diventa fondamentale per la sopravvivenza nel lungo periodo: Teece e Pisano l’hanno definita capacità dinamica. Questa capacità può essere collegata anche al concetto di adattabilità, poiché l’apprendimento comporta la specializzazione e l’approfondimento delle competenze e poiché esistono feedback positivi tra successo attuale e competenze consolidate, esiste una tensione dinamica durante l’evoluzione delle imprese.
- Dimensione contestuale: le competenze si sviluppano in specifici contesti tecnologici, produttivi e di domanda.
- Dimensione organizzativa: le competenze integrano complementarietà di vario tipo, e quindi hanno una dimensione organizzativa che non necessariamente coincide con i confini dell’impresa. Tre sono i livelli di analisi che possono essere identificati: i legami e l’architettura delle competenze all’interno dell’organizzazione (gerarchia delle competenze), il coordinamento delle competenze (capacità organizzativa) e l’integrazione di conoscenze diverse (capacità di integrazione). La struttura organizzativa dell’impresa deve riflettere le competenze esistenti e saperle valorizzare, integrare e organizzare.
Organizzazione delle imprese
L’analisi della struttura organizzativa diventa un elemento fondamentale per comprendere la dinamica delle imprese. La teoria dell’agenzia tende a vedere l’impresa come un nesso di relazioni contrattuali. L’impresa sarebbe quindi solamente un nome collettivo per un insieme di contratti: non c’è nessuna scatola nera da aprire, ma è sufficiente in questo caso individuare i contratti che legano tra loro gli agenti. Al contrario, il riconoscimento dell’organizzazione-impresa come mezzo di coordinamento diverso dal mercato è uno degli attributi principali di Williamson.
In una prospettiva evolutiva, le funzioni principali di una struttura organizzativa sono quelle d’incentivo, controllo, potere e conoscenza. L’approccio evolutivo, quindi, aggiunge alle teorie neoclassiche l’aspetto cognitivo.
A livello organizzativo potrebbe esserci tensione tra
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.