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Urti bidimensionali

Urti

Urti bidimensionali

Urti

Un sfera di massa m che scivola con velocità vo su di un piano orizzontale senza attrito, ne urta elasticamente un altra di massa M, inizialmente ferma. Dopo l'impatto, la massa m viene deviata dal suo percorso di un angolo θ, mentre la sfera di massa M subisce la deviazione φ (Figura 6.6 ). Determinare le rispettive velocità v e V dei due corpi dopo l'urto e l'angolo φ, in funzione di θ, vo e μ = M/m, discutendo i risultati al variare di θ e μ.

(Figura 6.6)

Fissiamo il sistema di riferimento cartesiano xOy con l'origine nel punto di impatto e l'asse x avente la direzione ed il verso di v0. La conservazione della quantità di moto, essendo l'urto bidimensionale, fornisce due equazioni scalari che vengono combinate con l'equazione di conservazione dell'energia cinetica:

{ m v0 = m v cosθ + M V cosφ0 = m v senθ − M V senφ(½) m v02 = (½) m v2 + (½) M V2 }

(1)

Il segno meno nella seconda equazione indica che le componenti verticali delle velocità devono essere necessariamente opposte di segno dato che lungo l’asse y la quantità di moto iniziale è nulla. Presupponendo note le due masse e la velocità v0, il sistema (1) si presenta con un numero di incognite superiore al numero delle equazioni [3 equazioni e 4 incognite (v, V, θ, φ)]. Quindi il problema è risolvibile soltanto se viene fornito un dato in più, ad esempio l’angolo θ. Ciò premesso, introducendo il rapporto delle masse μ = M/m, il sistema può essere scritto nella forma più semplice:

{ v cosθ + μ V cosφ = v0v senθ − μ V senφ= 0v2 + μ V2 = v02 }

(2)

Possiamo ora eliminare φ dalle prime due equazioni scrivendole nel modo seguente:

{ μ V cosφ = v0 − v cosθμ V senφ = v senθ }

Elevando al quadrato e sommando membro a membro si deduce l’equazione:

μ2 V2 (cos2φ + sen2φ) = (v0 − v cosθ)2 + v2 sen2θ

Svolgendo i calcoli e, ricordando la nota relazione pitagorica della trigonometria valida per qualunque angolo α (cos2α + sen2α = 1), si ottiene facilmente:

μ2 V2 = v02 + v2 − 2 v0 v cosθ

(3)

Combinando la (3) con la terza delle (2) scritta nella forma:

μ2 V2 = μ v02 − μ v2

otteniamo, con qualche passaggio, l’equazione risolvente nell’unica incognita v:

(1+μ) v2 – 2 (v0 cosθ) v + (1–μ) v02 = 0

(4)

La (4) è un'equazione di 2o grado completa che fornisce le soluzioni:

v=

v=0[cosθ±√cos2θ–(1–μ)2]

1+μ

Ricordando infine che 1 – cos2θ = sen2θ, possiamo esprimere il risultato nella forma:

v=

v=0[cosθ±√μ2–sen2θ]

1+μ

(5)

Osserviamo subito che i moduli delle velocità sono positivi per definizione mentre le loro componenti lungo gli assi cartesiani possono essere positive o negative a seconda del verso. Inoltre la figura 6.6 (si osservi la posizione scelta per i centri di massa dei due corpi) suggerisce di considerare 0°< θ < 180°; i casi particolari θ=0°,180° verranno trattati a parte. Utilizzando infine la regola di Cartesio relativa al segno delle radici di un’equazione di 2o grado e ricordando che μ > 0, si può concludere che la (4) fornisce: due soluzioni positive se senθ < μ < 1 e 0°< θ < 90°; una soluzione positiva se μ > 1 e 0°< θ < 180°. Ciò può essere sintetizzato nel seguente schema:

  • 0
  • senθ
  • 1
  • μ
  • Nessuna Soluzione
  • Due Soluzioni 0°< θ < 90°
  • Una Soluzione 0°< θ < 180°

Conoscendo v, è possibile determinare anche V utilizzando la (3):

V=

V=02–2v0v cosθ+v2

μ

oppure dalla terza delle (2) otteniamo il risultato completo:

V2 =  V02  μ  [1 (cosθ μ2 sen2θ)2 ⁄(1 μ)2           (6)

Per quanto concerne l’angolo φ, utilizzando la seconda delle (2) (essendo ormai note v e V), possiamo scrivere brevemente:

                  senφ = v senθ  μ V                   (7)

e dunque:           

          φ=arcsen( v senθ  μ V )           (8)

Analizziamo ora i casi particolari:

Se θ = 0o oppure θ = 180o ritroviamo il caso dell’urto monodimensionale (infatti φ = 0o). Più interessante è invece il caso in cui µ = 1 ovvero il caso dell’urto bidimensionale tra masse uguali. Dalla (5) otteniamo:

           ⁄  v = 0

         ⁄  v =  v0  2 (cosθ ± cosθ)           ⁄

        ⁄  v = v0cosθ

e dalla (6):

         ⁄  V = v0

         ⁄  V =     V0√[1 (cosθ&plus cosθ)2&rbrack>⁄ 4         ⁄

        ⁄  V = v0senθ

La soluzione:   ↑

          ⁄

         ⁄  v = 0

V = v0          →

corrisponde ad un urto monodimensionale tra masse uguali, σ.

La soluzione:

       ↑(v = v0cosθ

       ⁄

       ⁄  V = v0senθ→

esprime il fatto che θ e φ sono complementari. Infatti dalla (7) si trova senφ = cosθ e ricordando la nota relazione trigonometrica cosα = sen(90oα) si deduce:

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Scienze fisiche FIS/01 Fisica sperimentale

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